.
livello elementare
.
ARGOMENTO: GEOPOLITICA
PERIODO: XXI SECOLO
AREA: RUSSIA
parole chiave: dottrina nucleare in politica estera, Federazione russa, Ucraina, Putin
.
Nei primi anni 2000 nelle riunioni NATO girava una battuta ironica, “The situation is dramatic but not serious”, probabilmente derivata dal titolo di un libro di Paul Watzlawick 1, che giocava su metafore e allusioni alla vita di ogni giorno con azioni che rendono la nostra vita infelice. Erano gli anni in cui la Russia appariva aperta ad un dialogo con l’Occidente, collaborando in operazioni internazionali, e aprendo speranze che purtroppo si sciolsero troppo presto come la prima neve di primavera. Abbiamo già parlato in diversi articoli dell’evoluzione della politica estera russa, in una anacronistica ricerca di ricreare una grande Russia. La Russia è un Paese europeo, sotto un certo aspetto molto più vicino degli Alleati di oltreoceano, ma persegue una politica ottocentesca, non molto dissimile da quella zarista e poi sovietica di affermazione come superpotenza globale. Sarebbe un’aspirazione politica legittima se la Russia non avesse abbandonato da tempo i tavoli internazionali per cercare una forte contrapposizione al mondo Occidentale. In un futuro multipolare, Mosca non crede di essere sola e vede il supporto dei Paesi non allineati (in particolare Cina e India) nell’affermazione del suo “primato”; Paesi che, in realtà, non sempre condividono le azioni russe avendo ben chiare le loro priorità.

missile balistico intercontinentale termonucleare russo equipaggiato con testate multiple RS 24 YARS (SS 29) – immagine rilasciata dal Servizio stampa del Ministero della Difesa russo
La svolta concettuale del 2023
Per i non addetti ai lavori, voglio ricordare brevemente l’approvazione del Concetto di Politica Estera della Federazione russa 2 il 31 marzo 2023 in cui si affermava, tra i vari aspetti, la volontà di affermare la Russia come “vasta potenza eurasiatica ed euro-pacifica” al centro di un nuovo ordine globale basato sulla sua opposizione all’Occidente. Questo documento, che in pratica aggiorna quello del 2016, non era certo inaspettato e, non a caso, fu rilasciato dopo 400 giorni dall’inizio dell’operazione speciale in Ucraina e, solo quattro giorni dopo, l’adesione della Finlandia alla NATO. Un documento molto articolato che, in estrema sintesi, fa emergere una politica estera russa tutt’altro che conciliante con l’Occidente, volta ad affermare il potere della Russia a livello globale. In particolare, sebbene valga la pena di essere interamente letto, riporto i punti 49 e 59 del Concetto che chiariscono alcune modalità della politica russa:
49. La cosa più importante per la sicurezza, la stabilità, l’integrità territoriale e lo sviluppo sociale ed economico della Russia, rafforzando la sua posizione come uno dei centri sovrani influenti dello sviluppo e della civiltà mondiale, è garantire relazioni sostenibili di buon vicinato a lungo termine e combinare forze in vari campi con gli Stati membri della CSI, che sono collegati alla Russia da antiche tradizioni di statualità congiunta, profonda interdipendenza in vari campi, una lingua comune e culture vicine. Al fine di trasformare ulteriormente l’estero vicino in una zona di pace, buon vicinato, sviluppo sostenibile e prosperità, la Federazione Russa intende dare priorità a:
1) prevenire e risolvere i conflitti armati, migliorare le relazioni interstatali e garantire la stabilità nel vicino estero, compresa la prevenzione dell’istigazione di “rivoluzioni colorate” e altri tentativi di interferire negli affari interni degli alleati e partner della Russia;
2) garantire la protezione garantita della Russia, dei suoi alleati e partner in qualsiasi scenario militare e politico nel mondo, rafforzando il sistema di sicurezza regionale basato sul principio dell’indivisibilità della sicurezza e sul ruolo chiave della Russia nel mantenimento e nel rafforzamento della sicurezza regionale, la complementarità della lo Stato dell’Unione, la CSTO e altri formati di interazione tra la Russia e i suoi alleati e partner nella sfera della difesa e della sicurezza;
