Da Abu Dhabi a Mascate: ripercorrendo la rotta marittima dei mari orientali

Andrea Mucedola

7 Gennaio 2025
tempo di lettura: 10 minuti

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livello elementare
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ARGOMENTO: SCIENZE DEL MARE
PERIODO: XXI SECOLO
AREA: DIDATTICA
parole chiave: Vespucci, Marina Militare
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mercoledì 1 gennaio 2025

Si è chiuso anche il 2024, un anno impegnativo per Nave Amerigo Vespucci, ancora in porto ad Abu Dhabi. Ieri la nave più bella del mondo ha ricevuto la visita a sorpresa di Andrea Bocelli che ha incantato ed emozionato tutti cantando l’inno nazionale e “Con te partirò”. Un sogno che molti giovani, soltanto guardando il Vespucci, hanno accarezzato.

Questa immagine ha l'attributo alt vuoto; il nome del file è vespucci-699x1024.jpgIl Capodanno è stato condiviso con il ministro della Difesa Crosetto ed il Comandante della Squadra Navale ammiraglio di squadra Aurelio De Carolis e numerose personalità del mondo politico e dello spettacolo tra cui la leggenda del calcio, ambasciatore della Serie A, Alessandro Del Piero e il presidente della Lega Serie A Ezio Simonelli.

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giovedì 2 gennaio 2025 

Nave Vespucci prosegue la sua sosta ad Abu Dhabi sempre oggetto di visite continue da parte della popolazione locale ed internazionale. Abbiamo raccontato in altri articoli la lunga storia navale dei paesi del Golfo che, a causa della povertà di risorse dell’ambiente desertico, si sono sempre rivolti al mare, soprattutto negli anni precedenti alla scoperta del petrolio.
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Dalla costruzione e dal commercio navale alla pesca e all’immersione alla ricerca delle perle, la vita marittima ha quindi svolto un ruolo centrale nella società e nella cultura degli EAU con la creazione di una fiorente industria marittima con capitani e marinai emiratini conosciuti sin dall’antichità come esperti pescatori che si spingevano sui banchi di ostriche le cui perle erano ricercate in tutto l’Oriente.

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questo tipo di imbarcazioni sono diffusi dal Golfo alle coste africane – un Dhow al tramonto sulla costa occidentale di Unguja, l’isola principale dell’arcipelago di Zanzibar – autore Drouyn Cambridge
A Stonetown Dhow (27823896806).jpg – Wikimedia Commons

Inoltre, intraprendevano lunghi viaggi verso porti lontani come Kerala in India e Mombasa in Kenya con imbarcazioni costruite con tronchi di palma e cordami realizzati con le loro fibre. Le imbarcazioni venivano sigillate utilizzando del cotone per riempire le fessure tra il legno e poi l’intero scafo veniva rivestito con una miscela di al Sill (grasso di balena) e al Noora (un tipo di calce molto chiara, noor in arabo significa luminoso). Di fatto la costruzione navale era detta Galafah da cui probabilmente deriva la parola italiana calafataggio (più raramente detto calafatatura), la tecnica di impermeabilizzazione degli scafi in legno ottenuta creando una giunzione tra le tavole del fasciame in grado di reggere il mare e resistere nel tempo.  dei cantieri del Golfo era piuttosto varia: dai grandi boom (dhow comunemente usato è una variante inglese del termine swahili daw per barca), come i “Saffar“, impiegati dai mercanti per i viaggi a lunga distanza, ed i “Qatt’a” di dimensioni minori impiegati per brevi viaggi mercantili. Inoltre i “Jalibut”, “Bakara” e “Sanbock” erano utilizzati come imbarcazioni di supporto per le attività di immersione sui banchi perliferi e per il trasporto di passeggeri. Ma anche per la pesca dai piccoli Hoori che potevano trasportare tre/quattro pescatori alle grandi Shovel armate con un equipaggio di 15.

