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Quaternario, dal mare ai ghiacci – parte II

Reading Time: 7 minutes

Eccoci giunti alla seconda parte di questo affascinante viaggio nel periodo geologico del Quaternario. Anche se la cosa può sembrarci assurda, in realtà negli ultimi milioni di anni il nostro pianeta sta vivendo un periodo più freddo, in media, di quanto non lo fosse nelle centinaia di milioni di anni che hanno preceduto il Quaternario. Probabilmente gli abitanti di Calcutta, di Bogotà e di Kinshasa non saranno d’accordo ma è così: il Quaternario è uno dei Periodi geologici più freddi della storia della Terra. Sicuramente nell’ultima decade si stanno avendo problemi relativi con lo scioglimento dei ghiacci in Artide e in Antartide ma rimane il fatto che, a soltanto 300 chilometri dall’equatore, permane il ghiacciaio del Kilimangiaro.

kilimangiaro

il ghiacciaio del Kilimangiaro

Come ho accennato nel precedente articolo, tutto ciò che riguarda il Quaternario regala un certo fascino poiché si va ad analizzare una finestra del passato più prossimo a noi con cui si condividono molteplici ambiti. Un periodo di cui gli scienziati di tutto il mondo cercano di analizzare serie articolate di dati che vanno ad intrecciarsi in una complessa rete d’informazioni. La conoscenza del Quaternario spazia infatti dallo spessore dei ghiacciai, alle variazioni del livello marino, sino ai cambiamenti climatici da cui derivarono variazioni nella vegetazione e nella fauna; insomma un sistema veramente complesso ed affascinante.

Il Quaternario Glaciale
Una delle domande che accomuna i geologi del Quaternario di tutto il mondo è se le glaciazioni che interessarono il globo nel passato sono pienamente riconoscibili nelle rocce o ne siamo a conoscenza semplicemente perché la Terra oggi ospita dei ghiacciai? Nel 1795 il geologo scozzese James Hutton, in una serie di ricerche presso Ginevra, Svizzera, intuì per primo che alcuni corpi rocciosi avevano un’origine glaciale pur essendo distanti parecchi chilometri dai più vicini ghiacciai.

agazzis

Louis Agassiz

Louis Agassiz, geologo e paleontologo svizzero, che conseguì una discreta fama studiando e identificando parecchie specie di pesci fossili, incominciò a intuire che buona parte dell’Europa aveva avuto un passato glaciale. Insieme ad alcuni suoi assistenti organizzò una squadra di ricerca sul campo e cominciò a studiare parecchie montagne della Vecchia Europa. Quando nel 1847 si spostò in America settentrionale, per continuare gli studi sulle ere glaciali, molti scienziati di fama mondiale, che lo avevano acclamato per le sue ricerche in campo paleontologico, arrivarono addirittura a deriderlo cercando di farlo tornare alla paleontologia e lasciare definitivamente lo studio del Quaternario. Ma la sua caparbietà e la sua determinazione portarono lui, e il suo team, in giro per il Nord America. Agassiz scoprì numerosi elementi legati alle glaciazioni, pur continuando le sue ricerche sulla paleontologia dei pesci. Grazie alle sue conferenze e alla sua grande capacità oratoria, riuscì ad attirare la comunità scientifica sull’argomento delle glaciazioni; gli fu addirittura nominato un lago canadese, oggi scomparso, nei pressi del lago Winnipeg (Manitoba, Canada).

Le calotte ghiacciate, che si svilupparono estesamente nel corso del Quaternario, non ricoprivano interamente tutto l’emisfero settentrionale, ma c’erano ampie zone prive di ghiacci e aree estreme di copertura glaciale. Inoltre non bisogna dimenticare che durante tutto il Quaternario, e parte del Pliocene (Epoca geologica compresa tra 5.3 e 2.5 Milioni di anni fa), vi fu una continua alternanza tra periodi freddi (glaciali) e caldi (interglaciali), fino all’ultima grande glaciazione con picco freddo circa ventimila anni fa.

