Come si formano le barriere coralline?

Redazione OCEAN4FUTURE

22 Novembre 2015
tempo di lettura: 4 minuti

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livello elementare
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ARGOMENTO: BIOLOGIA MARINA
PERIODO: NA
AREA: NA
parole chiave: Biostrutture coralline, barriere, scogliere, atolli


Nel corso del tempo i polipi corallini possono creare enormi biostrutture grazie alla loro capacità di secernere carbonato di calcio (CaCO3). Un processo continuo che in migliaia di anni può arrivare a modificare la morfologia sia dei fondali che delle coste. 

La maggior parte dei coralli duri ha polipi molto piccoli, con un diametro medio di 1-3 millimetri, ma le colonie possono creare strutture del peso di diverse tonnellate. La loro importanza dal punto di vista ecologico è enorme in quanto, man mano che si sviluppano, forniscono habitat strutturali per centinaia di migliaia di diverse specie animali di vertebrati e invertebrati.

Questa immagine ha l'attributo alt vuoto; il nome del file è 800px-Coral_polyp_it.svg-724x1024.pngIl polipo nei coralli duri è sostenuto da un esoscheletro, generalmente a forma di calice o coppa, che funge da sostegno, e all’interno del quale si può ritrarre. In altre parole, gli scheletri sono secreti dalla porzione inferiore del polipo e producono il calice in cui, a stretto contatto, si trova la parte inferiore del polipo. Le pareti che circondano la coppa sono invece chiamate teca e il pavimento è chiamato piastra basale. Periodicamente, il polipo si solleverà dalla sua base e secernerà una nuova piastra basale sopra quella vecchia, creando una piccola camera nello scheletro.

Mentre la colonia è in vita viene depositato il carbonato di calcio che, aggiungendo nuove partizioni, eleva il livello dei coralli che formeranno la barriera. Oltre alla crescita verticale, i polipi dei coralli coloniali sono collegati lateralmente ai loro vicini da un sottile foglio orizzontale di tessuto chiamato cenosarco, che ricopre il calcare tra i calici. Insieme, polipi e cenosarco costituiscono un sottile strato di tessuto vivente sul blocco di calcare che hanno secreto. Pertanto, la colonia vivente si distribuisce interamente sopra questo scheletro orizzontale.

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Honeycomb Coral (Favites abdita), una colonia di corallo originario della regione indo-pacifica, il cui areale si estende dall’Africa orientale e dal Mar Rosso attraverso l’Oceano Indiano fino all’Oceano Pacifico occidentale – photo credit Bernard Dupont

Quando i polipi sono fisicamente stressati, si contraggono nel loro calice in modo che praticamente nessuna parte sia esposta ai predatori. In caso contrario, i polipi si estendono in tutta la loro bellezza dal calice per nutrirsi delle loro prede.

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Parazoanthus con i polipi aperti

I coralli che si incontrano nelle barriere coralline possono avere diverse forme: da rami brevi, che si estendono verso l’alto, ad altri che formano una struttura perfettamente piatta, simile a una tavola, da coralli a grappolo di varie dimensioni che assomigliano ad un cavolfiore, a quelli meravigliosi a corno d’alce con grandi e appiattiti rami

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Anthozoa – Wikipedia

Poi abbiamo i coralli cespitosi, con rami strettamente compatti da sembrare dei cespugli, quelli clavati e a forma di dita. I coralli duri possono avere forme a palla di dimensioni diverse, da piccoli come uova fino a grandi come un masso.

Formazione
Le biostrutture coralline sono legate alle condizioni geologiche e fisiche locali che ne condizionano la crescita e lo sviluppo sotto forma di scogliere, barriere e atolli. Esse iniziano a formarsi quando le larve dei coralli, che nuotano liberamente, si attaccano alle rocce sommerse o ad altre superfici dure. Man mano che i coralli crescono e si espandono, i coralli assumono una delle tre principali strutture caratteristiche ovvero a scogliera, barriera o atollo.

Le scogliere, che sono le formazioni più comuni, si proiettano verso il mare direttamente dalla riva, formando confini morfologici importanti lungo la costa. Questo avviene anche nel caso delle barriere coralline che possono incorniciare le coste ad una distanza maggiore, separati da una laguna o dei canali che possono essere profondi. Ad esempio la Gran Barriera Corallina australiana è interrotta da numerosi passaggi, alcune volte larghi parecchi chilometri, come il Grafton Passage, oppure stretti e difficilmente navigabili che nei secoli hanno causato. Se una barriera corallina si forma intorno a un’isola e sprofonda completamente sotto il livello del mare si forma un atollo. Gli atolli sono generalmente di forma circolare, e sono separati dall’isola da una superficie circolare concentrica. Parti della piattaforma della barriera corallina possono emergere framezzati da canali o pass che presentano forti correnti e forniscono l’accesso alla laguna centrale.

In generale, i coralli duri tendono a crescere più lentamente, aumentando di dimensioni da 0,5 cm a 2 cm all’anno. Tuttavia, in condizioni favorevoli (elevata esposizione alla luce, temperatura costante, azione moderata delle onde), alcune specie possono crescere fino a 4,5 cm all’anno. In contrasto con le specie dure, le colonie ramificate tendono a crescere molto più velocemente e possono crescere verticalmente fino a 10 cm all’anno. Di contro il loro rapido tasso di crescita, per vincoli meccanici, limita la loro dimensione massima per cui, man mano che diventano più grandi, si genera localmente un carico più pesante sull’area relativamente piccola attaccata al substrato, rendendo quindi la colonia sempre più instabile. In queste circostanze, i rami tendono a spezzarsi durante la forte azione delle onde. Questo è il motivo per cui le specie di coralli dure sono più stabili e si possono estendere in grandi barriere.

in anteprima corallo rosso, Sardegna, foto credito andrea mucedola 

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