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livello elementare.
ARGOMENTO: GEOPOLITICA
PERIODO: XXI SECOLO
AREA: MEDIO ORIENTE
parole chiave: Israele, Iran
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Stiamo vivendo un terzo millennio in cui tutti sembrano voler portare i nodi al pettine. La notizia di ieri mattina è tanto eclatante che abbiamo deciso di fare un primo punto di situazione, inserendo qualche premessa e l’eccellente articolo di Gino Lanzara sull’argomento.

L’attacco dell’IDF avviene in un momento storico forse mai così basso, a livello di popolarità, per l’attuale governo israeliano di Benjamin Netanyahu. Per quanto possa sembrare una reazione impulsiva, la preparazione dell’attacco alle Centrali e ad obbiettivi sensibili denota una preparazione strategica basata da una attenta pianificazione del Mossad. Motivi ce ne sarebbero tanti: attività decennali dei proxy iraniani, dal Libano allo Yemen, non ultime quelle di Hamas. Attività che di fatto, più che a creare un fronte in difesa degli interessi palestinesi per la creazione di una terra suddivisa fra due popoli, hanno favorito la politica tutt’altro che aperta al dialogo del governo di Benjamin Netanyahu.
In breve, Israele ha deciso, in un momento tutto sommato di calma, di reagire all’informazione del pericoloso avanzamento del programma militare nucleare iraniano, dando il via ad un’operazione perfettamente coordinata tra reparti dell’aeronautica dell’IDF ed unità del Mossad residenti in Iran. A questi ultimi il compito di colpire chirurgicamente con droni esplosivi non solo gli obiettivi militari fisici ma anche alti funzionari del programma nucleare e militare iraniano. Tra di essi il comandante dell’aeronautica delle Guardie Rivoluzionarie iraniane, Sardar Amir Ali Hajizadeh, il comandante del Comando UAV dell’aeronautica delle Guardie Rivoluzionarie, Taher-Por, e il comandante del Comando di Difesa Aerea dell’aeronautica delle Guardie Rivoluzionarie, Daoud Shihian che stavano presenziando ad un vertice operativo in un quartier generale sotterraneo.

Sardar Amir Ali Hajizadeh, Commander of the IRGC Air Force
Inoltre, sarebbero stati eliminati il generale Gholam Ali Rashid, il comandante delle Guardie Rivoluzionarie Hossein Salami e il consigliere della Guida Suprema, Ali Shamkhani. Le reazioni sono confuse e le diplomazie stanno cercando di buttare acqua su un fuoco che arde sotto la cenere da troppo tempo. Quasi tutti i paesi arabi della regione hanno condannato fermamente gli attacchi dell’ IDF (Oman, Emirati Arabi Uniti, Arabia Saudita, Egitto, Qatar, Bahrein, Turchia, Libano, Giordania, Iraq), denunciando un'”aggressione” che contribuirà ad esacerbare ulteriormente le tensioni regionali. Da un punto di vista operativo, pochi minuti dopo le 02:00 del mattino, si sono registrate le prime esplosioni intorno a Natanz, il principale sito di arricchimento dell’uranio iraniano (secondo gli israeliani distrutto). Sempre secondo le fonti israeliane poco prima dell’attacco aereo, unità del Mossad infiltrate in Iran avevano disattivato diverse batterie di difesa aerea tramite dei droni preposizionati da settimane intorno i loro obiettivi. Senza essere efficacemente contrastati dalle batterie iraniane, l’Aeronautica Militare israeliana è stata così in grado di colpire più di cento obiettivi strategici in Iran, con il supporto di duecento (?) caccia riforniti in volo. Naturalmente l’attenzione internazionale si è immediatamente rivolta agli effetti dell’attacco alle centrali nucleari, soprattutto per le conseguenze verso la popolazione civile. L’Agenzia Internazionale per l’Energia Atomica (AIEA) ha dichiarato di essere stato informato dalle autorità iraniane che non vi è stato alcun aumento dei livelli di radiazioni presso l’impianto di Natanz, anche se tali attacchi potrebbero avere delle “gravi implicazioni per la sicurezza nucleare, la protezione e le salvaguardie, nonché per la pace e la sicurezza regionali e internazionali“. La prima risposta iraniana, con il lancio di droni, sembra non aver sortito risultati in quanto dalle notizie trapelate sarebbero stati in gran parte abbattuti dalle difese israeliane. Ma gli attacchi stanno continuando e centinaia di missili e droni stanno cercando di saturare (con qualche successo) le difese israeliane costituite dall’Iron Dome. Le prossime ore ci diranno qualcosa di più su quella che lo stesso Israele definisce una guerra e non un’operazione di rivalsa. Intanto, secondo le fonti statunitensi, dopo una timida dichiarazione di Trump (precedente all’attacco) che invitava Israele a non fare passi falsi, il Pentagono avrebbe disposto il dislocamento di navi da guerra ed altre risorse militari verso il Medio Oriente per contribuire a proteggere Israele e le truppe americane da possibili ritorsioni iraniane. In particolare, il cacciatorpediniere USS Thomas Hudner sarebbe in rotta verso il Mediterraneo orientale, e l’aeronautica americana potrebbe dislocare aerei da combattimento nella regione nelle prossime ore.

