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Petizione OCEAN4FUTURE

Titolo : Impariamo a ridurre le plastiche in mare

Salve a tutti. Noi crediamo che l'educazione ambientale in tutte le scuole di ogni ordine e grado sia un processo irrinunciabile e che l'esempio valga più di mille parole. Siamo arrivati a oltre 4000 firme ma continuiamo a raccoglierle con la speranza che la classe politica al di là delle promesse comprenda realmente l'emergenza che viviamo, ed agisca,speriamo, con maggiore coscienza
seguite il LINK per firmare la petizione

  Address: OCEAN4FUTURE

Le popolazioni di meduse oscillano in modo sincrono su scala globale di Carlos Duarte

Reading Time: 5 minutes

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livello elementare
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ARGOMENTO: ECOLOGIA
PERIODO: XXI SECOLO
AREA: OCEANO PACIFICO
parole chiave: meduse

 

Invasione
In tutto il mondo si stanno verificando numerosi spiaggiamenti di meduse. Questo articolo tratta lo studio delle popolazioni delle meduse su base mondiale e sulla scoperta che esistono cicli di maggior o minor sviluppo di questi celenterati. Questi fenomeni, chiamati blooming (termine inglese per fioriture), sono causa di problemi sociali importanti come l’ostruzione di servizi antropici, di reti da pesca ed un aumento dei rischi dovuti a certe meduse. Spettacolari fioriture furono osservate nel 2013 a Moreton Bay, Queensland. La spiaggia di Cable Beach, nei pressi di Broome, fu disseminata da tonnellate di “sea tomatoes” e jimbles spiaggiati che sembravano aver prosperato in gran quantità in quelle acque. Si trattava di un fenomeno in crescita a livello globale o solo locale? Quali erano le sue implicazioni?  

Le invasioni di meduse sono una caratteristica cospicua delle acque costiere in tutto il mondo e sono note per interferire con il turismo, la pesca e le attività industriali, influendo sugli impianti di desalinizzazione e di produzione di energia. L’aumento delle segnalazioni da parte dei mass media di meduse nelle acque costiere ha alimentato la percezione che esse siano in aumento. Questo andamento è stato confermato da studi scientifici che riportano che il fenomeno ha caratteristiche a livello mondiale come sintomo di un oceano degradante.

Ma sono veramente in aumento?
Le rivendicazioni di un aumento a livello globale sono stati ampiamente dedotte da diversi studi che indicano che la presenza di meduse sia aumentata in alcune regioni del mondo.

La Medusa Global Group, un gruppo multidisciplinare composto non solo da esperti di questi organismi gelatinosi, ma anche di climatologia, oceanografia e socioeconomica,  si è riunito regolarmente nel corso degli ultimi tre anni presso il Centro Nazionale per l’analisi ecologica, un’ente multidisciplinare di ricerca ed analisi ecologica affiliato con l’Università della California, Santa Barbara. Il Gruppo ha messo insieme tutte le segnalazioni di presenza di meduse, utilizzando dati provenienti da tutto il mondo, per ricercare una prova formale che le popolazioni di meduse fossero veramente in aumento. I dati comprendevano segnalazioni raccolte in oltre 200 anni. I sorprendenti risultati dello studio furono quindi pubblicati su Proceedings of National Academy of Sciences (Condon et al. 2012).

Oscillazioni sincrone
La scoperta forse più eclatante fu che, a livello globale, le popolazioni di meduse subiscono oscillazioni sincrone con periodi decennali di ascesa e la caduta.

IMG_0481 medusa

Sono state  osservate fasi di aumento negli anni 1990 ed primi anni 2000, che hanno contribuito alla percezione pubblica di un aumento globale delle meduse. In realtà si scoprì che la fase crescente precedente avvenne nel 1970 ma non fu presa in considerazione, probabilmente perché, essendoci meno persone impiegate nello studio delle meduse, c’era meno consapevolezza di eventuali problemi su scala globale. Inoltre, senza internet, esisteva una minore capacità di condividere le informazioni con gli altri ricercatori. Risultò quindi solo un lieve aumento delle popolazioni di meduse essendo il minimo più recente ben al di sopra dei minimi precedente. Questa leggera tendenza fu minimizzata dalla constatazione che non c’era alcuna differenza nella percentuale di popolazioni delle meduse aumentate rispetto a quelle diminuite nel tempo ed esisteva un’incertezza sull’interpretazione di questa piccola variazione rispetto alla media.

