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Quaternario, dal mare ai ghiacci – parte II

tempo di lettura: 6 minuti

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livello elementare
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ARGOMENTO: GEOLOGIA
PERIODO: 2.58 MILIONI DI ANNI  AD OGGI
AREA: OVUNQUE
parole chiave: Quaternario

 

Eccoci giunti alla seconda parte di questo affascinante viaggio nel periodo geologico del Quaternario. 

Anche se la cosa può sembrarci assurda, in realtà negli ultimi milioni di anni il nostro pianeta sta vivendo un periodo più freddo, in media, di quanto non lo fosse nelle centinaia di milioni di anni che hanno preceduto il Quaternario, uno dei Periodi geologici più freddi della storia della Terra. 

Come ho accennato nel precedente articolo, tutto ciò che riguarda il Quaternario regala un certo fascino poiché si va ad analizzare una finestra del passato più prossimo a noi con cui si condividono molteplici ambiti: dall’analisi dello spessore dei ghiacciai alle variazioni del livello marino, sino ai cambiamenti climatici da cui derivarono variazioni significative nella vegetazione e nella fauna del pianeta. Un sistema veramente complesso ed affascinante.

Il Quaternario Glaciale
Nel 1795 il geologo scozzese James Hutton, in una serie di ricerche presso Ginevra, Svizzera, intuì che alcuni corpi rocciosi avevano un’origine glaciale pur essendo distanti parecchi chilometri dai più vicini ghiacciai.

 

agazzis

Louis Agassiz (Môtier, 28 maggio 1807 – Cambridge, 14 dicembre 1873) fu un biologo, zoologo, paleontologo e ittiologo svizzero nonché un valente alpinista e glaciologo che  svolse gran parte della propria attività negli Stati Uniti – autore foto John Adams Whipple – fonte http://www.picturehistory.com/product/id/3700Louis Agassiz H3.jpg – Wikimedia Commons

Louis Agassiz conseguì una discreta fama studiando e identificando parecchie specie di pesci fossili, ed intuì per primo che buona parte dell’Europa aveva avuto un passato glaciale. Dopo aver effettuato numerose campagne di studio sulle montagne europee, nel 1847, si spostò in America settentrionale, per continuare gli studi sulle ere glaciali.

Sebbene fosse stato acclamato per le sue ricerche in campo paleontologico, venne deriso ed invitato a tornare alla paleontologia e lasciare definitivamente lo studio del Quaternario. Grazie alla sua caparbietà, a cui si devono molte delle scoperte su Quaternario glaciale, unita ad una indiscussa capacità oratoria, riuscì ad attirare la comunità scientifica sull’argomento delle glaciazioni al punto che fu dato il suo nome ad un lago canadese, oggi scomparso, nei pressi del lago Winnipeg (Manitoba, Canada).

Il gelo del Quaternario
Le calotte ghiacciate, che si svilupparono estesamente nel corso del Quaternario, non ricoprivano interamente tutto l’emisfero settentrionale; esistevano ampie zone prive di ghiacci alternate ad aree estreme di copertura glaciale. Durante parte del Pliocene (epoca geologica compresa tra 5.3 e 2.5 Milioni di anni fa) ed il Quaternario vi fu una alternanza tra periodi freddi (glaciali) e caldi (interglaciali), fino all’ultima grande glaciazione circa ventimila anni fa, seguita da miniglaciazioni negli ultimi due millenni.

Curiosità: tutta la regione geografica dell’odierna Scandinavia fu completamente ricoperta dalla calotta glaciale durante l’ultima glaciazione. Oggigiorno non esiste più, ma la Scandinavia presenta una certa attività sismica dovuta al fatto che la crosta terrestre sta cercando di tornare nella sua posizione originaria, come una sorta di materasso che cerca di tornare al suo stato originale dopo essere stato usato durante la notte.

