La questione artica come strumento di pace? Un’ipotesi interessante

Giuseppe Morabito

22 Gennaio 2025
tempo di lettura: 7 minuti

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livello elementare

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ARGOMENTO: GEOPOLITICA
PERIODO: XXI SECOLO
AREA: MAR ARTICO
parole chiave: NORTH SEA ROUTE
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Dopo la rielezione di Donald Trump, la sua promessa elettorale di porre fine rapidamente alla guerra tra Russia e Ucraina, tacitamente sostenuta anche durante la cerimonia del giuramento, appare sempre più complessa perché la situazione in Ucraina continua a deteriorarsi a sfavore di Kiev. Dopo i colloqui di questi ultimi giorni sembra difficile immaginare che inviare più armi in Ucraina e imporre più sanzioni alla Russia possa avere maggiore successo per raggiungere la pace. L’esercito di Mosca continua la sua lenta ma costante inesorabile avanzata nello sconcerto internazionale, facendo presagire che il presidente Putin voglia raggiungere la vittoria non tenendo conto di qualsiasi apertura di pace occidentale.

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Trump e Trudeau un rapporto difficile per la gestione dell’Artico Donald Trump receives a gift from Justin Trudeau in Canada – 2018.jpg – Wikimedia Commons

Secondo alcuni analisti la nuova amministrazione Trump potrebbe convincere la Russia a porre fine alla guerra intavolando la questione, sempre più aperta, della regolamentazione delle rotte del Mare Artico (NSR), un tema combattuto che gli americani hanno sempre rigettato secondo il principio della libertà dei mari. Una apertura statunitense potrebbe quindi trovare uno spazio interessante in un tavolo di trattativa. La partecipazione di Putin a una cerimonia di novembre per il varo del nuovo rompighiaccio nucleare Chukotka, del progetto 22220 del tipo “Arktika“, ha suscitato poca attenzione nei paesi NATO, ma dimostra l’attenzione di Mosca alla situazione strategica nella regione artica. La nave appare essere il più grande e potente rompighiaccio al mondo, con i suoi 173 metri di lunghezza e 33.500 tonnellate di dislocamento, ed è dotata di due reattori nucleari che forniscono 350 megawatt di potenza, consentendole di rompere uno strato di ghiaccio spesso quasi tre metri. Va sottolineato che queste navi non sono economiche e la Chukotka ha un prezzo di circa mezzo miliardo di dollari.

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la rompighiaccio nucleare Chukotka, quarta della serie – Fonte Rosatom

La Chukotka è la quarta di una serie di rompighiaccio nucleari, con un’altra della stessa classe, la Yakutia, anch’essa in fase di completamento e una nuova chiglia che dovrebbe essere varata nel 2025. A ottobre, una classe ancora più ambiziosa di rompighiaccio nucleari ha ricevuto il via libera per la produzione in un cantiere navale vicino a Vladivostok, al costo di un miliardo di dollari, una somma importante per la situazione economica della Russia odierna che, s’ipotizza, non sia ottimale. La destinazione dei rompighiaccio è lungo la rotta marittima del Mare artico (NSR – Northern Sea Route) che corre a nord della Russia e collega l’Europa nord-occidentale all’Asia-Pacifico. Quest’anno, sono stati stabiliti diversi nuovi record nella NSR, tra cui la più grande nave portacontainer di sempre, che ha attraversato la NSR a settembre, e la maggior quantità di petrolio mai trasportata. Consideriamo che nei prossimi tre decenni, a causa dei cambiamenti climatici, si apriranno ampi spazi di mare, oggi ancora occupati dai ghiacci, favorendo la NSR.

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Mappa della regione artica che mostra le rotte di navigazione artiche che saranno sempre più disponibili in futuro: Passaggio a Nord-Est, Rotta del Mare del Nord e Passaggio a Nord-Ovest, e la batimetria relativa – Fonte Consiglio Artico per la Valutazione della navigazione marittima nell’Artico – Autore Susie Harder
http://www.arctic.noaa.gov/detect/documents/AMSA_2009_Report_2nd_print.pdf

Per il governo russo che, come è noto, sta attraversando non pochi problemi politici ed economici, l’Artico è sempre in cima all’agenda perché comprende circa il 10% del PIL russo e il 20% delle sue esportazioni. Gli analisti russi mirano a moltiplicare le esportazioni di risorse russe sulla NSR di sei o sette volte, fino a 200 milioni di tonnellate nei prossimi cinque anni ma per poterlo fare dovranno avere un certo consenso internazionale. Sempre secondo un rapporto di metà 2024 la Russia potrebbe avere le risorse per alimentare questa espansione delle esportazioni ma, le ambizioni artiche del Cremlino, potrebbero andare ben oltre il petrolio ed il gas. Come i leader russi sanno, la crescita economica del paese è sempre stata ostacolata dal semplice fatto che la maggior parte dei grandi fiumi russi, come l’Ob, l’Enisej e il Lena, scorrono tutti verso nord sfociando nell’Artico. Quindi, una NSR funzionale, che permetta una navigazione per tutto l’anno, potrebbe essere la chiave per avviare un importante sviluppo nel vasto e ricco entroterra del paese e, più in generale, per la Siberia. Putin è ben consapevole che costruire carri armati e missili non renderà la Russia forte e prospera in futuro ma questo mega-progetto potrebbe aprire importanti possibilità economiche per un gigante asiatico indebolito da una situazione internazionale che è andata oltre le sue aspettative. E’ quindi nel suo interesse non avere ostacoli in questo progetto. Anche la Cina Popolare ha abbracciato la NSR per la sua “Polar Silk Road” e sembra cercare di collaborare con il Cremlino nell’Artico. Un documento cinese del 2024 sottolinea come le società cinesi e russe che investiranno nel corridoio di transito artico potranno aspettarsi un esito quantomeno redditizio. Mosca e Pechino sono però consapevoli che il passaggio artico difficilmente potrà svilupparsi senza il sostegno occidentale. A questo punto – e da più parti – si ritiene che l’Artico potrebbe essere una moneta di scambio che potrebbe essere usata per fermare la guerra in Ucraina.

