Il cratere sottomarino di Mahuika, il dio del fuoco dei Maori

Redazione OCEAN4FUTURE

31 Dicembre 2021
tempo di lettura: 6 minuti

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livello elementare

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ARGOMENTO: GEOLOGIA
PERIODO: XXI SECOLO
AREA: OCEANO PACIFICO

parole chiave: cratere, tsunami

 

Nel 2003, Dallas Abbott del Lamont-Doherty Earth Observatory della Columbia University, membro dell’Holocene Impact Working Group (HIWG), pubblicò uno studio scientifico che aveva identificato la posizione di un grande cratere sottomarino sul bordo meridionale della piattaforma continentale della Nuova Zelanda. Questo studio fa parte delle ricerche effettuate dall’HIWG per scoprire passati impatti da parte di corpi celesti sul nostro pianeta e la generazione conseguente di mega tsunami.

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In particolare, il cratere scoperto, chiamato Mahuika, dal dio del fuoco adorato dai Maori, si troverebbe a sud delle isole Snares, 120 km a sud-ovest dell’isola di Stewart, è di grandi dimensioni, con una larghezza stimata di circa venti chilometri ed una profondità di oltre 153 metri.

Tutto iniziò in Antartide
I ricercatori, basandosi su anomalie chimiche, fossili e minerali ritrovate in una carota di ghiaccio estratta dal Siple Dome in Antartide, hanno ipotizzato che, intorno al 1443 d.C., avvenne nel Pacifico l’impatto di un corpo celeste di piccole dimensioni che generò un tremendo tsunami. Le tracce di questo evento furono poi ritrovate fino a 130 metri sul livello del mare a Jervis Bay in Australia.

La teoria di Dallas Abbott e dei suoi colleghi della Columbia University è che in tempi relativamente recenti, circa 600 anni fa, avvenne un evento importante nel Pacifico, un impatto di un corpo astrale tale da sconvolgere tutta l’area. 

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Incidenza di comete e meteoriti, e fenomeni correlati, tra lo 0-1800 d.C. Le registrazioni di meteoriti per la Cina e il Giappone si basano su Hasegawa (1992), mentre le registrazioni di meteoriti per l’Europa provengono da Rasmussen (1991). Le occorrenze di picco sono ombreggiate. Il record della cometa asiatica si basa su Hasegawa (1992). Le date calibrate al radiocarbonio sotto i Mystic Fires of Tamaatea provengono da Molley et al. (1963) per il legno della foresta e da McGlone& Wilmshurst (1999) per torbiere e torbiere. La cronologia dei mega-tsunami si basa su ventinove radiocarbonati di conchiglie marine (Bryant 2001) con cinque ulteriori date di spettrometria di massa ad accelerazione (AMS) dalla Turaregion del New South Wales. Il diagramma è stato costruito sommando le distribuzioni dell’età del calendario derivate dalle ventinove date. I cali dell’ultimo millennio sono un artefatto delle inversioni di età nella cronologia del radiocarbonio da studio citato

I ricercatori scoprirono che le fonti locali citavano che, intorno all’anno 1400, gli indigeni della Nuova Zelanda dovettero abbandonare i loro insediamenti costieri meridionali e trasferirsi nell’entroterra, forse per il gran numero di eruzioni vulcaniche. Teoria che fu ritenuta possibile in quanto è noto che in Nuova Zelanda, durante il XV secolo, avvenne veramente una forte attività vulcanica, che aveva formato nel Golfo di Hauraki, vicino ad Auckland, l’isola di Rangitoto. A seguito delle eruzioni , molte specie animali si estinsero in Nuova Zelanda, tra cui i moa, una specie di uccelli incapaci di volare, l’aquila di Haast gigante e gli Adzebill, anche loro dei predatori incapaci di volare.

Il cratere del dio del fuoco dei Maori
Quest’ultima scoperta apre però uno scenario diverso. Il ritrovamento di sabbia di origine marina sull’isola di Stewart alla quota di 220 metri sul livello del mare ed a Hellfire Hut e 150 metri sul livello del mare a Mason Bay fece ipotizzare che doveva essere avvenuto un impatto di forte potenza nelle acque prospicienti. La risposta fu un grande tsunami, con onde alte un centinaio di metri, forse generato da un urto di un corpo extraterrestre sulla Terra.

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I geologi marini scoprirono, sul bordo meridionale della piattaforma continentale della Nuova Zelanda, la presenza di depositi di sedimenti generati da un maremoto che avevano un’età, stimata al C-14, intorno al 1500 d.C. I sedimenti furono ritrovati anche sul lato orientale dell’isola di Lord Howe, nel mezzo del Mar di Tasmania, il che implicava che dovesse essersi creato un cratere più ad est. In pratica, doveva essere stato un evento di magnitudine straordinaria per generare delle onde così alte.

