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livello elementare
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ARGOMENTO: STORIA NAVALE
PERIODO: XVIII-XIX SECOLO
AREA: LIGURIA
parole chiave: Napoleone, La Spezia, Varignano, Portovenere
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Sebbene le frequentazioni navali nel Golfo di Venere si perdano nel tempo, l’inizio della trasformazione moderna della città della Spezia come polo marittimo può essere identificato nel periodo post rivoluzionario francese, grazie all’interesse di Napoleone Bonaparte verso quel Golfo in cui, con spirito visionario, l’imperatore vedeva un caposaldo strategico nel conflitto contro gli austro-piemontesi. Tra il 1796 ed il 1808 il governatore francese ordinò una ricognizione del golfo della Spezia con lo scopo di preparare dei progetti per la costruzione di un arsenale nei pressi di una città che, dopo l’ultima revisione settecentesca, era chiusa in se stessa nonostante il grande potenziale marittimo che poteva offrire.

estratto da G. Brusco, G. Ferretto, Delineazione della Spezia con l’indicazione dei lavori eseguiti nell’anno 1767 – mappa conservata a Genova, Archivi di Stato, Disegni, b.17 bis, n.1096 – Fonte La Spezia 3 volume da Le città della Liguria di Paolo Cevini, SAGEP EDITRICE 1989
All’epoca La Spezia era un borgo di circa 3.000 abitanti e la creazione di un caposaldo strategico era tutt’altro che semplice. Le relazioni degli ispettori generali del corpo imperiale dei Ponts et Chaussée del 1806, precedute da quella dell’aiutante di campo dell’imperatore Generale Bertrand, seguite da quella del colonnello del Genio Morlaincourt nel 1807, furono essenziali. Napoleone Bonaparte, l’11 maggio 1808, con decreto imperiale dichiarò La Spezia porto militare.
Nelle relazioni, oltre alle descrizioni topografiche, veniva descritto attentamente il territorio in cui si produceva olio ma anche un vino, definito dai Francesi di mediocre qualità; mentre sulle colline si trovavano castagne e poco legname pregiato (necessario per la costruzione delle navi). Come ricchezze minerarie erano citati marmi, argille, filoni di minerali ferrosi, tra l’altro scarsamente sfruttati. In estrema sintesi, un territorio povero, anche se ancora vergine e promettente, che era circondato da montagne impervie ed abitato dalle popolazioni locali di cui si sottolineava l’arretratezza e la scarsa attitudine al lavoro. Di contro, l’ampio Golfo e le numerose baie offrivano un riparo sicuro per uno sfruttamento marittimo.
Questa descrizione accurata, contenuta nelle Memorie del prefetto Chabrol, forniva quindi una conferma dell’idoneità del Golfo alla realizzazione di un Arsenale da integrare in una nuova città amministrativa e industriale tutta d costruire.

estratto da Bartolomeo Ratto, Il golfo della Spezia, 1782 – Parigi, Biblioteca Nazionale, Cartes, Port. 81bis, div. 14, piece 16, Marine – Fonte La Spezia 3 volume da Le città della Liguria di Paolo Cevini, SAGEP EDITRICE 1989
Nella dettagliata relazione di Chabrol viene affrontato anche il problema delle acque dolci da ricevere attraverso una rete idrica – anch’essa da realizzare – in grado di raccogliere dalle alture l’acqua necessaria; inizialmente venne pensato di raccogliere le sorgenti del vallone di Biassa e convogliare i diversi torrenti dall’alto della Castellana al futuro centro della città, identificato sulla Castagna. Chabrol ipotizzò una derivazione delle acque del Vara, da Borghetto, lungo un acquedotto scavato sulle pendici della montagna, tra l’altro utile per la movimentazione del legname da tagliare nei boschi del Monte Gottero; sarebbe stato un’importante via d’acqua che avrebbe dovuto raggiungere il colle di Buonviaggio e da lì scendere al Golfo.
Nella sua prima valutazione progettuale, Chabrol identificò il luogo più idoneo per la realizzazione del futuro Arsenale, collocandolo lungo la costa tra l’attuale Cadimare e Portovenere, sfruttando i seni delle Grazie e del Varignano. In particolare, Chabrol si spinse ad identificare il futuro porto proprio nel seno della Castagna.
Questo visionario progetto ipotizzava di realizzare una città inizialmente di circa ventimila abitanti, cosa che ricorda molto, a chi li ha visitati, i porti di Toulon e di Brest. D’altronde, l’orografia del Golfo favoriva la creazione di una città proiettata sul mare, circondata da dolci colline, costruita sfruttando le risorse naturali presenti. Essendo previsti solo dei piccoli borghi, Chabrol ipotizzò il trasferimento della popolazione dell’interno sul mare, facendo leva sullo stato di povertà diffusa degli indigeni. Questi, non trovando sufficienti mezzi di sostentamento, sarebbero stati invogliati a trasferirsi verso la nascente città, per fornire la forza lavoro necessaria (circa 53.000 secondo il censimento del 1783).

