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  Address: OCEAN4FUTURE

La Maritime Silk Road di Pechino

Reading Time: 8 minutes

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livello elementare
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ARGOMENTO: GEOPOLITICA
PERIODO: XXII SECOLO
AREA: ROTTE MARITTIME DELLA SETA 
parole chiave: Maritime Silk Road, BRI
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L’impatto economico e sociale dovuto alla attuale pandemia ha reso il 2020 uno degli anni più negativi per l’industria energetica, influenzando mercati e, conseguentemente, i prezzi anche dei materiali nevralgici per il commercio globale.

La NATO Defence College Foundation ed in particolar modo Fabio Indeo hanno studiato con attenzione tale fenomeno e definito i contorni geopolitici della problematica. I principali aspetti che saltano subito all’occhio sono:
– l’emergere sorprendentemente rapido degli Stati Uniti come principale produttore mondiale di petrolio e gas;
– le prospettive non certo positive per i Paesi membri del Consiglio di cooperazione del Golfo;
– il ruolo dell’Asia nel rilanciare la domanda globale di petrolio e gas;
– il ruolo sempre più importante della Cina Popolare quale uno dei maggiori importatori mondiali di petrolio e gas,negli affari del Medio Oriente.

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La sottile politica cinese
Il Medio Oriente, tornato in queste ore al centro delle cronache per gli avvenimenti in Israele e Gaza, gioca un ruolo importante nell’ambizioso progetto geo-economico di interconnettività globale promosso da Pechino in quanto è strategicamente situato al crocevia di Europa, Africa e Asia, che la China Belt and Road Initiative (BRI), la Nuova Via della Seta, intende collegare. 

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La regione medio-orientale è anche la fonte fondamentale per l’approvvigionamento energetico cinese e, conseguentemente, Pechino ha coinvolto tutto il Medio Oriente in questo suo piano strategico includendo rotte terrestri e marittime per gli approvigionamenti. In particolare, la componente Marittima, denominata Maritime Silk Road (MSR) della Belt and Road Initiative (BRI) è la catena geo-economica che rappresenta la metà del commercio globale tra Cina/Asia orientale ed Europa. Il piano prevede lo sviluppo di una serie di complessi porto – parco industriale attraverso le linee di comunicazione marittima strategiche (SLOC) che collegano la Cina al Golfo, al Mar Arabico, al Mar Rosso ed al bacino del Mediterraneo. 

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la nuova portaerei cinese Shandong, una delle espressioni della volontà cinese di accrescere la sua potenza sui mari a difesa della Maritime Silk Road (image: China MoD)

La Cina sta completando la Belt and Road Initiative con un’azione diplomatica tesa a formare un partenariato su misura con Paesi specifici del Medio Oriente. In particolare, all’interno della componente terrestre, il Medio Oriente costituisce l’ultima sezione del corridoio economico Cina–Asia centrale–Asia occidentale, che è in fase di sviluppo. Il corridoio va dalla provincia cinese dello Xinjiang attraverso l’Asia centrale per raggiungere principalmente l’Iran e la Turchia. 

I Paesi del Golfo sono coinvolti come attori attivi nella cosiddetta iniziativa cinese nella quale il porto di Khalifa degli Emirati Arabi Uniti, il porto di Duqm dell’Oman, il porto di Jizan dell’Arabia Saudita – insieme Port Said, il porto di Ain Sokhna di Gibuti e il porto israeliano di Ashdod sono stati identificati come hub marittimi. Per i Paesi del Golfo, una partnership con Pechino potrebbe essere di importante sostegno i loro sforzi, per attuare la diversificazione economica, volti a ridurre la loro notevole e pericolosa dipendenza dalle esportazioni di petrolio. 

In particolare, l’Arabia Saudita desidera attivare investimenti per sviluppare centrali nucleari per soddisfare la sua crescente domanda di elettricità e ridurre la sua dipendenza dal petrolio e gli Emirati Arabi Uniti sembrerebbero propensi a cooperare con aziende cinesi per aumentare la produzione di energia da fonti rinnovabili (principalmente solare) in linea con la loro visione “verde” di “Clean Energy Strategy 2050”.

