Amerigo Vespucci e Leonardo da Vinci – parte II

Piero Carpani

6 Marzo 2025
tempo di lettura: 6 minuti

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livello elementare

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ARGOMENTO: STORIA DELLA NAUTICA
PERIODO: XVI SECOLO
AREA: CARTOGRAFIA
parole chiave: Amerigo Vespucci, Leonardo da Vinci
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Nel primo articolo ho dato due indizi che sembrano confermare la loro conoscenza, ma ci sono altri  elementi interessanti.

Una particolarità astronomica
Leonardo potrebbe aver letto lo scritto di Vespucci intitolato “Mondus Novus” perché, dipingendo a olio su tavola di noce, il “Salvator Mundi”, raffigurò Cristo con la mano destra benedicente e con la sinistra sostenente una sfera trasparente. Sulla superficie di questa sfera sono dipinti tre punti brillanti, disposti ai vertici di un triangolo rettangolo che ricordano il racconto del terzo viaggio scritto da Amerigo Vespucci  in cui il grande navigatore riportava “Vi sono 3 stelle a forma di triangolo ortogonale”, ovvero la costellazione della Croce del Sud, una tra le più brillanti del cielo notturno dell’emisfero australe, formata da quattro stelle di cui solo tre sono evidenti (A, Crux=α , 23°stella come brillantezza della volta celeste; Mimosa= β, 20° stella come brillantezza della volta celeste; G, crux= Υ, stella tripla). Il quadro, la cui data di realizzazione è compresa tra il 1490 e il 1519, fu venduto all’asta nel novembre 2017 ed è così passato dalla proprietà del magnate russo Dmitry Rybolovlev a quella del Dipartimento della cultura e del turismo di Abu Dhabi il cui principe Badr bin Abdullah pagò ben 450,3 milioni di dollari per aggiudicarsi l’opera leonardesca. Per completezza, Wenceslaus Hollar, cartografo e incisore, ad Anversa realizzò tre serie d’incisioni dai disegni originali di Leonardo a partire dal 1645, fra gli altri anche quella del Salvator Mundi, unica fonte iconografica conosciuta di quest’opera di Leonardo.

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Il mappamondo di Leonardo

Nel 1504 Leonardo, utilizzando le parti inferiori e semisferiche dei gusci di due uova di struzzo accoppiate tra loro, realizzò un mappamondo; la superficie dei semi-gusci era stata incisa per riportare il disegno delle terre emerse, delle onde del mare, delle catene montuose e numerosi dettagli che illustrassero le diverse particolarità del mondo; In particolare, i dati sul Nuovo Mondo arrivavano direttamente dalle osservazioni di Amerigo Vespucci, mentre quelli concernenti gli altri continenti dallo studio delle opere di numerosi geografi contemporanei.

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Non avendo previsto alcun tipo di supporto, per stabilizzare verticalmente la sfera, pose del carbonato di calcio (polvere di marmo) miscelato con albume d’uovo come collante nella semisfera inferiore prima di incollare le due parti. L’unione fu realizzata con farina di grano, calce e acqua; una volta ottenuta la presa, il disegno fu completato con linee tracciate con inchiostro ferro gallico (galle di quercia macinate e macerate in acqua piovana, solfato di ferro, gomma arabica, vino rosso) di colore nero intenso con riflessi bluastri o violacei.

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Questo mappamondo fu trovato, nel giugno 2012, alla fiera della International Map Collectors’ Society tenutasi presso la Royal Geographical Society a Londra e proveniva da una collezione privata europea. Lo straordinario manufatto ha oggi un diametro di circa 10,1 cm, circa le dimensioni di un melone retato, e pesa solo 134 grammi. Dalle caratteristiche attuali, per reverse engineering, fu  possibile calcolare la sua età. Facciamo un passo indietro. Dopo essere stato acquistato dal collezionista belga Stefaan Missinne, lo stesso fece eseguire prove scientifiche e analisi storiche per stabilirne l’autore e la provenienza, dedicando ben sei anni in queste ricerche. Fu così che, calcolando la perdita di densità del 50%, dovuta al passare del tempo (i gusci perdono circa il 10% della loro densità ogni 100 anni finché non hanno più umidità), il globo dell’uovo di struzzo doveva avere inizialmente un diametro di circa 11,4 centimetri poi ridotto a 10,1 cm, fu stabilito che l’uovo era stato deposto circa 500 anni fa, cioè agli inizi del 1500.
L’analisi in fluorescenza ai raggi X ha rilevato nelle parti colorate elevati livelli di ferro e tracce di bario, il che ha confermato che era stato utilizzato inchiostro ferro gallico. Che Leonardo sia l’autore del globo terracqueo si desume da un passo contenuto nel Codice Atlantico nel 1504 in cui annota, tra l’altro, di essere amico di Giovanni di Amerigo dei Benci, figlio di un ricco mercante e fratello della giovane diciassettenne Ginevra Benci di cui aveva fatto un ritratto (nel 1473, ora nella National Gallery di Washington DC) e il cartone del dipinto su tavola Adorazione dei Magi (nel 1481-1482 ora nella Galleria Uffizi Firenze) prima della sua partenza per Milano. Nel lo scritto Leonardo racconta che si erano scambiati libri, pietre di valore e articoli vari come dell’ottone per occhiali e sottolinea che il suo mappamondo era in possesso di Giovanni Benci e sperava che gli fosse restituito.