Ma quando ebbe inizio tutto?
La comunità scientifica concorda che il raffreddamento iniziò circa 3.4 milioni di anni fa, durante il Pliocene medio cui seguì un picco di “estremo freddo globale” identificabile intorno a 2.5 milioni di anni fa, ovvero all’inizio del Pleistocene. Nell’arco alpino è stata identificata quella che viene definita la sesta glaciazione che viene chiamata Biber, da Biberbach, un fiume che scorre sul versante tedesco delle Alpi.

Nota: lo studio delle glaciazioni viene effettuato in base all’area geografica o al continente di riferimento. Nel proseguimento di questo articolo farò riferimento principalmente alle glaciazioni dell’arco alpino e a quelle scandinave con qualche cenno a quelle nordamericane e a quelle britanniche.

A questo periodo freddo, di cui l’unico testimone fu Homo abilis, seguì un interglaciale caldo che viene definito Biber/Donau. Questo periodo avvenne circa un milione e mezzo di anni fa e ci introduce nella quinta era glaciale alpina, chiamata col nome dell’omonimo fiume  Donau.

Durante questa glaciazione l’arco alpino era completamente coperto da una spessa coltre di ghiaccio che si estendeva dalla Scandinavia alla Siberia. La glaciazione scandinava, corrispondente a quella Donau, è detta Eburoniana. Il successivo periodo caldo, definito sulle Alpi come interglaciale Donau/Gunz (Gunz è un affluente del Danubio), nella regione scandinava viene chiamato interglaciale Waaliano.

La glaciazione che seguì prende il nome di Gunz ed ebbe il suo picco più freddo intorno a un milione di anni fa circa (detto in Scandinavia, glaciazione Menapiana, in Gran Bretagna glaciazione Beestoniana, dai sedimenti delle scogliere di Beeston Point, nell’Inghilterra orientale).

Nel continente nordamericano questo picco freddo prende il nome di Pre-Illioniano, un insieme di 11 sotto fasi (su 2 milioni di anni) che precedettero la grande glaciazione Illioniana, descritta nell’Illinois (U.S.A.). Il Pleistocene medio, collocato tra i 0.9 e un milione di anni fa (al termine della glaciazione alpina Gunz) precedette l’interglaciale caldo Gunz/Mindel, ed interessò anche la Scandinavia; in Gran Bretagna viene identificato con il nome di Cromeriano. La glaciazione Mindel, che seguì questo periodo caldo, vide una nuova espansione dei ghiacciai nell’emisfero settentrionale e in Sud America dove fu scoperta la glaciazione Río Llico, nelle Ande meridionali. Essa si ritrova anche in Scandinavia, dove si ebbe un picco freddo 400.000 anni dando il nome alla glaciazione Elsteriana.

Questa immagine ha l'attributo alt vuoto; il nome del file è GEOLOGIA-CLIMATOLOGIA-CICLI-GLACIALI-Atmospheric_CO2_with_glaciers_cycles.png

Dati del core di ghiaccio per la CO2 atmosferica relativa ai cicli glaciali Questo grafico mostra i più recenti dati del core di ghiaccio per la CO2 atmosferica dalle bolle d’aria nel ghiaccio. Ho provato a collegarlo ai cicli glaciali segnando 230 ppm come livello di transizione e periodi di “periodi glaciali” blu e interglaciali colorati. C’è un chiaro periodo di 80.000-110.000 di ripetizione del ghiacciaio anche se variano in termini di qualità. La deforestazione umana e la combustione di combustibili fossili hanno aumentato la CO2 atmosferica ad oltre 380 ppm nel secolo scorso, ben al di sopra dei livelli pre-industrializzati e “fuori dalla scala” di questo grafico – Fonti dei dati usati e combinati nel grafico:        Law Dome: 1006 a.C.-1978 a.C.http://cdiac.esd.ornl.gov/ftp/trends/co2/lawdome.combined.datCarotaggio di ghiaccio di Vostok: 417,160 – 2,342 annihttp://cdiac.esd.ornl.gov/trends/co2/vostok.htmlCarotaggi di ghiaccio Dome C: 650.000 – 415.000 anni
ftp://ftp.ncdc.noaa.gov/pub/data/paleo/icecore/antarctica/epica_domec/edc-co2-650k-390k.xls autore del grafico Tom Ruen Atmospheric CO2 with glaciers cycles.png – Wikimedia Commons

L’interglaciale caldo successivo è denominato Mindel/Riss e viene identificato in Europa centro settentrionale col nome di Holsteiniano (o anche Hoxniano in Gran Bretagna); durò all’incirca 50.000 anni.

