Minaccia missilistica in mar Rosso: siamo in grado di contrastarla?

Andrea Mucedola

31 Gennaio 2024
On May 21, 2021, the Forbin fired an ASTER 30 missile with a combat load on a supersonic target.....The Air Defence Frigate (FDA) Forbin is taking part in the combined air and missile defence exercise "Formidable Shield 2021" off the coast of the United Kingdom.(Photo by Rachel Bodier)
tempo di lettura: 8 minuti

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ARGOMENTO: GEOPOLITICA
PERIODO: XXI SECOLO
AREA: MAR ROSSO
parole chiave: missione ASPIDES, Capacità missilistica, PAAMS, ASTER
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Si parla sempre più di una missione europea parallela all’Operazione Prosperity Guardian, che è attualmente condotta da un dispositivo aeronavale a guida statunitense. Dopo i primi momenti legati alla ricorrenza degli attacchi contro il traffico mercantile, che stanno causando una riduzione del traffico marittimo diretto verso Suez, dopo il 27 attacco, le unità americane e inglesi hanno iniziato a colpire obiettivi strategici sul territorio. Sebbene la situazione sia critica, riportando il flusso marittimo ai tempi del COVID, per scongiurare il crollo del mercato, gli armatori stanno cercando di calmierare l’aumento dei prezzi ma i costi dei container si sono triplicati in meno di 15 giorni e molte compagnie hanno deciso di modificare la rotta circumnavigando l’Africa.
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Mappa dell’area di operazioni di Operation Prosperity Guardian – autore Olik Mari https://commons.wikimedia.org/wiki/File:Map_of_Operation_Prosperity_Guardian.png

Al di là dei risvolti politici, di cui abbiamo parlato in articoli precedenti, di fatto, l’Europa non potrà restare alla finestra per molto tempo. Si parla di una missione militare europea, denominata “ASPIDES”, che vedrebbe Italia, Francia e Germania in prima fila in compiti di sicurezza marittima allo scopo di garantire nuovamente il transito sicuro dei mercantili nel mar Rosso. La missione si baserebbe sul recente mandato delle Nazioni Unite e sugli articoli 42, 43 e 44 del Trattato dell’Unione Europea. In particolare, l’articolo 42 prevede l’uso di mezzi “civili e militari in missioni all’esterno dell’UE per garantire il mantenimento della pace, la prevenzione dei conflitti e il rafforzamento della sicurezza internazionale, conformemente ai principi della Carta ONU”. Il problema è che l’articolo 44, pur dando la possibilità di creare gruppi navali, prevedrebbe solo l’abbattimento di qualsiasi arma diretta contro le navi mercantili e non contro le postazioni di lancio. Una limitazione sostanziale che complicherà non poco i compiti della forza navale europea.

In aggiunta, quali saranno le interpretazioni politiche che dovranno essere tradotte a livello politico in regole di ingaggio quanto più chiare per i militari? Secondo le ancora troppo “vaghe” dichiarazioni rilasciate, la missione europea a differenza di quella a guida statunitense, potrebbe prevedere, se necessario, l’uso della forza con una “difesa rinforzata” dei mercantili.

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Fonte ISPI

Siamo ad un bivio: quando una missione europea?

Al di là dei risvolti politici, di cui abbiamo parlato in articoli precedenti, di fatto, l’Europa non potrà restare alla finestra per molto tempo. Si parla di una missione militare europea, denominata “ASPIDES”, che vedrebbe Italia, Francia e Germania in prima fila in compiti di sicurezza marittima allo scopo di garantire nuovamente la sicurezza nel mar Rosso. La missione si baserebbe sul recente mandato delle Nazioni Unite e sugli articoli 42, 43 e 44 del Trattato dell’Unione Europea. In particolare, l’articolo 42 prevede l’uso di mezzi “civili e militari in missioni all’esterno dell’UE per garantire il mantenimento della pace, la prevenzione dei conflitti e il rafforzamento della sicurezza internazionale, conformemente ai principi della Carta ONU”. Il problema è che l’articolo 44, pur dando la possibilità di creare gruppi navali, prevedrebbe solo l’abbattimento di qualsiasi arma diretta contro le navi mercantili e non contro le postazioni di lancio. Una limitazione sostanziale che complicherà non poco i compiti della forza navale europea. In aggiunta, quali saranno le interpretazioni politiche che dovranno essere tradotte a livello politico in regole di ingaggio quanto più chiare per i militari? Secondo le ancora troppo “vaghe” dichiarazioni rilasciate, la missione europea a differenza di quella a guida statunitense, potrebbe prevedere, se necessario, l’uso della forza con una “difesa rinforzata” dei mercantili.

Cosa significa?

