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livello medio.
ARGOMENTO: SUBACQUEA COMMERCIALE
PERIODO: XXI SECOLO
AREA: SISTEMI DI SICUREZZA
parole chiave: normativa, Norma UNI 11366
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Il lavoro subacqueo italiano è un cosmo costituito da oltre 350 aziende, a struttura variabile e molte delle quali a conduzione individuale e/o famigliare. Altre, però, hanno dimensione industriale e rappresentano la punta di diamante in materia di innovazione, tecnologia, qualità delle energie professionali, di un mondo che, silenziosamente, contribuisce alla formazione del PIL e al benessere degli italiani: le aziende e gli operatori sono quelli – per voler rendere l’idea del ruolo che svolgono – tra le altre cose, aprono e chiudono i rubinetti sottomarini del gas e del petrolio. Ma il settore è molto più vario e spazia dai servizi per le opere marittime e portuali, impiantistica di idraulica civile, impiantistica strutturale, e appunto, interventi al servizio dell’industria petrolifera “offshore” e molti altri settori come descritto più avanti. Il fatturato annuo, per quando riguarda le aziende, supera di molto i 200 milioni di euro, volendo considerare i dati delle imprese che gravitano nell’ambito del solo settore “offshore” e molto di questo fatturato proviene da contratti esteri dove gli italiani sono considerati, non a torto, bravissimi e valenti operatori subacquei.
Il lavoro subacqueo, per la sua specificità ambientale necessita, al pari di altri settori come quello aereo e minerario, di norme specifiche che facciano riferimento allo stato dell’arte e alle tecniche di immersione che, a loro volta, si rifanno a standard ormai condivisi ed adottati in tutto il mondo. Quella che noi italiani indichiamo come “immersione professionale” è, nel mondo anglosassone, definito “commercial diving”, talvolta tradotto in Italiano con la risibile locuzione di “subacquea commerciale” che richiama l’idea di una procace tuffatrice in bikini. In effetti, oltre a riunire tutti coloro che dalla attività subacquea ricavano emolumenti di qualsiasi entità e di qualsiasi tipo, raggruppa diversi settori di attività, diversificati fra loro e dotati di specifiche caratteristiche e di specifici requisiti.

Filiera produttiva e target di riferimento per le Norme Operative e Procedure di Sicurezza
I soggetti interessati alle attività subacquee professionali sono imprese iscritte alla Camera di Commercio e hanno il profilo giuridico di ditte individuali, snc, srl, s.coop. rl, spa. La strutturazione aziendale in termini di energie umane direttamente impegnate nella configurazione imprenditoriale spazia dal singolo individuo, per le ditte individuali (a profilo prevalentemente artigiano), a centinaia di componenti per le società più strutturate. La forza lavoro impegnata in qualità di OTS (Operatori Tecnici Subacquei) e/o di OTI (Operatori Tecnici Iperbarici) è di difficile censimento poiché non esiste un albo o un registro nazionale dove gli operatori possano iscriversi. Cosa diversa per le aziende che sono iscritte alle Camere di Commercio dove gli elenchi essendo pubblici possono essere consultati e quindi censiti. Ciò nonostante la classificazione e la identificazione di aziende che svolgono attività subacquea ed iperbarica professionale non in maniera prevalente sfugge ad un censimento certo e preciso in quanto le opere subacquee rappresentano il “complemento” di altre opere quali strutture edilizie come ponti, manufatti di sbarramento, palificazioni etc. Queste attività sono, quindi, riconducibili al settore edilizio e sono definite “onshore”. A questo “segmento” appartiene un gran numero di aziende che spesso, però, utilizzano altre aziende, specializzate nei lavori subacquei, e che dispongono di apparecchiature, attrezzature, mezzi nautici e personale con specifici requisiti di formazione e competenze professionali.