I più grandi terremoti in età storica conosciuti produssero tsunami con onde alte tra i 40 ed 60 metri, per cui Abbott ipotizzò che queste grandi onde potessero essere state generate proprio dalla collisione di un grande meteorite. Le ricerche effettuate a Mahuika dimostrarono che il fondo del mare nel suo intorno è disseminato di “schegge” di vetro, non ancora coperte dal limo, e che quindi dovevano essersi formate in tempi abbastanza recenti, cosa che comprovava una corrispondenza temporale con l’evento tsunami.

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esemplare di indocinite – Impatti grandi e piccoli hanno colpito la Terra sin dalla sua formazione 4,55 miliardi di anni fa. Rispetto alla Luna intensamente bucherellata e craterizzata, la Terra ha relativamente pochi crateri da impatto conservati, perché sono stati distrutti dall’erosione dell’acqua, dall’erosione glaciale e dalla tettonica a placche. Gli eventi di impatto sono accompagnati da un riscaldamento significativo, che si traduce nello scioglimento di gran parte delle rocce bersaglio polverizzate espulse. Il materiale fuso si raffredda rapidamente mentre ricade sulla Terra e forma tectiti: vetri antispruzzo. Le tectiti sono composte principalmente da silice amorfa (SiO2). Le superfici rotte mostrano una frattura concoide. Le tectiti provenienti da diversi eventi di impatto ricevono nomi diversi. Le indociniti sono tectiti di colore nero provenienti dall’Asia sud-orientale che tipicamente sono da subsferiche a forma di lacrima o a forma di manubrio. Si trovano in tutto il campo di Tektite sparso dell’Australasia (noto anche come Indochinite Tektite Strewn Field). Questo campo sparso è enorme: si stima che si estenda dal 10 al 20% della superficie terrestre. Indociniti sono stati trovati dal Madagascar all’Antartide, dalla Tasmania alla Cina meridionale. Ai campioni provenienti da aree geografiche diverse vengono spesso dati nomi diversi (ad esempio, australiti, tailandesi, malesianiti, filippiniti, billitoniti, vietnamiti), ma apparentemente si sono formati tutti dallo stesso evento. Il sito del cratere da impatto è stato a lungo un mistero, ma ora è stato identificato come probabilmente sepolto da colate di lava basaltica in Laos, nel sud-est asiatico (Sieh et al., 2019). È stato segnalato che l’età degli indociniti è compresa tra circa 783 e 803 ka. Località: sito non registrato/non divulgato nell’Asia sudorientale – Reference cited: Sieh et al. (2019) – Australasian impact crater buried under the Bolaven Volcanic Field, southern Laos. Proceedings of the National Academy of Sciences 117: 1346-1353 – Autore James St. John File:Indochinite tektite (Pleistocene, 783-803 ka; Australasian Tektite Strewn Field, southeastern Asia) 15.jpg – Wikimedia Commons

Queste schegge vetrose, chiamate tectiti, si formano quando un impatto massiccio liquefa il sedimento, proiettandolo nell’atmosfera. Sulla zona della piattaforma continentale della Nuova Zelanda le tectiti furono trovate fino ad oltre 220 chilometri dal cratere, con diversi colori che vanno dall’arancione al verde chiaro alla luce visibile. Dovette essere un impatto di grande magnitudine visto che, secondo i calcoli di un geografo della Wollongong University, Ted Bryant, lo tsunami generato raggiunse la costa del Nuovo Galles del Sud con onde alte fino a 130 metri. Secondo Bryant l’evento catastrofico avvenne il … 13 febbraio 1491.

Nel 2003 un ingegnere navale, Cedric Bell, effettuò delle indagini sulle anomalie magnetiche delle isole meridionali della Nuova Zelanda, da cui emerse una scoperta sorprendente: un numero considerevole di giunche cinesi aveva fatto naufragio sulla costa sud-orientale dell’Isola del Sud. Apparentemente i sopravvissuti erano riusciti a sbarcare e avevano costruito baracche di pietra, seminato risaie e allestito allevamenti ittici e fonderie per la produzione di ferro. Furono condotti dei testi di spettrografia di massa e di datazione al carbonio 14, scoprendo che una delle fonderie era stata costruita prima dell’arrivo degli europei, da un popolo sconosciuto (i Maori non erano in grado di lavorare il ferro). Doveva quindi essere stato un popolo straniero, culturalmente avanzato, arrivato con giunche in Nuova Zelanda molto prima dei Maori, degli Europei, addirittura prima dell’arrivo delle flotte di Zheng He. La cosa sorprendente fu che la maggior parte delle loro navi affondò nel 1421 dopo Cristo, proprio nel periodo del presunto impatto che generò l’ipotetico tsunami.

Una tesi intrigante che non ha ancora trovato la prova definitiva per cui la genesi del cratere Mahuika rimane un argomento ancora controverso.

 

Fonte
(PDF) Cosmogenic mega-tsunami in the Australia region: Are they supported by Aboriginal and Maori legends? (researchgate.net)

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