tempo di lettura: 6 minuti

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livello elementare

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ARGOMENTO: NUOVE FRONTIERE
PERIODO: XXI SECOLO
AREA: INNOVAZIONE
parole chiave: Spazio
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Abbiamo in precedenza parlato della corsa all’esplorazione spaziale per motivi scientifici ed economici. Tuttavia, in un momento quale quello che stiamo vivendo, con le relazioni internazionali che sembrano più che mai caratterizzate da incertezza, lo spazio gioca un ruolo importante anche nel complesso calcolo dei rapporti di forza. Senza l’impiego dei satelliti, per esempio, non esisterebbero i sistemi di posizionamento globale, sarebbero sensibilmente più difficili la sorveglianza militare e la raccolta di informazioni su possibili minacce alla sicurezza. Sotto il profilo ambientale, inoltre, sarebbero considerevolmente meno efficaci il monitoraggio meteorologico o dell’inquinamento. Le capacità di osservazione della Terra, infatti, sono ormai diventate fondamentali sia in ottica securitaria sia per la prevenzione dei danni collegati al cambiamento climatico. Quella in corso è quindi una gara tecnologica, geopolitica e antropologica, dove il naturale impulso umano all’esplorazione si fonde con la fredda realtà delle rivalità di potere. Diversamente da quanto avvenuto nel XX secolo, però, la nuova corsa alla Luna vede oggi cimentarsi sia attori statali che privati, in competizione per il raggiungimento di traguardi importanti su un teatro strategico fondamentale, in un quadro geopolitico multipolare decisamente più complesso che in passato. Un quadro che vede da una parte l’Occidente, nel senso più ampio, riunito attorno agli Stati Uniti e dall’altra la Cina, che si propone come leader del sud globale.

Gli attori

Con l’articolo “La corsa all’esplorazione spaziale” abbiamo accennato ai principali programmi spaziali in corso. In questa sede va sottolineato come il programma cinese abbia anche un altro obiettivo, tutto geopolitico. Pechino, infatti, vuole dimostrare al sud globale di essere in grado di sfidare efficacemente l’Occidente (Stati Uniti in testa), proponendosi come leader indiscusso dei BRICS & C. Sotto tale aspetto, la competizione spaziale tra USA e Cina richiama alla mente il confronto tra USA e USSR durante la Guerra Fredda. In tale ambito non si può fare a meno di notare il diverso approccio verso l’esterno da parte dei due attori principali. Ora come allora, gli USA stanno prediligendo la cooperazione internazionale, integrando molti paesi nell’iniziativa. Rimane, però, da verificare se la nuova amministrazione Trump, tesa a ridurre la valenza strategica del multilateralismo, manterrà questo approccio. La Cina, invece, come l’Unione Sovietica di allora, procede in maniera sostanzialmente indipendente, avendo come obiettivo principale la creazione di un solido programma spaziale nazionale. La maggior parte dei 13 paesi aderenti all’ILRS, infatti, non ha alcuna esperienza di esplorazione spaziale e, quindi, l’apporto tecnico-scientifico non cinese è piuttosto basso, se non sostanzialmente nullo. Pur cercando (a parole) di ampliare la base di sostegno per il suo programma spaziale Pechino, probabilmente, non esercita la stessa attrattiva di Washington e conseguentemente rappresenta la (sola) vera locomotiva tecnologica dell’iniziativa, visto l’evidente grave rallentamento delle attività spaziali russe. In tal senso sembra che attorno al programma ILRS si siano aggregati alleati piuttosto che soci. Una differenza non da poco. Per quanto attiene all’India, i successi ottenuti rappresentano segnali politici e strategici rivolti principalmente agli ingombranti vicini, Cina e Pakistan, con i quali l’India ha vecchie ruggini irrisolte. In tale ambito il programma spaziale di New Delhi è ben più serrato di quello di Pechino, già particolarmente ambizioso. In tal modo l’India, che è dibattuta tra i due schieramenti, aspirando ad appartenere a un sistema diverso dall’attuale, dominato dagli USA, ma avendo ancora forti rivalità con la Cina, intende offrire ai paesi non allineati una alternativa ai modelli cinese e statunitense.

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quando torneremo a vedere queste immagini? L’astronauta Harrison H. Schmitt, pilota del modulo lunare, lavora vicino al Lunar Roving Vehicle (LRV) durante la terza attività extraveicolare (EVA) dell’Apollo 17 presso il sito Taurus-Littrow sulla superficie lunare. La parte anteriore del LRV è fuori dall’inquadratura a sinistra, ma si possono vedere i sedili e diversi strumenti geologici. La foto è stata scattata dall’astronauta Eugene A. Cernan, comandante della missione,13 dicembre 1972, credit NASAApollo 17 lunar rover AS17-146-22296HR.jpg – Wikimedia Commons