3) contrastare il dispiegamento o il rafforzamento delle infrastrutture militari di stati ostili e altre minacce alla sicurezza della Russia nel vicino estero;
4) approfondire i processi di integrazione, che servono gli interessi della Russia, e la cooperazione strategica con la Repubblica di Bielorussia, rafforzando il sistema di cooperazione globale reciprocamente vantaggioso basato sui potenziali combinati della CSI e della EAEU, nonché sviluppando ulteriori formati multilaterali, compreso un meccanismo per l’interazione tra la Russia e gli Stati della regione dell’Asia centrale;
5) stabilire uno spazio economico e politico integrato in Eurasia a lungo termine;
6) prevenire e contrastare le azioni ostili di stati stranieri e delle loro alleanze, che provocano processi di disintegrazione nel vicino estero e creano ostacoli all’esercizio del diritto sovrano degli alleati e partner della Russia ad approfondire la loro cooperazione globale con la Russia; … omissis
59. La maggior parte degli Stati europei persegue una politica aggressiva nei confronti della Russia volta a creare minacce alla sicurezza e alla sovranità della Federazione Russa, ottenendo vantaggi economici unilaterali, minando la stabilità politica interna ed erodendo i tradizionali valori spirituali e morali russi, e creando ostacoli alla cooperazione della Russia con alleati e partner. A questo proposito, la Federazione Russa intende difendere coerentemente i propri interessi nazionali, prestando attenzione prioritaria a:
1) ridurre e neutralizzare le minacce alla sicurezza, all’integrità territoriale, alla sovranità, ai valori spirituali e morali tradizionali e allo sviluppo socioeconomico della Russia, dei suoi alleati e partner provenienti dagli Stati europei ostili, dall’Organizzazione del Trattato del Nord Atlantico, dall’Unione Europea e dal Consiglio di Europa;
2) creare le condizioni per la cessazione delle azioni ostili da parte degli stati europei e delle loro associazioni, per il completo rifiuto della linea anti-russa (compresa l’ingerenza negli affari interni della Russia) da parte di questi stati e delle loro associazioni, e per la loro transizione verso una politica a lungo termine politica di buon vicinato e cooperazione reciprocamente vantaggiosa con la Russia; … omissis.
In estrema sintesi, il documento, che sottolineo merita un’attenta lettura, adotta un tono che richiama la vecchia politica sovietica, di fatto ponendo la Russia come stato successore dell’URSS, sottolineando il “contributo decisivo dell’Unione Sovietica” nel plasmare l’ordine internazionale del dopoguerra e le Nazioni Unite. Di fatto dimenticando tutte le operazioni speciali oltre cortina che contribuirono a creare quel clima di rancore e sospetto verso la Russia di molti Paesi ex satelliti che ancora persiste.

lancio di un missile balistico intercontinentale Sarmat da Plesetsk nella Russia nordoccidentale. (rilasciato dal Servizio stampa del Ministero della Difesa russo)
Alla fine del 2023, il 30 dicembre, fu emanata dalla Russia una dichiarazione stampa politicamente ancora più chiara3 di cui si riporta il punto 19:
19. Nelle sue relazioni con gli stati ostili, la Russia ha perseguito una politica di principio volta a creare condizioni favorevoli affinché abbandonassero la loro politica ostile. Per raggiungere questo obiettivo, la Russia ha adottato misure per sfatare il concetto di “ordine internazionale basato su regole” promosso dagli Stati Uniti e dall’Unione Europea. All’ONU, all’OSCE e ad altre piattaforme multilaterali, la Russia ha sostenuto lo sviluppo pacifico di tutti gli Stati sulla base dei principi di uguaglianza sovrana e di sicurezza indivisibile. La Russia ha effettivamente sventato i piani per il suo isolamento internazionale, pur mantenendo opportunità di dialogo e di cooperazione pragmatica con l’Occidente sulla base dell’uguaglianza e del rispetto degli interessi reciproci.
