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ARGOMENTO: STORIA NAVALE
PERIODO: XIX SECOLO
AREA: REGIA MARINA ITALIANA
parole chiave: Re Galantuomo
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Dopo Gaeta, il Re Galantuomo rientrò dapprima a Napoli e quindi venne inviato a Messina, dove ancora resisteva la cittadella fortificata in mano alle truppe borboniche, partecipando alle operazioni di bombardamento che portarono il forte alla resa, il 12 marzo 1861. Dopo la nascita della Regia Marina italiana, avvenuta il 17 marzo 1861, il 1º aprile dello stesso anno il Re Galantuomo venne iscritto nei suoi ruoli come pirovascello ad elica di III ordine. Di fatto, inizialmente, fu la più grande nave da guerra battente bandiera italiana.

Ufficiali del Re Galantuomo – 1861
Dopo aver fatto ritorno a Napoli, nel febbraio 1862, il vascello venne sottoposto a nuovi lavori nei cantieri di Castellammare, ricevendo una nuova elica che permise di incrementare la velocità ad 8-9 nodi. Nei mesi successivi il Re Galantuomo partecipò a diverse crociere nelle acque del Mediterraneo, per poi diventare, il 1º febbraio 1863, nave di bandiera del contrammiraglio Giovanni Vacca, comandante della Divisione del Levante. Il 5 settembre 1863 il Re Galantuomo, agli ordini del capitano di vascello Ulisse Isola, salpò alla volta dell’America, dove trasportò l’equipaggio destinato ad armare la pirofregata corazzata Re d’Italia, in fase avanzata di costruzione presso i cantieri Webb di New York. Nel corso della navigazione di ritorno attraverso l’Atlantico, il vascello affrontò più volte violente tempeste, riuscendo a superarle grazie alla perizia dell’equipaggio: all’arrivo a Napoli, nel maggio 1864, la nave venne festeggiata, ed il 4 giugno 1864 diciotto membri dell’equipaggio della nave vennero decorati con la Medaglia d’argento al valor militare, con la motivazione «per essersi maggiormente distinto per abnegazione, sangue freddo e coraggio, nei fortunali ai quali andò soggetto il pirovascello Re Galantuomo durante la traversata oceanica da New York all’Italia».

Il vascello “Re Galantuomo” scorta la fregata corazzata “Re d’Italia” nella traversata atlantica – Olio su tela di Giovanni Cardona – Museo navale Genova
Nel maggio 1864 il vascello venne nuovamente mandato nell’arsenale di Castellammare, dove subì la sostituzione dell’alberatura e venne adattato all’impiego come nave scuola cannonieri, operando poi in tale funzione dapprima al comando del capitano di vascello Luigi Buglione di Monale e poi del parigrado Enrico De Viry, svolgendo varie crociere nel Mediterraneo. In seguito la nave venne assegnata alla Squadra d’Evoluzione con base a Taranto, insieme alle pirofregate corazzate San Martino e Principe di Carignano, alla pirocorvetta corazzata Terribile ed a due fregate, una corvetta e tre cannoniere in legno.
Nel maggio 1866 il Re Galantuomo venne sottoposto a Taranto a lavori di sostituzione dell’armamento, che venne ridotto a 47 pezzi. Terminati i lavori, la nave, con base a Taranto, pattugliò l’Adriatico meridionale e lo Ionio nel corso della terza guerra d’indipendenza. Sul finire del 1866 assunse il comando del vascello il capitano di fregata Simone Pacoret de Saint-Bon. Il Re Galantuomo riprese poi, dal 1867 al 1875, ad essere utilizzato come nave scuola cannonieri nel golfo della Spezia. Nella notte tra il 16 ed il 17 agosto 1871 sulla nave, ormeggiata a La Spezia, caddero due fulmini, senza tuttavia provocare alcun danno. L’ormai superato vascello venne posto in riserva il 1º gennaio 1875 e fu quindi radiato il successivo 31 marzo. Usato per qualche tempo come nave caserma, venne successivamente smantellato a La Spezia.
Il Re Galantuomo in navigazione alla vela di bolina
La favola che il Vespucci sia stato realizzato su disegni del Monarca
La nave presenta una certa somiglianza con il Vespucci, costruito 84 anni più tardi. Questa somiglianza e il fatto che entrambe le navi siano state costruite nel cantiere di Castellammare di Stabia ha alimentato la voce o meglio la leggenda metropolitana, che i disegni della prima potessero essere, in qualche modo, utilizzati per la seconda. Questo accostamento tra le due navi, simpatico e sentimentale, non ha alcuna validità tecnica perché i due velieri sono frutto di tecniche progettuali diverse, realizzati con materiali differenti e con impianti e armamenti non comparabili.

