livello elementare
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ARGOMENTO: GEOPOLITICA
PERIODO: XXI SECOLO
AREA: MERCENARI
parole chiave: Guerra asimmetrica, mercenari, contractor
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Il dissolversi della Guerra Fredda e la Sindrome di Mogadiscio1 hanno esaltato la natura asimmetrica dei conflitti accompagnata da un affievolimento del monopolio dell’uso della forza da parte degli Stati, contestualmente alla lievitazione dei profitti dell’industria securitaria. Il gioco si basa sui soliti assunti: denaro ed esercizio della violenza. Al netto di considerazioni etico-morali demodé, cambiano le esternalità, non la sostanza; dalla compagnia di ventura di Giovanni dalle Bande Nere alle PMSC2 la prassi del mestiere delle armi rimane la stessa, ora basata sulla competizione tra Stato e prestatori privati. Il proporsi come alternativa mercantile all’esercizio istituzionale della violenza ha attribuito legittimità ad organizzazioni immancabili in un panorama proiettato verso un passato futuro per conformarsi ad un inedito dominio umano, troppo umano, da aggiungersi ai 5 domini tradizionali 3.
La guerra ora si gioca simultaneamente su più scacchiere ed a velocità digitali elevatissime. L’industria privata arricchisce la panoplia degli strumenti bellici4, opera in zone grigie con guerre perpetue e multi dominio, dove la geopolitica richiede analisi trasversali e proiettive; se ogni conflitto ha una sua strategia, una guerra ibrida è contaminata da più tipologie belliche tra domini. È un fenomeno complesso, dove le imprese economizzano su spese e tempo necessari all’addestramento; il ritorno del mercenariato si vincola all’intrinseca complessità della guerra contemporanea. Sono le valutazioni militari e politiche quelle che indirizzano, con una supervisione centralizzata, le operazioni verso metodi clandestini, valutando o la combinazione di unità regolari e irregolari, oppure un ensemble dei diversi tipi di conflitto. Come ipotizza olisticamente Stefano Ruzza, si tratta dell’intervento di Private Security Firm, cioè di aziende inseribili in contesti strutturali e strategici competitivi, immuni alla recessione, dove alla figura del mercenario si affianca quella del più moderno contractor, che si occupa anche di supporto, addestramento e reclutamento, ambedue accomunate dal fattore “profitto”. Esternalizzazione delle funzioni securitarie, trasformazione tecnologica del warfare, privatizzazione del potere5 hanno ampliato il contesto dei clienti che ricorrono alle compagnie di sicurezza anche per via marittima6. È un’armata invisibile destinata ai conflitti asimmetrici a bassa intensità; sono imprese che muovono un’industria globale e miliardaria: come insegna Pietro Chiocca, finché c’è guerra c’è speranza, specialmente per amministrazioni, compresa quella del Premio Nobel Obama7, dove il dispiegamento di PMSC non richiede atti parlamentari formali.

L’epoca del mercenario free lance è finita, ora sono le imprese che garantiscono prestazioni professionali. Dopo il 19898, dal 2006 anche l’ONU “vieta alle ‘società private che offrono consulenza militare internazionale e servizi di sicurezza’ di intervenire nei conflitti o di essere utilizzate contro i governi”, un perfezionismo etico tuttavia tardivo e concettualmente banale, facilmente eludibile. È un contesto difficilmente interpretabile, vista anche la distorta percezione del mercenario nell’immaginario collettivo9; raramente si colgono spunti utili ad una distinzione tra combattenti PMSC e combattenti legittimi, visto che per i primi la percezione dell’uso della forza in termini di autodifesa individuale viene così alterata da figurarla hollywoodianamente legittima10 alla Expendables.
contractor – da https://va-army.blogspot.com/2021/04/best-private-military-contractors-to.html
È evidente che, essendo le PMSC11 parte trainante di un’industria sempre in attivo, sarebbe poco accorto sottovalutare valenza e sostanzialità dei legami con un establishment politico economico richiamato da un Eisenhower in uscita dalla Casa Bianca e che fruisce ancora dell’effetto porta girevole tra piano militare e dimensione civile delle lobby. Sugli scudi, un’autoregolamentazione implementata da agende neoliberiste favorevoli alle privatizzazioni e in grado di fomentare fenomeni eversivi come accaduto negli anni ’90 nelle Maldive; insomma, realtà che convincerebbero Luttwak a rivedere la sua Tecnica del colpo di Stato, reati complessi in cui la responsabilità penale ricade su più soggetti, esecutori e mandanti. Forse. Quella del mercenario è una figura ambigua; per Niccolò Machiavelli, dottor Sottile della Scienza politica rinascimentale, già molto prima del sistema vestfaliano del 1648, il soldato di ventura è un’arma a doppio taglio che rende indistinguibile il confine tra militari e civili, un soggetto quanto mai conformabile ai protagonisti dell’alzamiento di Prigožin, vertice di un’organizzazione generata dal GRU con l’imprinting del deep state.