Alla luce della politica apertamente anti-russa degli Stati Uniti e dell’incapacità di negoziare, della continua espansione verso est della NATO e dell’UE e della creazione di nuove minacce alla sicurezza della Russia, la Russia ha sospeso la sua partecipazione al Trattato sulle misure per l’ulteriore riduzione e limitazione delle armi offensive strategiche (Nuovo START) a febbraio. La Russia ha inoltre posto fine alla sua partecipazione al Trattato sulle forze armate convenzionali in Europa (CFE) a novembre e ha ritirato la ratifica del Trattato sulla messa al bando totale degli esperimenti nucleari (CTBT) a novembre. La Russia si è ritirata dal Consiglio euro-artico di Barents a settembre in risposta alle azioni dei paesi occidentali che di fatto hanno paralizzato le attività del Consiglio e alla mancanza di conferma da parte loro di essere pronti a trasferire la presidenza alla Russia. A luglio la Russia ha anche sospeso la sua partecipazione all’iniziativa del Mar Nero per l’esportazione di prodotti alimentari ucraini a causa della mancanza di progressi nell’attuazione del memorandum ONU-Russia sulla normalizzazione delle esportazioni di prodotti agricoli e fertilizzanti russi. Una tesi fondamentale del concetto di politica estera è che il mondo non occidentale sta crescendo e che il mondo occidentale, in declino politico ed economico, sta armando il diritto internazionale e le sanzioni economiche per ostacolare la Russia e i suoi amici.
Il concetto sostiene che “il mondo si sta riallineando con i Paesi che utilizzano formati multilaterali e intraprendono azioni unilaterali per resistere all'”egemonia occidentale”. La Russia accusa gli Stati Uniti e i suoi “satelliti” – tra cui “altri stati anglosassoni” e “la maggior parte degli stati europei” – di usare una “guerra ibrida” contro di essa e invita “la maggioranza dell’umanità” a rivoltarsi contro l’Occidente. A tal fine, la Russia cerca di “eliminare le vestigia del dominio degli Stati Uniti”, forzare le decisioni attraverso il Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite, dove ha un diritto di veto, e aumentare l’importanza della propria rete di organizzazioni internazionali. Cerca anche di creare una propria struttura finanziaria ed economica per rompere il controllo degli Stati Uniti sulle transazioni bancarie ed economiche, mentre combatte contro le sanzioni usando sia “misure simmetriche che asimmetriche” … omissis.
In estrema sintesi, venne quindi definita “la posizione speciale della Russia come paese-civiltà unico e vasta potenza eurasiatica ed euro-pacifica“, al fine di rafforzare gli alleati, in particolare nel Sud del mondo e attraverso strutture internazionali come i BRICS (Brasile, Russia, India, Cina e Sudafrica), la Shanghai Cooperation Organisation, la Comunità degli Stati Indipendenti (CSI), l’Unione Economica Eurasiatica, la Collective Security Treaty Organization e il RIC (Russia, India e Cina).
Da questa dichiarazione stampa emersero immediatamente alcuni punti focali
Secondo Putin, il mondo non occidentale sta crescendo a fronte della decadenza del mondo occidentale che sta utilizzando il diritto internazionale e le sanzioni economiche per ostacolare la Russia e i suoi amici. Un tentativo che, secondo la Russia, sta fallendo in quanto il mondo dei Paesi non allineati si sta rafforzando, indebolendo il dominio degli Stati Uniti e aumentando l’importanza della propria rete di organizzazioni internazionali anche attraverso una struttura finanziaria ed economica alternativa per rompere il controllo degli Stati Uniti sulle transazioni bancarie ed economiche. Politica che viene assolutamente condivisa dalla Cina che sta cercando di far affermare una valuta alternativa al dollaro americano, il Petro-Yuan. L’Europa e gli Stati Uniti e i loro alleati anglosassoni sono quindi visti come avversari a cui ribellarsi con il concorso di altre potenze amiche (Cina e India), considerate come “centri di potere globali sovrani e amichevoli“. Non si può non notare l’uso del termine “coesistenza pacifica” nelle relazioni con l’Europa e gli Stati Uniti che richiama alla memoria la vecchia politica del Patto di Varsavia. Di fatto nel documento non viene nemmeno presa in considerazione la possibilità di un confronto democratico con l’Unione Europea, il Consiglio d’Europa, la NATO e l’Organizzazione per la cooperazione e la sicurezza in Europa, di cui tra l’altro fa parte.