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i ricchi ornamenti sulla poppa di un dhow – Villiers collection (Alan Villiers’ photographs of his voyages aboard Arabian dhows (1938-39)Dhow – ornate stern.jpg – Wikimedia Commons

Una curiosità: ogni imbarcazione aveva un incisione a poppa (Jellif) che poteva includere intarsi raffinati con iscrizioni ed immagini, spesso di animali come falchi o cammelli.

venerdì 3 gennaio 2025

In tempi antichi, nel periodo pre-petrolifero, i mercanti emiratini si spingevano oltre Hormuz, verso il Mar Arabico e l’Oceano Indiano, navigando di cabotaggio, ovvero non lontano dalle coste, fino ad Aden, Yemen, che era già all’epoca un hub commerciale con numerosi mercati e quartieri commerciali. Sulla rotta incontravano l’importante scalo dell’isola di Socotra, al largo della costa meridionale dello Yemen, un porto strategico tra il Mar Arabico e il Mar Rosso dove i mercanti emiratini scambiavano le loro celebri perle, stoffe e datteri con crostacei, pinne di squalo, burro di ghee e yogurt. Scendendo verso sud, raggiungevano la città keniota di Mombasa dove i mercanti emiratini acquistavano spezie, oro, avorio, cereali come miglio, sesamo, cocco e legname. Navigando invece verso Est, raggiungevano il porto indiano di Mangaluru dove potevano acquistare legname tropicale, caffè e noci. Un altra destinazione era Mumbai dove venivano vendute le perle del Golfo al celebre mercato delle perle, il Muti Bazaar. Nella già grande città si potevano acquistare gioielli ed erano disponibili servizi finanziari come banche e assicurazioni. Questa immagine ha l'attributo alt vuoto; il nome del file è US_Navy_091112-N-9500T-170_Members_of_a_visit_board_search_and_seizure_team_from_the_guided-missile_cruiser_USS_Chosin_CG_65_keep_watch_over_the_crew_of_a_suspected_pirate_dhow.jpg

Una squadra di abbordaggio dell’incrociatore lanciamissili USS Chosin (CG 65) sorvegliano l’equipaggio di un presunto dhow pirata mentre i compagni di squadra conducono una ricerca di armi e materiali sospetti. L’abbordaggio per il controllo di mezzi sospetti in acque internazionali è previsto dalle regole del mare (UNCLOS) per operazioni di contrasto ai traffici illeciti La USS Chosin è l’ammiraglia della Combined Joint Task Force 151, una task force multinazionale istituita per condurre operazioni antipirateria al largo delle coste della Somalia sotto il comando del CMF – Foto della Marina degli Stati Uniti – Autore  Mass Communication Specialist 1st Class Scott Taylor
US Navy 091112-N-9500T-170 Members of a visit, board, search and seizure team from the guided-missile cruiser USS Chosin (CG 65) keep watch over the crew of a suspected pirate dhow.jpg – Wikimedia Commons

In tempi antichi queste imbarcazioni assunsero un ruolo importante anche in attività illecite come la tratta degli schiavi, il contrabbando e la pirateria. Gli schiavi, provenienti dalle regioni interne dell’Africa orientale (chiamati spregiativamente Zanj, termine all’origine del toponimo Zanzibar) venivano condotti a piedi verso la costa e da lì deportati sui dhow attraverso l’Oceano Indiano e il Mar Rosso, nella Penisola araba e nel Golfo dove erano impiegati soprattutto nella bonifica delle paludi salmastre della Mesopotamia. Altra attività purtroppo molto diffusa era la pirateria, esercitata e un tempo protetta dagli sceicchi, debellata con una azione militare condotta dal Regno Unito contro gli arabi Qawasim, ritenuti responsabili di ripetute azioni di pirateria ai danni delle navi britanniche nel Golfo Persico. La campagna si concluse con la capitolazione dei Qawasim e dei loro alleati e portò alla firma del trattato marittimo generale del 1820 che portò all’istituzione del protettorato britannico su quelli che sarebbero poi stati chiamati gli Stati della Tregua (oggi inclusi in parte negli Emirati Arabi Uniti). Nonostante la pirateria sia stata in gran parte debellata all’interno del Golfo, è ancora presente nel mare arabico e lungo le coste somale, causando la necessità di una presenza continua e coordinata di unità militari multinazionali per salvaguardare la libertà dei mari. I pirati moderni impiegano ancora i dhow come navi madre da dove fanno partire le imbarcazioni dei pirati che assaltano le navi in transito. 

