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livello elementare.
ARGOMENTO: GEOPOLITICA
PERIODO: XXI SECOLO
AREA: OCEANO ARTICO E ATLANTICO
parole chiave: Cina, Russia, GIUK Gap
Già nel 2018, la Cina aveva pubblicato il proprio documento strategico per l’Artico, con l’obiettivo di partecipare alla sua governance, promuovere la ricerca scientifica e sviluppare la “Via della Seta Polare” per migliorare le rotte marittime tra Asia ed Europa. Il coinvolgimento della Cina negli affari artici, in particolare attraverso i suoi partenariati con la Russia, riflette le sue ambizioni di accesso alle risorse e alle rotte commerciali nella regione, nonostante non abbia mai dichiarato rivendicazioni territoriali formali o diritti speciali. Di fatto nell’ultimo decennio la Cina ha investito oltre 90 miliardi di dollari in progetti energetici e minerari dell’Artico, principalmente in Russia, e si è ripetutamente proposta per collaborazioni infrastrutturali in Finlandia, ricerche minerarie, anche sottomarine, e collaborazioni scientifiche nelle isole Fær Øer e nella stessa Groenlandia.

i Cinesi sono già da tempo nell’Artico. La nave da ricerca rompighiaccio cinese Xue Long – o Drago di Ghiaccio – ha svolto un ruolo chiave nel rafforzamento delle capacità cinesi nell’Artico fin dagli anni ’90. Photo credit: Natalie Tapson Defining the Chinese Threat in the Arctic | The Arctic Institute – Center for Circumpolar Security Studies
Come ho descritto in un articolo precedente, l’arcipelago e la Groenlandia godono dall’immediato dopoguerra di ampia autonomia (meno nei settori difesa e politica estera), ma è nota la capacità cinese (e la prassi) di insediarsi con cavalli di troia commerciali per poi avere ogni genere di contropartite. Logicamente attività commerciali o industriali, in particolare estrattive, dove il peso ed il voto locale è determinante e, dati i numeri in gioco, più facilmente influenzabile, secondo il tipico modello adottato in altre latitudini. Le attività cinesi sono ovviamente concentrate sulla Russia ed il commercio tra i due Paesi ha segnato un picco nel 2022, quando è aumentato di circa un terzo raggiungendo i 190 miliardi di dollari (un gradiente in aumento nell’anno successivo e probabilmente anche nel 2024, anche se non si hanno dati attendibili).

Importazioni cinesi di petrolio greggio russo (mb/g) per fonte, da gennaio 2021 ad aprile 2023. Fonti: Kpler (consultato il 27 aprile), CREA (consultato il 25 maggio) e dogana cinese (consultato il 25 maggio). russia-china-energy-relations-since-24-february.pdf
L’energia è il motore di questi interessi e rapporti
La Russia è per la Cina un fornitore strategico di petrolio, carbone ed elettricità, gas naturale, compreso il gas naturale liquefatto (GNL), di cui è in termini assoluti il quarto fornitore, tendenzialmente in crescita; un quadro che da solo giustifica perché e come nell’ultimo decennio la Cina abbia investito oltre 90 miliardi di dollari nella regione. Da un punto di vista marittimo la partnership con la Russia offre alla Cina significativi vantaggi legali, in particolare per quanto riguarda l’accesso all’Artico attraverso la ZEE russa, che si estende per 200 miglia nautiche dalle sue coste, come stabilito dalla Convenzione delle Nazioni Unite sul diritto del mare (UNCLOS).

Lo strumento navale russo
Il primo decennio del 2000 sembrava dovesse segnare una svolta, con l’ammodernamento ed il potenziamento dello strumento navale russo per permettere al Paese il ritorno ad una proiezione globale. In realtà tale ambizioso programma, dopo un grandioso inizio, ha subito una serie di ritardi che hanno coinciso (ed in parte sono dipesi) dall’annessione forzosa della Crimea del 2014, e con seguente usura, danni collaterali e difficoltà a seguito della guerra ucraina. Una situazione complessa al punto che la Marina Russa potrebbe in futuro dover ricorrere alla cantieristica cinese, a similitudine di quanto fatto nel campo della motoristica e della componentistica a seguito delle sanzioni occidentali. I programmi navali hanno comunque segnato un notevole rilancio delle capacità russe in alcune aree/settori, con priorità nella modernizzazione e prontezza della Flotta del Nord.

lancio missile Kalibr – Fonte Ministero Difesa russo
Tale flotta, strategicamente la più importante della Russia, opera principalmente dalla penisola di Kola, posizione che permette l’accesso, in gran parte libero dai ghiacci per tutto l’anno, al Nord Atlantico attraverso il GIUK Gap. La penisola di Kola ed il Mare di Barents costituiscono le basi fondamentali, punti critici, per il dispiegamento della flotta sottomarina russa, da sempre elemento chiave della strategia di deterrenza di Mosca. Non a caso l’entrata in servizio dei sottomarini classe Yasen e Borei ha segnato il tentativo della Russia di riconquistare una certa credibilità, anche se non ha raggiunto la superiorità sperata. Si tratta di unità costruite secondo criteri di furtività che consentirebbero di eludere i sistemi di rilevamento tradizionali, dotate di nuove armi come i missili da crociera Kalibr e i missili ipersonici Zircon in grado di colpire le risorse e le infrastrutture della NATO da distanze considerevoli. La crescente presenza di sottomarini russi intorno al GIUK Gap – a livelli mai registrati dalla Guerra Fredda – evidenzia il tentativo del Cremlino di sfidare il dominio marittimo della NATO nella regione, attività in linea con i più ampi obiettivi strategici della Russia, che comprendono la sicurezza delle risorse naturali e la presenza costante nell’Atlantico settentrionale.

La classe russa Borei misura 170 mt di lunghezza e 10,2 di diametro per un dislocamento di 24 000 tonnellate in immersione. Ha un equipaggio di 107 membri e propulsione nucleare che permette in immersione dii raggiungere oltre 28 nodi di velocità. Un sottomarino armato con siluri da 533mm, 16 missili balistici intercontinentali R30 Bulava, missili ASW RPK-2 V’juga e terra-aria Igla-S – Fonte Ministero Difesa russo
In sintesi, con il riscaldamento globale e la prevista apertura di nuove rotte commerciali attraverso l’Artico, l’attenzione strategica della Russia e della Cina sulla Groenlandia costituisce e rappresenta per la NATO una minaccia chiara e presente per cui la necessità di mantenere il controllo del GIUK Gap sarà fondamentale. Un impegno navale che la NATO dovrà presto affrontare.
Gian Carlo Poddighe
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