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Il relitto di Cascais e la struttura delle antiche caracche svelata a 3D

Reading Time: 6 minutes

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livello medio

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ARGOMENTO: ARCHEOLOGIA DELLE ACQUE
PERIODO: XV – XVI SECOLO
AREA: OCEANO ATLANTICO – PORTOGALLO
parole chiave: relitto, Cascais, nau

Gli archeologi hanno ritrovato  nelle acque di Cascais, Portogallo, i resti di un naufragio avvenuto circa 400 anni orsono.

I sommozzatori durante le operazioni di ricerca su un relitto a Cascais, foto pubblicata il 24 settembre 2018. Augusto Salgado/Cascais City Hall/Handout via Reuters 

Il suo ritrovamento fortuito è avvenuto durante le operazioni di dragaggio dell’accesso al porto ed è stato scoperto alla profondità di 12 metri su una superficie lunga circa 100 metri per 50 metri di larghezza. Il relitto e i suoi oggetti sono molto ben conservati ed al suo interno sono stati trovate varie spezie, nove cannoni di bronzo con inciso lo stemma del Portogallo, ceramiche cinesi e conchiglie di ciprea, una valuta utilizzata per il commercio degli schiavi durante l’era coloniale.

Jorge Freire, direttore del progetto di ricerca, ritiene (fonte Reuters) che questa può essere considerata la scoperta del decennio. Gli studiosi hanno stimato che la nave naufragò tra il 1575 e il 1625, ovvero quando i commerci lusitani con l’India erano al loro apice. In effetti la zona atlantica dove è avvenuto il ritrovamento appare essere piuttosto ricca di relitti. La scoperta dovrebbe colmare alcune zone di conoscenza ancora buie sull’architettura navale di quel tipo di navi. Nel 1994  fu scoperto un altro relitto portoghese, la Nossa Senhora dos Mártires, vicino a Fort Julio da Barra, un complesso militare nei pressi di Cascais. Quel relitto, in seguito chiamato “del pepe”, è ancora oggi considerato una miniera d’oro per gli archeologi e gli storici marittimi, essendo un raro esempio di nau portoghese, un tipo di nave adottato da molte nazioni per la scoperta e commercio a lungo raggio.

Ma che cosa erano i nau?
La nave era un grande veliero particolarmente adatto per i viaggi oceanici, dotato di tre o quattro alberi verticali ed un albero di bompresso inclinato, un’innovazione sviluppata nel Mediterraneo durante il XV secolo per i grandi viaggi commerciali.


La nave, in seguito comunemente chiamata caracca, fu ideata e progettata nei suoi tratti essenziali dai Genovesi, che avevano sempre preferito usare per i loro commerci grosse navi a vela d’alto mare a differenza dei Veneziani che utilizzavano le galee. La loro robustezza le fece adottare dalle principali nazioni marittime. Nei documenti ufficiali erano chiamate dai Genovesi semplicemente “navi” (dal latino naves) che divenne nef in Francia, nao in Spagna e nau in Portogallo. Il termine caracca sembra derivi dall’italianizzazione dell’inglese “carrack“, termine con cui questi “giganti del mare” erano chiamati in nord Europa. 

La caracca era una nave caratterizzata da una poppa piana e alta con castello di poppa (cassero), un castello di prua ed un bompresso a prora. Possedeva un albero di trinchetto, un albero di maestra (a vele quadre) e un albero di mezzana (a vele latine triangolari); talvolta era presente anche un quarto albero detto di Bonaventura. Forse l’innovazione maggiore era  la poppa piana, e non rotonda, che anticipava la struttura del galeone.

L’epopea delle prime esplorazioni geografiche

Dal Medioevo, con le nuove necessità commerciali l’architettura navale si evolse per fornire una sempre maggiore capacità di carico, di navigazione e dispiegamento della superficie velica, caratteristiche necessarie per affrontare viaggi lunghi in  un epoca in cui  commerci si estendevano oltre il Mediterraneo. Sebbene le nuove esigenze commerciali dell’epoca siano note, non sono state ritrovare sufficienti illustrazioni tecniche di quelle navi che si apprestarono a solcare mari ancora sconosciuti e misteriosi nel tardo XVI secolo.

