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livello elementare.
ARGOMENTO: GEOPOLITICA
PERIODO: XXI SECOLO
AREA: OCEANO ARTICO E ATLANTICO
parole chiave: dimensione subacquea, guerra ibrida sottomarina
Oltre alle tradizionali operazioni navali, l’attenzione della Russia per la guerra ibrida introduce nuove sfide per la NATO. Unità specializzate, come la Yantar, marina russa, dispongono di sistemi di sorveglianza di avanzate tecnologie, compresi veicoli subacquei UUV in grado di intervenire su infrastrutture critiche sottomarine, sino alla eventuale distruzione delle stesse.

rientro a Severomorsk della misteriosa (per le sue missioni) nave da ricerca oceanografica Yantar dopo un lungo viaggio – autore Andrey Luzik – Fonte http://мультимедиа.минобороны.рф /…./photo/gallery.htm …
Yantar research vessel 02.jpg – Wikimedia Commons
Queste capacità rappresentano una minaccia diretta per la sicurezza degli asset critici, compresi i cavi di comunicazione sottomarini che trasportano oltre il 95% del traffico Internet globale e facilitano le transazioni finanziarie internazionali. Il sabotaggio di questi cavi sottomarini porta implicazioni di vasta portata, dalla paralisi delle comunicazioni governative alla destabilizzazione dei mercati finanziari. E non si tratta di cosa recente, si guardi gli eventi riportati di seguito nel 2008.

Allo stesso modo, gli attacchi alle infrastrutture energetiche offshore, come parchi eolici e gasdotti, potrebbero minare la stabilità economica degli Stati membri della NATO e, proprio nell’area NORD, nel Baltico, si è scatenata una guerra non dichiarata. Considerato questo contesto strategico, l’accresciuta visibilità delle navi russe vicino alle infrastrutture critiche ha accresciuto le preoccupazioni, spingendo la NATO a rivalutare la sua posizione difensiva. Integrando le strategie militari tradizionali con le tattiche ibride, la Russia ha dimostrato la sua capacità di sfruttare le vulnerabilità dell’economia globale interconnessa. Ciò evidenzia l’urgenza percepita di rafforzare le capacità di sorveglianza e di difesa della NATO nelle aree critiche, dal GIUK Gap ai choke point marittimi.

P-8A ASW Poseidon VX-20 Squadron – autore Greg L. Davis P-8A Poseidon VX-20 Squadron.jpg – Wikimedia Commons
NATO’s Anti-submarine Warfare (ASW) Revival
In risposta alle crescenti sfide poste dall’attività dei sottomarini russi nell’Atlantico settentrionale, la NATO ha compiuto significativi passi avanti nel rivitalizzare le sue capacità ASW. Questa rinnovata attenzione arriva dopo anni di abbandono seguiti alla fine della Guerra Fredda, che ha visto la riduzione degli aerei da pattugliamento marittimo (MPA), delle fregate ASW e delle flotte sottomarine in diverse nazioni della NATO. Riconoscendo la crescente minaccia, i membri della NATO hanno impegnato notevoli risorse per modernizzare i sistemi dedicati, riprendere e incrementare le esercitazioni congiunte ed integrare le tecnologie emergenti nelle operazioni ASW.

Subic Bay, Filippine (8 giugno 2016) l’operatore di 2a Classe USN Derek Dymer (in avanti a destra) e il Tenente Matt Hutson (in avanti a sinistra) comunicano con gli aerei delle Forze Armate delle Filippine a bordo di un pattugliatore marittimo P-8 Poseidon durante la Cooperation Afloat Readiness and Training (CARAT) Filippine 2016. CARAT fa parte delle esercitazioni marittime annuali tra la USN, il Corpo dei Marines degli Stati Uniti e le forze armate di nove nazioni partner, tra cui Bangladesh, Brunei, Cambogia, Indonesia, Malesia, Filippine, Singapore, Thailandia e Timor Est – Autore Joshua Fulton, specialista in comunicazioni di massa di 3a Classe/pubblicata) Unità: Comandante, Gruppo Logistico Pacifico Occidentale (Image 1 of 2) 160608-N-OU129-185.jpg – Wikimedia Commons
Una delle componenti più cruciali della rinascita ASW della NATO è il dispiegamento di moderni velivoli da pattugliamento marittimo. Il P-8A Poseidon, utilizzato da Stati Uniti, Regno Unito, Norvegia e altre nazioni alleate, è diventato un cardine delle operazioni ASW della NATO: questi velivoli, dotati di boe sonar, rilevatori di anomalie magnetiche (oltre a essere armati, compresi siluri) sono in grado di tracciare i moderni sottomarini russi e se nel caso ingaggiarli. Il crescente numero di P-8A dispiegati in Islanda, una posizione di monitoraggio chiave per il GIUK Gap, dimostra l’impegno della NATO a consolidare il proprio controllo sulla regione. Oltre ai nuovi velivoli, la NATO ha investito in sistemi marittimi senza pilota (UMS) per migliorare la sorveglianza subacquea. Stanno entrando in servizio, a cominciare dalla US Navy, droni subacquei autonomi (compresi – come categoria superiore – gli Extra Large Unmanned Underwater Vehicle (XLUUV), destinati ad assicurare una sorveglianza continuativa del GIUK Gap, operando in aree in cui le tradizionali piattaforme con equipaggio potrebbero non essere in grado di sostenere operazioni prolungate. Queste piattaforme senza pilota consentono un monitoraggio continuo, riducendo l’onere delle risorse umane e migliorando la capacità della NATO di tracciare in tempo reale i movimenti dei sottomarini russi.

l’XLUUV Orca – echo voyager potrebbe essere un futuro protagonista della sorveglianza della dimensione subacquea – autore Boeing
Il ritorno agli investimenti della NATO nell’ASW riguarda anche sulla ricostruzione delle capacità operative congiunte attraverso esercitazioni militari in grande scala: esercitazioni come “Dynamic Mongoose” e “Northern Viking” hanno fornito opportunità di addestramento essenziali alle forze navali per affinare le loro tattiche ASW nelle difficili acque del Nord Atlantico. Queste esercitazioni comportano operazioni coordinate tra sottomarini, navi di superficie e MPA, assicurando che le forze della NATO possano efficacemente rilevare, tracciare e ingaggiare potenziali minacce. Di contro la disponibilità di MPA resta un punto critico per l’Alleanza.

valutazione della situazione di superficie a bordo di un MPA P-3C tedesco – Fonte NATO
Per migliorare l’interoperabilità, la NATO ha sviluppato tattiche e procedure ASW standardizzate che consentono ai paesi membri di operare senza soluzione di continuità, anche grazie a sistemi di condivisione dell’intelligence in tempo reale che consentono un rapido coordinamento tra i centri di comando della NATO e le risorse navali dispiegate.
I progressi nella tecnologia di fusione dei dati hanno anche permesso una comprensione più completa dei movimenti dei sottomarini russi, riducendo il rischio di potenziali incursioni attraverso aree strategiche come il GIUK Gap.
Gian Carlo Poddighe
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in anteprima immagine sides scan sonar del fondale, notare la definizione delle dune di sabbia a destra – sistemi come ii SSS consentono di analizzare eventuali rischi nella dimensione subacquea
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