Torniamo sulla pesca eccessiva … un disastro annunciato in cui anche i Paesi europei fanno la loro parte

Redazione OCEAN4FUTURE

18 Agosto 2019
tempo di lettura: 5 minuti

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livello elementare
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ARGOMENTO: SVILUPPO SOSTENIBILE
PERIODO: XXI SECOLO
AREA: OCEANI
parole chiave: overfishing, pesca eccessiva

 

Non tutti realizzano che se l’Oceano fosse un’entità economica a se stante sarebbe la settima economia più grande del mondo. Non c’è settore commerciale che non sfrutta le vie d’acqua, vere e proprie autostrade del mare, per trasportare i beni necessari per la nostra sopravvivenza.

Appare anacronistico che ancora oggi l’Umanità non si renda conto quanto sia necessario proteggerlo come risorsa essenziale per la nostra sopravvivenza, invece di sfruttarlo in maniera cieca, mettendo a repentaglio il nostro futuro.

Sir David Attenborough

Tutti conoscete il giornalista naturalista David Attenborough, produttore di centinaia di documentari, prodotti e distribuiti dalla BBC (ad esempio a Super Quark) per far conoscere e salvaguardare la natura e le forme viventi del pianeta. Attenborough da anni lancia grida di allarme sullo stato di degrado del Pianeta ed in particolare sugli oceani che stanno affrontando la più grande minaccia nella loro storia a causa della pesca eccessiva industriale che mette a rischio l’intero ecosistema del pianeta. In una recente intervista ha affermato che siamo diventati così numerosi, così potenti, così onnipresenti, con meccanismi per la distruzione così grossolani e spaventosi, che possiamo effettivamente sterminare interi ecosistemi senza nemmeno accorgercene. Eppure la divulgazione mediatica mostra i danni che stiamo facendo e gran parte dell’Umanità è conscia della sofferenza del Pianeta. Il problema non può che non essere politico.  Non c’è settore come la pesca che viene influenzato da scelte economiche egoistiche che non tengono conto del futuro delle risorse marine.
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La pesca è una fonte fondamentale di proteine per le persone di tutto il mondo ma, secondo Friends of Ocean Action, quasi il 90% degli stock ittici mondiali è ora sfruttato eccessivamente o impoverito. L’impatto della pesca eccessiva colpisce tutti i settori e causa un degrado inaccettabile di tutti gli ecosistemi. Le risorse ittiche non arrivano a maturità per cui le specie diminuiscono di quantità e qualità. Non arrivando infatti allo stato adulto il pescato è di minori dimensioni, e diminuisce la sua riproduzione, con ovvie conseguenze. Quando le specie sono rimosse eccessivamente in alcune zone gli squilibri ecologici che ne derivano sono imprevedibili. Scomparendo i predatori specie che venivano controllate naturalmente si moltiplicano distruggendo habitat un tempo floridi e in equilibrio.

All’aspetto ecologico va aggiunto uno non meno importante ovvero quello economico. Un esempio pratico è l’overfishing praticato nei mari orientali che ha portato al collasso le piccole economie locali che davano da mangiare alle popolazioni costiere. Risultato: in molte di queste aree è aumentata l’instabilità locale, con lo sviluppo di fenomeni criminali come il contrabbando, il traffico di essere umani (favorito dalla necessità economica di migrare) e la pirateria. La Somalia ne è un buon esempio.

Pesca del tonno, nel porto di Bossaso, nel Puntland, in Somalia. Nei 23 anni trascorsi da quando la Somalia ha difeso la guerra civile, le acque del paese sono state sfruttate dalla pesca illegale e sono state cancellate le piccole attività economiche che un tempo fornivano lavoro alle popolazioni costiere. Per provvedere alle loro famiglie, molti sono finiti nelle mani delle organizzazioni criminali e praticano la pirateria. ADESO / Karel Prinsloo.

Con l’impoverimento delle risorse ittiche molte aziende chiudono e si perdono posti di lavoro dipendenti dall’industria ittica. Il problema è che spesso non ci sono alternative. I pescatori di frodo o che praticano la pesca estensiva (overfishing) sono difficili da tracciare. Il pescato arriva sui tavoli di tutto il mondo, a volte inscatolato sotto altro nome. Pensate che nelle scatole di tonno ci sia sempre tonno? A parte il controllo di qualità, grandi pesci vengono utilizzati al posto di quelli in etichetta: squali ma anche mammiferi come i delfini venduti come tonni sui mercati asiatici (ma forse anche nei Paesi occidentali). Nel migliore dei casi, il pescato non utilizzabile viene macinato per fare farine animali, ma spesso viene buttato in mare.

In collaborazione con il Center for Ocean Solutions della Stanford University, Friends of Ocean Action sta impegnandosi su tre fronti:
–    ottenere dati migliori per aiutare a rilevare ed eliminare la pesca illegale;

– aumentare la tracciabilità e la trasparenza attraverso le catene di approvvigionamento;

–   incoraggiare la cooperazione internazionale per impedire a queste navi di commerciare il pescato catturato illegalmente.

I Media hanno il potere di mostrare quello che vogliono. E’ quindi facile mostrare immagini di pescherecci d’altura che pescano in maniera indiscriminata nei mari asiatici. Ben vengano queste informazioni ma queste attività avvengono anche in Europa. Secondo un rapporto della Economics Foundation la Svezia è il peggiore colpevole di pesca eccessiva nell’Atlantico nord-orientale. Nell’immagine sottostante potete valutare quali e in che misura gli altri Paesi europei superavano il totale ammissibile di catture (TAC) per gli stock ittici commerciali. Nel 2019, la Svezia ha superato il TAC di oltre il 50%. Il Regno Unito e l’Irlanda erano secondi e terzi. Ci si domanda allora quale sia l’azione effettiva delle Guardie Costiere di quei Paesi.

Oggigiorno, i Centri di coordinamento marittimo hanno a disposizione sistemi modernissimi per potere effettuare un continuo monitoraggio delle aree di pesca. Eppure lo sfruttamento eccessivo continua indisturbato. Nell’ambito del progetto National Geographic Pristine Seas sono stati utilizzati i dati satellitari per tracciare queste navi da pesca industriali dallo spazio. I dati raccolti sono sconvolgenti. Oltre il 55% della superficie oceanica è sfruttata per la pesca industriale, oltre quattro volte la superficie terrestre coperta dall’agricoltura. Credo che ce ne sia abbastanza per lanciare una moratoria internazionale per regolamentare la pesca prima che le risorse scompaiano definitivamente. Il 9 maggio 2019, l’Assemblea Generale dell’ONU ha adottato la risoluzione 73/292 sulla Conferenza delle Nazioni Unite per sostenere l’attuazione dell’obiettivo 14 dello sviluppo sostenibile: “conservare e utilizzare in modo sostenibile gli oceani, i mari e le risorse marine per lo sviluppo sostenibile“, convocando la prossima Conferenza a Lisbona, dal 2 al 6 giugno 2020.

Il tema generale della conferenza sarà “Accrescere l’azione oceanica basata su scienza e innovazione per l’attuazione dell’obiettivo 14: bilancio, partenariati e soluzioni“. I preparativi sono attualmente in corso per la Conferenza. Bisogna sostenere questi sforzi che potranno portare a qualcosa solo se ci sarà un sostegno politico adeguato da parte dei Governi dei Paesi.

 

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