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livello elementare.
ARGOMENTO: NUOVE FRONTIERE
PERIODO: XXI SECOLO
AREA: INNOVAZIONE
parole chiave: Spazio
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Da qualche tempo si guarda con sempre più interesse alle molteplici opportunità offerte dallo spazio e, in particolare, dal nostro satellite naturale, un tempo solitario faro notturno ammirato solo dagli astronomi, dai poeti e dalle coppie innamorate.
Gli statunitensi sono i soli, al momento, ad aver condotto un programma in grado di portare esseri umani sul suolo lunare. Tuttavia, il guanto di sfida è ormai stato lanciato (nello spazio) da altri paesi, la Cina in testa, e ciò ha impresso una decisa accelerazione alla competizione il cui obiettivo principale è quello di stabilire sulla Luna delle basi abitate permanenti sia per finalità scientifiche sia per l’estrazione delle risorse sia per lo sviluppo di infrastrutture logistiche per future missioni interplanetarie. Se gli USA, grazie alla passata esperienza, stanno facendo la loro corsa per tornare sulla Luna, la Cina sta sviluppando il proprio programma all’inseguimento degli statunitensi, in una sorta di riedizione spaziale della fiaba di Esopo “La lepre e la tartaruga”. In tale contesto, l’Europa non è né l’una né l’altra dato che, mentre si dimentica di fare, troppo impegnata a scrivere le regole, sembra avere scelto il ruolo di attore non protagonista del film che si sta sviluppando sotto il cielo stellato della bandiera statunitense. Inoltre, alla corsa verso lo Spazio, prende parte anche un altro “corridore”, l’India, che si sta proponendo per autorevolezza e capacità. Ma vediamo sinteticamente cosa sta avvenendo.
Stati Uniti e Cina
Con il programma “Artemide”, portato avanti dalla NASA e da aziende di voli spaziali commerciali statunitensi, e la partnership di European Space Agency (ESA), Japan Aerospace eXploration Agency (JAXA) e Canadian Space Agency (CSA), gli USA si propongono di riportare equipaggi sulla Luna, con l’obiettivo a lungo termine di stabilirvi una presenza autosufficiente, di gettare le basi per permettere a società private di avviare un’economia lunare e, infine, di effettuare viaggi umani verso Marte. Sotto il profilo tecnico il programma prevede, in estrema sintesi, uno Space Launch System (SLS) della NASA con la navicella spaziale “Orion”, per il trasporto dell’equipaggio verso la Luna, due Human Landing Systems (HLS) per l’allunaggio e una Lunar Orbital Platform Getaway (LOP-G), per assicurare un presidio permanente in orbita lunare . Tuttavia, al momento sembra che ci sia qualche ritardo nel raggiungimento degli obiettivi dettati dal programma, del quale si parla molto, ma si vede poco, tant’è che la missione “Artemide II” è stata rimandata a settembre 2025. Nel complesso, sembra una specie di “Aspettando Godot” in salsa statunitense, che dà l’impressione che a determinare le priorità del programma non sia la politica ma gli interessi privati di alcuni attori. In tale ambito ci si chiede, con malcelata inquietudine, se eventuali nuovi obiettivi dell’Amministrazione Trump 2.0 possano aver rimesso in discussione il programma “Artemide” e, con esso, il contributo europeo, a favore di iniziative similari ma condotte da attori privati, come Space e Firefly Aerospace. Al momento, comunque, il programma “Artemide” è stato sottoscritto da ben 53 paesi, che comprendono il blocco occidentale e molti paesi emergenti, come India e Brasile, formalmente appartenenti ai BRICS.

il lancio del Long March 3B Rocket, Xichang Satellite Center, China The Launch of Long March 3B Rocket.jpg – Wikimedia Commons
Il programma spaziale cinese, invece, meraviglia per l’ampiezza e la costanza con cui gli obiettivi parziali vengono raggiunti. Il dito del mondo punta verso la Luna e i cinesi guardano costantemente al nostro satellite naturale. Pechino sta, infatti, procedendo con eccezionale regolarità, con l’obiettivo di portare un astronauta cinese sulla Luna entro il 2029, indispensabile preludio all’installazione della base permanente ILRS (International Lunar Research Station) sul nostro satellite naturale.