Tuttavia, il successo di questi sforzi di partnership dipenderà dalla capacità dei vari attori coinvolti di gestire le loro attuali rivalità reciproche e da come gli Washington, e in particolare il Presidente Biden, che ha appena concluso i primi cento giorni si governo, ci porranno nei confronti delle specifiche azioni di Pechino che tendono per estendere la sua influenza geopolitica nella regione.

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nei dintorni del piccolo villaggio costiero di Duqm, Oman, a circa 550 km a sud della capitale Muscat, il consorzio cinese Oman Wanfang, costituito da sei aziende cinesi, molte delle quali basate nella regione autonoma di Ningxia Hui, non a caso scelta per la presenza di un’ampia popolazione musulmana, sta realizzando un nuovo hub marittimo in Oman, con lo scopo di diversificare l’economia omanita, ancora troppo legata al petrolio, e nello stesso tempo aggiungere un nuovo punto di appoggio per la Maritime silk road

La chiave degli sforzi della Cina per promuovere la MSR e raggiungere il suo obiettivo di diversificazione geografica e sicurezza delle rotte commerciali, tuttavia, risiede nella cooperazione con l’Oman più che con gli accordi con gli Emirati. Duqm e altri porti dell’Oman sono strategicamente e geo-politicamente significativi per Pechino perché si trovano al di fuori del punto di strozzamento, congestionato dal traffico navale e vulnerabile dalle azioni imprevedibili dell’ Iran, dello Stretto di Hormuz. Dopo la crisi di Suez il mondo intero conosce quanto sia vulnerabile il mercato globale ai “blocchi navali”, comunque essi avvengano.

La Cina Popolare è quindi impegnata a sostenere gli sforzi dell’Oman, che rimane il paese meno ricco dell’area, per espandere la propria rete nazionale di strade e ferrovie, collegandole ai corridoi di trasporto degli altri paesi della Penisola Arabica e sviluppando così corridoi marini-terrestri combinati come alternative alle rotte che attraversano lo Stretto di Hormuz. Interessantissima la visione strategica di Fabio Indeo che, pur segnalando che, dal punto di vista cinese, le aree portuali di Duqm e Dubai sono alternative l’una all’altra e possono servire l’interesse cinese di diversificare le sue rotte marittime per una maggiore sicurezza commerciale, un’analoga  strategia di diversificazione simile potrebbe essere vista anche nel Mar Mediterraneo, dove i porti di Grecia e Italia sono le due alternative per far arrivare le merci cinesi verso i mercati dell’Europa centrale dopo aver superato il “punto critico’” di Suez.

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il traffico marittimo mondiale da tracciati AIS – estratto da https://www.marinetraffic.com/

Per quanto riguarda l’Iran, la sua posizione strategica, svolgerebbe un ruolo importante come hub di transito ferroviario della BRI. La rotta terrestre, che attraversa l’Iran, rappresenta infatti il ramo meridionale del corridoio Cina-Asia centrale-Asia occidentale, concepito come rotta alternativa alla principale rotta marittima e terrestre Trans-Caspio. Non a caso, la Cina sta finanziando il potenziamento della rete ferroviaria iraniana volta a collegare la provincia cinese dello Xinjiang a Teheran, per raggiungere la Turchia e l’Unione Europea, e in cambio probabilmente otterrà “calma” nel Golfo Arabico.

Possibile ma non certo
Iran e Cina hanno lavorato ad un nuovo accordo di cooperazione per un quarto di secolo per migliorare la loro partnership strategica e, atteso che le sue relazioni con gli Stati Uniti si sono recentemente ulteriormente deteriorate, sembrerebbe che la Cina sia disposta a sfidare le sanzioni statunitensi sull’Iran. Ricorderete che inizialmente la Cina Popolare aveva ridotto le importazioni di petrolio dall’Iran, rivolgendosi invece all’Arabia Saudita, ma un rapporto del New York Times ha ora affermato che, in una bozza di accordo di cooperazione cino-iraniano, si delinea che Pechino potrebbe andare avanti con gli investimenti per sviluppare i settori del petrolio, del gas e dei prodotti petrolchimici dell’Iran e per aiutare a sviluppare le infrastrutture di trasporto e produzione di Tehran. In cambio, la Cina otterrebbe forniture scontate di petrolio e gas iraniano per i prossimi 25 anni, con vantaggi per entrambi gli attori.

