Reportage: Shi Cheng, l’incredibile città sommersa del leone

Redazione OCEAN4FUTURE

27 Settembre 2019
tempo di lettura: 5 minuti

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livello elementare
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ARGOMENTO: ARCHEOLOGIA DELLE ACQUE
PERIODO: XVII SECOLO
AREA: CINA
parole chiave: Shi Cheng
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L’antica città di Shi Chengsi trova sul fondo di un lago artificiale nella provincia costiera dello Zhejiang, nel sudest del Paese. Un antico centro politico ed economico, chiamato la Città “del leone” per i cinque monti che la circondavano, l’abitato aveva una dimensione di 62 campi da calcio e fu un tempo il fulcro politico ed economico della regione. Secondo un’antica mappa possedeva ben cinque porte – invece delle tradizionali quattro . ognuna protetta da un’imponente torre. Inoltre, era attraversata da sei strade di pietra, utilizzate per collegare ogni angolo della città, decorate da archi commemorativi. Essi furono conservati prima che la città fosse sommersa dalle acque nel 1959, quando il governo decise di costruire una stazione idroelettrica, creando cosi un lago artificiale di grandi dimensioni. Oggi migliaia di piccole isole punteggiano la superficie del lago, che ha inglobato anche altri abitati.

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Mappa di Shicheng ridisegnata secondo il Gazetteer della Sui’an County nel 1930 City of Suian in 1930 Redraw 02.svg – Wikimedia Commons

Shi Cheng rimase dimenticata per quarant’anni, fino al 2001 quando Qiu Feng, un funzionario responsabile del turismo locale, ebbe l’idea di creare una nuova forma di intrattenimento sul lago Qiandao creando un club di immersione. Qiu chiese ai subacquei locali di immergersi nelle acque per ricercare la città scomparsa ed i risultati non si fecero attendere. Eccitato dalla scoperta, Qiu riportò immediatamente la scoperta al governo locale che intraprese delle ricerche subacquee più estensive. Nel 2001 gli archeologi furono in grado di scoprire le rovine di questa antica città sommersa ed i suoi imponenti resti costruiti oltre 1.800 anni fa e rimasti indisturbati per quasi 40 anni ad una profondità compresa tra i 26 ei 40 metri. Quello che sorprese gli scopritori fu che la maggior parte delle sculture in pietra erano ancora in condizioni incontaminate.

All’interno dell’antica città di Shi Cheng, i subacquei trovarono travi di legno, scale e muri in mattoni di numerose case le cui pareti erano ancora intatte con alcune travi che mostravano ancora la loro colorazione originale. Nel 2002 fu effettuata un’esplorazione subacquea congiunta, utilizzando dei robot subacquei, abbinati con la rilevazione sonar delle strutture. Ma non era finita. Nel 2005, il team di esplorazione identificò, oltre alle rovine di Shi Cheng, altre quattro città scomparse: He Cheng, Weipi, Gangkou e Chayuan. Foto della antica città possono essere viste sul sito Shicheng City: Where time travel is possible – China.org.cn  ma nell’articolo potete vedere alcuni filmati caricati su Youtube. 

Gli studiosi di storia locale pensano che le città ritrovate non siano le uniche in quanto, da antiche mappe, risulterebbero nell’area altre 22 città, 1.377 villaggi, quasi 50.000 ettari di terreno agricolo e migliaia di case residenziali che furono inondate a seguito della creazione della centrale. Oltre alla scoperta di altri agglomerati urbani, tra l’altro già noti nella topografia antica ma non ancora identificati, gli archeologi hanno identificato ben 265 archi riccamente elaborati e  ben conservati. Nel novembre 2009, Wu Lixin, un fotografo subacqueo professionale cinese, per conto della rivista “Geografia Nazionale Cinese(CNG), iniziò un lungo ed accurato lavoro di documentazione delle rovine della antica città e, il 7 gennaio 2011, il sito della città sommersa di Shi Cheng fu posto ufficialmente sotto la protezione della Provincia di Zhejiang. 

