La città di Taranto nella Magna Grecia

Francesco Scarpetta

15 Settembre 2024
tempo di lettura: 4 minuti

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livello elementare

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ARGOMENTO: STORIA NAVALE
PERIODO: VI – III SECOLO a.c.
AREA: MAGNA GRECIA
parole chiave: Taranto
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Non sappiamo nulla dei primi due secoli di vita della città; il suo porto costituiva una tappa obbligata della navigazione da Oriente ad Occidente e i ricchi corredi funerari della necropoli mostrano l’esistenza di intensi scambi commerciali. La ricchezza della classe aristocratica proveniva, probabilmente, dallo sfruttamento delle risorse del fertile territorio circostante, che venne popolato e difeso da una serie di “phrouria”, piccoli centri fortificati in posizione strategica. Sin dall’inizio i rapporti con il mondo indigeno circostante risultavano abbastanza difficili: continue aggressioni venivano effettuate ai danni dei vicini Peuceti e Messapi; intorno al 500 a.C. la città sembrava essere governata da un istituto di tipo monarchico; è noto un re o tiranno di nome Aristophilides e contemporaneamente è attestata una conflittualità politica, tanto che vengono ricordati esuli, come un certo Gillos, riparato in Messapia.

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Mappa Apulia, Calabria e Lucania – Fonte Perry-Castañeda Library Map Collection, Historical Atlas di  William R. Shepherd Apulia Calabria et Lucania – Shepherd-c-030-031 – Iapigi – Wikipedia

Ma nel 473 a.C., la città subì una tale sconfitta da parte dei Messapi e degli Japigi, da indurre lo storico greco Erodoto ad affermare che quella dei Tarentini fu la più grave sconfitta inflitta a popolazioni di stirpe greca. Secondo Aristotele l’evento provocò la crisi della classe aristocratica al potere, decimata dalla guerra, che non poté opporsi ad una rivoluzione istituzionale di tipo democratico.

Nella prima metà del V secolo a.C. la città subì una profonda trasformazione, anche dal punto di vista urbanistico. Si costruì una nuova cinta difensiva e si ampliò la superficie monumentale, proseguendo un processo già avviato agli inizi del VI secolo a.C. e documentato dalla costruzione di un imponente tempio dorico sull’Acropoli (attuale Città Vecchia), di cui si vedono ancora i resti in Piazza Castello.

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Il rivolgimento istituzionale, inoltre, non arrestò la politica aggressiva nei confronti del mondo esterno; la città, infatti, ingaggiò una guerra, tra il 444 ed il 433 a.C., con la colonia panellenica di Thourioi, per il possesso della Siritide, il territorio tra i fiumi Sinni e Agri. Il conflitto si concluse con l’accordo per la fondazione di una sub-colonia mista di Thurini e Tarentini, che prese il nome di Herakleia, in cui prevalse ben presto la componente dorica di Taranto. Verso la fine del secolo, Taranto si allineò alla politica della metropoli spartana, in occasione della guerra del Peloponneso, senza entrare direttamente nel conflitto, ma negando l’approdo alle navi della flotta ateniese in rotta verso la Sicilia.

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Archita di Taras fu un filosofo, matematico e politico greco antico. Appartenente alla “seconda generazione” della scuola pitagorica, ne incarnò i massimi principi secondo l’insegnamento dei suoi maestri Filolao (470 a.C. – 390 a.C./380 a.C.) ed Eurito (V secolo a.C.). È considerato il creatore della meccanica razionale e il fondatore della meccanica
Archytas of Taras.jpg – Wikimedia Commons

Il periodo di maggiore floridezza vissuto dalla città è comunque il IV sec. a.C.. Verso la metà del secolo il governo settennale di Archita segnò l’acme dello sviluppo tarentino ed il riconoscimento di una superiorità politica sulle altre colonie dell’Italia meridionale, che si concretizza nella supremazia nell’ambito della lega italiota. Per la Taranto greca dunque il periodo più fiorente va identificato intorno al 300 a.C., quando la flotta della città si sostituì nei mercati mediterranei alle navi di Mileto, Efeso e Tiro, decadute dopo lo smembramento dell’Impero di Alessandro Magno.

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Mappa di riferimento per la Lucania romana da The Historical Atlas di William R. Shepherd, 1911 (Alcuni particolari della parte sud della mappa sono stati rielaborati per integrazione) Lucania da The Historical Atlas, by William R. Shepherd, 1911.png – Wikimedia Commons

Ma nel 303-302, i Lucani si allearono con Roma, con il chiaro scopo di frenare l’espansione della città, la quale, tuttavia, chiese aiuti alla madre-patria Sparta. Roma, invece di aprire le ostilità, preferì offrire la pace alla città magno-greca: nei trattati fu inclusa la famosa clausola, secondo la quale era vietato alle navi romane di spingersi più ad oriente del promontorio Lacinio, l’attuale Capo Colonne, in Calabria. Ancora una volta il predominio del golfo rimaneva nelle mani di Taranto. Ma ormai Roma aveva annusato la preda.

Francesco Scarpetta

estratto dal saggio dell’autore già pubblicato sulla Rivista Marittima che ne ha concesso gentilmente la ripubblicazione
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in anteprima, orecchino a forma di barca in oro ritrovato a Taranto in Via Umbria nel 1958. Seconda metà del IV secolo a.C. MArTA, inv. 110090 – Autore Fabien Bièvre-Perrin
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