Curiosità: tutta la regione geografica dell’odierna Scandinavia fu completamente ricoperta dalla calotta glaciale durante l’ultima glaciazione. Oggigiorno non esiste più, ma la Scandinavia presenta una certa attività sismica dovuta al fatto che la crosta terrestre sta cercando di tornare nella sua posizione originaria, come una sorta di materasso che cerca di tornare al suo stato originale dopo che vi abbiamo dormito sopra una notte intera.
estens max ghiacciai quatern

estensione massima dei ghiacciai nel Quaternario

Ma quando ebbe inizio tutto? La comunità scientifica è d’accordo sul fatto che il raffreddamento iniziò circa 3.4 milioni di anni fa, durante il Pliocene medio, cui seguì un “picco di estremo freddo globale” identificabile 2.5 milioni di anni fa, ovvero all’inizio del Pleistocene. Durante questa fase i dati relativi alle glaciazioni non sono propriamente chiari, ma nell’arco alpino è stata identificata quella che viene definita la sesta glaciazione (le altre verranno descritte a breve e vanno dalla più recente alla più antica). Tale glaciazione porta il nome di Biber, dal nome Biberbach, un fiume che scorre sul versante tedesco delle Alpi.

Nota: lo studio delle glaciazioni viene effettuato in base all’area geografica o al continente di riferimento. Nel proseguimento di questo articolo farò riferimento principalmente alle glaciazioni dell’arco alpino e a quelle scandinave con qualche cenno a quelle nordamericane e a quelle britanniche.
homo_habilis

Homo abilis

A questo periodo freddo del Biber, identificato lungo le Alpi tedesche, e di cui l’unico testimone fu Homo abilis, seguì un interglaciale caldo che viene definito Biber/Donau. Questo periodo avvenne circa un milione e mezzo di anni fa e ci introduce nella quinta era glaciale alpina, chiamata col nome di Donau, l’omonimo fiume dove è stata studiata. Durante questa glaciazione l’arco alpino era completamente coperto da una spessa coltre di ghiaccio che si estendeva dalla Scandinavia alla Siberia. La glaciazione scandinava, corrispondente a quella Donau, è detta Eburoniana. Il successivo periodo caldo, definito sulle Alpi come interglaciale Donau/Gunz (il Gunz è un affluente del Danubio), si riconosce anche nella regione scandinava e viene detto interglaciale Waaliano.

La glaciazione che segue prende il nome di Gunz ed ebbe il suo picco più freddo intorno a un milione di anni fa circa. In Scandinavia, durante la fase Gunz, vi fu la glaciazione Menapiana; in Gran Bretagna invece la glaciazione Beestoniana, identificata nei sedimenti delle scogliere di Beeston Point, nell’Inghilterra orientale. Nel continente nordamericano tale picco freddo, identificato come ho detto un milione di anni fa circa, prende il nome di Pre-Illoniano. Questa glaciazione è un mega raggruppamento di più fasi che precedono la grande glaciazione Illoniana, descritta nell’Illinois (U.S.A.); ad ogni modo gli scienziati suddividono la Pre-Illoniana in ben 11 sottofasi, che coprono un intervallo temporale di circa due milioni di anni.

ag_glaciazioni_1

da http://pietredelcusio.weebly.com/cusio.html

Il Pleistocene medio è collocato (tra i 0.9 e un milione di anni fa) al termine della glaciazione alpina Gunz, e precedette l’interglaciale caldo Gunz/Mindel (il Mindel è uno degli affluenti tedeschi del Danubio). Tale interglaciale si identifica anche in Scandinavia e in Gran Bretagna con il nome di Cromeriano. La glaciazione Mindel che seguì questo periodo caldo vide una nuova espansione dei ghiacciai nell’emisfero settentrionale, e non solo: infatti in Sud America si è scoperta la glaciazione Río Llico, nelle Ande meridionali. La glaciazione Mindel si ritrova anche nella Scandinavia, con un picco freddo 400.000 anni fa che da il nome alla glaciazione Elsteriana

