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Titolo : Impariamo a ridurre le plastiche in mare

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seguite il LINK per firmare la petizione

  Address: OCEAN4FUTURE

Taiwan: con la guerra all’orizzonte – parte III

tempo di lettura: 7 minuti

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livello elementare

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ARGOMENTO: GEOPOLITICA
PERIODO: XXI SECOLO
AREA: MAR CINESE MERIDIONALE
parole chiave: Taipei/Taiwan, Repubblica Popolare Cinese

 

Dopo aver esaminato le premesse, il Generale Battisti affronta ora le forze in campo, basandosi sui documenti di analisi delle due parti. Buona e attenta lettura.
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Le forze in campo
Taiwan si sta preparando da decenni a un possibile attacco della Cina. Da tempo riconosce che la Cina è troppo potente per poterla affrontare in un conflitto ad “armi pari”. Di conseguenza, Taipei si è orientata alla deterrenza del potenziale avversario in termini di costi umani, e quindi politici, che una guerra infliggerebbe alla Cina. Questa visione è stata confermata dalla pubblicazione del Ministero della Difesa Quadriennal Defense Review 2021, quale documento che delinea le modalità per affrontare l’invasione di Pechino.

La strategia delle Forze Armate della ROC (Republic of China) è la “Resolute Defense and Multi-domain Deterrence” (Difesa Risoluta e Deterrenza Multidominio) che mira a sviluppare capacità congiunte e a fare uso di misure di dissuasione a lungo raggio per creare le condizioni atte a portare alla rinuncia dell’obiettivo cinese di occupazione dell’isola.

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fregata multirolo della Marina cinese Hengshui sorvolata da un elicottero durante un evento di esercitazione di interdizione marittima (MIO) con il cacciatorpediniere lanciamissili cinese Xi’an – Exercise RIMPAC 2016 – da https://www.dvidshub.net/./. -rimpac-2016 Maritime Interdiction Operations at RIMPAC 2016 160718-N-CA112-002.jpg – Wikimedia Commons

Tale strategia si concentra sulla solidità delle difese e sulla capacità di reazione per sfruttare le difficoltà dell’avversario nella critica fase di assemblaggio/imbarco della forza, attraversata dello stretto e di sbarco per fare in modo che l’offensiva risulti costosa e potenzialmente insostenibile (ROC National Defense 2021).

Un altro obiettivo è quello di dare agli Stati Uniti e ad altri potenziali alleati regionali (Giappone?) il tempo di dispiegare forze nel teatro dell’Indo-Pacifico per un intervento diretto o indiretto per alleviare la pressione su Taiwan, imponendo un blocco lungo i numerosi punti di strozzatura (choke point) che circondano la Cina.

I principi guida della guerra asimmetrica di Taiwan, enunciati nel citato Quadriennal Defense Review 2021, prevedono di “resistere al nemico sulla costa opposta, attaccarlo in mare, distruggerlo sul litorale e annientarlo sulla testa di ponte”, mediante interdizioni multiple e azioni di fuoco in profondità per degradarne le capacità operative, impedirgli di sbarcare e respingerlo una volta a terra.

Anche sulla base dell’esperienze del conflitto ucraino, Taipei sta articolando il proprio strumento militare in capacità classiche (navi, aerei, artiglierie e carri armati) e in capacità asimmetriche (missili da crociera a medio/lungo raggio, missili antinave, razzi a guida GPS, sistemi c/aerei mobili, armi c/c spalleggiabili, mine navali, droni e cyber) per condurre e sostenere una campagna di logoramento prolungata in aria, in mare e a terra.

Il litorale è l’area e la fase del conflitto dove le Forze Armate taiwanesi hanno il potenziale per essere più letali; le invasioni anfibie – come la storia insegna – sono notoriamente complesse e difficili da coordinare.

Oltre alle capacità di difesa aerea e costiera, decenni di lavori di rafforzamento per la costruzione di posizioni di combattimento e di realizzazione di ostacoli attivi e passivi renderebbero onerosi un assalto anfibio e/o gli aviolanci/elisbarchi (tutte le zone “sensibili” sono state mappate e approntate per la difesa).

