Aumento dei livelli di radiazioni nei cieli della Scandinavia: un nuovo incidente nucleare?

Redazione OCEAN4FUTURE

19 Settembre 2020
tempo di lettura: 5 minuti

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livello elementare
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ARGOMENTO: EMERGENZE AMBIENTALI
PERIODO: XXI SECOLO
AREA: NORD EUROPA – SCANDINAVIA – RUSSIA
parole chiave: radioisotopi, radiazioni, fughe radioattive, centrali nucleari

 

Secondo un’agenzia olandese, che ha analizzato i dati provenienti dai centri di monitoraggio della radioattività ambientale e atmosferica del Nord Europa, nel giugno 2020, i livelli di radionuclidi nei cieli della Scandinavia sono aumentati sensibilmente. Secondo Associated Press (AP), il picco radioattivo potrebbe essere stato dovuto ad un danno ad un elemento di combustibile nucleare di una non ben identificata centrale nucleare nel territorio della Federazione russa. La notizia è stata negata da parte russa e l’agenzia russa Rosenergoatom ha smentito la possibilità che ci siano stati problemi negli impianti di Kola e Leningrado, le due centrali nucleari russe operanti nella regione. Nonostante questo diniego, diverse agenzie di sorveglianza scandinava hanno misurato un aumento sensibile dei livelli di isotopi radioattivi nell’aria. Si saprà mai la verità?

Da cosa potrebbe dipendere?
Innazitutto vediamo di cosa stiamo parlando. I radionuclidi misurati in atmosfera possono essere generati dalla radiazione naturale presente in natura che può essere causata sia da sorgenti terrestri che extraterrestri. Ad esempio i raggi cosmici che, interagendo con le rocce e l’acqua del mare, danno origine a radionuclidi.

In parole semplici, i radionuclidi sono atomi i cui nuclei sono instabili; l’energia in eccesso all’interno del loro nucleo viene rilasciata attraverso un processo chiamato decadimento radioattivo. Oltre ai fattori naturali, questo fenomeno può avvenire in maniera artificiale, ad esempio quando vengono prodotti nelle esplosioni nucleari, nelle collisioni generate tra particelle negli acceleratori e nei processi di fissione all’interno di reattori nucleari. Storicamente si sono diffusi nell’ambiente anche a seguito di esplosioni nucleari quali le bombe di Hiroshima e Nagasaki, ma anche in esperimenti come quelli nel deserto del Nevada e nell’atollo di Bikini. Non vanno dimenticati poi i tristemente famosi incidenti ai reattori nucleari di Černobyl’ e Fukushima. La loro emivita, ovvero il periodo in cui la loro carica radioattiva si dimezza (tempo di decadimento), va da pochi giorni a migliaia di anni (come nel caso del carbonio 14 usato per la datazione dei reperti). L’emivita dei radioisotopi è un’unità di misura diffusa nella pratica sperimentale in quanto è molto semplice misurare un dimezzamento dell’attività radiativa e confrontarla col tempo ipotizzato.

modelizzazione della nube di Chernobyl

Una serie di misurazioni anomale
Lassina Zerbo, segretario esecutivo dell’Organizzazione del trattato per la messa al bando dei test nucleari, ha rivelato che le concentrazioni dei radionuclidi cesio-134, cesio-137 e rutenio-103 sono aumentate in alcune parti della Finlandia, della Scandinavia meridionale e dell’Artico. Zerbo ha delineato un’area russa, contrassegnata in arancione su una mappa, da cui potrebbe aver avuto origine la radiazione.

Il portavoce del Cremlino Dmitry Peskov, in risposta alla notizia diffusa dai media, ha affermato che non esiste nessun allarme in merito alle particelle nucleari rilevate sul Mar Baltico.” Abbiamo un sistema di monitoraggio della sicurezza dei livelli di radiazioni assolutamente avanzato e non ci sono allarmi di emergenza”, ha ribadito Peskov ai giornalisti. Secondo fonti ufficiali russe, le due centrali elettriche nord-occidentali del paese – una vicino alla città di San Pietroburgo e l’altra vicino a Murmansk, nel nord – funzionano normalmente e non sono stati segnalati incidenti relativi al rilascio di radionuclidi al di fuori delle strutture di contenimento.

Di fatto i sensori svedesi hanno rilevato livelli di isotopi più alti del solito, sebbene comunque con livelli innocui per la salute, che potrebbero essere stati prodotti da una fissione nucleare, probabilmente da qualche parte “sul o vicino al Mar Baltico”. I funzionari dei paesi nordici della rete di controllo, riferisce sempre Associated Press, ritengono che l’aumento della radioattività nel Nord Europa possa indicare un “elemento combustibile” che si sia danneggiato in una centrale nucleare russa.

22/23 giugno 2020, stazione SEP63 RN #IMS Svezia ha rilevato 3 isotopi Cs-134, Cs-137 e Ru-103 associati con fissione nucleare con livelli più alti del normale (anche se non dannosi per la salute umana). La possibile regione di origine nelle 72 ore precedenti il ​​rilevamento è mostrata in arancione sulla mappa – allegata a Twitt di Lassina Zerbo del 26 giugno 2020

L’Istituto nazionale per la salute pubblica e l’ambiente dei Paesi Bassi ha affermato di aver esaminato gli ultimi dati dei paesi nordici e ha riferito che “questi calcoli mostrano che i radionuclidi (isotopi radioattivi) provengono dalla direzione occidentale Russia …

Quale è il loro impatto sulla salute? E’ necessario mantenere in funzione reti di monitoraggio ambientale sui livelli di radioattività?
Sebbene il loro livello sia considerato in genere non pericoloso per gli esseri umani, sono sempre dei sottoprodotti di una fissione nucleare. La presenza incontrollata nell’ambiente di questi isotopi radioattivi può essere assorbita dagli organismi viventi, rappresentando un rischio più o meno grave dipendentemente dal tipo di radiazioni e dalla dose attribuita ai vari tessuti, in quanto le radiazioni possono alterare o danneggiare la struttura delle molecole biologiche più importanti. A seguito dell’incidente nucleare di Chernobyl, furono istituite reti globali di stazioni di monitoraggio per la sorveglianza della radioattività atmosferica che consentono oggi di monitorare la presenza di livelli anomali di questi isotopi radioattivi.

Allarmi di fughe radioattive dalla Russia non sono rari. Negli ultimi anni, un’altra nube misteriosa radioattiva proveniente dal territorio russo si diffuse sull’Europa e, più recentemente, nel 2017, un pennacchio contenente 1.000 volte i livelli normali di rutenio 106 fu rilevato in Europa. Valori anomali di radioattività furono riscontrati in alcune specie di funghi commestibili anche sulle Alpi italiane dove ne fu vietata la raccolta e vendita per un certo periodo. 

La Russia ha negato qualsiasi coinvolgimento, sebbene uno dei più grandi impianti nucleari del mondo, l’Associazione di produzione Mayak della Federal State Unitary Enterprise (FSUE) a Ozersk, in Russia. fosse indiziato di aver rilasciato accidentalmente in atmosfera i radionuclidi. Uno studio del 2019, pubblicato da Nature communications,  stimò un rilascio di 250 TBq dell’isotopo 106Ru e affermò che la modellazione atmosferica indicò che la nuvola aveva avuto origine negli Urali meridionali della Federazione Russa.

In sintesi, sebbene questo rilascio sia minimale, è importante mantenere in vita questi centri di monitoraggio in quanto un incidente nucleare può diventare un serio pericolo per l’umanità ed avere conseguenze a lungo termine per l’ambiente.

 

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