Ucraina, foto tratta dal video pubblicato dal servizio stampa Prigožin, data 3 marzo 2023, con Yevgeny Prigožin, proprietario della compagnia militare del gruppo Wagner, recentemente scomparso in un incidente aereo
La militarizzazione palesatasi in molti Paesi, agevolata dalle politiche egemoniche di attori desiderosi di nuovi ordini mondiali, nell’autocompiacimento di politiche autoritarie commiste ad altre di radice populista, ha costituito un brodo di coltura per la generazione delle odierne PMSC; più che Senofonte ed i suoi 10.000 commilitoni intenti al disperato ritorno al mare greco (Thalassa! Thalassa!) qui prende spazio il primo tenente Milo Minderbinder di Catch-2212, l’affarista ante litteram della base dello U.S. Army Air Corps di Pianosa. Se YoYo Yossarian vuole tornare a casa, Minderbinder inquadra perfettamente la privatizzazione della guerra con la sua M&M Enterprises che sancisce l’addio ufficiale al perseguimento dell’interesse nazionale per il profitto privato. Ecco dunque gli aziendalisti della guerra, dove la privatizzazione diventa norma, ed i conflitti mettono alla prova il ruolo militare negli affari interni, politicizzando le forze armate, elevandone la fedeltà verticale e riducendone l’autonomia; l’esercito non diventa più progressista, la società si scopre più rigida e conservatrice. Anche in Cina? Certo, perché no13? Dopo la legalizzazione del 2009 le PMSC si sono sviluppate anche all’ombra del Dragone, impiegate sia in sorveglianza interna sia all’estero in ambiti riguardanti la sicurezza della BRI.
Due membri del servizio di protezione marittima dell’appaltatore cinese di sicurezza privata Hua Xin Zhong An. Foto tramite WeChat di Hua Xin Zhong An.
Se è vero che l’approccio cinese alle PSC14 è molto più contenuto rispetto al ricorso russo alle PMC15, è però altrettanto vero che Pechino non sembra non intravvedere vantaggi nell’impiego di professionisti volti a tutelare ovunque i propri investimenti16. Un ovunque, beninteso, che vale per tutti, come valgono per tutti eventuali sconti di pene detentive ma anche acute sofferenze post traumatiche e depressive, testimoniate dai crimini violenti commessi da ex mercenari Wagner una volta rientrati. È un ritorno al passato futuro. Non più tardi di tre secoli fa Londra ha istituzionalizzato la regola, non certo l’eccezione, di impiegare navi della Compagnia delle Indie Orientali per proteggere i suoi commerci nell’Oceano Indiano; negli ultimi anni l’emersione della pirateria marittima al largo della Somalia, nel sud est asiatico e nel Golfo di Guinea, è cresciuta parallelamente all’affermazione di società securitarie marittime, una sorta di guerra di corsa del XXI secolo finalizzata ad esternalizzare il monopolio marittimo della violenza legittima. Come sempre, puro e semplice realismo: l’argent fait la guerre, come è realismo considerare il fatto che il ricorso massivo a forze mercenarie, che dir si voglia, indica vulnerabilità che denunciano sia incapacità di proiezione oltre confine, sia inefficienza delle coscrizioni. Dove si ricerca l’egemonia si può assistere ad episodi che coinvolgono mercenari; dopo statunitensi e russi, non deve meravigliare il fatto che anche la Turchia abbia inviato siriani a combattere nella regione del Caucaso per stabilizzare il confine e spezzare le aspirazioni indipendentiste curde. Già nel 1992 Richard Cheney volle calcolare quanto avrebbe risparmiato il Pentagono delegando ad imprese private quota parte delle sue attività istituzionali; la Brown&Root, controllata dalla Halliburton Corporation di cui sorprendentemente Cheney divenne amministratore delegato dal 1995 al 2000, rispose immediatamente. Le iniziative di Cheney contribuirono a privatizzare l’ultima funzione pubblica: la guerra. Diverse le conseguenze: esodo di personale qualificato migrante verso imprese private, allettato da retribuzioni di gran lunga superiori17 alle istituzionali, difficoltà oggettive nell’imporre una disciplina stringente; dubbi: in caso di conflitto ad alta intensità, quale mercenario sarebbe disposto a scendere in campo? L’uso di contractor, dunque, si giustifica anche con la penuria di personale volontario motivato, querelle comprensibile negli USA, visto che nell’ultimo quarto di secolo gli americani hanno imbracciato le armi per almeno undici volte.
Il rischio è che le corporazioni militarizzate generino un potere esogeno, dove il mercenario tecnologicamente specializzato può fare la differenza sia in contesti bellici ad alta ibridazione sia in Paesi in via di sviluppo; non a caso, la curda Irbil è un crocevia di servizi mercenari senza bandiera che ricordano la Tatooine di Star Wars, realtà che rendono comprensibile il mercenariato jihadista18 ed ipotizzabile uno a favore delle Nazioni Unite. Se la guerra si commercializzasse, le superpotenze non potrebbero che essere espressioni di soggetti politici più ricchi di altri, con l’erosione della sovranità statale. Il mercenariato cresce perché soddisfa la domanda; se le condizioni di mercato non variano, non esistono strategie paganti per il contenimento di un fenomeno che non soggiace agli stessi vincoli delle forze regolari. Il porre le moderne compagnie di ventura fuori dal cono d’ombra comporterà la riscrittura delle regole globali, implementando una situazione di caos.
Gino Lanzara
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Note 1 Nel 1993, dopo i tragici eventi di Mogadiscio, fu posta in discussione la necessità di coinvolgimenti per ragioni umanitarie; la Sindrome si riferisce alla scarsa propensione governativa di intervenire per motivi non connessi alla sicurezza nazionale, vista anche l’estrema sensibilizzazione alle perdite. |
pubblicato originariamente su La privatizzazione della Guerra – Difesa Online
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