 

Nell’immaginario collettivo occidentale a tale strategia è stato attribuito il nome di “Dottrina del Porcospino” anche se nei documenti ufficiali taiwanesi non si fa menzione di questa denominazione. Il termine “Porcupine Defense” è stato coniato per la prima volta nel 2008 dal professore William S. Murray per la U.S. Naval War College Review (Revisiting Taiwan ’s Defense Strategy), dove ha spiegato che si tratta di creare difese adeguate ad assicurare che Taiwan “possa essere attaccata e danneggiata, ma non sconfitta, almeno senza costi e rischi inaccettabilmente elevati”.

Qualora non fosse fermata la progressione avversaria, è prevista la condotta di una logorante guerriglia urbana resa possibile dalla forte densità abitativa e dalle difficoltà di attraversamento del territorio (estese risaie, montagne e percorsi obbligati) con un intenso impiego di armi anticarro e antiaeree portatili (utilizzate brillantemente dall’esercito ucraino), che non richiedono un particolare addestramento, e assicurano un sensibile vantaggio a chi difende un territorio conosciuto. Non a caso, negli ultimi anni il PLA ha intensificato lo studio, l’addestramento e la preparazione ai combattimenti urbani, basandosi anche sulle osservazioni di altre Forze Armate e ora verosimilmente sulle esperienze del conflitto ucraino (The PLA’S evolving outlook on urban warfare: learning, training, and implications for Taiwan, Institute for the Study of War, 2022).

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Taiwan dispone di circa 215.000 effettivi, di cui 170.000 volontari, e oltre 1 milione di riservisti addestrati; i militari di leva (in servizio per quattro mesi) hanno compiti di carattere logistico-amministrativo.

Il Ministero della Difesa Nazionale, nel gennaio 2022, ha creato una nuova Agenzia, la All-out Defense Mobilization Agency, per migliorare ulteriormente le capacità delle riserve del Paese (Specialized agency responsible for reservists’ mobilization to launch Thursday, Focus Taiwan, December 29, 2021). La coesione e la tenuta operativa di queste forze non è mai stata testata in combattimento, come del resto per il PLA che ha combattuto l’ultimo conflitto contro il Vietnam nel 1979.

Consapevoli di ciò, Taipei ha incrementato le attività addestrative congiunte con le Forze Armate statunitensi, mentre Pechino da alcuni anni partecipa con propri contingenti (2.240 militari nel 2022) alle missioni di Peacekeeping delle Nazioni Unite in Africa e Medio Oriente (MINURSO, UNIFIL, UNISFA, UNMISS).

Il Presidente Tsai Ing-wen ha recentemente annunciato, inoltre, l’estensione del servizio militare obbligatorio dagli attuali quattro mesi ad un anno, a partire dal 1° gennaio 2024, per rafforzare le capacità di reazione nazionali con un ruolo di supporto in tempo di guerra. Un provvedimento che richiederà di tener conto della necessità di disporre degli istruttori, risorse e infrastrutture per addestrare le reclute. Secondo la revisione della struttura militare annunciata dal Presidente Tsai il 27 dicembre 2022 le unità di volontari costituiranno la “spina dorsale” delle Forze Armate e saranno responsabili della difesa del territorio, dello spazio aereo e delle acque circostanti l’Isola.

I soldati di leva e i riservisti saranno responsabili della difesa interna (homeland defense), della protezione delle infrastrutture militari e critiche, e serviranno come forze di riserva. Le unità di difesa civile avranno principalmente il compito di svolgere un ruolo di supporto in tempo di guerra e di interventi nei soccorsi per pubbliche calamità/utilità in tempo di pace. La mobilitazione su larga scala dell’Ucraina per contrastare l’invasione russa ha fatto sì che l’opinione pubblica taiwanese, un tempo riluttante, si sia dimostrata più favorevole all’idea di un ritorno a periodi più lunghi per i militari di leva. L’esempio dell’Ucraina, inoltre, ha contribuito ad ispirare Taipei ad adottare misure per preparare la popolazione ad impegnarsi nella resistenza civile, organizzando corsi di primo soccorso, di autodifesa, di salvataggio e di evacuazione. A tutto ciò, ancorché Pechino sia in grado di valutare le capacità militari di Taiwan, comunque difficile in qualsiasi circostanza, avrebbe difficoltà a valutare la volontà di combattere della popolazione, una caratteristica fondamentale della guerra in Ucraina.

