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  Address: OCEAN4FUTURE

I futuri mezzi per esplorare gli oceani extraterrestri

Reading Time: 5 minutes

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livello elementare

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ARGOMENTO: ASTRONOMIA
PERIODO: XXI SECOLO
AREA: DIDATTICA
parole chiave: Saturno, Titano ed Encelado

 

In un recente articolo Giorgio Caramanna ci ha descritto le caratteristiche di due lune di Saturno, Titano ed Encelado, potenzialmente interessanti da esplorare. Sebbene siamo molto lontane e con condizioni estreme, gli scienziati ritengono che potrebbero permettere la creazione di future basi terrestri per lo sfruttamento delle loro risorse.

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Titano, foto NASA

Uno degli aspetti più interessanti di Titano è la sua incredibile somiglianza con la Terra: il più grande satellite di Saturno presenta una superficie rocciosa con rilievi montuosi, e sembra essere coperta da mari, fiumi e laghi composti principalmente da metano allo stato liquido. Il suo ciclo idrologico è infatti basato sul metano, tale da rendere Titano una sorta di forma primordiale del nostro pianeta. Titano, come la Terra, ha le sue stagioni ed una spessa atmosfera composta però principalmente da azoto (95%). Di contro la temperatura è mediamente molto bassa, circa -180 gradi celsius, cosa che comporta una crosta ghiacciata. Gli scienziati ipotizzano che sotto di essa esistano però grandi laghi sotterranei di acqua. 

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Encelado – foto NASA

Encelado, un altro satellite di Saturno,  ha un diametro di soli 500 km ed è il sesto in ordine di grandezza. La maggior parte delle conoscenze che abbiamo di lui derivano in primis dalle osservazioni delle sonde Voyager, ma soprattutto da quelle della sonda Cassini, che nel 2005 ha confermato alcune caratteristiche solamente teorizzate in precedenza. Encelado è un satellite geologicamente molto attivo e pennacchi d’acqua ed eruzioni sono state osservate nella regione polare sud, Queste manifestazioni fanno ipotizzare che sotto la sua superficie sia presente una grande quantità di acqua ed un forte calore.

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un enorme pennacchio dalla superficie di Encelado – Fonte NASA

Una cosa curiosa è che Encelado si trova nelle vicinanze dell’anello E di Saturno, nel quale si è scoperto un aumento della salinità simile a quello dei pennacchi emessi dal satellite, cosa che alimenta ancor più l’ipotesi che i suoi presunti oceani sotterranei siano salati.

Con cosa li esploreremo?
La NASA sta sviluppando una missione su Titano che sarà chiamata Dragonfly e dovrebbe essere lanciata nel 2026. La missione prevederà l’impiego di mezzi di esplorazione innovativi che inaugureranno un nuovo modo di esplorare questi ambienti estremi, incredibilmente interessanti da un punto di vista scientifico.

Da tempo, al Jet Propulsion Laboratory (JPL), un centro di ricerca e sviluppo della NASA, si lavora su progetti futuristici con l’obbiettivo di testare tecnologie in grado di rendere possibili esplorazioni di luoghi estremi, come quelli delle lune di Saturno.

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il design del drone Shapeshifter, un mezzo studiato per operare nelle tre dimensioni in condizioni estreme – Fonte NASA / JPL – Caltech

Uno dei progetti più bizzarri è quello dei robot Shapeshifter, dei veri e propri “Transformer” in grado di assumere più configurazioni e modalità di movimento. Questo drone robotico non è stato ancora costruito, tuttavia a Pasadena, California, il team del progetto ne ha già realizzato una versione prototipale in stampa 3D. Il mezzo mostra un corpo centrale dotato di due ampie ruote laterali in grado di assolvere più funzioni, che gli consentiranno di muoversi sul terreno ma anche in aria e sott’acqua.

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idea del dislocamento del drone su Titano. Il robot potrà mutare la sua forma fino a diventare una sfera per rotolare sul terreno Fonte: NASA/JPL-Caltech/Marilynn Flynn

Il robot Shapeshifter sarà in grado di separarsi in due metà, in grado ognuna di attivare le eliche per l’esplorazione aerea. Per consentire le esplorazioni di aree terrestri avrà la possibilità di configurarsi a forma di sfera, rotolando in modo conservativo e risparmiando così energia. Infine se incontrerà laghi o aree con presenza di acqua si trasformerà in un piccolo sommergibile in grado di muoversi sul fondo ma anche nel volume. L’idea è di sviluppare una flotta di mezzi con queste caratteristiche, per aumentare sia la copertura che la rapidità nella raccolta di informazioni in future esplorazioni extra-planetarie.

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BRUIE (Buoyant Rover for Under-Ice Exploration) in Antartide – Foto NASA

Un altro mezzo allo studio è il BRUIE (Buoyant Rover for Under-Ice Exploration), un rover subacqueo studiato proprio per l’esplorazione di oceani extraterrestri. Il primo prototipo di BRUIE è stato già sperimentato in Alaska e in Antartide, presso la stazione di ricerca di Casey, le cui acque possono essere considerate il miglior banco di prova per queste tecnologie.

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BRUIE sotto i ghiacci antartici – Foto NASA

BRUIE si presenta come un rover di piccole dimensioni, che misura circa un metro di lunghezza da ruota a ruota. La sua conformazione gli consente di rotolare … sotto i ghiacci, una zona di contatto con l’acqua che interessa maggiormente gli scienziati perché è una fascia in cui la vita tende spesso a concentrarsi. Il rover, essendo in grado di galleggiare, può restare ancorato al ghiaccio e resistere ad eventuali correnti marine.

Un futuro interessante per le esplorazioni oceaniche, non solo sulla Terra, in ambienti estremi.

 

 

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