Filipe Castro

Molti enigmi sono ancora aperti
I resti dei naufragi non hanno infatti fornito elementi sufficienti per poterne ricostruire con precisione la struttura di questi vascelli. Un passo avanti significativo fu ottenuto in Portogallo con la fortuita scoperta della Nossa Senhora dos Mártires. All’epoca, il valore aggiunto fu la straordinaria idea di un giovane ingegnere civile di nome Filipe Castro, inviato dal Ministero della Cultura sul sito per organizzare, pianificare e gestire lo scavo. Essendo un ingegnere e non un archeologo, Castro decise di approfondire pragmaticamente le fonti conosciute ed affrontare le operazioni di scavo e di successiva valorizzazione in maniera diversa. Tutto ebbe inizio durante un master in archeologia nautica alla Texas A & M University nel 1998 quando Castro iniziò così una fattiva collaborazione tra il Texas A & M,  il Centro nazionale portoghese per l’archeologia nautica e l’Università tecnica di Lisbona, rapporto lavorativo che continua fino ad oggi.

Dopo il master, Castro si alternò per quattro anni tra la scuola e il sito del relitto divenendo insegnante nel 2002. Castro ebbe l’ambiziosa idea di mettere insieme archeologia nautica, storia, ingegneria marina e computer grafica. al fine di ‘ricostruire’ la nave in un modello 3D. Un aiuto sostanziale arrivò dal Visualization Sciences Lab della Texas A & M., il presidente della commissione Fred Parke e uno dei suoi studenti, Audrey Wells. Il modello di Wells si sviluppò in tre anni e, man mano che progrediva, attirò altri studenti e lo staff per contribuire a portare avanti il ​​progetto. Oggi il modello è disponibile, e fornisce tantissime informazioni sul tipo di nave e sulla sua architettura; il modello entra nei dettagli della vita di bordo e da la possibilità di elaborare i suoni prodotti dai sistemi di carico. Anche le persone a bordo sono state modellate, basandosi sui disegni di un pittore italiano del XVI secolo Luca Cambiaso.

Un applicazione allo stato dell’arte
Lo sviluppo a spirale del modello ha permesso di affinare continuamente il modello e permesso di avere un quadro preciso. Ad esempio è stata realizzata una sezione che descrive come le persone disponevano i loro effetti personali a bordo, stivandoli nei loro alloggi con piccoli scaffali ricavati sulle paratie dei locali di vita. Le fonti dicono che a bordo erano alloggiate ben 450 persone.  Un numero importante e ci si chiedeva come avrebbero potuto conservare 220 tonnellate di grani di pepe, carichi, cannoni, cibo e acqua in barili in così poco spazio.

Al termine della modellizzazione si scoprì che alla partenza della nave ogni marinaio a bordo aveva a disposizione circa un metro quadrato di spazio, che aumentava man mano che si consumavano le provviste. Oltre che allo studio sulla disposizione del carico, Wells aiutò Castro a creare una  visualizzazione tridimensionale della nave partendo dal suo frammento di scafo sopravvissuto. Il modello del nau, divenuto poi la tesi di Wells, riproduce fedelmente  questo tipo di imbarcazione, storicamente importante per la stria marittima ed in gran parte ancora sconosciuta.

Ma non è finita e c’è ancora molto da scoprire su questo tipo di nave. Questa nuova straordinaria scoperta contribuirà a chiarire i tanti ancora oscuri aspetti sulla navigazione nei mari del XVI secolo:  ” In Portogallo, questa è la scoperta più importante di tutti i tempi “, ha detto Freire. “Ci dice molto sulla storia marittima di Cascais e l’identità … questa è una grande scoperta e la sua grandezza sta in quello che gli artefatti possono raccontarci … “.

 

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2 commenti

  1. marco eletti marco eletti
    29/10/2018    

    io ho trovato una caracca del 1670 circa. se interessa mandatemi una mail. il relitto è lungo 46 mt giace a 55 mtertri di profondità nella sabbia. el”opera viva è intatta.
    marco eletti

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