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Dal globo Da Vinci ne fu ricavata una copia in rame, forse dallo stesso Leonardo; questo mappamondo, chiamato Hunt-Lenox dal nome dei suoi antichi proprietari, acquistato a Parigi nel 1850 , si trova ora nella Public Library a New York; la piccola sfera di rame presenta due fori in corrispondenza dei poli (geografici) per cui si è ipotizzato dovesse costituire il centro di una sfera armillare e non ha segni d’ossidazione, caratteristica che ci riporta a Leonardo il quale descrisse la tecnica di drogare il rame con l’arsenico per preservarne l’aspetto. Va ricordato che all’epoca di Leonardo non si aveva conoscenza dell’inclinazione dell’asse terrestre. Il disegno leonardesco della mappa dell’America meridionale, con i nomi dei fiumi e il nome America, porta a ritenere che Vespucci abbia inviato a Firenze il “libricino” riportante i suoi rilievi geografici e celesti e che questi documenti siano stati acquisiti in copia da qualcuno che provvide a farli giungere a Saint-Die-des-Vosges dove furono utilizzati da Martin Waldseemüller per disegnare il suo planisfero,

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Conclusioni

A Firenze erano state pubblicate le lettere concernenti il secondo e al terzo viaggio di Vespucci e il circolo culturale della città ne aveva tratto le conseguenze: nell’oceano Atlantico esisteva un continente che si estendeva lungo l’equatore, si prolungava verso sud per poi volgere a est, perché avvistato dopo che le navi si erano allontanate dalla costa, andando verso sud-est alla ricerca sia di terre con nuove risorse sia del loro limite meridionale. A nord dell’Equatore esistevano alcune isole, più o meno grandi, ciascuna col nome datogli dallo scopritore (Caboto, Colombo). Anche la Terra Florida era conosciuta ma aveva ancora il nome derivato dalle sue caratteristiche morfologiche perché non ancora esplorata da spedizioni ufficiali. Per cui Ponce de Leon, qualche anno più tardi (1513), andrà a cercare di conquistare la penisola di quella terra, non a scoprirla. Per la parte meridionale si conoscevano i nomi di alcuni territori: Brazil, Mondus novus, Terra Santae Crucis e a seguire solo quelli dati da Vespucci; questo è evidenziato scrivendo il suo nome di battesimo al femminile in analogia con i nomi dagli altri tre continenti; anche le distanze, riferite nelle lettere con l’unità di misura fiorentina, aiutavano a disegnare una carta geografica.
Questo è quello che fece Leonardo “sbucciando l’arancia terrestre” in quattro spicchi, uniti ai vertici (poli) e divisi lungo la mezzeria (equatore); nel disegno del mappamondo è riprodotta la costa lungo cui si è svolto il secondo viaggio di Vespucci mentre nell’uovo di struzzo si aggiungono i frutti del terzo viaggio. Quando Waldseemüller, nel 1507, utilizzando i rilievi di Vespucci, e non le lettere, disegnerà il planisfero correggendo la svolta a est della parte meridionale del nuovo continente , per disegnare il mappamondo, sbuccerà l’arancia terrestre in dodici spicchi, tenendoli uniti al centro e separati ai poli.

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Una sintesi di questi due metodi di ripartizione della superficie terrestre sarà poi fatta dal cartografo genovese Francesco Ghisolfi che, nel 1530, disegnerà un planisfero diviso in quattro spicchi, a loro volta divisi a metà dall’equatore, con i vertici separati e le basi tangenti alla mezzeria.

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Piero Carpani
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Bibliografia

Richard Henry, Memorie su un mappamondo di Leonardo da Vinci, essendo la prima mappa finora conosciuta contenente il nome dell’America, ora nella Collezione Reale di Windsor-1865. Londra: JB Nicholls e figli.

RW Hill, The Lenox Globe- luglio 1937. Bollettino della Biblioteca Pubblica di New York, Vol. 41, n. 7, pp. 523-525.

Piero Carpani, In rotta per le Americhe -2011. Amadeo editore. ISBN 978-88-89-10473-6

Christopher Tyler, La mappa del mondo di Leonardo da Vinci -2014.

Missinne, Stefaan, The Da Vinci Globe -2018. Cambridge Scholars Publishing. ISBN 978-1-5275-2614-3

Piero Carpani, Amerigo Vespucci L’Affascinante Scoperta -2023. GD editore ISBN 979-12-80745-61-3

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PARTE I PARTE II
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