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Riparte Geoswim, il progetto che studia le variazioni dei nostri mari

Reading Time: 4 minutes

livello elementare 
.
ARGOMENTO: GEOLOGIA
PERIODO: XXI SECOLO
AREA: COSTE ITALIANE
parole chiave: geoswim

È iniziata nel mese di luglio, lungo le splendide coste dell’Argentario, Toscana, l’edizione 2018 di GEOSWIM, il progetto scientifico condotto da ENEA e dall’Università di Trieste per mappare 23 mila chilometri di costa rocciosa del Mediterraneo con l’obiettivo di studiare le variazioni del livello del mare che si sono alternate nelle Ere geologiche. Esplorando la costa da vicino riusciamo a osservare quello che satelliti e imbarcazioni non riescono a vedere, rivelando le variazioni della costa, i meccanismi di erosione costiera e formazione di grotte marine e individuando la presenza di sorgenti d’acqua dolce”, sottolinea il geomorfologo Fabrizio Antonioli del laboratorio ENEA di Modellistica climatica e impatti.

GEOSWIM
Nato nel 2012, il progetto Geoswim vede i ricercatori operare in acqua semplicemente con maschera e pinne spingendo a nuoto un piccolo laboratorio galleggiante, il Ciclope I, equipaggiato con telecamere, sonar e sonda per le analisi chimico-fisiche. Questo relativamente piccolo laboratorio  consente d rilevare, metro dopo metro, pareti, anfratti, sorgenti sottomarine e solchi marini al fine di studiare le variazioni del livello del mare nel bacino del Mediterraneo. Oltre la circumnavigazione dell’Argentario, questa edizione di Geoswim prevede anche l’esplorazione del limitrofo promontorio di Ansedonia.

Geoswim

Il nostro metodo prevede lo studio di tutte le forme costiere: dalle grotte, che forniscono dati sulle variazioni storiche della costa e del livello del mare, ai solchi marini, fino alle cavità della roccia. Inoltre l’indagine prevede la raccolta di dati come temperatura e conducibilità, nonché l’analisi dei meccanismi di erosione e  formazione dei solchi marini, che vengono anche georeferenziati, vale a dire abbinati a una precisa posizione geografica”, spiega il responsabile del progetto Geoswim Stefano Furlani, geomorfologo dell’Università di Trieste.

 

Tutto è iniziato nel 2012, da un’impresa in solitaria di Stefano Furlani, 41 anni, ricercatore del dipartimento di matematica e geo-scienze dell’Università degli studi di Trieste, che incomincio a rilevare le coste istriane tra Croazia e Slovenia fino a Trieste: più di 250 chilometri battuti metro per metro, per studiarne la conformazione della roccia lungo il litorale. Da quella impresa, il team si è allargato e conta l’attiva collaborazione di studenti e ricercatori dell’ateneo triestino e dell’Enea. Viene utilizzato per il monitoraggio e raccolta dati «un barchino d’appoggio che abbiamo battezzato Ciclope I, appositamente equipaggiato con strumenti per acquisire i parametri chimico/fisici delle acque, due Gps, e naturalmente macchina fotografica e telecamera per documentare le nostre ricerche».

In estrema sintesi l’obiettivo di GEOSWIM è di ottenere una visione di insieme della morfologia dei litorali e dei solchi marini, che ci potrà far comprendere le variazioni del livello del mare in epoche passate.

Come sappiamo l’azione erosiva del monto ondoso contribuisce a modificare la morfologia delle coste.  «Dà luogo a morfologie particolari», ha dichiarato al Corriere della sera  il geologo triestino, «e, considerati i movimenti verticali della terraferma, i solchi che crea si possono trovare a quote diverse e indicare di conseguenza la stabilità, o meno, del tratto di costa nel tempo» e nelle diverse ere geologiche  il Mar Mediterraneo ha subito notevoli modifiche che lo hanno visto da mare ampio come oggi a lago chiuso, a volte ridotto a grandi pozze, a causa della chiusura dello stretto odierno di Gibilterra.

solco tidale che da origine ad un fungusrock, nei pressi di Ansedonia.

 

«In Istria, per esempio, il solco marino è sommerso e questo indica che quella porzione di terraferma si è abbassata. Parliamo di variazioni del livello del mare che possono essere avvenute negli ultimi mille anni per un evento sismico. Se il solco invece si trova a livello attuale del mare, come abbiamo riscontrato a Malta e nelle Egadi, significa che la costa è abbastanza stabile dal punto di vista tettonico».

I ricercatori possono misurare anche la conducibilità e la temperatura dell’acqua, parametri importanti che possono rivelare la presenza di sorgenti di acqua dolce, che giocano un ruolo chiave nella genesi degli anfratti e dei solchi marini. «L’acqua dolce è più aggressiva di quella salata», spiega Furlani. «come supponevamo, ma condizionata dalla presenza abbondante di acqua dolce».

«Ci serviamo inoltre di un ecoscandaglio per misurare la batimetria, le dimensioni, la profondità e l’altezza delle grotte che riusciamo a censire».

Di fatto i ricercatori fanno un rilevamento di tipo  continuo, lungo tutto il perimetro di costa, registrando la presenza di ogni singola cavità.

Oltre a Fabrizio Antonioli (ENEA) e Stefano Furlan (Università di Trieste), la tappa all’Argentario vede la partecipazione anche dei ricercatori Valeria Vaccher, Federica Muro (Università di Trieste), Marco Taviani (CNR ISMAR), Silas Dean (Università di Pisa) ed Eleonora De Sabata (Medshark).

Dopo la prima campagna del 2012, nella quale sono stati percorsi 250 km dall’Istria a Trieste, GEOSWIM ha fatto tappa a Malta e Gozo, in Sicilia (Egadi e Ustica), in Sardegna (alcune isole dell’arcipelago della Maddalena, Capo Caccia e Tavolara), nel Lazio (promontorio di Gaeta) e in Grecia (Paros), per un totale di oltre 550 km percorsi a nuoto.

Per maggior informazioni e per chi volesse contribuire:

Fabrizio Antonioli, ENEA – laboratorio di Modellistica climatica e impatti, fabrizio.antonioli@enea.it

Stefano Furlani, Università di Trieste – dipartimento di Matematica e Geoscienze, sfurlani73@gmail.com

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