Attività subacquee professionali prevalenti e pertinenze di intervento
– recupero o demolizione di relitti (salvage diving): è la attività tradizionale dei palombari che ha costituito per oltre un secolo e mezzo il nucleo (core business) della attività professionale subacquea;
– interventi portuali (harbour diving): è la attività altrettanto tradizionale che i palombari esercitavano nei porti per la loro costruzione, insieme ai “cassonisti”, e per le operazioni di ispezione, carenaggio, manutenzione e riparazione delle navi e degli ormeggi. In questo settore rientrano tutti i palombari (q.v. Codice della Navigazione) e tutti i Sommozzatori (q.v. DM del 13 Gennaio 1979) iscritti nei rispettivi registri per essere abilitati a operare in “servizio locale”;
– interventi industriali per gli idrocarburi (oil and gas diving): è la attività che si è sviluppata, in un crescendo rossiniano di clamore e di energia, a partire dal secondo dopoguerra e che ha assorbito gruppi crescenti di operatori subacquei professionisti, al punto da vantare oggi, nelle sue file, oltre tre professionisti subacquei su quattro;
– interventi per acquacoltura (fish farm diving): è probabilmente la più silente, ma non per questo la più negletta, tra le attività subacquee professionali. Di relativamente recente comparsa, rivela una lenta e contenuta tendenza all’espansione;
– pesca professionale e raccolta di corallo (coral diving): storicamente e tradizionalmente ricca di nomi e di episodi, questa attività è limitata a un gruppo relativamente ristretto di operatori che lavorano oltre i limiti della fisiologia e delle regole internazionali dell’industria;
– istruttori, guide, accompagnatori subacquei professionisti (professional leisure diving): ultima tra le attività entrate nel professionismo, riunisce coloro che in ambito sportivo e turistico lavorano remunerati per fornire un servizio di didattica e/o di accompagnamento a turisti e a sportivi di ogni livello e provenienza;
– giornalisti e foto/cine/teleoperatori (media project diving): una attività limitata, nel numero dei partecipanti, ma elevata nei livelli di specializzazione e di competenza che giungono spesso a portare i praticanti oltre i limiti tradizionali e codificati della fisiologia e delle regole internazionali dell’industria;
– ricercatori subacquei scientifici (inclusi Biologi, Etologi, Geologi, Archeologi e Oceanografi) che per motivi di Studio e Ricerca svolgono la loro prevalente attività in ambito subacqueo. E’ un settore ad alto profilo di specializzazione che si realizza sia sul territorio nazionale che all’Estero, spesso in partenariato con Istituti di Ricerca ed Università straniere;
– monitoraggio ambientale, la prevenzione e repressione reati ambientali: a questo settore aderiscono organismi che utilizzano personale specializzato in interventi subacquei per la raccolta, campionamento e documentazione valori ambientali e fenomeni di inquinamento accidentale o doloso;
– militari e sommozzatori delle Forze Armate e dei Corpi dello Stato. Si tratta di reparti di eccellenza per quanto riguarda le Forze Armate che si distinguono, a livello internazionale, per la grande capacità di intervento in aree e teatri critici del mondo, laddove sono richiesti interventi contro il terrorismo, la sicurezza nazionale ma anche in soccorso di popolazioni per calamità naturali. I secondi sono istituti che svolgono funzioni di controllo del territorio, prevenzione e repressione di reati ambientali, la sicurezza della vita umana in mare, la salvaguardia del patrimonio ambientale, archeologico subacqueo, operando spesso in collaborazione con la Magistratura e gli Istituti di Ricerca e Prevenzione ambientale come CNR, ISPRA, ARPA.

