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livello elementare
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ARGOMENTO: GEOPOLITICA
PERIODO: XX-XXI SECOLO
AREA: EUROPA
parole chiave: PIL Difesa, NATO, Crisi economica europea e grande depressione, II guerra mondiale
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Karl Marx, filosofo tedesco ideatore della rivoluzione del proletariato, riportò una frase di Hegel nella quale i grandi fatti [e personaggi] della storia universale si presentano [per così dire] due volte “ … la prima volta come tragedia, la seconda volta come farsa.” Ci potremmo domandare se, dopo le immani tragedie del secolo scorso, sia possibile trovarci ai confini dell’Europa di fronte ad una – se non fosse per il già gran numero di vite perse – nuova “farsa” della storia umana. Forse nell’ideologia marxista si potrebbe trovare una giustificazione ma per coloro che credono nei valori supremi della democrazia non ci sono giustificazioni se non il desiderio di imporre il proprio volere sugli altri.

Collage di foto della guerra in Ucraina – Museo di Kiev – autore Adam Jones
In questi ultimi mesi, la drammatica situazione in Ucraina viene descritta dai media attraverso lenti geopolitiche decisamente colorate. Abilmente si confondono fatti, dipingendoli con diverse sfumature, ricorrendo al semplice principio del “se”: se le scelte fossero state diverse saremmo arrivati a questo conflitto? Quali sono le ragioni di un invasore (ammesso che ci possano essere)? Si tratterebbe di una scusa per aggredire la Russia da parte di un Occidente così unito da tessere una trappola diplomatica così fine da farla sembrare machiavellica? Come sempre mi limiterò a raccontare i fatti lasciando ad ognuno la responsabilità di scegliere in cosa credere e, soprattutto cosa sia giusto ora fare. Personalmente non credo che continuare una guerra sanguinosa sia una soluzione ma nemmeno che per la ragione di stato si possano accettare crimini contro l’Umanità da chiunque li abbia fatti. Come ha affermato Papa Francesco, “Per fare la pace ci vuole coraggio, molto di più che per fare la guerra. Ci vuole coraggio per dire sì all’incontro e no allo scontro; sì al dialogo e no alla violenza; sì al rispetto dei patti e no alle provocazioni; sì alla sincerità e no alla doppiezza.” … e di doppiezza ne abbiamo tanti esempi, favoriti dai mass media ed ora anche dall’Intelligenza Artificiale. L’apparente scarso spessore politico dei premier mondiali del III millennio spaventa a fronte delle sfide che dovremmo affrontare in un mondo multipolare sempre più affamato di risorse. Potrei sottolineare che era stato tutto previsto agli inizi di questo secolo e che le situazioni geopolitiche che stiamo vivendo sono in realtà il frutto di situazioni mai chiuse nel secolo scorso, ma non farei altro che aggiungermi ai tanti che, allineandosi a monsieur La Palice, amano enunciare cose ovvie è del tutto inutili. La situazione è in rapido sviluppo, tanto veloce da minimizzare la gravità di ciò che è avvenuto. Sperando che possa portare ad una pace duratura credo che sia comunque opportuno analizzare, con onestà intellettuale e non ideologica, le analogie con ciò che accadde circa un secolo fa in un’Europa che usciva da una grande guerra.
L’eterno dilemma: appeasement o interventismo?
Ascoltando i media europei sembra quasi che le ipotesi di “tapparsi il naso” o di intervenire a difesa dell’Ucraina siano le uniche possibilità percorribili; in realtà la situazione è ancora fluida e c’è spazio per la diplomazia … basta naturalmente volerlo. Entrambi gli attori dovrebbero essere spinti ad abbracciare una strategia win-win in cui, alla fin fine, non debba esserci necessariamente un vincitore ed un vinto ma due vincitori parziali. Sembra impossibile in un contesto in cui ci sono delle ragioni ben chiare (sottolineate da Putin in maniera molto chiara) ma in Ucraina si giocano molte partite che condizioneranno gli equilibri geopolitici e economici mondiali nei prossimi anni. Va compreso che le soluzioni sono molteplici ed interessano attori anche apparentemente estranei al conflitto: da una debole Europa, stretta tra il volere di una risoluzione rapida del potente alleato a stelle e strisce ed i soliti protagonismi anacronistici che ben conosciamo che usano a sproposito termini impopolari come riarmo e Difesa Europea, quasi fossero sinonimi. Espressioni semplicistiche che si scontrano con carenze sensibili, ben diverse dal numero di carri armati, navi e aerei nonché di soldati disponibili.