La rotta marittima, a lungo ricercata attraverso l’estremo nord, rimane uno dei pochi temi geo-economici relativamente concreti che il Cremlino potrebbe valutare alla pari del futuro dell’Ucraina stessa.

Nelle trattative dovrebbe quindi essere inclusa la clausola che i proventi di questo corridoio marittimo, regolamentato dalla Russia, dovrebbero in parte essere destinati nei prossimi cinque decenni per la ricostruzione delle infrastrutture distrutte in Ucraina. Questo flusso costante di risorse sarebbe forse da considerare come una forma di pagamento delle riparazioni a Kiev che ammonterebbe probabilmente a centinaia di miliardi di dollari. Indubbiamente la Cina Popolare sosterrebbe con forza questo piano ma anche un certo numero di altri paesi come Canada (che sostiene come la Russia il controllo delle rotte del nord), Finlandia, Norvegia e Svezia a ovest, e Corea del Sud e Giappone ad est. Paesi che potrebbero trarre notevole profitto dalla NSR con il potenziale di allentare le tensioni globali in tutta l’Eurasia. Anche alcune regioni degli Stati Uniti potrebbero trarne vantaggio economico, tra cui l’Alaska, ma anche i grandi porti del nord america come Seattle e Boston. Affinché quest’accordo abbia risultati significativi, gli Stati Uniti dovrebbero quindi revocare le sanzioni applicate ai progetti NSR e risolvere anche l’analogo problema con il Canada.

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Trump e l’Artico?

Detto questo, ci possiamo domandare se le dichiarazioni di Trump sul Canada, con una possibile occupazione della Groenlandia, vadano prese solo come una provocazione propagandistica. In realtà ci sono problemi politici interni e esterni a monte ben più importanti per Trump da affrontare e le forti dichiarazioni che il neo Presidente utilizza, spesso boutade per affermare verso i suoi elettori la sua forza, potrebbero essere presto ridimensionate. Come sempre il lavoro sarà portato avanti dai suoi sherpa che ben conoscono le insidie politiche, ben più pericolose del Passaggio a nord ovest e della rotta del nord artica. Durante la precedente amministrazione, il presidente Trump aveva compiuto alcuni gesti importanti in politica estera e assunto alcuni rischi politici per ottenere la pace. Di sicuro, le difficili questioni relative ai diritti dei cittadini nell’Ucraina orientale e l’architettura di sicurezza (quale che sia essendo ancora tutta da definire per l’Europa orientale) rimarranno di primaria importanza in qualsiasi accordo. Tuttavia, i negoziati per la pace in Ucraina, buttando sul tavolo una sostanziale componente come quella artica, potrebbero avere qualche possibilità di successo. Un simile accordo commerciale su larga scala da parte di Trump potrebbe non solo aiutare a riportare la pace nell’Europa orientale, ma potrebbe anche rivitalizzare le prospettive del continente euro asiatico in generale. La regione artica è ricca di materie prime e risorse energetiche e, se diventasse completamente libera e transitabile tra i ghiacci durante tutto l’arco dell’anno, consentirebbe l’apertura di alcune vie marittime decisamente più vantaggiose e brevi rispetto alle rotte atlantiche o del Mediterraneo.  Questo soprattutto in seguito all’attuale crisi nel Mar Rosso con la conseguente riduzione del traffico attraverso il Canale di Suez e ai sempre maggiori limiti del Canale di Panama (che il presidente Trump ha minacciato di occupare con la forza). Una situazione quella del mar Rosso che influisce sul traffico mondiale, compreso quello cinese le cui navi, dirette in Europa, sembrano preferire circumnavigare il continente africano allungando di molto i tempi dei trasporti e le spese di carburante e assicurative. Potremmo dire pecunia non olet.

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In sintesi, la “rotta artica” rappresenta una sfida importante per tutti i “Paesi artici”, dal punto di vista commerciale, geopolitico e ambientale, e potrebbe diventare nei prossimi anni una variazione importante per il flusso marittimo internazionale che subirebbe,  è  il caso di dirlo, un cambio di rotta. Se da una parte parte favorirebbe nazioni come la Russia, la Corea del Nord e la Cina, il flusso mercantile, attraversando una via più corta, taglierebbe fuori i porti mediterranei. In primis soffrirebbero il “cambio di registro” i porti italiani, perdendo gran parte del traffico di merci internazionale, che troverebbe più facile e redditizio dirigersi verso i porti di Rotterdam, Anversa e Amburgo. Una possibilità che dovrà essere considerata al fine di mantenere libere le rotte meridionali … Di fatto, ancora una volta, i cambiamenti climatici entrano in gioco per variare equilibri economici e politici in un terzo millennio che si preannuncia molto complicato.
Giuseppe Morabito
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