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Le attività della US Coral Reef Task Force per proteggere e conservare le barriere coralline

Reading Time: 5 minutes

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livello medio

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ARGOMENTO: EMERGENZE AMBIENTALI
PERIODO: XXI SECOLO
AREA: OCEANI
parole chiave: Barriere coralline, NOOA, US Coral Reef Task Force (USCRTF) 

 

Abbiamo spesso nominato la NOOA, National Ocean Service Administration degli Stati Uniti d’America che ha lo scopo di fornire dati, strumenti e servizi che supportano le economie costiere e il loro contributo all’economia nazionale. In realtà la sua opera va ben oltre ed interessa tutto il pianeta. Oggi parliamo del suo impegno di studio verso le barriere coralline, alcuni degli ecosistemi biologicamente più ricchi ed economicamente preziosi della Terra.

Come abbiamo più volte scritto, la protezione delle barriere coralline non va vista solo da un punto di vista naturalistico o turistico ma anche economico. Le barriere forniscono cibo, lavoro, reddito e protezione a miliardi di persone in tutto il mondo ma le barriere coralline e le magnifiche creature che vi vivono rischiano di scomparire se non verranno intraprese azioni decise e soprattutto condivise per proteggerle.

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Come abbiamo già affrontato in altri articoli, l’impatto sulle barriere coralline è legato all’inquinamento ed agli effetti derivati dai cambiamenti climatici globali ma anche da comportamenti sbagliati dell’Uomo che causano malattie, squilibri biologici e sfruttamenti sbilanciati delle risorse. Il rapido declino e la perdita di questi ecosistemi preziosi comportano inevitabili conseguenze sociali, economiche ed ambientali significative in tutto il mondo. Conscio della gravità della situazione, nel 1998, Bill Clinton, Presidente degli Stati Uniti, istituì la US Coral Reef Task Force (USCRTF) per proteggere e conservare le barriere coralline.

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L’USCRTF comprende dodici agenzie federali, sette Stati, territori, Commonwealth e tre Stati liberamente associati al fine di ottimizzare i rapporti di collaborazione vecchi e nuovi e strategie comuni per azioni sul campo al fine di preservare le barriere coralline. È inoltre responsabile della mappatura e del monitoraggio delle barriere coralline statunitensi dove si adopera per ricercare e combattere le cause del degrado delle barriere coralline, inclusi gli effetti legati ai diversi tipi di inquinamento o alla pesca eccessiva. In qualità di membro dell’USCRTF, il NOAA ha di fatto la responsabilità di conservare gli ecosistemi delle barriere coralline attraverso il suo programma di conservazione della barriera corallina (CRCP) che porta avanti collaborando con organizzazioni scientifiche, private, governative e non per raggiungere gli obiettivi prefissati.

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Non sono solo bei propositi. Il NOOA, utilizzando immagini satellitari ad alta risoluzione, ha realizzato mappe digitali dettagliate delle barriere coralline di Porto Rico, delle Isole Vergini americane, delle otto principali isole hawaiane e delle isole hawaiane nordoccidentali. La tecnologia satellitare viene utilizzata anche per rilevare le fioriture algali dannose che possono soffocare le barriere coralline e per monitorare le temperature elevate della superficie del mare, che possono causare lo sbiancamento dei coralli.

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Questa animazione mostra le variazioni delle temperature medie settimanali della superficie del mare nel corso di un anno. Il giallo e l’arancione rappresentano acque più calde e il verde, il blu e il viola rappresentano acque progressivamente più fredde. I processi ambientali su larga scala possono avere effetti a lungo raggio sulle barriere coralline, che sono particolarmente sensibili ai cambiamenti di temperatura. Studiare le tendenze su scala globale può aiutare gli scienziati a capire perché le barriere coralline in alcune aree stanno fiorendo ed altre soffrono. Fonte NOOA

Per oltre 20 anni, il Coral Reef Watch del NOAA ha utilizzato il rilevamento remoto, la modellazione e i dati raccolti in loco per studiare gli ecosistemi delle barriere coralline di tutto il mondo. Al momento il Coral Reef Watch è di fatto l’unico sistema globale di allerta precoce dei cambiamenti negli ambienti della barriera corallina, consentendo alla NOAA di prevedere eventi di sbiancamento dei coralli significativi come quelli del 2016. A tal fine NOOA utilizza il Coral Reef Early Warning System (CREWS), un sistema costituito da boe posate nei siti della barriera corallina che misurano costantemente temperatura dell’aria, velocità e la direzione del vento, pressione barometrica, temperatura del mare, salinità ed i livelli di marea. Tutti fattori che, come abbiamo letto in altri articoli, incidono sulla crescita e preservazione delle barriere coralline. Ogni ora, questi dati vengono trasmessi ai centri di monitoraggio al fine di valutare eventuali condizioni critiche che possano causare lo sbiancamento delle barriere coralline.

Oltre al lavoro di monitoraggio condotto da satelliti e boe, NOAA conduce progetti di ricerca, valutazione e ripristino delle barriere coralline nelle riserve marine, e tra i banchi corallini di acque profonde. Questo include anche la rimozione di tonnellate di detriti marini dalle isole hawaiane nordoccidentali per ripristinare le barriere coralline danneggiate a seguito degli Uragani e dei Tifoni.

Monitoraggio, ricerca e ripristino sono tutti elementi essenziali per salvaguardare le barriere coralline. Azioni che devono essere accompagnate dall’istituzione di aree marine protette (AMP) che, avendo una cornice legale, ne possono garantire una migliore conservazione con maggiori possibilità di sopravvivenza.

Non ultimi voglio citare alcuni tra i progetti più interessanti estratti dal U.S. Coral Reef Task Force Federal Member Coral Profiles ai quali si può aderire contattando la Task force:

Ricerca ecologica a lungo termine presso U.C. Berkeley’s Gump Research, che fornisce significativi opportunità per i ricercatori di studiare la popolazione dinamica delle barriere coralline e risposte qualitative di barriere coralline a diversi tipi di cambiamento ambientale.
Studi a lungo termine che migliorano le opportunità di ricerca, infrastrutture e strumentazione nella US Virgin Islands relative alla biodiversità dell’ecosistema, connettività e biocomplessità costiera ed oceanografia.
Studi interdisciplinari di serie temporali sulle strutture della barriera corallina e sulle barriere coralline della comunità nel Pacifico orientale in risposta a El Nino.
Ricerche sulle origini dell’elevata biodiversità marina indo-occidentale del Pacifico. Ad esempio, l’arcipelago indo-malese-filippino è un progetto che mira a creare nuove partnership in grado di trasformare questo epicentro di biodiversità marina in un hub della ricerca e dell’educazione marina.
Studi per determinare se le simbiosi coralline hanno la capacità e il contesto ecologico per adattarsi ai cambiamenti climatici, modificando le loro comunità endosimbiotiche attraverso la loro interazione con l’ambiente biologico della barriera corallina.
Sviluppo di metodi più rapidi ed efficienti per ottenere stime di base dei tassi di calcificazione nei coralli
Ricerche sulle popolazioni di coralli che vivono nella parte orientale dell’Oceano Pacifico che sono particolarmente vulnerabili al cambiamento climatico.
Studi sulla malattia delle spugne negli ecosistemi delle barriere coralline.
Ricerche sulle specie aliene invasive nei Caraibi e nell’Oceano Atlantico tropicale, in particolare sul pesce leone del Pacifico.

Per chi volesse approfondire, potete visitare la pagina della United States Coral Reef Task Force (USCRTF) e contattarli per eventuali collaborazioni.

 

 

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