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Rapporto spese militari /PIL dal periodo di guerra fredda al 2020. La spesa militare in Italia ha avuto un lungo periodo di crescita costante iniziato nel 1981, per poi diminuire in termini reali nel 1990: la previsione iniziale di spesa approvata dal Parlamento è stata infatti di 22.905 miliardi di lire nel 1989 e 23.454 nel 1990 con una diminuzione in termini reali del 3,9%
bilancio-difesa-.-.pdf
Premetto che in questo articolo non voglio affrontare approfonditamente il problema della creazione di uno strumento militare europeo, un’ipotesi che mi appare ancora molto lontana dalla realtà; prima di tutto bisogna creare un livello di ambizione comune europeo e quindi porre le basi dell’organizzazione che al momento non esiste (e non si può inventare). Per i fautori di questa ipotesi (la Difesa Europea) voglio ricordare che non può essere copiato dallo strumento militare NATO, che si è affinato in decenni di esperienze politiche ed operative, per cui, nell’ipotesi di crearlo, ci vorrebbero almeno due decenni per renderlo efficiente e funzionale (fatta salva la volontà politica comune). Il rischio è quindi di spendere inutilmente fondi europei preziosi che potrebbero essere invece adoperati per rinforzare le forze armante nazionali. Altro argomento caldo di discussione è l’innalzamento del PIL Difesa nazionale (da tempo richiesto in ambito NATO dagli Alleati statunitensi). Per coloro che non sono addentro al problema basti pensare che durante la guerra fredda i Paesi europei appartenenti alla NATO avevano mediamente un PIL difesa circa 4 volte quello attuale; gli Stati Uniti nel 1998 avevano richiesto agli alleati un incremento meno del doppio attuale, senza però avere un effettivo riscontro. Considerate che, in una situazione in evoluzione come quella che stiamo vivendo, per salvaguardare il livello di ambizione0 NATO, dovremmo arrivare mediamente almeno al 2,5-3 %. Con un simile strumento si potrebbe compensare il già dichiarato disimpegno statunitense dall’area europea inteso a concentrare maggiori risorse nell’Indo-Pacifico. L’argomento è particolarmente complesso e meriterebbe un articolo a parte; di fatto, analizzando la situazione mondiale, ci si rende conto che si tratta dell’ennesima “tragedia” che si ripete nella storia umana con meccanismi straordinariamente simili. Come mia personale valutazione vorrei usare una vecchia battuta in uso nella NATO durante la Guerra Fredda: “la situazione è drammatica ma non seria“.

collage della guerra fredda: dagli esperimenti atomici alla crisi dei missili di Cuba, dalle operazioni speciali sovietiche in Cecoslovacchia ed Ungheria alla caduta del muro di Berlino
Montage of Cold War pictures.png – Wikimedia Commons
Per puro spirito speculativo, ritengo che possa essere interessante analizzare ciò che avvenne quasi un secolo fa, al centro dell’Europa, un insieme di azioni talvolta discutibili che portarono allo scoppio della Seconda Guerra mondiale. Le ragioni storiche le conosciamo: dopo la prima guerra mondiale al Trattato di Versailles la Germania fu sottoposta ad una serie di condizioni umilianti, tra cui la perdita di gran parte del suo territorio. L’ascesa del nazionalsocialismo di Adolf Hitler fu favorita dalle drammatiche condizioni della Germania, afflitta da una sconfitta umiliante e dalla conseguente crisi economica dei primi anni Venti che causò profondi cambiamenti e forti rivolgimenti non solo nella società tedesca. A seguito della Rivoluzione di novembre 1 fu quindi proclamata la Repubblica di Weimar 2 dopo l’abdicazione del Kaiser Guglielmo II. Come si era arrivati a questo? Come sempre bisogna seguire i flussi di denaro.

