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“Indo-Pacifico: la Cina continua ad espandere la sua influenza negli Stati piccoli e deboli” parte I di Enrico Magnani

Reading Time: 6 minutes

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livello elementare

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ARGOMENTO: GEOPOLITICA
PERIODO: XXI SECOLO
AREA: OCEANO PACIFICO
parole chiave: Cina, situazione strategica negli oceani, Taiwan, USA

 

Mentre una parte del mondo guarda con preoccupazione l’evoluzione della situazione in Ucraina, in altre regioni del globo, le dinamiche internazionali proseguono, inarrestabili il loro corso. In Asia, la Cina prosegue la sua penetrazione in diverse subregioni dello scacchiere. Questo, seguendo il suo (sinora) approccio indiretto, meno diretto e brutale della recente stagione putiniana, ma non per questo meno pericoloso.

Un esempio di questo approccio è la recente evoluzione delle relazioni che la Cina è riuscita ad intessere con le Isole Salomone, quale punta avanzata della penetrazione di Pechino nel Sud Pacifico, grazie a un patto di sicurezza bilaterale.

Questo accordo è destinato ad aumentare le tensioni nel più ampio Indo-Pacifico ed è diventato un prisma attraverso il quale verranno rifratte tutte le altre componenti della geopolitica dell’intero, immenso, scacchiere. Una bozza dell’accordo, assai vantaggiosa per la Cina (ovviamente) trapelata sui social media il 24 marzo scorso, ha scatenato un’immediata tempesta di polemiche. Un coro di appelli proveniva sia da ambienti nazionali che internazionali, chiedendo al governo delle Isole Salomone, guidato dallo spregiudicato primo ministro Manasseh Sogavare, di ritirarsi dall’accordo. Sogavare ha respinto duramente tutte le critiche e le espressioni di “gravi preoccupazioni” e il 31 marzo Cina e Isole Salomone hanno iniziato a formalizzare l’accordo, i cui termini restano riservati (gli accordi riservati sembrano essere la nuova preferenza di Pechino, come con il Vaticano).

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Le Isole Salomone e la regione indo-pacifica dovranno affrontare le vaste conseguenze di questo ultimo sviluppo con implicazioni di vasta portata. I due contesti sono ora pericolosamente intrecciati, con la maggiore contesa geopolitica tra la Cina da una parte, contro USA, Australia, Francia, Taiwan e altri alleati (quali Giappone, Corea del Sud, e in misure e percezioni differenti, India e Nuova Zelanda) con tensioni interne di vecchia data e sempre più precarie.

Queste tensioni, di tipo economico, sociale ed etnico, sono spesso sfociate in conflitti nel corso dei 44 anni da quando le Isole Salomone hanno ottenuto l’indipendenza dalla Gran Bretagna nel 1978. Un decennio di tensioni tra gli abitanti delle isole e il governo centrale e tra le isole medesime è sfociato in un grave conflitto armato iniziato nel 1998 e che è costato la vita a 200 persone. Nel 2000 è stato firmato l’accordo di pace di Townsville (in Australia, visto che Canberra aveva mediato tra le parti), che in realtà ha portato ad una lunga tregua.

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Soldati del RAMSI alle Isole Salomone. photo credit Jason Dorday – Scoop.co.nz

Con il raggiungimento del cessate il fuoco, forze militari e di polizia guidate dall’Australia (con contingenti di Nuova Zelanda, Fiji e Papua Nuova Guinea, per un totale di oltre 2,000 unità) sono state inviate nelle Isole Salomone e vi sono restate dal 2003 al 2017, inquadrate nella Missione di assistenza regionale delle Isole Salomone (RAMSI), che è costata oltre due miliardi di dollari USA. La lunga missione in realtà ha solo controllato la situazione e l’Australia, il partner più importante, non è riuscita a svolgere un vero ruolo di mediazione, pacificazione e di avviare un processo di sviluppo socio-economico inclusivo, in un contesto dove le disuguaglianze si sono anzi esacerbate.

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Questo accordo tra Cina e Isole Salomone arriva solo quattro mesi dopo che altre forze di stabilizzazione di Australia, Nuova Zelanda, Fiji e Papua Nuova Guinea (molto inferiori di numero alla sopracitata RAMSI) sono tornate in aiuto delle Isole Salomone alla fine di novembre 2021 a seguito dell’urgente richiesta di aiuto da parte dell’immarcescibile Sogavare. Infatti giorni prima, proteste pacifiche composte principalmente da uomini dell’isola di Malaita erano nella capitale, Hoinara, denunciando quello che vedevano come il trattamento punitivo di Sogavare nei confronti dell’isola per la sua posizione pro-Taiwan dopo che Sogavare aveva sospeso le relazioni diplomatiche con Taipei e avviandole con Pechino nel settembre 2019.