La nuova dottrina di impiego degli armamenti nucleari russi e l’attacco missilistico contro l’Ucraina
Veniamo ora alla notizia “del giorno”, la revisione della dottrina nucleare russa, firmata martedì 19 novembre dal presidente Putin, che specifica le circostanze che consentono di utilizzare l’arsenale atomico di Mosca, il più grande al mondo, includendo la possibilità di perpetuare una potenziale risposta nucleare anche in caso di un attacco convenzionale alla Russia da parte di qualsiasi nazione sostenuta da una potenza nucleare.
Ovviamente alla decisione del presidente degli Stati Uniti Biden di consentire all’Ucraina di colpire obiettivi all’interno del territorio russo con missili a lungo raggio forniti dagli americani, azione concretizzata dall’attacco ucraino con sei missili ATACMS contro una struttura militare nella regione russa di Bryansk, al confine con l’Ucraina, dove migliaia di truppe nordcoreane sono dispiegate nella regione russa di Kursk per combattere l’incursione delle forze di Kiev. Il ministro degli Esteri russo Sergey Lavrov ha sottolineato che l’attacco ucraino a Bryansk ha segnato l’inizio di un’escalation ed ha esortato gli Stati Uniti e altri alleati occidentali a leggere attentamente la nuova dottrina nucleare russa. Alla domanda se un attacco ucraino con missili statunitensi a lungo raggio potrebbe innescare una risposta nucleare, il portavoce del Cremlino Dmitry Peskov ha sottolineato che la nuova dottrina autorizza, a seguito di un attacco convenzionale che minacci la “sovranità e integrità territoriale della Russia e del suo alleato, la Bielorussia, l’uso di testate nucleari” lo permetterebbe. La risposta russa non si è fatta attendere con il lancio di un missile balistico ipersonico a raggio intermedio russo (IRBM) 9M729 Oreshnik, armabile con otto testate nucleari, che rappresenta un drammatico passo avanti nel conflitto. Nelle ore, la Russia ha dichiarato che il missile è sperimentale e non è escluso (anche se poco probabile) che sarà reimpiegato contro l’Ucraina. Dichiarazioni forti che non sembrano per ora aver sollevato molte reazioni in ambito internazionale. In campo europeo le reazioni politiche sono state chiare, ovvero non restare intimiditi da questa nuovo passo di Mosca.

foto pubblicata dal servizio stampa del Ministero della Difesa russo il 13 aprile 2021 che mostra due moderni sottomarini nucleari russi: in alto il Knyaz Vladimir classe Borei (armato con 16 missili R 30 SLBM Bulava) e sul lato dritto del molo l’Ekaterinburg classe Delta IV (armato con 16 missili balistici con testate nucleari R-29RM Shtil or R-29RMU Sineva). I due battelli, appartenenti alla flotta del Nord, sono ormeggiati nella base navale russa di Gazhiyevo, nella penisola di Kola, in Russia. (Servizio stampa del Ministero della Difesa russo)
Cosa potrebbe innescare una risposta nucleare russa?
Secondo la nuova dottrina di impiego delle armi nucleari di Mosca potrebbe essere innescata da:
– Informazioni affidabili sul lancio di missili balistici che prendano di mira il territorio della Russia o dei suoi alleati.
– Se armi nucleari o altre armi di distruzione di massa colpissero il territorio della Russia o dei suoi alleati, o venissero utilizzate per colpire unità militari russe o strutture all’estero.
– Se l’impatto di un nemico su strutture governative o militari russe di importanza critica minasse la capacità di ritorsione di un attacco nucleare.
– Se un’aggressione contro la Russia o la Bielorussia con armi convenzionali sollevasse una minaccia critica alla loro sovranità e integrità territoriale.