il Nuclear facility di Natanz, Iran – immagine Google Earth di repertorio
Quali saranno i prossimi passi di Israele? Sta sperando di avviare una rivoluzione per cambiare il regime degli Ayatollah? Come si comporteranno Russia e Cina, fedeli alleati di Teheran? Ci torneremo.
Andrea Mucedola
Operazione Am Kalavi: Israele colpisce l’Iran tra leadership e nucleare: la regione è in fiamme
Israele replica lo stilema dell’attacco preventivo con l’operazione Am Kalavi volta a scongiurare quello che ritiene un concreto rischio esistenziale per lo Stato ebraico. Rispetto al 1967, l’incognita riguarda la durata di un’azione che non può certo dirsi conclusa. Forse, stavolta, sei giorni non basteranno per definire una situazione che dei punti di faglia regionali ha fatto un credo geopolitico. L’attacco si è diretto sia contro la leadership politico-militare, con azioni compiute da squadre del Mossad, sia contro le strutture nucleari di Natanz, Fordow, Tabriz. Non è ancora nota l’effettiva gravità dei danni inflitti, ma quel che è certo è che si sia trattato di un’operazione capillare che replica nelle sue linee essenziali quanto operato con i “cerca persone” di Hezbollah. Le infrastrutture nucleari, presumibilmente oggetto di progetti a fini militari malgrado le risoluzioni dell’AIEA, sembrano essere state pesantemente degradate. L’entità dell’attacco e la conta effettiva dei danni determineranno le conseguenze. L’Iran ha già fatto alzare in volo i suoi droni e si attende una proiezione balistica benché diversi siti di lancio siano stati colpiti. Da notare che per l’Iran questa è la prima emergenza di reale rilevanza dalla guerra con l’Iraq. Cosa attendersi nel concreto: recrudescenza Houthi, attacchi terroristici, la solita impennata dei beni rifugio (oro) e del greggio. Non è certo al momento il fattivo supporto russo.
Un’escalation è altamente probabile, sullo sfondo di un gioco d’ombre che non esclude che anche Israele possa aver sofferto per fughe di notizie sensibili. Gli USA hanno nel frattempo preso le distanze diffidando Teheran dall’intraprendere azioni offensive contro strutture e personale di Washington. Teheran ha confermato eliminazioni significative tra militari e scienziati di alto rango, confermando così annichilimenti selettivi di rilievo che hanno portato a rapide nomine sostitutive: generale Hossein Salami, comandante del Corpo delle Guardie della Rivoluzione Islamica (IRGC) sostituito da Ahmad Vahidi, generale Mohammad Bagheri sostituito da Amir Sayyari, Ali Shamkani consigliere di Khamenei, Mohammad Mahdi Tehranchi, scienziato nucleare senior.
Gino Lanzara
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l’articolo del dottor Lanzara è stato pubblicato su Operazione Am Kalavi: Israele colpisce l’Iran tra leadership e nucleare. La regione è in fiamme – Difesa Online
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