L’importanza di questa tipologia di anfora è legata al commercio dell’olio d’oliva spagnolo nel bacino occidentale del Mediterraneo nei primi tre secoli dell’impero. Di fatto, nessun dato archeologico riporta notizie di questo contenitore negli scavi effettuati nel bacino orientale, così come nessun frammento di quest’anfora è stato trovato negli scavi dell’Agorà di Atene. Tramite la lettura dei dati archeologici, si ritiene che la diffusione di questo contenitore fu capillare in tutti i siti occidentali per i primi due secoli dopo Cristo per poi concentrarsi nella sola Roma durante il III secolo. In molti scavi archeologici si sono raccolte numerose attestazioni che ci tramandano le notizie sulle famiglie che si occupavano di queste produzioni, sui porti di partenza, sul prodotto trasportato, appunto l’olio di oliva. Le attestazioni di cui trattiamo sono prevalentemente bolli su frammenti ceramici che erano impressi sull’impasto ceramico prima della cottura quando la forma, dopo essere stata formata al tornio e assemblata, presentava una consistenza come il cuoio.
I bolli potevano indicare il nome del proprietario della figlina (si pronuncia con la “gli” di glicine) ovvero la fornace che aveva preparato il contenitore, spesso vicino al luogo di produzione e conservazione del prodotto trasportato, il nome del proprietario del latifondo o dei navicularii che si occupavano del trasporto. I tituli picti invece erano scritte dipinte sull’anfora già cotta ed erano utilizzati per identificarne il contenuto, il luogo di partenza o di destinazione, il nome dello schiavo che aveva preparato il carico, una sorta di etichetta ante litteram.

anfore romane di tipo Dressel 2-4, I-II secolo d.C. dalla Punta de l’Areal, che contenevano vino. Museum Soler Blasco di Xàbia – Foto di Joanbanjo
Amfores romanes tipus Dressel 2-4, Museu Soler Blasco de Xàbia.JPG – Wikimedia Commons
All’inizio del III secolo dopo Cristo le esigenze di controllo del consenso dei cittadini inducono il sistema imperiale a implementare, in maniera significativa, il costume introdotto dall’imperatore Antonino Pio nel II secolo dopo Cristo con le distribuzioni di olio e vino alla popolazione.

sulla sinistra un’anfora romana betica Dressel 9-11, a destra una giara di vino conservate al Bedford Museum – foto di Simon Speed File:AmphorasBedfordMuseum.JPG – Wikimedia Commons
Le evidenze archeologiche consentono di affermare che la massa critica della produzione di questi contenitori e del prodotto trasportato de facto furono concentrate solo sulla città eterna. Nello stesso periodo le epigrafi, i testi scritti sulle stesse anfore, tramite tituli picti o bolli, testimoniano la presenza costante dello Stato nei rapporti commerciali correnti fra la provincia della Betica (la parte meridionale della penisola iberica) e Roma.