Taranto, esercitazione di soccorso del sommergibile Scirè della Marina Militare con nave Anteo e i palombari. 2014-09-17. © Massimo Sestini – cortese concessione Marina Militare
La situazione attuale
Oggi sotto la lente di ingrandimento si trova il settore degli “interventi industriali per gli idrocarburi (oil and gas diving)”. Dopo anni di un mercato in esplosiva crescita che cercava di sagomarsi sulle esigenze e sugli isterismi del “caro petrolio” e , ultimamente del “caro gas” il settore risente di una forte crisi e molte aziende hanno dovuto ridimensionare i propri obiettivi ed è aumentata la conflittualità relativa alla concorrenza che spesso si gioca sulla qualità dei servizi resi e – soprattutto – sul decadimento dei livelli di sicurezza operativa. Ciò nonostante lo sviluppo delle attività di estrazione dai giacimenti sottomarini è sempre in crescente espansione e questo richiama crescenti forze di lavoro subacqueo per i lavori di installazione delle strutture necessarie alla “coltivazione” dei giacimenti, alla estrazione e al trasporto degli idrocarburi. Ciò nonostante le più volte annunciate politiche di decarbonizzazione delle fonti energetiche che, soprattutto in Italia, si scontrano con esigenze di approvvigionamenti di materie prime, quali gas naturale (GPN), gas propano liquido (GPL) ed olio combustibile. Inoltre le recenti ed attuali situazioni geopolitiche hanno acceso un focus sulla sorveglianza e tutela delle infrastrutture sottomarine quali cavi per le reti internet, sea-line, oleodotti, gasdotti, che sono obiettivi sensibili e strategici per la sicurezza nazionale.
Aumentano le esigenze, si affinano le tecnologie, si richiede un crescente numero di operatori, se ne domanda una crescente competenza negli aspetti applicativi e lavorativi, se ne rendono più severi i criteri formativi e certificativi e fortunatamente se ne aumentano decisamente i livelli di sicurezza. Quasi improvvisamente si è manifestato un fenomeno centripeto di afflusso di sistemi di immersione e di operatori subacquei in numerosi centri di attività (e.g. Golfo del Messico, Medio Oriente, Mar Rosso, Estremo oriente, Africa Occidentale). Gli eventi sono divenuti talmente concatenati che di fatto non si trovano impianti di alto fondale disponibili o in attesa di contratto e tutti sono in pratica impegnati in operazioni. Questa situazione riguarda tanto gli impianti fissi installati all’interno (built saturation systems) delle navi appoggio per lavori subacquei (Diving Vessels), quanto gli impianti mobili di tipo modulare (modular saturation systems) o di tipo monoblocco (package saturation systems).
Mentre gli impianti fissi hanno una loro precisa struttura e fisionomia che ne garantisce anche le condizioni di manutenzione e di operazione (si trovano in genere installati sotto coperta o comunque in ambiente chiuso e condizionato) in rapporto alla attività operativa della nave e ai suoi cicli di manutenzione programmata, gli impianti mobili subiscono le vicissitudini degli allestimenti su mezzi navali diversi con posizioni e spazi diversi e conseguentemente anche con configurazioni che spesso variano. Nel corso degli ultimi decenni del secolo scorso questi ultimi tipi di impianto avevano subito una drastica riduzione numerica a favore di un loro miglioramento qualitativo poiché il crescente numero di navi appoggio per lavori subacquei con impianto fisso ne aveva limitato la domanda, contribuendo favorevolmente alla scomparsa dei “pollai” che negli anni “70 e negli anni “80 arredavano la coperta di pontoni, supply vessels, navi di occasione e di circostanza, spesso per operazioni e interventi al di fuori delle fondamentali norme di sicurezza. Questa fase di crescente domanda per impianti di alto fondale sta ora facendo rispuntare sistemi ormai dismessi, camere iperbariche fuori collaudo o fuori dimensione, componenti lasciati ad arrugginire in capannoni o in aree industriali o portuali. Tutto questo procedimento di riesumazione avviene spesso sotto il controllo e la gestione da parte di personale che abbina a una scarsa competenza tecnica una pericolosa tendenza ad omettere, sotto la pressione della necessità commerciale o contrattuale, la necessaria cura degli aspetti di sicurezza sostanziale e preventiva.

La struttura della Norma UNI 11366
E’ costituita dai livelli che interessano gli aspetti necessari alla esecuzione degli interventi subacquei ed iperbarici nella loro complessità e varie tipologie necessarie:
• Livello aziendale. La norma concerne la strutturazione dell’azienda negli aspetti organizzativi e comportamentali del personale direttamente coinvolto nelle operazioni, le attrezzature ed i mezzi utilizzati per lo svolgimento delle operazioni subacquee ed iperbariche.
• Livello formativo. Si delinea il profilo professionale (qualifica formativa) adatto e necessario alle varie tipologie di intervento.