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Un elicottero Merlin della British Royal Navy fornisce copertura ai Royal Marines del Fleet Protection Group Royal Marines (FPGRM) mentre salgono a bordo di un dhow sospetto per un’ispezione. Pattugliando la cosiddetta “Hash Highway”, come parte della Combined Task Force (CTF) 150 del CMF, l’HMS Cumberland nel 2009 intercettò con successo 12,4 tonnellate di resina di cannabis che erano contrabbandate a bordo di un “dhow” nel luglio 2009 – Fonte dell’immagine  http://www.defenceimagery.mod.uk/fotoweb/fwbin/download.dll/45153802.jpg – Autore POA(PHOT) Sean Clee
A Royal Navy Merlin Helicopter Provides Cover for Royal Marines 19-10-2009 MOD 45151657.jpg – Wikimedia Commons

sabato 4 gennaio 2025

Ultimo giorno ad Abu Dhabi, per una visita che ha segnato un significativo scambio culturale tra Italia ed Emirati Arabi Uniti, due nazioni con profondi legami con la storia marittima. Per Abu Dhabi, questa è un’opportunità per mostrare le sue strutture portuali di livello mondiale e per sottolineare la crescente importanza del turismo marittimo nella regione. Non a caso in questi ultimi anni si è notato un crescente interesse della città del Golfo nell’ospitare eventi globali, e la presenza di una nave iconica come l’Amerigo Vespucci ha certamente contribuito ad accrescere la sua reputazione di destinazione privilegiata per eventi marittimi di alto profilo. Un’occasione per la nostra Marina ed il Paese di mostrare le meraviglie del nostro Paese con  numerosi eventi culturali che hanno toccato tutte le eccellenze italiane. Parliamo di oltre 110 mila visitatori che hanno avuto modo di conoscere le tradizioni della Marina Militare Italiana e la cultura marittima del nostro Paese. Vale la pena di sottolineare che la conoscenza reciproca è fattore catalizzante nei rapporti economici tra il nostro Paese e gli Emirati Arabi Uniti con ricadute importanti sull’esportazione futura di prodotti di eccellenza. 

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domenica 5 gennaio 2025

Nave Amerigo Vespucci, dopo questa lunga e produttiva sosta ad Abu Dhabi, è ora in rotta per Muscat, Oman. Riattraverserà lo stretto di Hormuz dirigendosi verso l’antica capitale omanita, una delle città più antiche del Medio Oriente, ricordata sin dal II secolo quando grandi quantità di incenso venivano trasportati ogni anno per nave dall’Arabia Meridionale al Mediterraneo. Il nome Muscat (da cui noce moscata) era riferito ad un luogo chiamato Khur Ruri. In seguito, l’esploratore portoghese Vasco da Gama vi approdò dirigendosi verso le Indie e, nel 1507, la saccheggiò. Rimase colonia portoghese fino al 1649 quando l’imam Sulṭān bin Sayf sconfisse i portoghesi e li cacciò verso est, a Goa. L’Iman catturò le grandi navi portoghesi e fondò un impero che si estendeva dalle coste africane di Zanzibar a Gwadar, in Pakistan, favorendo il commercio di schiavi per lavorare in Oman o per essere venduti altrove. Alla sua morte scoppiarono ribellioni interne e Mascate venne invasa per un breve tempo dai persiani nel 1737, anche se per poco, poiché Ahmad bin Saʿīd li sconfisse venendo successivamente eletto imam. Ci riprovarono nel 1803 gli arabi wahhabiti dell’Arabia Saudita ma vennero respinti dal sultano Sa’id bin Sultan. Ahmad bin Sa’id creò una colonia nelle zone fertili di Zanzibar, trasferendo la “capitale” dell’Oman a Zanzibar. Nel 1913 fu eletto sultano Taymur bin Faysal ed il territorio venne ribattezzato “Mascate e Oman”, con il sultano che governava Mascate e l’imam che governava l’Oman. Dopo l’indipendenza indiana nel 1947, il sultano, con l’aiuto dei britannici, sconfisse l’imam e unificò gran parte dell’Oman, prendendo il controllo delle oasi di al-Buraymi. Nel 1964, con la guerra del Dhofār, i Britannici furono espulsi dall’Oman e, nel 1970, l’emiro Qābūs bin Saʿīd, figlio del sultano Said bin Taymūr, reclamò il trono dando inizio ad un nuovo e moderno sultanato, governando l’Oman fino alla sua morte con una visione liberale che vide un notevole miglioramento complessivo degli standard educativi dei suoi cittadini, uno sviluppo culturale ed economico e un consolidamento globale del sultanato. Quello che colpisce di questo grande Paese, oltre alla gentilezza ed accoglienza del suo popolo, è la bellezza del territorio, dal mare cristallino alle montagne desertiche inframmezzate da uadi e oasi verdi.

