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Titolo : Impariamo a ridurre le plastiche in mare

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L’emissione di una nube radioattiva proveniente dall’Est è stata rivelata da valori anomali in alcune specie di funghi commestibili

Reading Time: 6 minutes

 livello elementare
.

ARGOMENTO: EMERGENZE AMBIENTALI
PERIODO: XXI SECOLO
AREA: NORD EUROPA – SCANDINAVIA – RUSSIA
parole chiave: radioisotopi, radiazioni, fughe radioattive, centrali nucleari

 

fungusradiation

Alti valori di radioattività nell’Europa orientale indicano che un incidente nucleare è avvenuto nell’ultima settimana di settembre. Il Ministero dell’Ambiente austriaco ha rilevato, martedì 3 ottobre 2017, piccole quantità di rutenio non  preoccupanti per l’ambiente e la salute. Questa segnalazione fu confermata dall’Autorità norvegese per la sicurezza nucleare (NRPA). L’Ufficio federale svizzero della sanità pubblica (FOPH) ha quindi dato i primi risultati delle misurazioni che indicavano bassi livelli di radioattività nell’aria, con tracce di rutenio-106 in aerosol prelevati nel Ticino, tra il 25 settembre e il 2 ottobre 2017. La concentrazione di rutenio 106 era di circa 40 micro-Bq / m3, che è 17 000 volte inferiore al limite delle emissioni di aria fissate per questo radionuclide nell’ordinanza di protezione dalle radiazioni. Secondo l’IRSN, un istituto di sicurezza nucleare francese, l’emissione di questa nube radioattiva è probabilmente scaturita in un impianto nucleare in Russia o in Kazakistan, probabilmente  nell’ultima settimana di settembre. Nel nostro paese le stazioni dell’Arpa e dell’Ispra (Istituto superiore per la protezione e la ricerca ambientale) hanno rilevato che i valori di rutenio-106 non destavano allarme. Le tracce erano state rilevate dai sensori la sua rete di monitoraggio della radioattività Resorad in Friuli, Lombardia, Emilia, Piemonte ed in Toscana. Per fare un raffronto, nel 1986, la nube radioattiva di Chernobyl provocò un innalzamento dei livelli di decine di migliaia di becquerel al metro quadro.


radiazioni

Gli scienziati escludono un incidente ad un reattore nucleare in quanto ciò avrebbe portato alla contaminazione della nube con altri radionuclidi; ritengono invece che possa esserci stata una perdita in un sito di trattamento del combustibile nucleare o un centro di medicina nucleare. Ha anche escluso che derivi dal rientro di un satellite alimentato al rutenio, dato che nessun satellite contenente rutenio è caduto sulla terra durante questo periodo. Le misurazioni da parte delle stazioni europee hanno mostrato all’inizio di ottobre dei livelli anomali di rutenio 106 nell’atmosfera  con una costante diminuzione delle dosi dal 6 ottobre in poi. Sulla base dei modelli di circolazione delle masse d’aria atmosferiche, la zona più plausibile dell’incidente si troverebbe a sud delle montagne Ural, tra gli Urali e il fiume Volga.

Per fortuna non sembra esserci alcun pericolo sulla salute umana o sull’ambiente in Europa, ha dichiarato l’IRSN. “Le autorità russe hanno dichiarato di non essere a conoscenza di un incidente sul loro territorio“, ha detto il direttore dell’IRSN Jean-Marc Peres alla Reuters”. Inoltre ha aggiunto che l’istituto non aveva ancora potuto raggiungere le autorità del Kazakistan o dell’ambasciata kazaka a Mosca. Il mistero sulla sua origine permane.

ruIl rutenio, sebbene fosse stato scoperto nel 1808 per la prima volta dal chimico polacco Jedrzej Sniadecki, fu isolato da Karl Ernst Claus nel 1844.  Claus dimostrò che l’ossido di rutenio conteneva un nuovo elemento ed ottenne sei grammi di rutenio metallico dal platino grezzo.  In natura si trova nei minerali del platino, in lega con esso. E’ un metallo duro e di colore argenteo biancastro, con una superficie lucida. Il suo punto di fusione è di circa 2.300 a 2.450 ° C (da 4.200 a 4.400 ° F). Il rutenio è impiegato nelle leghe metalliche e come catalizzatore per i processi industriali. La fuga radioattiva misurata all’inizio di ottobre 2017 è riferita al  rutenio 106, un suo isotopo radioattivo con un diverso numero di neutroni nel suo nucleo, usato per la radioterapia nel trattamento dei tumori agli occhi. A causa della sua breve emivita (di circa un anno) il rutenio 106 viene infatti utilizzato comunemente nella medicina nucleare. Altri impieghi si hanno nei generatori termoelettrici a radioisotopi che vengono utilizzati per alimentare i satelliti. Nel caso specifico nessun rientro anomalo di satelliti in quella zona è stato registrato.