Nonostante tutta questa effervescenza, continuiamo ad assistere a un’Europa che potrebbe partecipare autorevolmente alla competizione in veste di comprimario, ma che preferisce ricoprire ruoli minori, continuamente dilaniata dagli attriti politici interni all’UE e ai singoli Stati membri, preda di cieche utopie in cui i paesi frugali impongono a tutti di procedere con il freno a mano tirato e di deliri correlati a un sovranismo fatiscente che guarda indietro senza vedere i danni causati in passato e, soprattutto, senza accorgersi dei danni che sta causando oggi. Ciò comporta il fatto che, nonostante le invidiabili competenze tecnologiche italiane e francesi nel settore specifico, per esempio, le imprese non possono purtroppo fare affidamento su una visione politica comune, ambiziosa e sufficientemente stabile per sviluppare ulteriormente le loro capacità, condizioni invece necessarie per gareggiare efficacemente con i competitors statunitensi e cinesi. La mancanza di adeguati e costanti investimenti pubblici, statali e comunitari, indispensabili per attirare investimenti privati, costringe quindi l’Europa a essere largamente tributaria delle iniziative statunitensi per la realizzazione delle sue ambizioni spaziali. Facile comprendere le implicazioni profonde di questo fatto: progressivo declassamento e isolamento complessivo del ruolo geopolitico dell’Unione e dei suoi membri. Un’ombra che si proietta ineludibilmente verso il futuro.

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disegno artistico della base ARTEMIS sulla Luna Artemis Base Camp.png – Wikimedia Commons

Conclusioni
Nel complesso, la visione dei principali attori spaziali è di ampio respiro e va ben oltre la “semplice” questione dell’esplorazione scientifica. È per questo motivo che non vanno sottaciuti gli aspetti squisitamente geopolitici della nuova corsa alla Luna, che ricalcano quelli dello scorso secolo (supremazia tecnologica, militare, economica) e si accrescono di nuovi motivi di competizione, come la formazione di aggregazioni geopolitiche di sostanziale contrapposizione all’Occidente. Una cosa, tuttavia, a oggi appare certa: la bandiera cinese troverà il suo posto sulla superficie lunare (vedremo se prima o dopo il ritorno degli USA) e, con molta probabilità, anche quella indiana raggiungerà tale risultato, accrescendo enormemente il peso contrattuale e geopolitico dei due paesi anche sulle questioni di questo mondo. Tuttavia, la presenza di imprese private (quindi a scopo di lucro) pone un’inquietante domanda: gli Stati, finora unici interpreti di questo film, manterranno sotto controllo le velleità predatorie di tali imprese o saranno succubi delle loro competenze e possibilità economiche, e quindi sostanzialmente impossibilitati a elaborare una politica spaziale (ma anche planetaria) indipendente? In questo sembrerebbero più “scoperti” gli statunitensi perché, oltre a permettere alle imprese di rivendicare la proprietà delle eventuali risorse estratte nello spazio (Space Act del 2015), i titolari di tali imprese vengono oggi accolti a corte con tutti gli onori (e relativi incarichi governativi delicati). I cinesi, invece, attuano un altro tipo di approccio, in linea con la storia di quel paese, vale a dire uno stretto controllo politico sulle attività strategiche considerando, almeno ufficialmente, che le risorse dovrebbero essere estratte in un quadro di cooperazione internazionale, sotto stretto controllo statale, in accordo con il Trattato dello Spazio del 1967.


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Nel frattempo, se l’Europa non metterà da parte le sue divisioni interne, potrebbe doversi accontentare di uno strapuntino all’ombra della bandiera a stelle e strisce. Prova ne sia che, nonostante l’enorme contributo tecnologico europeo per alcuni moduli essenziali della navicella spaziale “Orion” e della nuova stazione LOP-G, per partecipare alla missione “Artemide II” è stato invitato un astronauta canadese e il primo non-americano a scendere sul suolo lunare dovrebbe essere un giapponese. Il futuro spazio multipolare ha delle implicazioni geopolitiche e strategiche non indifferenti e la presenza di una compagine così variegata di attori comporta inevitabilmente una riconfigurazione dei rapporti di forza nel dominio specifico. Man mano che la Luna diventerà sempre più accessibile, la competizione non si limiterà più agli aspetti economici o scientifici, ma diventerà (e in parte già lo è) fatalmente una questione geopolitica, che non riguarderà più due blocchi contrapposti, ma necessiterà di un efficace e autorevole coordinamento multilaterale. L’Europa dovrebbe, quindi, affrontare realisticamente l’attuale evoluzione geopolitica, che vede sostanzialmente un progressivo disimpegno statunitense dalle logiche multilaterali, rimboccarsi le maniche e spogliarsi dei consueti calcoli di bassa macelleria, forse buoni per mantenere momentaneamente il potere, ma completamente inutili in una prospettiva di più ampio e lungo respiro. Ciò è tanto più vero nel momento in cui gli USA stanno attuando un certo disimpegno strategico da un’area (il Vecchio Continente) in cui l’aggressività russa si è manifestata in tutta la sua brutalità.
Renato Scarfi
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In anteprima Base lunare – ESA credit – immagine ad uso non commerciale

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