Dopo di ché incominciò un nuovo periodo glaciale, definito sulle Alpi Riss, quando l‘Europa subì una nuova (e massiccia) copertura glaciale fino all’estremo sud della Spagna. Questa glaciazione ha assunto nomi diversi in funzione della geografia interessata; ad esempio in Germania, Danimarca e Scandinavia viene denominata Saaliana (suddivisa in due fasi distinte: la Wartheiana e la Drentheiana)  ed in Inghilterra Wolstoniana. Al di là dei nomi, interessò gran parte del globo: in Sudamerica si formarono enormi distese di ghiacciai in Patagonia e nelle Ande centro meridionali. Il continente nordamericano fu ricoperto anch’esso dai ghiacci, sviluppando la grande glaciazione Illioniana (descritta nella Contea di Peoria, Illinois).

Il periodo caldo che seguì prende il nome di Riss/Würm. Anche in questo caso esistono differenti nomi: Eemiano in Europa settentrionale, Sangamoniano in America settentrionale, Ipswichiano in Gran Bretagna e Valdivia in Sudamerica. Quella che è definita la prima glaciazione (anche se di fatto fu l’ultimo periodo glaciale) fu la Würmiana, descritta sull’arco alpino ed iniziata circa 120.000 anni fa; il suo termine viene posto all’incirca diecimila anni fa, ovvero all’inizio dell’Olocene. Il picco più freddo di quel periodo sembra porsi circa 70.000 anni fa, descritto bene nel nord Europa come glaciazione Weichseliana. Non fu una glaciazione locale ed è ben delineata in tante località del mondo: in America settentrionale (dove prende il nome di Wisconsiniana dallo Stato del Wisconsin), in Russia, in Sudamerica (Cile e Venezuela) e persino in Nuova Zelanda.

Finalmente, con il termine della glaciazione Würmiana, iniziò l’Olocene, il nostro tempo, per così dire. Un epoca caratterizzata da periodi di climi caldi (tipici interglaciali) durante i quali sono state identificate delle mini glaciazioni (tra il XV-XVI secolo) e periodi più caldi della media (come nel IX secolo d.C.).

Migrazioni antiche
In particolare, questo periodo caldo mi affascina molto perché legato ad una migrazione fino ad allora non concepibile. Grazie a questi cambiamenti climatici un popolo dell’Islanda, i Norreni, spesso erroneamente chiamati Vichinghi, ebbe la possibilità di attraversare su piccole imbarcazioni l’oceano Atlantico settentrionale e creare nuovi insediamenti nell’odierna Terranova ed in Groenlandia, terra il cui nome, non a caso, deriva dal danese Grønland, ovvero “la terra verde”.Probabilmente questi grandi guerrieri e navigatori rimasero affascinati da queste lande coperte di vegetazione perché prive all’epoca di buona parte del manto ghiacciato che la caratterizza oggi. Le saghe vichinghe raccontano di tre zone scoperte durante la loro esplorazione: Helluland, che significa “terra delle pietre piatte”; Markland, “terra delle foreste”, e Vinland, “terra del vino” (o come proposto dai moderni linguisti “la terra dei prati”), a sud di Markland. Ritrovamenti archeologici sembrano confermare la loro presenza nel Nord America quasi cinquecento anni prima della scoperta da parte di Cristoforo Colombo.

fine parte II – continua

Aaronne Colagrossi


in anteprima boschi sugli appennini centrali – @photo credit andrea mucedola

 

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