Peres ha affermato che nelle ultime settimane l’IRSN e diversi altri istituti di sicurezza nucleare in Europa hanno misurato livelli elevati di rutenio 106, un nuclide radioattivo che è il prodotto degli atomi di separazione che si generano in un reattore nucleare. La quantità di rilascio di rutenio 106 all’origine è stata  stimata tra i 100 e 300 teraBecquerel.

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Ma non è la prima volta
Quest’anno, non è la prima volta che sostanze radioattive vengono rilevate nell’aria di tutta Europa. Le stazioni di qualità dell’aria in tutto il continente hanno infatti segnalato tracce di iodio radioattivo 131 anche nel mese di gennaio 2017. L’isotopo iodio-131 può causare danni perché ha una emivita molto breve, di soli otto giorni, rendendolo quindi molto pericoloso. Il modello di movimento delle particelle radioattive suggerisce che anch’esse possono essere state originate in Europa orientale. I pericoli vanno agli alimenti che fanno da vettore verso il nostro organismo nella catena alimentare. Gli scienziati francesi ritengono che la probabilità di importazione in Francia di prodotti alimentari, in particolare funghi, contaminati dal rutenio 106, raccolti in prossimità del sito dell’incidente e poi commercializzati sia estremamente bassa.

Ci sono pericoli in Italia?
Sin dal 1986, anno del terribile  incidente della centrale di Chernobyl, è stato predisposto un monitoraggio nazionale della radioattività ambientale. Tra i diversi alimenti che vengono periodicamente analizzati vi sono proprio i funghi che hanno forti caratteristiche ipercaptanti per le sostanze radioattive. Ancor oggi, alcune specie, tra cui i boleti (della famiglia dei porcini) presentano ancor oggi livelli significativi di radioattività di Cesio 137.

roziota

Rozites caperatus

La scoperta, fatta nell’ambito delle ricerche iniziate dopo il gravissimo incidente di Cernobyl, ha evidenziato la capacità di alcuni funghi  di assorbire il Cesio 137, fattore che causerebbe un possibile rischio per l’alimentazione umana. Tra di essi si ritrova uno dei funghi più diffusi  in Italia, il ‘porcino rosso’ che conterrebbe un pigmento che assorbe il Cesio 137 bonificando i terreni circostanti. Tra i funghi potenzialmente più “pericolosi”, il Rozites caperatus, meglio conosciuto come Foliota grinzosa, e lo Xerocomus badius, comunemente chiamato “castagnino”, due funghi commestibili che hanno presentato in certe zone del nostro Paese una radioattività elevata. Esse sono di per sé specie ipercaptanti di sostanze radioattive che suscitano molto interesse da parte della comunità scientifica anche riguardo la loro possibilità di togliere dall’ambiente la radioattività e quindi bonificare aree inquinanti.

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Xerocomus badius, comunemente chiamato “castagnino” o porcino baio 

In particolare, alcuni scienziati dell’università  Louis Pasteur di Strasburgo, guidati dalla ricercatrice Anne-Marie Albrecht-Gary, hanno recentemente identificato una molecola, il Normadione A, che sembra essere direttamente coinvolta nel processo di fissazione del Cesio 137. Si tratta della stessa molecola che produce la colorazione tipica al cappello del porcino; essa sarebbe quindi responsabile dell’assimilazione del Cesio 137 che “preleva” non solo nel terreno ma anche dall’atmosfera. Una buona notizia per l’ambiente ma pessima per gli amanti dei porcini.

Sebbene ci sia necessità di effettuare ancora molti studi a riguardo, la buona notizia potrebbe essere che il Cesio 137 ha un tempo di dimezzamento di circa 30 anni; questo significa che i funghi assimilano ormai una quantità di sostanza radioattiva relativamente bassa. Il fatto che alcuni funghi abbiano ancora livelli alti fa pensare che l’azione purificatrice da parte dei funghi, per fortuna non commestibili,  sia ancora da studiare. Stime cautelative fatte in diversi studi scientifici hanno portato a valutare che il consumo di questi funghi non faccia superare il valore di dose di 10 µSv che rappresenta la soglia per la non rilevanza radiologica, stabilita dal Decreto del Lavoro 230/95. Un pericolo non ancora ben definito o sottovalutato?

 fonte della notizia la Reuters ed il Phoebe Weston For Mailonline

 

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