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Emergenze sanitarie: caso coronavirus in Cina, cosa bisogna sapere

Reading Time: 7 minutes


livello elementare
.
ARGOMENTO: MEDICINA E SALUTE
PERIODO: XXI SECOLO
AREA: NA
parole chiave: controllo delle epidemie

 

si corre per costruire un nuovo ospedale … una nuova crisi nello Wuhan

Il clima della Terra è cambiato nel corso delle ere geologiche. Proprio negli ultimi 650.000 anni ci sono stati sette cicli di ere glaciali, con la fine improvvisa dell’ultima circa 11.700 anni fa, periodo che di fatto ha segnato l’inizio della attuale era climatica e della civiltà umana. La maggior parte di questi cambiamenti climatici sono attribuiti a piccolissime variazioni nell’orbita terrestre che cambiano la quantità di energia solare che il nostro pianeta riceve. A questi fattori si sommano però fattori geologici e antropici. Tra i tanti disagi che stiamo subendo, l’aumento delle temperature e della piovosità in alcune aree, sono un segnale allarmante di un possibile aumento della diffusione della zanzara e delle malattie ad essa connesse. Numerose specie, come aedes aegypti tendono a diffondersi nelle aree urbane, dove trovano nutrimento e pochissimi nemici naturali. L’alta densità di zanzare e l’alta densità di abitanti risulta essere una miscela esplosiva per il contagio. Ma gli insetti non sono l’unico problema che preoccupa gli esperti.

Numerosi studi hanno accertato che il riscaldamento climatico e le discendenti mutate condizioni dei pascoli e dei campi di coltivazione, a lungo termine tendono a favorire la migrazione delle popolazioni e l’espansione geografica di diverse malattie infettive (tra cui varicella, colera, morbillo, epatiti, tifo e pestilenze varie) e che gli eventi meteorologici estremi possono contribuire a creare opportunità per sviluppare epidemie in luoghi e periodi non tradizionali.

Una nuova emergenza in Asia
Oggi parliamo di un’emergenza attualissima: un nuovo  ceppo di coronavirus, simile alla SARS (sindrome respiratoria acuta severa) e al MERS (sindrome respiratoria mediorientale) è apparso in Cina. Da qualche anno sono scoppiati diversi focolai in Asia di queste gravi malattie respiratorie molto contagiose, e in alcuni casi fatali, comparsa per la prima volta in Cina nel novembre del 2002 (SARS) e poi nel 2012 nei paesi del Golfo (MERS) con una maggiore mortalità (attorno al 30%, mentre per la SARS è del 10%). La facilità dei collegamenti tra le diverse parti del mondo aveva consentito la diffusione della malattia nel giro di pochi mesi, favorita dai movimenti di turisti e viaggiatori contagiati durante la loro sosta in quelle aree. Un problema con cui dovremo confrontarci negli anni a venire.

La recrudescenza di queste sindromi con un nuovo ceppo è all’attenzione mediatica in questi giorni, dimostrando la sempre maggiore facilità con cui queste infezioni possono diffondersi in un mondo globalizzato se non adeguatamente confinate. I veicoli veloci, come gli aerei, sono mezzi che possono causare una più rapida diffusione della malattia. Le navi, a causa delle distanze e dei tempi di trasferimento sono considerati dei vettori più lenti per certe patologie e, grazie allo stato confinato dei passeggeri, permettono nel caso una migliore controllo della stessa.

Mappa di distribuzione globale del coronavirus della sindrome respiratoria mediorientale (MERS-CoV). Individui in 26 paesi sono stati infettati da MERS-CoV. L’infografica è stata generata sulla base degli aggiornamenti MERS-CoV rilasciati il 7 luglio 2015 dall’Organizzazione mondiale della sanità. 

Questo vale naturalmente per malattie con periodi di incubazioni brevi mentre per altre malattie si deve ricorrere a procedure di quarantena come, ad esempio, per la peste ancora endemica nell’Africa Centrale, in Madagascar e in Perù. Questo dimostra che la contaminazione di turisti e viaggiatori non è esclusa. Per fortuna le Agenzie di controllo delle malattie mondiali funzionano bene, garantendo una rapida informazione e collegamento fra gli Enti sanitari regionali e nazionali.

Cosa sapere sulla nuova epidemia
Come abbiamo appreso dai media, a cavallo tra dicembre 2019 e gennaio 2020, un nuovo ceppo virale di coronavirus ha fatto la sua comparsa in Cina, con presunti centinaia casi di polmonite e diversi decessi. Il numero è difficilmente valutabile perché in città con milioni di abitanti nuovi casi potrebbero essere scoperti solo dopo l’esito fatale, a distanza nel tempo. 


Iniziamo a parlare della sindrome respiratoria acuta grave (SARS), la prima malattia respiratoria virale causata da un coronavirus (SARS-CoV). Considerata la prima epidemia emergente del 21° secolo, la SARS emerse in Asia nel febbraio 2003 e si diffuse in oltre due dozzine di paesi in Nord America, Sud America, Europa e Asia prima di essere contenuta. Alla fine dell’epidemia, nel giugno 2003, SARS-CoV aveva infettato 8422 persone e ucciso 916. Nella regione del Mediterraneo orientale, fu segnalato solo un caso, proveniente dal Bahrein. Un nuovo coronavirus, forse più aggressivo, il MERS CoV apparve in Arabia Saudita e nell’area Mediorientale con caratteristiche di mortalità più elevate. 

casi confermati e sospetti nelle province cinesi nel 2003

L’ultima infezione deriva da un nuovo coronavirus, isolato nel gennaio del 2020 nella città di Wuhan, e ribattezzato con il codice 2019-n-CoV. Sembrerebbe che il virus sia stato individuato per la prima volta su individui che avevano frequentato il locale mercato ittico. Il virus appare paragonato alla SARS ma con un tasso di mortalità inferiore. 