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tracciato AIS del traffico marittimo asiatico … la Cina si appresta, con una emergente flotta, a controllare i suoi interessi lungo le rotte commerciali asiatiche da https://www.marinetraffic.com/

Importante tenere a mente che le merci vengono spedite dai porti cinesi attraverso l’Oceano Indiano attraverso diversi choke point (di fatto degli imbuti strategici marittimi), non ultimo  Suez, prima di raggiungere il Mar Mediterraneo, l’Italia e l’Europa. Le rotte energetiche corrono in direzione inversa, fornendo petrolio e gas naturale dal Medio Oriente al mercato cinese, attraversando choke point vulnerabili, tra cui e soprattutto lo stretto di Hormuz (controllato da Iran e Oman) e Malacca.

Conseguentemente uno degli obiettivi della Via della Seta è la sicurezza della navigazione, ottenuta appianando le tensioni e conflitti regionali, silenziando la pirateria e terrorismo, utilizzando il “Soft Power” o addirittura schierando rapidamente truppe nel caso in cui la Cina percepisca che i suoi interessi di sicurezza possano essere minacciati.

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Di fatto, il Libro bianco cinese sulla strategia militare del 2015, che definisce la protezione degli interessi cinesi all’estero come compito strategico, ha “legalizzato” le attività di antiterrorismo all’estero da parte delle forze di sicurezza cinesi. A tal riguardo, Pechino ha creato una base militare a Gibuti, ufficialmente per fornire sicurezza lungo le vie marittime che attraversano il Corno d’Africa (lo stretto di Bab el-Mandeb) ed il Mar Arabico.

Certamente la cooperazione tra Cina Popolare e Iran è vista con preoccupazione da Washington e dai paesi arabi del Golfo perché potrebbe cambiare il tatro marittimo regionale basato sul ruolo degli Stati Uniti come fornitore di sicurezza. Ad esempio, a fine 2019, prima della crisi USA-Iran (dovuta alla neutralizzazione da parte americana del leader militare estremista iraniano Soleimani), Iran, Cina e Russia avevano sfidato Washington come fornitore di sicurezza marittima, organizzando un’esercitazione navale trilaterale nell’Oceano Indiano e nel Mare di Oman.

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la Cina ha consolidato la sua influenza in Africa, stabilendo basi navali militari e commerciali e firmando accordi con i Paesi, sempre più indebitati dalla crisi economica, per assicurare alla sua flotta il giusto apporto di deterrenza da Katapult-magazin.de

Il “tempo di pandemia”, che ha indebolito le economie mondiali, è quasi passato e quasi nulla è avvenuto nell’area atteso che, come indicato per gli stati arabi del Golfo e l’Iran, gli investimenti cinesi siano importanti per promuovere sia le loro economie sia i programmi di diversificazione energetica.

La presenza cinese nella regione potrebbe innescare nuove tensioni dovute alle decisioni sia del Governo Biden sia del Comitato centrale del partito comunista di Pechino.

Comunque, per i prossimi mesi, l’attenzione nell’area del Golfo Arabico sarà concentrata sull’ esposizione mondiale Expo 2020 di Dubai. L’evento è stato posticipato di un anno ed inizierà il 1° ottobre 2021 e, per la prima volta, si terrà in un Paese del Medio Oriente. Paesi, gli Emirati Arabi, che sono stati alcuni degli attori della straordinaria iniziativa di pacificazione dell’area, portata avanti con successo dal Presidente americano Trump e denominata “Accordi di Abramo”. L’Esposizione Universale, che ogni cinque anni si svolge in uno dei Paesi più industrializzati del mondo, si protrarrà per ben sei mesi, ovvero fino al 31 Marzo 2022 ed avrà come tema “Connecting Minds, Creating the Future”, il cui significato è “connettere le menti, creare il Futuro”. Due delle parole chiave del tema sono Connettere e Futuro. C’è da sperare che le “Connessioni” della via della Seta siano per un “Futuro” positivo di tutti, anche per l’Italia e non solo per Pechino.

Giuseppe Morabito
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