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avvicendamento dell’ITS Fasan con l’ITS Martinengo in mar Rosso – si tratta di due moderne unità appartenenti alla classe FREMM che potrebbero partecipare alla missione europea di sicurezza marittima ASPIDES – credito facebook.com/NATO Maritime Command

In ambito militare le forze militari possono essere destinate, secondo la volontà politica, ad intervenire anche oltre i confini nazionali, a tutela degli interessi. I limiti di impiego sono sanciti da regole di ingaggio, normalmente chiamate ROE (dall’inglese, rules of engagement) che definiscono le circostanze, le condizioni ed il modo in cui può essere applicato l’uso della forza. Quali saranno è ancora da capire. Una difesa rinforzata è un termine cha appare ancora troppo vago e poco risolutivo a meno di eliminare alla radice la fonte degli attacchi sul territorio, cosa che le unità della PROSPERITY GUARDIAN stanno già facendo. In pratica, un’unità mercantile potrebbe essere oggetto di attacco da parte di droni o missili lanciati dagli Houthi e il loro semplice abbattimento da parte delle unità europee potrebbe non essere risolutivo, di fatto non eliminando alla base le piattaforme di lancio.

Una minaccia asimmetrica?

Nello scenario geostrategico del III millennio la minaccia navale si è diversificata, includendo entità non statali che vanno dai semplici gruppi terroristici alle milizie al servizio di altri Stati, combattendo guerre le cui vittime sono sempre e solo le popolazioni locali.

Il pericolo di vettori d’arma veloci, di relativo basso costo, è sempre maggiore a causa della loro sempre maggiore disponibilità da utilizzare anche come sistema ricattatorio a livello internazionale. In particolare, dopo il crollo dell’impero sovietico, la dissoluzione di alcuni Stati ha reso disponibili diversi tipi di missili (in primo luogo i Manpad (sistemi missilistici antiaerei a corto raggio trasportabili a spalla, tipo stinger, che possono assicurare una portata di oltre 4 miglia e quindi essere impiegabili sia da piccole imbarcazioni veloci sia da punti elevati sulla costa contro i mercantili in transito, specialmente in canali marittimi ristretti) ma anche di armi balistiche tipo Scud tra cui la versione D, entrata in servizio nel 1989, che ha una gittata di 700 km con un interessante CEP (probabilità di errore circolare del punto di impatto) di circa 50 m.

Vista la fluidità della situazione, lasciamo per il momento questo aspetto, che comunque resta di prerogativa degli accordi politici in ambito europeo e nazionale, e affrontiamo un altro soggetto spinoso: abbiamo in campo europeo sistemi d’arma idonei contro i missili balistici a corta gittata?
Nel tempo il movimento Houthi ha sviluppato una capacità missilistica arricchita dall’accesso all’arsenale missilistico dello Yemen dopo il colpo di stato del 2012; in quell’occasione i miliziani acquisirono buona parte dei missili balistici Tockha (SS 21 Scarab acquistati dall’Ucraina, ed impiegati durante la guerra civile del 1994 e in quella del 2015) e Hwasong 6 (Scud-C), di costruzione della Corea del Nord e dell’Iran, con un raggio di 370 miglia. Ma non solo: secondo le fonti aperte, le armi degli Houthi provengono principalmente dall’Iran tra cui diversi missili e droni aerei in grado di raggiungere anche Israele dallo Yemen; tra di essi:
– Toufan – un missile superficie-superficie, con una portata di 1.800 km (1.100 miglia)
– diversi Missili da crociera – della famiglia iraniana Soumar, con una portata di circa 2.000 km (1.200 miglia)
– Missile Quds-2 – presumibilmente con una gittata di 1.350 km (840 miglia)
– Samad-3 e Samad-4 – UAV one shot con portate di 1.800 km
– Droni Wa’id – simili allo Shahed 136 iraniano, con una portata di 2.500 km.

Un flusso di armi che sta continuando; ricordo che il 16 gennaio 2024 un team di Navy SEAL imbarcati sul USS Lewis B. Puller ha abbordato un dhow in acque internazionali al largo delle coste della Somalia, sequestrando “componenti di missili balistici e missili da crociera di fabbricazione iraniana”, tra cui sistemi di propulsione, guida e testate per missili balistici a medio raggio Houthi (MRBM) e missili da crociera antinave (ASCM), nonché componenti per la difesa aerea.

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la fregata francese FFS Forbin lancia un missile ASTER 30 durante un’esercitazione combinata di difesa aerea e missilistica “Formidable Shield 2021” al largo delle coste del Regno Unito – Foto di Rachel Bodier
French Frigate Forbin participates in Formidable Shield 2021 – 6665642.jpg – Wikimedia Commons

In estrema sintesi, armi in grado di offendere mercantili e forze navali anche a grande distanza che, sottolineo, sono già contrastati dalle unità americane e inglesi della PROSPERITY GUARDIAN non solo abbattendo i missili e i droni ma colpendo anche le loro piattaforme di lancio sulla costa.

