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  Address: OCEAN4FUTURE

A caccia di asteroidi: la missione di DART ha fatto centro

Reading Time: 5 minutes

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livello elementare

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ARGOMENTO: ASTRONOMIA
PERIODO: XXI SECOLO
AREA: ASTEROIDI
parole chiave: DART, Dimorphos, asteoride, collisioni

 

Giocare a bocce a milioni di chilometri dalla Terra per deviare corpi celesti può sembrare un’idea astrusa ma è quello che è successo nei giorni scorsi, quando un veicolo spaziale della NASA è stato inviato contro un asteroide lontano nel primo tentativo dell’Umanità di alterarne la traiettoria. Si è trattato del primo test in assoluto necessario per sviluppare un sistema di difesa planetario della Terra.

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Alle ore 19:14 (ET) del 26 settembre la sonda spaziale DART (Double Asteroid Redirection Test) della NASA ha colpito con successo l’asteroide Dimorphos. Da anni gli scienziati sono impegnati a studiare come allontanare un asteroide da una catastrofica rotta di collisione con il nostro pianeta. Ricorderete anche film di successo a riguardo.

Qual è il rischio statistico che un corpo celeste precipiti sul nostro pianeta?
Gli scienziati hanno identificato fino ad oggi circa 750.000 asteroidi, la maggior parte dei quali fa parte della cintura principale di asteroidi del sistema solare a molti milioni di miglia dalla Terra. Gli scienziati sono concordi che la possibilità che un asteroide colpisca la Terra diminuisce con le dimensioni dell’oggetto: anche se non ce ne accorgiamo direttamente, migliaia di meteoriti attraversano l’atmosfera ogni anno, la maggior parte bruciando lungo la loro traiettoria con spettacolari effetti. La probabilità che un asteroide causi una distruzione significativa, anche se non nulla, è comunque estremamente bassa.

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È opinione diffusa che gran parte dei dinosauri furono spazzati via 65 milioni di anni fa dall’impatto a nord ovest dello Yucatan, Chiculub (Mexico) di un grande asteroide probabilmente di circa dieci chilometri di diametro. L’evento causò un rapido aumento della temperatura atmosferica e incendi boschivi a livello globale seguiti dall’aumento della nuvolosità che portò ad una diminuzione delle temperature. Anche i mari non si salvarono, subendo una forte acidificazione delle acque.

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la meteora maggiore di Chelyabinsk

Sebbene la tecnologia abbia fatto passi da gigante la possibilità di scoprire oggetti provenienti dallo spazio profondo non è così matematica. Una decina di anni fa, una meteora di circa 20 metri di diametro precipitò inaspettata su Chelyabinsk in Russia. Le immagini raccolte quella fredda mattina di febbraio da alcuni privati che andavano al lavoro fecero il giro del mondo. Si pensò alla caduta di un satellite, di un missile e anche ad un misterioso UFO. La meteora esplose nell’atmosfera ma molti frammenti si sparsero nella regione. Il pezzo più grande, di circa 600 kg, fu recuperato diversi mesi dopo in un lago ghiacciato. L’onda d’urto generatesi causò da sola il ferimento di molti occasionali spettatori feriti dall’esplosione dei vetri delle finestre. Per loro fortuna gli abitanti della regione di Chelyabinsk l’esplosione avvenne in atmosfera a circa 30 chilometri di altezza.

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Meteor Crater, Arizona

Un urto sulla Terra avrebbe avuto conseguenze decisamente più importanti. Basti ricordare il cratere di impatto del meteor crater in Arizona, con un diametro di circa due chilometri, fu causato da un meteorite il cui diametro fu stimato di 50 metri.

A caccia di asteroidi
L’obiettivo della sonda denominata DART è quello di rallentare l’orbita di Dimorphos, che ruota attorno al suo partner più grande, l’asteroide Didymos, delle dimensioni di circa 390 m. Per arrivare ai due asteroidi, la sonda ha intrapreso un viaggio di dieci mesi percorrendo ben sette milioni di miglia (11 milioni di chilometri) dalla base spaziale di Vandenberg in California, dove era stata lanciata a bordo di un razzo SpaceX Falcon 9.

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Dopo un lungo viaggio, il 26 settembre 2022 DART ha colpito direttamente Dimorphos, un relativamente piccolo asteroide della larghezza di 160 m, alla velocità di oltre 21.000 km orari, disintegrandosi drammaticamente all’impatto. Premesso che nessuno dei due asteroidi rappresentava una minaccia per la Terra, la dinamica dell’intercettazione era tutt’altro che semplice. Gli ultimi momenti sono stati catturati dalla sua Didymos Reconnaissance and Asteroid Camera for Optical Navigation (DRACO), che ha guidato la sonda nella sua rotta di collisione grazie ad un software estremamente sofisticato. Gli scienziati della NASA hanno affermato che Dimorphos non era nemmeno visibile al sistema di telecamere DRACO prima di un’ora dall’impatto, e solo negli ultimi tre minuti la sua dimensione era cresciuta a … 42 pixel, un’inezia. Le immagini rilasciate dalla NASA mostrano gli ultimi atti di questo evento storico che è ora visibile sul canale Youtube della Agenzia Spaziale statunitense.

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L’asteroide lunare Dimorphos visto dalla navicella DART undici secondi prima dell’impatto. L’imager DRACO di DART ha catturato questa immagine da una distanza di 42 miglia (68 chilometri). Dimorphos è lungo circa 160 metri. Il nord di Dimorphos è verso la parte superiore dell’immagine. Crediti: NASA/Johns Hopkins APL

Sebbene l’intercetto abbia avuto successo, gli scienziati si sono riservati dodici ore per poter valutare se avverrà l’effetto voluto, ovvero un rallentamento di almeno 73 secondi (anche se potrebbe arrivare fino a 10 minuti) del corpo celeste. Per effettuare questa valutazione gli scienziati si sono rivolti al LICIACube dell’agenzia spaziale italiana, un veicolo spaziale “cubesat” più piccolo che si è separato da DART l’11 settembre. Il cubesat si era quindi portato in orbita ad una distanza di 34 miglia per trasmettere le immagini sulla Terra dell’impatto. “LiciaCube, ha dichiarato il capo delle missioni scientifiche della Nasa Thomas Zurbuchen in collegamento dagli Stati Uniti, è la prima missione nello spazio profondo italiana e ci sono pochi Paesi capaci di portare a termine una impresa del genere”. Un orgoglio per il nostro Paese.

Ora i telescopi di tutto il mondo sono puntati sull’asteroide, misurando l’illuminazione della roccia espulsa dalla collisione e per determinare l’entità dei cambiamenti orbitali che si sono verificati e valutare quanta forza è necessaria per deviare con successo un asteroide da un’ipotetica rotta di collisione contro il nostro pianeta. La collisione è stata monitorata anche dal telescopio spaziale James Webb della NASA, dal telescopio spaziale Hubble e dalla sonda Lucy dell’agenzia spaziale. A queste prime osservazioni seguirà la missione Hera dell’Agenzia Spaziale Europea che si avvicinerà a Didymos e Dimorphos nel 2026 per studiare gli effetti a lungo termine dell’evento.

Un nuovo passo straordinario dell’Uomo verso lo spazio, ma questa volta per la sua sicurezza.

 

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