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Titolo : Impariamo a ridurre le plastiche in mare

Salve a tutti. Noi crediamo che l'educazione ambientale in tutte le scuole di ogni ordine e grado sia un processo irrinunciabile e che l'esempio valga più di mille parole. Siamo arrivati a oltre 4000 firme ma continuiamo a raccoglierle con la speranza che la classe politica al di là delle promesse comprenda realmente l'emergenza che viviamo, ed agisca,speriamo, con maggiore coscienza
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Fukushima: il governo giapponese dà il via libera al rilascio in mare dell’acqua radioattiva: qual’è il rischio effettivo?

Reading Time: 4 minutes

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livello elementare
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ARGOMENTO: EMERGENZE AMBIENTALI
PERIODO: XXI SECOLO
AREA: OCEANO PACIFICO
parole chiave: Fukushima, trattamento acque radioattive
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Abbiamo parlato spesso dell’emergenza nucleare di Fukushima a seguito del terribile terremoto e tsunami che colpì la costa orientale del Giappone l’11 marzo 2011. L’evento sismico causò il catastrofico guasto dei sistemi di raffreddamento della centrale nucleare. Per fermare il surriscaldamento dei detriti di combustibile fuso, nel decennio successivo, sono state pompate 1,25 milioni di tonnellate di acqua di mare attraverso le unità danneggiate e il pompaggio sta continuando. 

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l’onda di Tsunami colpisce l’impianto, 11 marzo 2011. foto credito Fukushima Daiichi della Tokyo Electric Power Company

L’acqua contaminata, che ha permesso di rimuovere il materiale radioattivo, viene ancora immagazzinata in serbatoi di acciaio che hanno però raggiunto un numero critico e non più sostenibile. In altre parole, c’è la necessità di svuotare i serbatoi ormai arrivati al limite massimo di contenimento, e sembra diventare realtà il progetto di riversare queste acque, opportunamente trattate in mare. Inutile dire che questo progetto ha creato un’alzata di scudi in tutto il mondo sia da parte dei Paesi limitrofi, sia degli ambientalisti preoccupati delle possibili conseguenze.

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photo credit AP

Come ricorderete, il Giappone aveva comunicato tale decisione ad aprile 2021. In tale occasione il ministro degli esteri della Corea del Sud espresse immediatamente un “forte rammarico e serie preoccupazioni” per tale possibile azione. Ma non fu l’unico. Secondo l’agenzia di stampa statale cinese Xinhua, anche scienziati cinesi si opposero a questa che Liu Senlin, uno scienziato del China Institute of Atomic Energy di Pechino, definì come “estremamente irresponsabile“. Nel tempo, gli ambientalisti giapponesi, sudcoreani e cinesi (ma non solo) hanno organizzato manifestazioni per protestare contro la decisione del Governo giapponese che sembra però ora deciso a perseguire questa soluzione.

Qual’è il rischio reale?
Molti scienziati internazionali ed il direttore generale dell’Agenzia internazionale per l’energia atomica (AIEA) hanno rassicurato che la radiazione nelle acque reflue trattate sarà molto bassa e che l’acqua verrà rilasciata gradualmente nel corso di diversi anni per ridurre al minimo qualsiasi rischio per l’ambiente marino. La Tokyo Electric Power Company (TEPCO), che gestisce la centrale nucleare di Fukushima, ha affermato che tale trattamento rimuove la maggior parte dei radionuclidi, inclusi cesio e stronzio, ad eccezione del trizio, che comunque emette dosi di radiazioni più basse di qualsiasi radionuclide.