a seguito del crollo della borsa, gli Stati Uniti si trovarono una profonda depressione economica. Le classi più deboli furono colpite e si instaurarono misure protezionistiche (freno al libero scambio) che colpirono i Paesi europei che subirono anch’essi un drastico calo della produzione con un aumento dei disoccupati (12 milioni negli USA, 6 milioni in Germania, 3 milioni in Gran Bretagna) unemployedMarch.jpg – Wikimedia Commons
Dopo il crollo di Wall Street 3, avvenuto nel 1929, la Grande Depressione arrestò non solo l’economia statunitense ma anche quella industriale tedesca. Il nascente partito dei lavoratori nazionalsocialista sfruttò la crisi criticando con toni rabbiosi il debole governo democratico-liberale tedesco già attaccato dalla Lega Spartachista, fondata alla fine della prima guerra mondiale da un gruppo di socialisti, che si opponevano fortemente alla guerra, e guidata da Rosa Luxemburg e Karl Liebknecht. A seguito della loro morte violenta4 il partito, si avvicinò al leninismo e, nel 1920, da una scissione della sinistra nacque il Partito Comunista Operaio di Germania (KAPD). Ironicamente fu proprio la rivoluzione proletaria, professata da quelle frange comuniste, a favorire la crescita del partito nazista, sostenuto da molti imprenditori tedeschi che temevano il crollo della situazione. Hitler si propose quindi come leader capace di superare la crisi, ottenendo un consenso tale che, nel 1933, gli permise di diventare Cancelliere e poi, nel 1934, Presidente della Repubblica. Il resto, ahimè, è storia.

la politica di Wilson nei sui 14 punti. Dopo la Grande Guerra, Wilson si impegnò, con alterno successo, a promuovere la sua idea di riassetto del mondo su base etnica (un nuovo ordine mondiale), avanzando la proposta di creare una Società delle Nazioni che avrebbe dovuto tendere al mantenimento dell’integrità territoriale e all’indipendenza politica per tutte le nazioni, inserendo il cosiddetto “diritto all’autodeterminazione” per ogni popolo, inteso come comunità etnica, secondo cui ogni etnia doveva avere il suo stato nazionale
Wilsons Fourteen Points – European Baby Show.png – Wikimedia Commons
La disgregazione della geografia e la politica del Presidente US Thomas Woodrow Wilson
Facciamo un passo indietro; durante il Trattato di Versailles il presidente statunitense Wilson propose una visionaria politica internazionale per evitare che quanto accaduto con la I guerra mondiale non si ripetesse. Wilson propose la creazione di una corte mondiale, la Società delle Nazioni, un organo al di sopra delle parti, con lo scopo di proteggere le nazioni più deboli da eventuali paesi aggressori, agendo anche attraverso il controllo dei loro armamenti. In particolare, sottolineò l’importanza dell’autodeterminazione dei popoli, un processo che incoraggiava i gruppi etnici a governare e controllare sé stessi (in contrasto quindi con le politiche colonialistiche passate)5. Questa nozione di autodeterminazione fu di fatto l’inizio della fine dei grandi imperi che comportò, spesso affrettati e non necessari aggiustamenti territoriali per raggruppare minoranze etniche ormai libere dalla dominazione di due potenti imperi, quello austro-ungarico e quello ottomano. Nacquero così nuovi Stati tra cui la Cecoslovacchia, con ai suoi confini una zona abitata da una popolazione germanofona distribuita lungo un’irregolare fascia tra i confini della Boemia e della Moravia e nel Territorio dei Sudeti. Una forse affrettata suddivisione che risultò essere in seguito foriera di molti problemi. Ma di questo parlerò più ampiamente nel prossimo articolo.