Le proteste inizialmente pacifiche, anche a seguito di una violenta repressione poliziesca, si sono trasformate in una ondata di saccheggi e incendi dolosi che hanno colpito in particolare la Chinatown di Honiara. All’arrivo delle forze internazionali, i leaders di Malaita avevano avvertito che le loro presenza stava sostenendo il governo impopolare e corrotto di Sogavare e, indirettamente, la penetrazione cineseMa l’Australia e i suoi partners hanno confermato l’approccio iniziale, del mantenimento delle forza di stabilizzazione per il tempo strettamente necessario al ritorno alla calma nelle strade.

Appena tornata la calma, Sogavare ha chiesto aiuto a Pechino che ha subito inviato un piccolo reparto di istruttori della polizia di pubblica sicurezza (la polizia civile), materiali ed equipaggiamenti antisommossa. All’annuncio del primo accordo sono immediatamente emerse, specialmente a Canberra, forti preoccupazioni, ma il governo, alle prese con una durissima (e assai contestata) campagna anti-COVID-19, le pessime gestioni degli incendi e delle alluvioni, sembrava avesse altri obiettivi (come la lunga campagna elettorale federale.

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In realtà sembra sia stata una errata specifica valutazione, infatti l’Australia da tempo osserva con preoccupazione le mosse cinesi in tutto lo scacchiere e la recente costituzione del patto AUKUS ne è la migliore controprova. Guardando al passato si nota comunque una differenza, quando negli anni ’80, il colonello Gheddafi aveva tentato di infiltrare elementi libici a Kiribati e Vanuatu, due altri piccoli stati insulari della subregione del sud Pacifico, l’Australia aveva reagito immediatamente. Comunque, solo quattro mesi dopo, le avvertenze dei leaders di Malaita si sono rivelate corrette. Non solo Sogavare è rimasto saldamente al potere, grazie alla breve presenza delle truppe e polizia internazionali, ma ora il suo potere è garantito dalla Cina.

Non è chiaro esattamente ciò che le Isole Salomone e la Cina abbiano concordato, poiché la versione finale del patto è stata tenuta segreta, a quanto pare, a tutti i ministri del governo tranne pochi eletti. Sogavare ha sottolineato che la segretezza che circonda l’accordo di sicurezza era invece un’affermazione della “sovranità” (sic) della sua nazione. I commenti di Sogavare sull’accordo di sicurezza, e la velocità con cui è stato formalizzato, suggeriscono che la versione finale inchiostrata è molto vicina alla bozza trapelata. Quel documento di sei articoli era carico di termini e poteri vagamente definiti che avrebbero consentito a Pechino pesanti incursioni politiche e teoricamente operazioni militari e di intelligence cinesi su larga scala.

L’accordo, partendo dallo schieramento del nucleo di istruttori di polizia, ma ampliandolo massicciamente, consentirebbe alla Cina di essere fortemente coinvolta nel mantenimento dell’ordine pubblico attraverso il dispiegamento di “polizia, polizia armata [la gendarmeria cinese], personale militare e altre forze dell’ordine” alle quali sarebbe accordata “l’immunità legale e giudiziaria“. La sovranità delle Isole Salomone sarebbe sarebbe garantita, come il potere di attivazione dell’accordo e il “consenso” per le visite navali cinesi. Tuttavia, la ambigua terminologia dell’accordo che darebbe a entrambe le nazioni il potere di agire “secondo i propri bisogni” ha sollevato preoccupazioni sulla libertà che questo accordo offre alla Cina per espandere la sua potenza militare nel Pacifico sud-occidentale.
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La recente storia delle Isole Salomone lascia immaginare come possibili nuove crisi interne, per le sue gravi difficoltà finanziarie, aggravata dalle rivolte del 2021 (sebbene Sogavare lo abbia negato) e dal devastante arrivo del COVID-19 sotto forma di più varianti contemporaneamente a partire da gennaio 2022.

Fine I parte – continua
Enrico Magnani

pubblicato in origine su DIFESAONLINE

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