L’interglaciale caldo successivo è denominato Mindel/Riss (anche il Riss è un affluente bavarese del Danubio). Questo periodo caldo, identificato in Europa centro settentrionale col nome di Holsteiniano (o anche Hoxniano in Gran Bretagna), durò all’incirca 50.000 anni, la nuova fase fredda, definita sulle Alpi come Riss, era dietro l’angolo. L’Europa subì una nuova (e massiccia) copertura glaciale, sono stati trovati depositi di Loess (un deposito eolico di origine glaciale) persino nell’estremo sud della Spagna. Nella Germania, in Danimarca e in Scandinavia i geologi hanno denominato questa glaciazione Saaliana, al cui interno è possibile distinguere ulteriori due fasi: la Wartheiana e la Drentheiana. In Inghilterra questa glaciazione prende il nome di Wolstoniana. Il Sudamerica vide enormi distese di ghiacciai in Patagonia e nelle Ande centro meridionali. Il continente nordamericano fu ricoperto anch’esso dai ghiacci, sviluppando la grande glaciazione Illoniana (descritta nella Contea di Peoria, Illinois).

Il periodo caldo che seguì prende il nome di Riss/Würm. Nel globo prende vari nomi: Eemiano in Europa settentrionale, Sangamoniano in America settentrionale, Ipswichiano in Gran Bretagna e Valdivia in Sudamerica.

italia ghiacc quater

estensione dei ghiacciai sulle Alpi durante il Quaternario

Quella che è definita la prima glaciazione (anche se di fatto fu l’ultimo periodo glaciale) è appunto la Würmiana, descritta sull’arco alpino e iniziata circa 120.000 anni fa; il suo termine è posto all’incirca diecimila anni fa, all’inizio dell’Olocene. Il picco più freddo sembra porsi circa 70.000 anni fa, descritto bene nella cugina nord europea nominata Weichseliana. Ad ogni modo la glaciazione Würmiana è ben delineata in tante località del mondo: in America settentrionale dove prende il nome di Wisconsiniana (dallo Stato del Wisconsin), in Russia, in Sudamerica (Cile e Venezuela) e persino in Nuova Zelanda. Con il termine della glaciazione Würmiana iniziò l’Olocene, il nostro tempo, per così dire. Caratterizzato da climi caldi tipici da interglaciale, durante i quali sono stati identificati periodi più freddi (mini ere glaciali, come quella del mille e quattrocento/cinquecento) e periodi ancora più caldi del normale (come nel IX secolo d.C.).

vichinghiMigrazioni antiche
In particolare, questo periodo caldo mi affascina molto perché legato ad una migrazione fino ad allora non concepibile. Grazie a questi cambiamenti climatici un popolo dell’Islanda, i Norreni, spesso chiamati Vichinghi, ebbe la possibilità di attraversare su piccole imbarcazioni  l’oceano Atlantico settentrionale e creare nuovi insediamenti nell’odierna Terranova ed in Groenlandia, terra il cui nome, non a caso, deriva dal danese Grønland, ovvero “la terra verde”. Probabilmente questi grandi guerrieri e navigatori rimasero affascinati da queste lande coperte di vegetazione perché prive all’epoca di buona parte del manto ghiacciato che la caratterizza oggi. Le saghe vichinghe raccontano di tre zone scoperte durante la loro esplorazione: Helluland, che significa “terra delle pietre piatte”; Markland, “terra delle foreste”, e Vinland, “terra del vino” (o come proposto dai moderni linguisti “la terra dei prati”), a sud di Markland. Ritrovamenti archeologici sembrano confermare la loro presenza nel Nord America quasi cinquecento anni prima della scoperta da parte di Cristoforo Colombo.

fine parte II – continua

 

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Aaronne Colagrossi
geologo e scrittore

 

 

 

 

 

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