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il mistero di Oumuamua, il “messaggero che arriva per primo da lontano”

tempo di lettura: 4 minuti

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ARGOMENTO: ASTRONOMIA
PERIODO: XXI SECOLO
AREA: DIDATTICA
parole chiave: corpi celesti, comete

 

Nel 2017, all’osservatorio Pan-STARRS delle Hawaii fu osservato il primo oggetto interstellare proveniente da oltre il nostro sistema solare che fu battezzato in lingua hawaiana, U1/Oumuamua, ovvero il “messaggero che arriva per primo da lontano”. La cosa curiosa era che pur muovendosi come una cometa, avvicinandosi al Sole, non presentava la classica chioma che si forma quando il ghiaccio sulla superficie di una cometa si trasforma in gas, lasciando dietro di sé la caratteristica scia di gas dovuta al degassamento. Questo oggetto si presentava così diverso da sfidare qualsiasi classificazione precedente, tanto che incominciarono a sorgere fantasiose ipotesi sulla sua natura, ipotizzando anche si trattasse di un oggetto artificiale frutto di tecnologia extraterrestre. Un’ipotesi stuzzicante per suscitare la curiosità della stampa e l’attenzione di coloro che sono sempre in attesa di un incontro con civilizzazioni extraterrestri. Recentemente, sulla base di osservazioni e anali del suo spettro sono emerse bene altre ipotesi ma non meno affascinanti.

Raccontiamo la sua storia
Al contrario dei corpi celesti appartenenti al sistema solare, l’asteroide U1/Oumuamua ha un’orbita iperbolica ed ha raggiunto il punto di minima vicinanza al Sole, 38 milioni di km, il 9 settembre 2017, passando ad una distanza minima dalla Terra di circa 24 milioni di km il 14 ottobre 2017, solo quattro giorni prima di essere scoperto.

Un oggetto strano che si presentava allungato come un sigaro e ruotante sul suo asse. Dalle misure spettroscopiche, ricoperto sulla sua superficie da uno strato di materiale organico spesso circa 50 cm che impedirebbe la sublimazione del ghiaccio contenuto al suo interno (cosa che spiegherebbe la non formazione della chioma nel suo avvicinamento in prossimità del Sole).

Questa immagine ha l'attributo alt vuoto; il nome del file è Oumuamua_light_curve_simulation-2.gif

Simulazione di ʻOumuamua che ruota e rotola nello spazio e la risultante curva di luce ricevuta. In realtà, in tutte le osservazioni di ʻOumuamua, l’oggetto mostrava solo un singolo pixel e la sua forma fu dedotta dalla curva di luce – File:Oumuamua light curve simulation.gif – Wikimedia Commons

In pratica una cometa anomala che si ipotizza abbia una densità simile a quella degli asteroidi rocciosi, un insieme dei detriti consolidati fra di loro, con un corpo simile a quello delle comete ghiacciate, cosa che tra l’altro spiegherebbe la sua bassa densità. Sebbene la sua origine resta misteriosa, potrebbe essere il frammento di una cometa o di un esopianeta extra solare ricco di ghiaccio di azoto simile a Plutone.

Uno dei fattori peculiari di U1/ Oumuamua nel suo avvicinamento al Sole fu la sua forte accelerazione forse dovuta al rilascio di idrogeno molecolare intrappolato all’interno di un corpo ghiacciato ricco di H2O, un’ipotesi coerente con il fatto che U1/ Oumuamua potesse essere una, anche se strana, cometa interstellare.

Gli studi recenti
Uno studio pubblicato a giugno 2018, che ha coinvolto gli astronomi italiani Marco Micheli della ESA-ESRIN di Frascati e Davide Farnocchia collaboratore al JPL, suggerisce che questo corpo celeste sia proveniente dalla direzione della costellazione della Lira e possa essere inquadrato come una cometa la cui traiettoria potrebbe essere stata modificata da azioni “non gravitazionali” subite nell’attraversamento del sistema solare. 

Uno studio più recente, pubblicato sull’AGU Journal of Geophysical Research: Planets, condotto da due astrofisici dell’Arizona State University, Steven Desch e Alan Jackson, ha invece ipotizzato si tratti di un frammento di un pianeta simile a Plutone, proveniente dallo spazio esterno al nostro sistema solare, forse dalla costellazione della Lira. Desch e Jackson hanno determinato diverse caratteristiche dell’oggetto che secondo loro lo distinguono da una cometa; in termini di velocità, l’oggetto è entrato nel sistema solare ad una velocità leggermente inferiore a quella prevista (cosa che, secondo gli studiosi, indica che non viaggiava nello spazio interstellare da più di un miliardo di anni circa). Avvicinandosi al Sole, la sua spinta è diventata maggiore di quanto si potesse spiegare; curiosamente senza mostrare la caratteristica coda di gas tipica delle comete. Desch e Jackson, ipotizzando che fosse costituito da ghiacci diversi, hanno quindi calcolato quanto velocemente questi ghiacci si sarebbero sublimati nell’avvicinamento al Sole (passando da uno stato solido ad uno gassoso) e determinato che l’azoto allo stato solido poteva corrispondere a tutte le caratteristiche dell’oggetto. Considerando che un pezzo di ghiaccio sarebbe stato molto più riflettente, il corpo celeste poteva quindi avere dimensioni minori di quanto ipotizzato. Questo tipo di ghiaccio è presente sulla superficie di Plutone e probabilmente su molti pianeti similari. 

In parole semplici, quel corpo di azoto ghiacciato N2 potrebbe essersi staccato dal suo sistema genitore circa mezzo miliardo di anni fa ed aver iniziato il suo viaggio interplanetario. La sua curiosa forma a sigaro potrebbe essere dovuta all’attrito che ne avrebbe fatto evaporare gli strati esterni rendendolo sempre più appiattito “proprio come fa una saponetta quando gli strati esterni vengono strofinati via attraverso l’uso».

Questa immagine ha l'attributo alt vuoto; il nome del file è Comet_20171025-16_gif.gif

Questa animazione mostra il percorso di U1/Oumuamua mentre attraversava il nostro sistema solare interno tra settembre e ottobre 2017, https://www.eso.org/ (27 giugno 2018) – European Southern Observatory (da https://www.eso.org/public/videos/eso1820f/) – Fonte NASA – File:Comet 20171025-16 gif.gif – Wikimedia Commons

Ipotesi diverse che forse troveranno una risposta in futuro.  L’11 gennaio 2022 l’Initiative For Interstellar Studies ha proposto una nuova missione alla NASA da inserire nella Planetary Science Decadal Survey 2023-2032. La missione, chiamata Project Lyra, prevedrebbe l’invio di una sonda spaziale verso U1/Oumuamua per effettuare degli studi più approfonditi e scoprire la sua natura; un viaggio di 26 anni per scoprire i segreti del messaggero che venne da lontano.

 

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