I coronavirus sono una famiglia di virus che causano frequenti infezioni delle vie aeree superiori, con un’intensità da lieve a moderata negli esseri umani, e sono connessi a patologie respiratorie, gastrointestinali, epatiche e neurologiche negli animali come gatti, cammelli, rettili e uccelli. Essi sono zoonotici, termine che indica che possono trasmettersi tra umani e animali. In parole semplici i ceppi di coronavirus sono una mutazione di questi virus che inizialmente non erano mai stati particolarmente pericolosi negli esseri umani, ma era noto che causavano gravi patologie negli animali. Per questo motivo i ricercatori ritengono che il nuovo ceppo di coronavirus si sia evoluto da uno o più ceppi di virus animali (soprattutto pipistrelli) e abbia poi assunto caratteristiche completamente nuove.

Come si diffonde
La sindrome si diffonde attraverso uno stretto contatto da persona a persona, più prontamente dalle goccioline respiratorie. I sintomi della malattia comprendono febbre alta, mal di testa, una sensazione generale di disagio e dolori muscolari, a volte diarrea, tosse secca (dopo 2-7 giorni) e polmonite.

I casi gravi spesso evolvono rapidamente in difficoltà respiratoria e richiedono cure intensive. Chiariamoci, con contatti stretti si intendono baci, abbracci, rapporti sessuali, condivisione di stoviglie, piatti e bicchieri, conversazioni ravvicinate (ovvero a meno di un metro di distanza) come quelle che possono avvenire sui mezzi pubblici, in ambienti affollati al chiuso (palestre, saune), ma anche negli ambulatori medici (che dovrebbero essere frequentati solo se necessario).

Sebbene siano in corso studi per trovare un vaccino, al momento non esiste un trattamento specifico per le sindromi per cui il contenimento dell’epidemia si concentra sulla prevenzione, compresa una attività di sorveglianza e diagnosi precoce, un’igiene adeguata ed evitare il contatto diretto con i fluidi corporei infetti.

Come identificare eventuali portatori del virus?
Senza creare allarmismi e cacce a fantomatici untori, bisogna concentrarsi sulla prevenzione controllando tutti coloro che abbiano avuto contatti con pazienti infetti o che provengano dalla Cina nei 14 giorni precedenti la comparsa dei sintomi (febbre e disturbi delle basse vie aeree ovvero tosse e difficoltà respiratorie).

Qualora si sia avuto un contatto certo con un paziente portatore, i medici devono considerare la presenza anche di solo uno dei due disturbi citati, questo perché la febbre potrebbe non manifestarsi in alcuni pazienti. L’European Centre for Disease Prevention and Control (ECDP) adotta criteri simili, specificando la febbre uguale o superiore ai 38° e la possibile presenza di mal di gola. Il periodo medio d’incubazione (tempo dal contagio alla comparsa dei primi sintomi) è stimato tra i 5-7 giorni dopo di che possono passare mediamente altri 4-5 prima del riconoscimento e successiva ospedalizzazione.

Come ridurre il rischio
Secondo i Centri di controllo per la prevenzione delle epidemie, esistono norme che dovrebbero essere applicate al fine di predisporre delle procedure di contenimento di eventuali epidemie. Sono di fatto dei consigli semplici ma assolutamente efficaci che possono contenere la diffusione dei patogeni:
–  contenere o interdire gli arrivi di persone dalle aree contaminate anche se provenienti da destinazioni di transito;

–  evitare il contatto con persone malate;

– evitare il contatto con  animali (vivi o morti), i mercati degli animali e i prodotti che provengono da animali (come carne cruda);

– lavarsi spesso le mani con acqua e sapone per almeno 20 secondi. Utilizzare un disinfettante per le mani a base di alcol se il sapone e l’acqua non sono disponibili;

– in zone ad alto rischio o secondo una valutazione personale impiegare, nei luoghi affollati o chiusi, mascherine di protezione delle vie aeree; 

– anziani o viaggiatori con problemi di salute hanno un rischio maggiore di essere contagiati e si consiglia di evitare di intraprendere viaggi nella regione asiatica.

Quali sono i consigli che devono essere forniti ai viaggiatori?
I viaggiatori, sia passeggeri che membri dell’equipaggio, dovrebbero essere sempre informati prima della partenza di eventuali epidemie in corso, degli eventuali sintomi della malattia, e delle misure preventive da applicare. Nel caso di viaggi in nave o in aereo, le informazioni dovrebbero essere fornite dalla compagnia di navigazione ai passeggeri e a tutti i membri dell’equipaggio delle navi. Se necessario, ridurre o bloccare il traffico aereo da aree con presenza di epidemie.

E’ comunque sempre buona norma per i viaggiatori verificare personalmente i Paesi e le aree in cui si verificano le epidemie sui siti dell’OMS e dei Centri per il controllo e la prevenzione delle malattie (CDC). 

 

Alcune delle foto presenti in questo blog possono essere state prese dal web, citandone ove possibile gli autori e/o le fonti. Se qualcuno desiderasse specificarne l’autore o rimuoverle, può scrivere a infoocean4future@gmail.com e provvederemo immediatamente alla correzione dell’articolo

 

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