Fine I parte – continua
Andrea Mucedola
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In anteprima soldati Ucraini – Fonte Stato Maggiore ucraino
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Note
0. il livello di ambizione (AL) è definito a livello politico. Sulla base del AL vengono calcolate le necessità in termini di mezzi e uomini in ambito difesa. Ad esempio, se il Governo stabilisce di avere uno strumento militare in grado di proteggere 1000 km di costa, la divisione di pianificazione calcolerà le necessità in termini di uomini, navi, aere, divisioni corazzate, etc. Naturalmente per avere senso deve essere riveduto periodicamente (ogni 2 a 4 anni) valutando eventuali eccedenze o mancanze capacitive.
1. Weimar fu la città dove si riunì l’assemblea nazionale che redasse la nuova costituzione dello Stato tedesco al termine della prima guerra mondiale dopo l’abdicazione del Kaiser.
2. Nel novembre 1918 scoppiarono focolai di rivolta in tutta la Germania a causa della politica del Comando supremo dell’Esercito (Oberste Heeresleitung, OHL) e della decisione dell’ammiraglio Franz von Hipper, tra l’altro di propria iniziativa, di inviare la flotta in un’ultima inutile battaglia contro la Royal Navy nel Canale della Manica. Quest’ultima provocò la sollevazione dei marinai a Wilhelmshaven e a Kiel che si trasformò in una rivoluzione di stampo socialista che investì l’intera Germania.
3. Dopo la Grande Guerra gli Stati Uniti d’America conobbero un periodo di prosperità e progresso socioeconomico che portò, dal 1922 al 1929, l’indice azionario da 63,0 al valore di 381,17. Durante questo periodo la bolla azionaria di Wall Street raggiunse il suo massimo per cui l’alta produttività permetteva di mantenere inalterati i salari e i prezzi dei prodotti sul mercato con conseguente aumento degli investimenti che in ciclo virtuoso aumentavano la produttività. Tuttavia non corrispose una proporzionata crescita del potere d’acquisto e non furono posti limiti alle attività speculative delle banche e della borsa valori che, all’acquisto di titoli, rilasciavano dichiarazioni e previsioni troppo ottimistiche. Il valore delle azioni iniziò quindi a corrispondere sempre meno all’effettivo aumento della produzione e della vendita di beni, tanto che, per via della speculazione economica, questo scese rapidamente e costrinse i possessori a una massiccia vendita, che provocò il crollo della borsa. La grande crisi economica si propagò inizialmente verso tutti quei paesi che avevano stretti rapporti finanziari con gli Stati Uniti, a partire da quelli europei che si erano affidati all’aiuto economico degli americani dopo la prima guerra mondiale, ovvero Regno Unito, Austria e Germania, dove il ritiro dei prestiti americani fece saltare il sistema assistenziale delle riparazioni di guerra, trascinando anche Francia ed Italia, tutti Paesi ancora sofferenti dalle ferite di una guerra che aveva decimato la popolazione e quindi la classe lavorativa.
4. Nel corso della “Rivolta di gennaio” il 15 gennaio 1919 La Luxemburg venne rapita e in seguito assassinata, insieme con Liebknecht, dai miliziani dei cosiddetti Freikorps, gruppi paramilitari ingaggiati dal governo del socialdemocratico Friedrich Ebert e, in particolare, dal ministro della Difesa, Noske, anch’egli membro del Partito Social Democratico tedesco (SPD).
5. Sebbene Wilson fosse il promotore della Società della Nazioni ma, gli Stati Uniti d’America non ratificarono mai il trattato di Versailles a causa della vittoria nelle elezioni del 1918 del Partito Repubblicano, che prese il controllo del Senato e bloccò due volte la ratifica preferendo una politica isolazionista a favore dell’isolazionismo. Di fatto gli Stati Uniti non si unirono mai alla Società delle Nazioni, negoziando una pace separata con la Germania con il trattato di Berlino del 1921.
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PARTE I PARTE II .
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