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lunedì 6 gennaio 2025

Nave Vespucci è in rotta verso Muscat con mare 1 e venti con forza intorno ai 10 nodi da NNW, tipici di questo periodo dell’anno. Riprendiamo il nostro dizionario marinaresco riprendendo con la lettera C come:
Cabotaggio: navigazione effettuata dai mercantili lungo le coste (per l’Italia a non più di 300 miglia dalle coste per il cosiddetto gran cabotaggio)
Cacciacopiglie: un punteruolo in ferro che serve per togliere le copiglie senza testa come quelle dei traversini dei maniglioni che uniscono le varie lunghezze di catene
Cala: piccola insenatura  ma anche locale dei ponti inferiori della nave dove vengono conservati i materiali di rispetto e di consumo
Calafataggio: procedura per rendere stagno il fasciame di una nave o di un’imbarcazione. Nel caso classico del fasciame in legno consiste nell’introduzione a forza della stoppa incatramata nelle commessure fra le tavole, versandovi pece per assicurare l’impermeabilità
Calata: un tratto di banchina nei porti impiegata dalle navi per le operazioni di imbarco e sbarco dei materiali ma anche l’operazione di messa a mare delle reti da pesca
Calaverna: rivestimento in cuoio impiegato per proteggere dallo sfregamento alcune parti delle attrezzature navali come i pennoni, i picchi e le antenne ma anche gli scalmi dei remi delle imbarcazioni
Calcagnolo: sporgenza del dritto di poppa nel quale si innesta l’ultima femminella del timone
Calcastoppa: un arnese impiegato per il calafataggio che serve per inserire e sistemare i riempimenti di stoppa nelle connessure del fasciame o del ponte in legno
Calumo: quantità di cavo o di catena filata per sistemare un ormeggio o un rimorchio; per la lunghezza di catena fra l’ancora a fondo e l’occhio di cubia (posto a prora per il passaggio della catena d’ormeggio dell’ancora
Cubia: foro praticato nell’opera morta dello scafo per il passaggio verso l’esterno di cavi e di catene

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martedì 7 gennaio 2025

Il Vespucci sta navigando verso Hormuz ad una velocità di circa 7 nodi; la nave scuola dirigerà quindi verso Muscat, Oman, dove arriverà, ufficialmente, l’8 mattina. Avendo visitato nel 1997 Muscat, durante una sosta operativa a bordo di Nave Zeffiro, ho ancora nella mente questo bellissimo Paese che merita una visita per i suoi straordinari paesaggi. L’ingresso dal mare a Muscat offre una vista spettacolare sulla città e sui paesaggi circostanti che presto l’equipaggio potrà visitare. Verso sud svetta il monumento alla sua antica ricchezza, un grande incensario che troneggia lungo la costa. La nave più bella del mondo, ambasciatrice del nostro Paese nel mondo, attraccherà al porto Sultan Qaboos di Muscat dall’8 al 12 gennaio 2025. Con comodi mezzi sarà poi possibile per l’equipaggio raggiungere il distretto di Muscat chiamato Muttrah, originario centro storico dell’antica città che offre un grande souk dove si affacciano numerosi ristoranti e bar.

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Da non perdere il lungo mare ed i forti di Al-Jalali e Al-Mirani che fanno da cornice all’ingresso del vecchio porto. In questo affascinante quartiere si incontra anche il Palazzo del Sultano, caratterizzato da grandi facciate bianche, blu e dorate. Sebbene sia di recente costruzione (1972) è una delle attrazioni maggiori per i fotografi che visitano l’Oman per la sua architettura araba contemporanea. Una visita da non perdere è alla Grande Moschea del Sultano Qaboos, costruita in arenaria e marmo, dove potrete vedere il più grande tappeto realizzato a mano dell mondo. Un unico tappeto dal peso di ben 21 tonnellate.

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Ma non solo, alzando gli occhi sarete sovrastati da un enorme lampadario decorato con cristalli Swarovski incastonati in lamine d’oro 24 carati. Tutto intorno alla Moschea il cortile con i suoi numerosi archi ed un pavimento levigato dove pellegrini e turisti passeggiano in un’atmosfera di pace e tolleranza, tra ibischi e gelsomini indiani, tipica di questo grande paese arabo.

Andrea Mucedola
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foto della sosta di nave Vespucci per gentile concessione UPICOM – si ringraziano l’STV Alessandro Cazzato e la GM Anna Testa, PAO (Public Affairs Office) di nave Amerigo Vespucci per le cortesi e puntuali informazioni da bordo – foto Oman credit andrea mucedola

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