Il Monarca in uscita da Napoli sta per superare Castel dell’Ovo
Va ricordato che la Regia Marina del Regno delle Due Sicilie aveva, dalla fine del 1700, un lunga tradizione di costruzione di vascelli in legno, tutti realizzati nel R. Cantiere di Castellammare di Stabia: Archimede, Tancredi, Gioacchino, Vesuvio, Capri, il Monarca fu l’ultimo di questa serie. Le navi militari erano e sono progettate “piene” cioè costruite per portare l’armamento e il personale destinato ad impiegarlo; il Monarca, costruito in legno, aveva le dimensioni massime per quel tipo di costruzione perché i rinforzi in legno, che dovevano assicurarne la robustezza, occupavano il volume interno sottraendolo ad altri impieghi pure necessari, inoltre le forme dello scafo erano prese in modo empirico da quelle di altre navi che avevano dimostrato di possedere buone qualità nautiche ma senza nessuna certezza sul risultato.
Il piano velico e l’alberatura riprendevano i canoni utilizzati sulle fregate dell’epoca: tre vele per ciascuno dei tre alberi e cioè trevo, gabbia e velaccio. L’armamento, costituito tutto da armi ad avancarica, era distribuito su tre ordini ininterrotti di armi, uno sul ponte volante, uno sul ponte di coperta ed uno sul ponte di batteria. Il ponte volante univa il cassero, a poppa, con il castello a prora e chiudeva lo spazio libero esistente a centro nave trasformando il ponte di coperta in un ponte coperto per ospitare una batteria inferiore com’era già in uso sulle fregate varate negli anni precedenti. In pratica il Monarca era l’ultimo grande esempio di un modo di progettare e costruire una fregata: scafo in legno, armamento velico poco frazionato, nessun apparato motore, armamento ad avancarica distribuito su tre ponti. Dopo il Monarca vennero costruite fregate sul nuovo modello che si andava diffondendo nelle marinerie più importanti: scafo in legno corazzato con piastre di ferro spesse 12 cm, armamento velico frazionato su cinque vele per albero, apparato motore per dotarle di propulsione mista vela e vapore con caldaie e macchina alternativa per far ruotare, prima le ruote laterali e poi l’elica, armamento a retro carica.

Il Re Galantuomo a Spezia nel 1862

Il Re Galantuomo fotografato quand’era impiegato come scuola cannonieri; si nota: il ponte volante, i parasartie, la poppa squadrata, le pennole delle vele di strallo, il fumaiolo a poppa della maestra, il boma esteso ben oltre la poppa, due delle tre imbarcazioni di servizio, gli alberetti ammainati, l’assenza dei pennoni di velaccio.
Individuare il Monarca come progenitore del Vespucci è stata un’azione portata avanti nel secondo dopo guerra per dare un “padre nobile” a una nave sulle cui origini si voleva sorvolare e la cui documentazione tecnica non era facilmente disponibile; la fama, volando di bocca in bocca, ha preso piede ed è stata condivisa anche da chi avrebbe avuto le competenze per correggerne gli errori ed ora, con l’uso di Internet, è ampiamente diffusa. Sarebbe come dire che un’automobile attuale è stata ricavata copiando i piani di un’automobile di 80 e più anni fa: hanno entrambe quattro ruote, un volante, due sedili e un divano e se sono dello stesso colore e costruite nella stessa fabbrica la parentela è data per sicura.

Modello in scala di nave Vespucci per le prove nella Vasca Navale di Roma
Alcuni l’hanno adottata senza pensarci, altri ci hanno costruito sopra un castello di rivendicazioni, ora è difficile che cambino idea e non ha importanza convincerli. Ora ci sono i dati da cui trarre le conclusioni: il Vespucci deriva dal Colombo che, a sua volta, fu un progetto nuovo, influenzato dall’esperienza, più che quarantennale, come navi scuola degli incrociatori a vela Amerigo Vespucci e Flavio Gioia.
Piero Carpani
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