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Scoperto nelle profondità della California una discarica di oltre 27.000 bidoni tossici

tempo di lettura: 4 minuti

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livello elementare

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ARGOMENTO: EMERGENZE AMBIENTALI
PERIODO: XXI SECOLO
AREA: OCEANO PACIFICO
parole chiave: DDT, Scripps

 

Ci sono notizie del mare che non ci fa piacere di raccontare, anche perché sono simboli del nostro fallimento come esseri umani. La nota rivista on line LiveScience ha pubblicato la notizia di un drammatico ritrovamento sul fondo del mare della California meridionale di migliaia di barili di sostanze tossiche e di rifiuti industriali. Le immagini del ritrovamento sono contenute nell’articolo ma non sono disponibili per motivi di copyright. Ci limiteremo quindi solo alla notizia. 

Non è la prima volta nelle acque della California
Nel 2011 e nel 2013 furono rilevate nei sedimenti oceanici, tra la costa di Los Angeles e l’isola Catalina, delle alte concentrazioni di DDT (diclorodifeniltricloroetano), un insetticida ampiamente utilizzato per il controllo dei parassiti durante gli anni ’40 e ’50. Per la sua pericolosità venne finalmente vietato nel 1972 ed i materiali chimici contenenti DDT furono seppelliti in terra ed in mare. Per quanto possa essere assurdo, tale pratica era legale, e sono stati ritrovati documenti che ne confermano l’avvenuto rilascio in mare in quegli anni. Una pratica nota a cui si tentò di rimediare un decennio fa quando l’Agenzia per la protezione ambientale degli Stati Uniti sperimentò il seppellimento dei depositi sui fondali di Palos Verdes, seminando sabbia pulita dalla superficie. Questo a seguito  della scoperta ed identificazione di 60 barili (contenenti DDT e altri rifiuti tossici) sui fondali e la relativa contaminazione dei sedimenti marini nell’area. Ricercatori del Scripps Institution of Oceanography dell’Università della California, hanno rivelato che le ultime ricerche hanno portato alla scoperta di un tratto di fondo oceanico letteralmente costellato di rifiuti industriali. Un numero che potrebbe essere approssimato ad almeno 27.000 barili.

Questa immagine ha l'attributo alt vuoto; il nome del file è OCEANOGRAFIA-SCRIPP-RV-SALLY-RIDE-161215-N-PO203-118_31300298470.jpg

La nave oceanografica ausiliaria R/V Sally Ride – Autore della foto U.S. Navy John F. Williams – Fonte Office of Naval Research di Arlington, Stati Uniti – Attribuzione Creative Commons 2.0 File:161215-N-PO203-118 (31300298470).jpg – Wikimedia Commons

Dal 10 al 24 marzo 2021, la nave di ricerca dello Scripps, R/V Sally Ride, ha mappato acusticamente con immagini ad alta risoluzione il fondo marino nel bacino di San Pedro, coprendo una superficie di 146 chilometri quadrati a circa 12 miglia dalla costa della California meridionale ed a nord dell’isola di Catalina. Due veicoli autonomi subacquei, REMUS 6000 e Bluefin, hanno poi esplorato i fondali fino alla profondità di 900 metri per individuare le posizioni esatte dei barili e la loro distribuzione. I bidoni, delle dimensioni di meno di tre piedi di altezza, erano in parte infangati ma gli scienziati non escludono si tratti solo della parte superiore di un cimitero molto più vasto. Dopo aver calibrato i sonar, sulla base degli echi acustici dei bidoni ritrovati nel 2011 e nel 2013, i ricercatori hanno potuto automatizzare il processo di identificazione dei contatti che sono stati poi geolocalizzati con alta precisione. In particolare, dall’analisi delle scansioni sonar ad alta frequenza degli AUV, hanno scoperto che oltre il 90% della discarica conteneva una quantità di detriti (stimati in 100.000), di cui un sottoinsieme è probabilmente composto da barili contenenti DDT ed altri tipi di rifiuti industriali.

Questo accumulo di discariche sul fondo marino non è avvenuto dall’oggi al domani
Un tempo il petrolio e il gas erano industrie fiorenti nella zona e gran parte dei rifiuti derivanti dall’estrazione e dalla sua lavorazione sono finiti nell’oceano. Lo scarico di rifiuti industriali nell’oceano iniziò effettivamente negli anni ’30 e continuò fino all’inizio degli anni ’70, ha detto Eric Terrill, chief scientist della spedizione e direttore del Marine Physical Laboratory dello Scripps. Negli ultimi anni, le aziende agricole scaricarono in mare i rifiuti della produzione agricola contenenti DDT. Una cosa tra l’altro nota in quanto, nel 1985, il Consiglio di Controllo della qualità dell’acqua di Los Angeles aveva denunciato in un rapporto preoccupante i “decenni di trascuratezza sistematica nella supervisione ufficiale dello smaltimento dei rifiuti tossici con il risultato di danni irreversibili a l’ambiente marino“,  una denuncia che fu poi pubblicata dal Los Angeles Times. Secondo le stime, per quasi quattro decenni, le aziende scaricarono una quantità di rifiuti compresa tra 386 a 772 tonnellate in mare solo nel bacino di San Pedro.  Ciò che non era noto era la posizione e l’estensione della discarica e se i contenitori che contenevano i rifiuti avessero delle perdite.

Nell’ottobre 2020, il Los Angeles Times rivelò che, dai registri di spedizione della Montrose Chemical Corporation of California, il più grande produttore di DDT negli Stati Uniti, risultava che migliaia di bidoni contenenti DDT venivano trasportati mensilmente e rilasciati nelle acque profonde vicino a Catalina, a volte forandoli per farli affondare più velocemente.

Questa immagine ha l'attributo alt vuoto; il nome del file è DDT_struttura.pngIl DDT è un insetticida così stabile che possono volerci generazioni per abbatterlo. Non si dissolve realmente in acqua ma si immagazzina facilmente nel grasso. Ad aggravare questi problemi c’è ciò che gli scienziati chiamano “bio-magnificazione” ovvero la tossina si accumula nei tessuti degli animali in concentrazioni sempre maggiori man mano che risale la catena alimentare. Basta considerare il fitoplancton (alghe microscopiche che sono la base di quasi tutte le catene alimentari dell’oceano). Quando vengono contaminate dal DDT diventano vettori di questo avvelenamento nella catena alimentare superiore attraverso il zooplancton, che a sua volta viene consumato da pesci e mammiferi marini. Nel 1969, ad esempio, fu sospeso il consumo di una specie ittica (jack mackerel) nella California meridionale perché i livelli di DDT erano saliti fino a 10 parti per milione, il doppio di ciò che la Food and Drug Administration degli Stati Uniti (US FDA) considerava il limite sicuro per il consumo. Inoltre, iniziarono ad apparire dei tumori su alcuni pesci, come l’ombrina bianca. (da Los Angeles Times)

Sebbene il team di ricerca non sappia ancora quanti dei 27.000 barili stimati sul fondo contengano effettivamente DDT, l’indagine è stata un importante punto di partenza per valutare l’impatto ambientale locale e la minaccia che potrebbe rappresentare per gli ecosistemi oceanici e la vita marina.

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in apertura di pagina: la grande poppa della R/V Sally Ride – Autore U.S. Navy photo John F. Williams/Released – Fonte Office of Naval Research, Arlington, United States – Creative Commons Attribution 2.0
File:161213-N-PO203-132 (30799857344).jpg – Wikimedia Commons

 

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