La cometa dei nostri antenati è ritornata dopo 50.000 anni

Redazione OCEAN4FUTURE

2 Febbraio 2023
tempo di lettura: 5 minuti

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livello elementare

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ARGOMENTO: ASTRONOMIA
PERIODO: XXI SECOLO
AREA: DIDATTICA
parole chiave: comete, Oort, Kuiper

 

Sin dai primi giorni dell’anno, sono apparse notizie sulla scoperta di una cometa che viene da molto lontano; dopo aver percorso miliardi di chilometri dalla nube di Oort, una misteriosa regione ai margini del nostro sistema solare, la cometa si è diretta verso il Sole e sta ora tornando indietro nel suo viaggio siderale.

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La cometa, chiamata C/2022 E3 (ZTF), scoperta nel marzo 2022 mentre attraversava l’orbita di Giove, solo recentemente è stata resa famosa sui media; secondo la NASA si tratterebbe di una cometa di lungo periodo che, nella sua traiettoria intorno al Sole, visitò l’ultima volta i nostri cieli ben 50.000 anni fa ovvero quando i nostri antenati, gli Homo neanderthalensis e gli Homo sapiens, razzolavano sul pianeta.

Come ricorderete, questi ultimi, per ragioni ancora non note, ebbero in seguito la meglio all’incirca 30.000 anni fa e possono essere considerati i nostri progenitori.

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Gli astronomi del Goddard Space Flight Center della NASA a Greenbelt, nel Maryland, osservarono questa splendida cometa proveniente dalla nube di Oort, C/2014 Q2, chiamata Lovejoy, quando passò vicino alla Terra all’inizio del 2015 – Photo credit NASA

Curiosamente i media hanno definito questo corpo celeste la cometa di Neanderthal, attribuzione che non appare avere nessun senso scientifico in quanto 50.000 anni fa entrambe le specie Homo erano presenti sul pianeta (e non solo …). Di fatto, anche i nostri diretti antenati sapiens con i neanderthalensis, avranno osservato, non con poca apprensione, quella strana luce verdastra solcare i cieli bui della Terra.

Viaggiatori dello spazio
Le comete sono corpi celesti relativamente piccoli, simili agli asteroidi ma composti da gas ghiacciati (acqua, metano, ammoniaca, anidride carbonica) con frammenti di rocce e metalli diversi. In generale, le comete si possono classificare in due gruppi: comete di lungo periodo e di corto periodo. Le comete di corto periodo hanno periodi orbitali di almeno 200 anni, mentre quelle di lungo periodo possono impiegare anche decine se non centinaia di migliaia di anni prima di ritornare nel Sistema Solare Interno. 

Si presume che le comete abbiano origine nella Nube di Oort, una sorta di sfera con un raggio di circa un anno luce che circonda tutto il nostro Sistema Solare. Per giochi gravitazionali è possibile che alcune di loro accorcino la loro traiettoria ellittica intorno al Sole, riducendo quindi il loro periodo orbitale. Gli astronomi ritengono però che esista un’altra zona, molto più vicina alla Terra, identificata come Fascia di Kuiper, situata oltre le orbite di Nettuno e Plutone, dove sono stati scoperti molti oggetti detti “trans-nettuniani” (come i pianeti nani Makemake ed Eris) dalla quale sembrano provenire le comete di corto periodo.

Come si trasformano le comete
Una cometa sviluppa la sua “atmosfera” colorata avvicinandosi al Sole, quando parte del suo centro ghiacciato si trasforma per sublimazione direttamente in gas. In parole semplici, si genera una nuvola di polvere e gas che viene allontanata dal Sole dal vento e dalle radiazioni solari, creando le caratteristiche code. In particolare, le particelle del vento solare provocano la formazione di una coda di polveri, sempre orientata nella direzione opposta al Sole, mentre le radiazioni, tramite un processo detto di ionizzazione, possono condurre alla formazione di una seconda coda di gas (più propriamente di ioni). La coda principale può raggiungere dimensioni straordinarie, nell’ordine di decine o centinaia di milioni di chilometri.