– Se si ricevessero informazioni affidabili sul decollo o il lancio di aerei strategici e tattici, missili da crociera, droni, veicoli ipersonici o altri veicoli volanti e sul loro attraversamento del confine russo.
Il presidente russo si è riservato l’opzione di informare “sulla prontezza all’uso di armi nucleari” i leader militari e politici di altri paesi o organizzazioni internazionali. Cosa avvenuta prima del lancio del recente missile contro il territorio ucraino.
L’uso di armi nucleari è da considerarsi imminente?
Anche prima di firmare la rinnovata dottrina nucleare, Putin aveva minacciato gli Stati Uniti e la NATO di non consentire all’Ucraina di colpire il territorio russo con missili a lungo raggio occidentali; inoltre aveva affermato che tale evenienza avrebbe messo la Russia e la NATO in stato di guerra. Va però compreso che, sebbene la dottrina preveda una possibile risposta con ordigni nucleari, essa sembra essere comunque stata formulata in modo ampio per evitare un fermo impegno al loro impiego, mantenendo quindi aperte le opzioni politiche.
Di fatto il loro impiego tattico potrebbe essere effettuato ma scatenerebbe una reazione, sebbene proporzionata, non accettabile per nessuno, nemmeno dai presunti Alleati di Mosca. Non dimentichiamo che molti dei partner della Russia sono ancora membri del Trattato sulla proibizione delle armi nucleari, che ne vieta l’impiego. A questo punto, l’esecuzione di attività collaterali, come il sabotaggio delle reti e condotte sottomarine o l’impiego ibrido di forze nelle zone chiave del commercio marittimo, sarebbe per la Russia meno rischioso e politicamente più gestibile. La Russia potrebbe adottare un tipo di guerra per procura, affidandola ai Proxy, cosa già perseguita dall’Iran in Medio Oriente. La palla è ora nelle mani di un dimissionario Biden che non sembra però preoccuparsi troppo dell’eredità che lascerà al suo successore. Con l’approssimarsi del cambio presidenziale, questa situazione di tensione internazionale potrebbe favorire Trump che ha già manifestato l’intenzione di mettere fine alla guerra in Ucraina con un dialogo diretto con Putin, proponendo una win win situation.
Nel caso ci rimetterà l’Ucraina, paese offeso e profondamente ferito, che potrebbe perdere, anche se con onore, parte della sua sovranità; ma anche la Russia non potrà considerarsi vincitrice avendo lasciato sul campo non solo altrettante se non maggiori vite umane ma sistemi d’arma (specialmente nel dominio marittimo) e risorse preziose per un paese economicamente molto indebolito. Sicuramente anche l’Europa dovrà riflettere a lungo sulla sua debolezza politica e militare, in particolare in un momento in cui si prevede un futuro disimpegno statunitense. Sarà forse il momento in cui si arriverà alle tanto auspicate Forze Armate europee in garanzia della nostra libertà? Nel caso il cammino sarà lungo e non scevro da protagonismi. Dare una previsione del prossimo futuro è quindi estremamente difficile, ed è sicuramente il momento di essere vigili e mantenere la barra al centro, evitando di innescare situazioni non più controllabili.
Andrea Mucedola
Note
1 Probabilmente derivata dal titolo del libro The Situation is Hopeless, But Not Serious: The Pursuit of Unhappiness di Paul Watzlawick, psicologo e filosofo austriaco naturalizzato statunitense, eminente esponente della statunitense Scuola di Palo Alto, nonché seguace del costruttivismo ed uno dei più apprezzati teorici della comunicazione umana.
2 The Concept of the Foreign Policy of the Russian Federation – Fonte https://www.mid.ru/en/foreign_policy/fundamental_documents/1860586/
3 Press release on Russia’s main foreign policy results in 2023 policy
.
PAGINA PRINCIPALE - HOME PAGE
.
Alcune delle foto presenti in questo blog possono essere state prese dal web, citandone ove possibile gli autori e/o le fonti. Se qualcuno desiderasse specificarne l’autore o rimuoverle, può scrivere a infoocean4future@gmail.com e provvederemo immediatamente alla correzione dell’articolo