Una risorsa per il futuro
La scoperta delle città sommerse nel loro incredibile stato di conservazione hanno ispirato numerosi dibattiti a Chun’an, dove si trova il lago Qiandao, per poter identificare soluzioni percorribili da un punto di vista turistico. Sono state proposte varie soluzioni ma poche sono risultate fattibili; alcuni hanno suggerito di autorizzare i turisti ad immergersi nei siti antichi, ma l’idea fu immediatamente rifiutata a causa dei pericoli legati alle immersioni che si dovrebbero effettuare ad una profondità oltre i 20 metri  dove la visibilità potrebbe essere ridotta  dal fango che copre il fondo del lago comportando un rischio potenziale per la sicurezza. Un’altra soluzione proposta fu di spostare le antiche strutture fuori dall’acqua e ripristinare le antiche città sul terreno, a similitudine dei templi ad Assuan, come il tempio di File, che vennero spostati per non essere sommersi dall’acqua del bacino creato con la diga. L’ipotesi fu però scartata considerando che nelle vicinanze non vi erano terreni di dimensioni sufficienti per ospitare le città originarie. Inoltre, gli archeologi considerarono il pericolo che gli edifici in legno, ancora ben conservati sotto la superficie delle acque dolci in condizioni di scarsa visibilità, dopo essere stati rimossi dall’acqua, avrebbero potuto decomporsi inesorabilmente, richiedendo un lavoro di conservazione con un costo improponibile per le risorse locali. Si pensò quindi di organizzare delle visite subacquee, investendo ben 40 milioni di yuan (6,35 milioni di dollari) per costruire il primo sottomarino per visite turistiche nelle acque interne della Cina. Il battello subacqueo, dotato di 48 posti, era teoricamente in grado di immergersi fino a 50 metri sotto la superficie. Un idea brillante ma che si rivelò anch’essa non percorribile; dal suo completamento, avvenuto nel 2004, il sottomarino non fece mai un immersione in quanto il suo impiego fu proibito dal governo centrale, non esistendo di fatto alcuna regolamentazione sulla gestione dei sottomarini civili.

https://youtu.be/VkA9-GFLOcw?si=_nR2zbkUX1GLIyG-

Un progetto ambizioso
Una nuova soluzione, che sembrerebbe fattibile, è la costruzione di un tunnel  galleggiante che, una volta completato, potrà essere sommerso sott’acqua. Dall’esterno, apparirà come un grande tubo ovale con all’interno una strada al centro e due binari ferroviari. Un progetto decisamente avveniristico, affidato con una cooperazione tecnica di progettazione sino-italiana sancita da un trattato, firmato nel 2004, tra l’Istituto di Meccanica dell’Accademia Cinese delle Scienze (CAS) e un consorzio italiano “Ponte di Archimede” con il coinvolgimento del Politecnico di Milano e dell’Università Federico II di Napoli; questa sinergia ha fatto si che il SIJLAB (Sino Italian Joint Laboratori Archimedes Bridge) sembra abbia finalmente aperto la strada non solo per la futura costruzione di questo tunnel ma per un progetto forse ancora più ambizioso: la costruzione di un ponte sommerso da realizzarsi nello Stretto di Jintang, (arcipelago di Zhoushan), a sud di Shanghai con una lunghezza di 3.200 metri e, forse, di un analogo tunnel subacqueo a bassissimo impatto ambientale nello stretto di Messina.

Sembrerebbe che il progetto sia meno costoso, dal punto di vista costruttivo, e produca meno inquinanti. Nel luglio 2003, l’Istituto di Meccanica della CAS propose i progetti per il ponte al governo di Chun’an e fu firmato l’accordo di cooperazione. Attualmente, il modello di simulazione della struttura ha superato i test in laboratorio ed il prossimo passo è di testarla in un ambiente idrico simile a quello del lago Qiandao. La costruzione esecutiva di questo ponte, chiamato di Archimede in relazione al principio omonimo da cui prende spunto, è uno sforzo mondiale. Attualmente, sette paesi stanno lavorando su questa tecnologia innovativa, tra cui Norvegia, Italia, Giappone, Cina, Svizzera, Brasile e Stati Uniti. Se il ponte nel lago Qiandao verrà completato con successo, sarà il primo ponte di Archimede costruito al mondo ma, soprattutto, darà la possibilità a tutti di fare un viaggio nel passato stando comodamente all’asciutto ed in perfetta sicurezza.
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