Le code non devono essere confuse con la chioma (da cui deriva il termine cometa), l’involucro di gas e polveri che circonda il nucleo del corpo celeste che viene generato dalla sublimazione dei composti chimici presenti nella cometa. La chioma può raggiungere un diametro di decine di migliaia di chilometri ed è la principale responsabile dell’aspetto nebuloso e opaco che le comete mostrano quando sono osservate al telescopio.

C/2022 E3
Secondo l’Unione Astronomica Italiana la cometa C/2022 E3, la cometa verde come è stata anche definita per la sua colorazione verdastra, fu scoperta lo scorso 2 marzo dal Transient Facility di Zwicky in California che inizialmente pensò si trattasse di un asteroide; le osservazioni successive rivelarono che quel corpo celeste, avvicinandosi al Sole, presentava una chioma altamente condensata tipica delle comete. La cometa C/2022 E3 ha incominciato a mostrarsi nei nostri cieli a metà gennaio, raggiungendo la minima distanza dal Sole (circa 166 milioni di chilometri) e poi proseguendo la sua traiettoria verso la Terra dove ha avuto la sua minima distanza il 1° di febbraio.

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Sebbene non chiaramente visibile, con l’impiego di un binocolo o l’obiettivo tele di una macchina fotografica sarà ancora possibile osservarla con la sua bella chioma verdastra, per gran parte della notte, in prossimità della stella polare (verso Nord) ancora per qualche giorno. Ovviamente se non disturbati dalla luminosità ambientale che, come sappiamo, è la bestia nera degli astronomi. Senza un telescopio, la cometa “molto probabilmente sembrerà una debole macchia verdastra nel cielo piuttosto che un oggetto luminoso“, ha scritto Kate Howells della Planetary Society, ma dovrebbe essere comunque facile individuare il corpo celeste con un semplice binocolo in assenza di nuvole e di disturbi luminosi. 

Le comete, corpi celesti più frequenti di quello che pensiamo
I nostri cieli sono solcati da sempre dalle comete, come testimoniato da rappresentazioni pittoriche nell’arte antica. L’approccio scientifico ci ha permesso nel tempo di comprenderne le caratteristiche specifiche. Nel caso della cometa verde, è corretto ricordare che non si tratta del primo caso di passaggio di una cometa di lunga durata nei nostri cieli. Una cometa di questo tipo, la C/2013 A1 Siding Spring, visitò il sistema solare interno e si avvicinò a Marte nel 2014. Ormai in allontanamento, secondo l’Agenzia Spaziale, Siding Spring, non tornerà nei nostri cieli prima di … 740.000 anni. La ricerca di questi corpi celesti continua e possiamo aspettarci sempre nuovi arrivi dai confini del sistema solare nei prossimi anni.

A tal riguardo, notizia degli ultimi giorni, un’altra cometa, la 96P/Machholz, è stata appena scoperta dal SOHO  (Solar and Heliospheric Observatory), un telescopio spaziale lanciato il 2 dicembre 1995 per studiare il nostro Sole nell’ambito di una missione congiunta dell’Agenzia spaziale europea (ESA) e della NASA. La cometa 96P/Machholz passerà vicinissima alla nostra stella, a circa 18 milioni di chilometri; una distanza “ravvicinata” se si considera che il pianeta più interno del nostro Sistema Solare, Mercurio, orbita intorno al Sole a circa 58 milioni di chilometri.

In sintesi, non perdiamo l’occasione nelle prossime notti di guardare il cielo, se non altro per sognare come i nostri lontani antenati l’indescrivibile bellezza del cosmo.

 

Per saperne di più sulle comete potete leggere anche questo articolo

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l’immagine in anteprima mostra la Cometa di Neanderthal nei cieli sopra l’Etna. La foto è stata scelta come “foto del giorno” dalla NASA – photo credit Dario Giannobile  23 gennaio 2023 

 

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