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Una foto dall’alto mostra la centrale nucleare di Fukushima scattata il 7 aprile 2021. La capacità di raccolta dell’acqua radioattiva si sta esaurendo e nel prossimo futuro i serbatoi dovranno essere scuotati del loro scomodo contenuto  – Yomiuri Shimbun tramite immagini AP

L’opinione scientifica internazionale sembra concordare e rassicurare in tal senso. Deborah Oughton, un chimico nucleare e direttore del Centro per la radioattività ambientale presso l’Università norvegese di Scienze della vita di Oslo, aggiunge che il trizio è un radionuclide presente in natura che si trova nell’ambiente e negli organismi viventi, compresi gli esseri umani e che l’impatto diretto della radioattività sull’ambiente e sulla salute umana sarà molto, molto basso.

Dello stesso parere Jordi Vives, un radioecologo belga con esperienza in radioprotezione, radioattività ambientale e radiochimica, che ha un’esperienza di ricerca di 22 anni, lavorando per università, centri di ricerca, governo e industria in Spagna, Irlanda, Stati Uniti, Regno Unito e Belgio, ed autore o coautore di 80 pubblicazioni scientifiche. Scienziato di fama Vives, tra il 1996 e il 2010, è stato consulente ambientale senior, coinvolto negli aspetti commerciali e scientifici della radioecologia e della radioprotezione. Da lì è recentemente passato a lavorare come ricercatore senior presso il Belgian Nuclear Research Center come membro della Biosphere Impact Studies Unit. Secondo lo scienziato belga, anche considerando gli scenari peggiori, in cui tutta l’acqua venga rilasciata contemporaneamente prima di essere completamente trattata, i livelli di radiazione negli ambienti marini esposti sarebbero ancora “100 volte meno dannosi della radiazione di fondo”.

Shigeyoshi Otosaka, oceanografo e chimico marino dell’Università di Tokyo, che ha studiato i modelli di dispersione dei radionuclidi in seguito allo tsunami, afferma che la comunicazione dei dati scientifici dopo il rilascio dovrà essere fatta con attenzione per evitare interpretazioni mediatiche errate. In particolare, andrà controllato il potenziale impatto sull’industria della pesca giapponese per mantenere la fiducia del pubblico ed evitare il collasso irragionevole delle economie locali. Il monitoraggio del follow-up dovrà quindi essere rigoroso ed attento, per rassicurare i consumatori che i livelli di trizio nei frutti di mare e nel pescato non raggiunga livelli dannosi per la salute umana.

Il processo di smaltimento sarà comunque monitorato attentamente dalla Agenzia internazionale per l’energia atomica (AIEA) che sta già lavorando con il governo giapponese nella pianificazione, implementazione e monitoraggio del rilascio delle acque.

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Persone che indossano maschere e tute protettive gridano slogan accanto a “ipotetici” fusti di rifiuti nucleari della centrale nucleare di Fukushima Daiichi, durante una marcia di protesta contro le centrali nucleari a Tokyo il 9 marzo 2014 (AFP Photo / Toru Yamanaka) © AFP

Che aggiungere …. sebbene ci sia, nell’ipotesi di idonei pre-trattamenti delle acque, un’opinione scientifica diffusa che il rischio radioattivo sia veramente trascurabile, si concorda che debba essere mantenuto un attento monitoraggio delle aree costiere giapponesi e limitrofe per valutare eventuali effetti sugli ecosistemi.

In particolare, non va dimenticato che il pescato del Pacifico arriva sulle tavole di tutto il mondo (ad esempio il tonno) per cui si spera che ci siano adeguati controlli sia da pare dei pescatori che degli acquirenti per prevenire che risorse ittiche pescate nel Pacifico, in qualche modo contaminate, siano immesse sul mercato globale.

 

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1 commento

  1. Giulia D'Angelo giuliadangelo1942@gmail Giulia D'Angelo giuliadangelo1942@gmail
    14/05/2021    

    È molto pericoloso questo atteggiamento del Giappone. Usano il mare e gli oceani come grandi pattumiera. Ora basta. Gli oceani vanno salvaguardati soprattutto per la sopravvivenza dell’ homo sapiens. Se aiuteremo così si andrà all’ estinzione degli uomini tutti. Siamo degli incoscienti

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