mappa del Golfo di La Spezia – Fonte Raccolta delle principali planimetrie, porti e approdi del Mediterraneo, pubblicata da Yves Gravier, libraio della Loggia Banchi, 1804, basata sui rilievi del celebre cartografo marsigliese Joseph Roux – notare che viene citato il borgo di Porto Venere e, seguendo la costa in senso antiorario, la Citadelle (la Castagna), Lazaret (Varignano), M Olivet (Le Grazie – convento degli Olivetani), Cadam (Cadimare) erroneamente disegnato prima del Fezzano (Ofezan). Subito dopo lo Sprugola che costeggia la città medievale di Especia (La Spezia). Il fondale è descritto come ricco di vegetazione (posidonia, erroneamente chiamata alga) e sono indicate due aree di fonda per le navi. Map of the bay of La Spezia in Italy – Roux Joseph – 1804.jpg – Wikimedia Commons
Chabrol non è l’unico ad interessarsi al problema. Nell’estate del 1808, incaricato dal ministro dell’Interno, troviamo anche il capitano Pierre Antoine Clerc, comandante della Brigata Topografica del Genio su mandato del Ministro della Guerra, Gratien Le Père, ingegnere capo dei Ponts et Chausséès, e anche l’architetto genovese Emanuele Andrea Tagliafichi, ingegnere capo dei lavori marittimi al porto di Genova, anche lui incaricato dal ministro della Marina Lescallier. Sarà proprio lui a far spostare il progetto dell’Arsenale dal progetto originale, ipotizzato nei seni di Le Grazie e del Varignano, al luogo attuale, di fatto riportando il progetto di sviluppo del nuovo porto alla vecchia e decadente città medievale.
La città originale
La Spezia era all’epoca confinata tra le vecchie mura, relativamente estese nel XVII secolo rispetto alla cinta difensiva medievale, con la presenza di abitazioni realizzate in aree ad orto soprattutto nella parte nord, che si estendevano anche verso sud fino alle pendici del Poggio. A seguito della rivoluzione francese, i conventi di Sant’Agostino, San Francesco e delle Clarisse di Santa Cecilia, espulsi i religiosi, vennero trasformati in caserme ed edifici civili. Con l’avvento della Repubblica democratica ligure, nel giugno 1797, il territorio ligure fu suddiviso inizialmente in 32 distretti poi ridotto ne 1798 in 20. Nel Quadro legislativo di divisione del territorio ligure, La Spezia figura come capoluogo del Dipartimento del Golfo di Venere ed è suddiviso in otto cantoni. Nel 1803 intervenne una nuova suddivisione del territorio, nell’ambito della quale, nel 1804, furono stabiliti i Circondari marittimi della Repubblica Ligure in cui La Spezia si estendeva, come giurisdizione, da Corniglia ad oltre il Magra.

estratto da G. Stefanini, Plan de la ville de la Spezzia et des environs, 1806 – Roma Istituto di Storia e Cultura dell’Arma del Genio, FT64A, 4014 – Fonte La Spezia 3 volume da Le città della Liguria di Paolo Cevini, SAGEP EDITRICE 1989
C’è da dire che la lenta trasformazione del territorio, caratterizzato da vaste aree terriere, fu ostacolata da una certa avversione della nobiltà locale contro Genova, non molto aperta al cambiamento. Nel 1806 venne creato il Commissariato di Marina che riunì mille uomini tramite la leva di mare e trovò sede nel vecchio ospedale di Sant’Andrea. In quegli anni furono realizzate le strade per Portovenere e per Sarzana e Parma, rinunciando di stabilire un collegamento con Genova che restò di fatto una mulattiera. La strada per Sarzana fu aperta il 13 settembre 1811 ma non senza dover dovuto superare numerose difficoltà legate alla natura acquitrinosa e malsana del fondo, un area soggetta agli straripamenti delle sprugole come la Dorgia, il cui letto era spesso sopraelevato rispetto alla quota della campagna. La costruzione di queste strade di fatto richiese l’acquisizione di una vasta area tra le vecchie mura ed il mare e venne seguita dall’illuminazione pubblica che arriverà solo nel 1813 con la messa in opera di … sette punti luce, uno spazio tutto sommato ristretto intorno alla via del Prione (un preesistente carrugio medievale) e alla piazza principale della città in cui si affacciavano il Comune e la Cattedrale.
Nasceva così, sotto spinta francese, la città moderna ma doveva ancora essere realizzato il suo motore principale, l’Arsenale, senza il quale tutto questo sforzo sarebbe stato inutile. Vedremo in un prossimo articolo come si arrivò dal progetto originale all’attuale.
Andrea Mucedola
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