Per quanto sopra, la conferma di una tendenza emergente dovrà aspettare fino al prossimo minimo storico. Di fatto i cicli naturali a lungo termine non sono un fenomeno nuovo in natura; ad esempio l’invasione in massa delle cicale nordamericane avviene ogni 17 anni, gli anelli degli alberi presentano modelli di crescita multi-decennali, e le concentrazioni di ossigeno, anche oceaniche, generate dalla crescita della produzione di fitoplancton, variano più di 20 volte all’anno.

La domanda più pressante è se le attività antropiche, come l’eccesso di combustione di combustibili fossili e l’aumento dell’urbanizzazione lungo le coste, possano interagire con le oscillazioni naturali causando un potenziale cambiamento delle medie. Naturalmente, senza monitoraggio o dati da analizzare su lungo termine, è difficile rispondere a questa domanda, e c’è necessità di programmi di studio che analizzino opportune scale spazio-temporali.

La consapevolezza che le popolazioni di meduse varino i tutto il mondo in modo sincrono, in aumento o in diminuzione, dovrebbe reindirizzare i ricercatori a cercare dei driver naturali e climatici a lungo termine sulle popolazioni di questi animali. L’analisi ha rivelato che esistono regioni del mondo, come in aperto oceano e in gran parte dell’emisfero meridionale, dove i dati sono ancora scarsi e c’è necessità di effettuare nuove ricerche. 

Focalizzarsi sulle aree di crescita
Anche se abbiamo trovato poche prove di un aumento a livello globale delle meduse, ci sono regioni del mondo in cui il blooming è aumentato nel corso del tempo tra cui il Mar del Giappone, le regioni del Nord Atlantico ed il Mar Mediterraneo. In queste regioni l’aumento delle popolazioni di meduse continua a presentare problemi per le industrie costiere e la ricerca su come mitigarne gli effetti deve diventare una priorità. Appare importante la ricerca di driver, come ad esempio la crescita delle meduse in superfici artificiali lungo la costa, che possono fornire un habitat per i polipi che producono le meduse. Altro fattore è il cambiamento climatico che può alterare la fenologia o i tempi di fioriture stagionali. Se le oscillazioni globali delle popolazioni di meduse persisteranno, le industrie costiere dovranno prepararsi a queste emergenze. È importante sottolineare che ora siamo in grado di partire da una base solida per valutare i cambiamenti futuri delle popolazioni di meduse.

Carlos Duarte

libera traduzione 

foto di copertina: Mappa delle tendenze della popolazione di specie native e invasive di meduse In rosso le aree in aumento rosso (alta certezza), in aumento con bassa certezza in color arancio, stabile verde/variabile, diminuzione blu, grigio senza dati. I cerchi rappresentano cronache discrete con dimensioni relative che riflettono l’indice di confidenza. Le posizioni del cerchio sono approssimative, poiché alcune sono state spostate per evitare la sovrapposizione; Il cerchio per l’LME antartico riassume osservazioni circumpolari – Brotz, Lucas; Cheung, William W. L.; Kleisner Kristin; Pakhomov, Evgeny; Pauly, Daniel (2012). “Increasing jellyfish populations: trends in Large Marine Ecosystems“. Hydrobiologia 688DOI:10.1007/s10750-012-1039-7.http://www.publicaffairs.ubc.ca/2012/04/18/jellyfish-on-the-rise-ubc-study/ – autori Lucas Brotz, William W. L. Cheung, Kristin Kleisner, Evgeny Pakhomov & Daniel Pauly
Jellyfish population trends by LME.jpg – Wikimedia Commons

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Riferimento

Fioriture di meduse ricorrenti sono una conseguenza delle oscillazioni globali Robert H. Condon, Carlos M. Duarte, Kylie A. Pitt, Kelly L. Robinson, Cathy H. Lucas, Kelly R. Sutherland, Hermes W. Mianzan, Molly Bogeberg, Jennifer E. Purcell, Mary Beth Decker, Shin-ichi Uye, Laurence Madin P., Richard D. Brodeur, Steven Haddock HD, Alenka Malej, Gregory D. Parry, Elena Eriksen, Javier Quiñones, Marcelo Acha, Michel Harvey, James M. Arthur, e William M. Graham PNAS 2012; pubblicato prima della stampa 31 dicembre 2012, doi: 10.1073 / pnas.1210920110

autore Carlos Duarte
Direttore, Istituto degli oceani, University of Western Australia

articolo originale  in lingua inglese

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