E le forze marittime europee?

Ad esclusione, per il momento, della Spagna, la maggior parte dei Paesi europei sembra propenso ad intervenire in mar Rosso. La punta di forza sarebbe fornita dalle unità italiane e francesi più moderne tipo FREMM che, tra l’altro, hanno da poco riammodernato la componente missilistica superficie-aria (difesa aerea). In particolare, Italia e Francia hanno un percorso comune realizzato tramite l’Organizzazione Congiunta per la Cooperazione in materia di Armamenti (OCCAR-EA) per la realizzazione di nuove unità maggiori combattenti (come le FREMM) ma anche sistemi d’arma comuni. 

Questa immagine ha l'attributo alt vuoto; il nome del file è ASTER-640px-MBDA_Aster_p1220947.jpgASTER è una famiglia di missili antiaerei superficie/aria costruiti da EUROSAM, un consorzio Europeo formato da MBDA Italia, MBDA Francia e Thales, composta da due varianti: l’Aster 15, a medio raggio con una gittata di 30 km, e l’Aster 30 di lungo raggio che ha una portata di 120 km, grazie alla presenza di un primo stadio (booster). Recentemente Francia e Italia hanno concordato di fabbricare 700 missili Aster supplementari, in particolare Aster 15 e Aster 30 B1 oltre all’ultima versione Aster 30 B1NT, con lo scopo di “modernizzare e sostenere le loro capacità di difesa antiaerea terrestre e navale”. In particolare la versione B1NT potrebbe essere la più indicata a fronte di questa minaccia

In particolare, OCCAR ha recentemente annunciato di aver consegnato ai Ministeri della Difesa francese ed italiano le prime munizioni Aster 30 per l’impiego navale (ad uso del sistema PAAMS) ammodernate e i kit per l’estensione della vita operativa (MLU, Mid-Life Update) dei missili Aster 15 e 30 in dotazione alle Forze Armate francesi, inglesi ed italiane. In una visione di insieme, questi missili fanno parte del Principal Anti Air Missile System (PAAMS), installato sulle fregate Orizzonte nell’ambito del programma congiunto italo-francese, sempre coordinato dall’OCCAR, al quale partecipa anche il Regno Unito con le fregate Type-45. Non ultimo, il 9 dicembre dello scorso anno, queste armi hanno avuto il battesimo del fuoco sulla fregata francese Languedoc, una FREMM multi ruolo classe Aquitaine, ingaggiando con successo due minacce provenienti dalla costa dello Yemen con missili Aster 15.

Questa immagine ha l'attributo alt vuoto; il nome del file è MARINA-FRANCESE-FREMM-The_French_navy_frigate_FS_Languedoc_D653_front_sails_alongside_USS_Dwight_D._Eisenhower_CVN_69_in_the_Mediterranean_Sea._51080966828_cropped-1024x353.jpg

La fregata francese  classe Aquitaine FS Languedoc (D653), in navigazione con la portaerei classe Nimitz USS Dwight D. Eisenhower (CVN 69) nel Mar Mediterraneo, il 27 marzo 2021 – Foto credito specialista di comunicazione di terza classe Sawyer Haskins The French navy frigate FS Languedoc (D653), front, sails alongside USS Dwight D. Eisenhower (CVN 69) in the Mediterranean Sea. (51080966828) (cropped).jpg – Wikimedia Commons

Non ultima soluzione, l’impiego dei cannoni OTO MELARA da 76 mm con munizionamento anti-missile DART (Driven Ammunition Reduced Time of flight), che avrebbe tra l’altro un costo minore anche se necessiterebbe di una protezione del convoglio molto ravvicinata. Il DART fornisce un’elevata velocità, una gittata estesa ed un sistema di guida SACLOS (Semi-Automatic Command to Line of Sight) del tipo “Beam-Riding”. La funzione principale di queste munizioni è quella antimissile, non a caso la Marina Militare Italiana ha selezionato l’accoppiata ART/DART + 76/62 mm come sistema CIWS (sistema d’arma ravvicinato o a corto raggio), in italiano definito anche come difesa di punto, in dotazione alle unità navali italiane di nuova generazione.

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Sistema DART – Strales imbarcato sul pattugliatore Foscari – Fonte immagine da US Navy 100528-N-3136P-207 Davide Strale 76mm.jpg – Wikimedia Commons

Riepilogando, l’Italia, come la Francia, dispone di una capacità di difesa anti-missile adeguata ad un impiego contro missili a corto o medio raggio e droni aerei, ovvero contro una minaccia simile a quella nel Mar Rosso. Aspettiamo ora le decisioni politiche, continuando a seguire l’evoluzione della situazione.

Andrea Mucedola

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