• Livello operativo. Tipologia di intervento (basso fondale, alto fondale, saturazione ). In funzione di questa delinea le modalità, i tempi, gli schemi e le procedure che il personale coinvolto deve seguire nelle varie condizioni operative.
• Livello strumentale: Descrive le caratteristiche ed i requisiti degli impianti, attrezzature, mezzi – compresi gas di respirazione – direttamente e/o indirettamente collegate allo svolgimento delle attività subacquee ed iperbariche, in relazione all’uso richiesto nella tipologia di intervento.
Le risorse coinvolte nella stesura della Norma
| Ministero della Difesa – Marina militare | Ministero delle Politiche comunitarie |
| Ministero del Lavoro | Corpo delle Capitanerie di Porto |
| Ministero della Sanità | Ministero degli Interni (Sommozzatori vigili del fuoco) |
| Ministero della Pubblica Istruzione | ISPESL |
| INAIL | Rappresentante Strutture Sanitarie medico-iperbarico |
| Rappresentante sindacale degli operatori tecnici subacquei (Sindacato italiano Sommozzatori- Uil) | Presidenza commissione UNI |
| Rappresentanti di Aziende di Settore | Aziende produttrici impianti iperbarici |
| Società petrolifere italiane | Scuola per la Formazione professionale |
I benefici della Norma UNI 11366
L’adozione da parte delle aziende della norma contribuirebbe ad un abbattimento pressoché totale degli infortuni e alle malattie professionali in ambito dei lavori subacquei e le attività iperbariche correlate e consentirebbe alle aziende italiane di concorrere alla pari con le concorrenti straniere, dotate nel loro ambito nazionale di norme riconosciute da HSE ed IMCA, operando nei mercati internazionali che rappresentano la maggior fonte di interesse delle aziende stesse, con rilevanti benefici per l’economia nazionale. Non ultimo, non esistendo una norma riconducibile al network UNI-CEN-ISO, la realizzazione della UNI 11366, non solo colmerebbe il gap negativo dell’Italia rispetto agli altri Stati, ma si candiderebbe (AISI in collaborazione con UNI sta lavorando in questa direzione) a divenire norma CEN e successivamente norma ISO.
Va però sottolineato che la sola norma non è sufficiente ad assicurare a tutto il settore quelle condizioni necessarie alla sicurezza degli operatori. Ne è un esempio, per sintetizzare l’esigenza di una norma cogente “erga omnes”, come i comandi territoriali dell’autorità preposta alla sicurezza nei porti (Guardia Costiera) abbiano sentito la necessità di normare l’attività subacquea professionale negli ambiti portuali facendo riferimento alla Norma 11366 (Ordinanze Capitaneria di Porto di Anzio e Palermo, Genova, Venezia, Napoli, Civitavecchia, ultima in ordine cronologico quella di Ortona). Di fatto questi importanti organismi territoriali stanno adeguando le ordinanze facendo riferimento allo stato dell’arte sancito nella Norma 11366. Ma la necessità di una legge-quadro univoca e nazionale che stabilisca requisiti di formazione professionale, di requisiti strutturali e di attrezzature delle aziende, che indichi i ruoli, competenze, mansioni e responsabilità, i preposti etc, omologa, in maniera chiara ed univoca, le molteplici ordinanze e disposizioni emanate nel corso degli anni. Questo è lo scopo prevalente della proposta di legge, ultima in ordine cronologico, è la n° 1161 sottoscritta da 18 parlamentari con primo firmatario l’on. Gerolamo Cangiano. Nel frattempo anche il Ministro Musumeci ha inteso dare corpo legislativo alla “Dimensione Subacquea” con un disegno di legge articolato che interessa la sovranità marittima e subacquea, la istituzione di una agenzia nazionale per le attività marittime e subacquee e la disciplina delle attività subacquee professionali.
Se questi dispositivi dovessero effettivamente diventare leggi dello Stato contribuirebbero a colmare un gap molto negativo che vede l’Italia e le aziende italiane soccombere rispetto ai competitors europei proprio per la mancanza di una legge dello Stato.
Giovanni Esentato
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