Gli straordinari relitti fenici di Mazarrón

Redazione OCEAN4FUTURE

18 Aprile 2025
tempo di lettura: 5 minuti

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livello elementare
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ARGOMENTO: ARCHEOLOGIA
PERIODO: VII-VI SECOLO a.C.
AREA: MAR MEDITERRANEO
parole chiave: relitti, Fenici, Spagna, Murcia, Mazarrón
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Potremmo dire che il mare nasconde ma non ruba. Raccontiamo oggi la scoperta di due relitti fenici scoperti a Mazarrón, nella regione mediterranea della Murcia, Spagna, risalenti tra la fine del VII e il VI secolo a.C..

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estratto video del relitto di Mazarrón II – Fonte Spanish National Museum of Underwater Archaeology 

La loro scoperta è una testimonianza importante di un periodo, l’Età del Ferro, in cui gli antichi carpentieri incominciarono a sperimentare nuove tecniche di costruzione passando da scafi con assi cucite ai primi incastri a mortasa e tenone. In quel periodo i commercianti fenici si spingevano con nuove rotte di navigazione in tutto il Mediterraneo per commercializzare i loro beni; se vogliamo si trattò di un primo esempio di globalizzazione che permise la diffusione di vasi, oggetti raffinati e merci anche oltre le colonne d’Ercole.

La scoperta
Tracce di un antico naufragio furono scoperte per caso nel 1988, a seguito della costruzione di un porto turistico al largo di Playa de la Isla e dell’Isla del Puerto a Mazarrón. Durante successive indagini da parte degli archeologi del Museo Nazionale spagnolo di Archeologia Subacquea e dal Centro Nazionale per la Ricerca Archeologica Subacquea, nel luglio del 1991, venne identificato il primo relitto, verosimilmente un imbarcazione fenicia – poi chiamata Mazarrón I – risalente al VII secolo a.C.. 

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resti dello scafo del relitto Mazarrón I conservato nel Museo Nacional de Arqueología Subacuática ARQVA di Cartagena, Murcia, Spagna – Autore Santiago Lopez-Pastor
Mazarrón I (cropped).jpg – Wikimedia Commons

Chi erano i Fenici
In realtà, con il termine Fenici, si identificano popoli originari della costa orientale del Mediterraneo, nell’area degli attuali Libano, Siria e Israele, che vissero dal 1500 al 300 a.C. circa, sviluppando il commercio marittimo in Mediterraneo. Questi straordinari navigatori attraversavano con le loro piccole navi il mare ancora non nostrum, approdando periodicamente nelle zone di maggior commercio dove realizzavano colonie con bacini di carenaggio e magazzini per le loro merci. Inoltre, a loro si attribuisce lo sviluppo di un primo alfabeto da cui derivarono quelli  del mondo greco e romano.

Nel 1994, venne scoperto un secondo relitto, denominato Mazarrón II, ad una profondità di circa 11 metri, che mostrò da subito uno stato di conservazione migliore del precedente, con lo scafo quasi interamente conservato da prua a poppa. In particolare, lo scafo conservava quasi tutte le sue ordinate in legno, cucite insieme con fibre vegetali. Il suo legno è stato identificato come cipresso mediterraneo, erroneamente descritto come cedro in precedenti rapporti di scavo. La chiglia presenta una caratteristica svasatura a T che la collegava al dritto di prua, con due tenoni perpendicolari – uno orizzontale e uno verticale – per garantire la stabilità in caso di sollecitazioni verticali. Il fasciame impiegato per lo scafo era invece fissato utilizzando un sistema di tasselli e fibre vegetali per sigillare le cuciture. Per avere un’idea delle sue dimensioni, il relitto era di piccole dimensioni – circa 8,1 metri di lunghezza, 2,5 metri di larghezza – cosa che fa ipotizzare un uso di piccolo cabotaggio. Per quanto riguarda il carico, i materiali furono ritrovati nella loro posizione e curvatura originali, e furono documentati oltre 7.300 frammenti di ceramica fenicia, che costituivano oltre il 70% dei reperti. Tra questi: parti di anfore, pentole, ciotole, piatti, tazze e manufatti in pietra e metallo, tra cui uno scarabeo d’argento e una punta di lancia, uno dei pochi esempi di metallurgia dell’età del bronzo atlantica rinvenuti nel Mediterraneo.

Il carico di entrambe le navi era composto principalmente da blocchi di litargirio, un minerale secondario che si forma per ossidazione della minerale di galena, usato per la produzione di argento. Mentre nel primo relitto il carico era stato ritrovato sparso, nel caso del Mazarrón II era ancora in gran parte nel suo interno (oltre 2.800 chilogrammi recuperati).

Il relitto di Mazarrón II è di particolare interesse per archeologi e ricercatori perché è uno dei pochi ritrovamenti di epoca fenicia scoperti ancora in un buono stato di conservazione. Dopo due anni di studi, nel marzo 2021, il Ministero della Cultura e dello Sport spagnolo approvò finalmente lo scavo del relitto di Mazarrón II per la sua esposizione presso il Museo Nazionale di Archeologia Subacquea di Cartagena. Un team di 14 archeologi subacquei estrasse il relitto dal mare in meno di due mesi, iniziando le operazioni il 13 settembre e terminando il 7 novembre 2024. Nel video potrete vedere i ricercatori subacquei che trasportano in superficie alcuni dei frammenti di legno del relitto, in seguito trasferiti in un laboratorio presso il Museo di Archeologia Subacquea che effettuerà le lavorazioni necessarie per la conservazione dei resti, in un processo che richiederà probabilmente diversi anni.

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Ricostruzioni del relitto fenicio Mazarrón II conservato al Museo Nazionale di Archeologia Subacquea di Cartagena (ARQUA) Pecio fenicio II de Mazarrón … .jpg – Wikimedia Commons

La conservazione del legno dei relitti in mare
I relitti rimasti in acqua o in ambiente umido subiscono la modificazione ed il deterioramento del legno con un degrado indicato da un “massimo contenuto d’acqua”, che può variare dal 400 al 700 %, per cui spesso sono le stesse molecole dell’acqua che sorreggono la struttura legnosa. Una volta estratti dal mare, al fine di non far collassare il legno (conseguente alla rapida disidratazione dello stesso che provocherebbe una riduzione volumetrica fino a dieci volte la sua dimensione) si applicano delle tecniche di restauro per impedirne il collasso. La tecnica finora più sperimentata è quella che prevede la saturazione del legno con PEG (Glicole polietilenico), che penetra lentamente sostituendosi all’acqua; un trattamento molto lungo (circa cinque anni) ma che scurisce e rende il legno caramelloso. Per alcuni relitti recuperati è stato utilizzato il metodo del “guscio chiuso” ovvero un involucro di vetroresina nel quale si pompa a pressione una soluzione di PEG ed acqua calda. I risultati non sono sempre ottimali, per cui molti archeologi, dopo l’esecuzione dei rilievi e l’effettuazione della documentazione, preferiscono la ricopertura del sito senza procedere allo scavo o, quanto meno, senza asportarne i relitti, pratica che comporterebbe il recupero e il trattamento conservativo dei materiali.
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in anteprima anello fenicio in argento con uno scarabeo in pietra ollare incastonato, proveniente dal relitto di Mazarrón II. VII secolo a.C., Museo Nazionale di Archeologia Subacquea (Arqua) di Cartagena – Autore Nano Sanchez  Anillo fenicio.jpg – Wikimedia Commons
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