Tempi
Uno degli ostacoli principali dell’invasione per Pechino è la “sorpresa strategica” che difficilmente potrà realizzare per il sistema di early warning e per la diffusa reciproca presenza di attività di intelligence che sarebbero in grado di rilevare le attività di approntamento e di movimento propedeutiche all’allestimento della forza d’invasione. Come con l’aggressione dell’Ucraina, i servizi d’intelligence americani (e britannici) potrebbero rilasciare anticipatamente informazioni circa l’invasione dell’isola, come verificatosi quasi quattro mesi prima che la Russia attaccasse l’Ucraina.

Fonti di Taipei stimano in diverse settimane i tempi necessari per assemblare una forza d’invasione nei porti del continente idonea ad attaccare Taiwan. Ciò permetterebbe al sistema di early warning di adottare le conseguenti contromisure. L’evidenza della riunione della forza anfibia sarebbe preceduta dalle preventive attività per la concentrazione delle forze sulla costa: mobilitazione parziale, misure di approntamento raramente viste nelle esercitazioni nei porti di fronte a Taiwan, dislocazione ospedali da campo nei pressi dei luoghi d’imbarco e dei campi di aviazione, ecc..

A causa delle condizioni meteorologiche (fitte nebbie, forti correnti marine, intense piogge, ecc.), inoltre, una flotta da trasporto di ampie dimensioni potrebbe attraversare lo Stretto senza particolari problemi solo nei mesi di aprile e di ottobre. In questo modo Taiwan avrà il tempo di attivare le strutture di comando e controllo in sedi protette, allontanare la flotta dai porti più vulnerabili, effettuare operazioni d’intelligence per neutralizzare eventuali agenti cinesi sull’isola, ridislocare le forze, disseminare mine marine, distribuire le armi ai riservisti (e alla popolazione) e provvedere alla mobilitazione civile.

Quest’ultimo aspetto riguarda la ”militarizzazione” della società per l’impiego sistematico di tutte le risorse civili a sostegno dello sforzo militare e la protezione di quelle direttamente interessate alla difesa militare (complessi industriali, vie di comunicazione strategiche, sistema dei trasporti, ecc.). I tempi d’incertezza del preavviso potrebbero ridursi sensibilmente qualora la Cina dichiari di effettuare una esercitazione anfibia su vasta scala nello Stretto di Taiwan, come oramai svolge periodicamente, e poi invece proceda senza soluzione di continuità nell’invasione dell’sola.

Una prima atto della “riunificazione”, anche per verificare le reazioni internazionali (USA innanzitutto), potrebbe essere l’occupazione delle Isole Kinmen e Matsu distanti pochi chilometri dalla costa della Repubblica Popolare. Alcuni osservatori paragonano la situazione di queste isole al Donbass ucraino, tenuto conto che nel corso degli anni si è rafforzato il rapporto tra le popolazioni delle due sponde, che parlano lo stesso dialetto e hanno comuni identità storico-culturali e legami personali e familiari. Recentemente è stato riattivato il servizio di ferryboat tra le due isole e la Cina, sospeso per quasi tre anni causa il covid-19 (Ferry connections between countries, China to continue, Taipei Times, Mon, Feb 06, 2023).

Fine  III parte – continua

Giorgio Battisti

articolo pubblicato in origine su Analisi Difesa

in anteprima: portaerei cinese Liaoning intercettata, insieme ad altre cinque navi dalle forze navali giapponesi nelle acque di circa 300 km a est dell’isola di Kita Daito Higashi (prefettura di Okinawa) –   fonte https://www.mod.go.jp/js/Press/press2021/press_pdf/p20211221_01.pdf – autore  日本防衛省・統合幕僚監部 (Ministero della Difesa) – File:PLANS Liaoning (CV-16) 20211221 – 1.jpg – Wikimedia Commons

 

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