Un’immagine del lander e dell’ascendente lunare Chang’e 6 al lavoro sulla superficie del lato nascosto della Luna all’inizio di giugno 2024 – Autore e copyright China National Space Administration
Chang’e 6 lander and ascender.jpg – Wikipedia
Con la missione Chang’e-6 (giugno-luglio 2024) Pechino ha, inoltre, consolidato i progressi raggiunti in precisione e affidabilità dei mezzi ed esteso la sua presenza fino alla faccia nascosta del nostro satellite naturale, dalla quale sono stati riportati indietro circa 2 kg di campioni di suolo lunare. Tuttavia, l’appoggio di Pechino all’aggressione di Mosca contro Kiev preclude ai cinesi ogni collaborazione di livello avanzato con i principali fornitori occidentali di tecnologia spaziale come Stati Uniti, Italia e Francia e ciò potrebbe avere pesanti ripercussioni sulla missione Chang’e-7, attualmente prevista per il 2026, che potrebbe subire ritardi a causa di possibili problemi di approvvigionamento del materiale necessario per il Rover “Rashid-2”.

il Premier Narendra Modi ha affermato di voler completare entro il 2035 il programma della “Bharatiya Antariskha”, la stazione spaziale indiana, inviare il primo astronauta sulla Luna per il 2040 e costruirvi una base permanente entro il 2050
BAS Render NSpDay 2024.jpg – Wikimedia Commons
Gli altri attori
Una delle principali caratteristiche del panorama spaziale contemporaneo è la presenza di nuovi attori, statali e civili, che non si accontentano più di rimanere ai margini della scena ma che si propongono come protagonisti. In tale ambito, se i piani di New Delhi verranno rispettati, quest’anno l’India potrebbe essere il quarto paese a organizzare e gestire autonomamente l’invio di esseri umani nello spazio. Non un punto di arrivo ma il primo capitolo di una politica spaziale estremamente ambiziosa, che ha visto altri successi come il riuscito allunaggio della sonda Chandrayaan-3 (agosto 2023) vicino al Polo Sud lunare, impresa mai riuscita prima a USA, Russia o Cina. In tale ambito il Premier Narendra Modi ha affermato di voler completare entro il 2035 il programma della “Bharatiya Antariskha”, la stazione spaziale indiana, inviare il primo astronauta sulla Luna per il 2040 e costruirvi una base permanente entro il 2050.

Modello in scala dello SLIM giapponese che ha portato con successo due moduli lunari – Lunar Excursion Vehicle LEV 1 e 2 – sul suolo lunare il 19 gennaio 2024
SLIM half scale model (close cropped).png – Wikimedia Commons
Anche Tokio ha messo nel mirino la Luna. La missione SLIM (Smart Lander for Investigating Moon) ha felicemente portato i suoi due moduli lunari – Lunar Excursion Vehicle LEV 1 e 2 – sul suolo lunare il 19 gennaio 2024. Il Giappone è così diventato il quinto paese ad aver portato con successo un mezzo sulla superficie del nostro satellite. Lo scopo principale della missione era tuttavia quello di effettuare un allunaggio di precisione (accuratezza di 100 m), utilizzando soprattutto la tecnologia per il riconoscimento facciale, allo scopo di identificare crateri e formazioni rocciose sul suolo lunare per facilitare la manovra. Una precisione notevole, se pensiamo che il modulo “Aquila” dell’Apollo 11 ha effettuato l’allunaggio nel 1969 contando su una precisione all’interno di un’area di 20 x 5 km. Ci sono poi gli outsider squisitamente civili come Space X, finanziato prevalentemente da contratti governativi, ai quali deve buona parte della propria vitalità, che guarda alla Luna allo scopo di creare un’economia che possa servire da trampolino di lancio per Marte. Da parte sua, la Blue Origin si è posta l’obiettivo di costruire delle infrastrutture spaziali permanenti che possano servire per l’estrazione delle risorse lunari ma anche per la creazione di un ecosistema auto sostenibile al di fuori dell’orbita terrestre. Tutti obiettivi che, una volta raggiunti, potrebbero cambiare radicalmente le basi dell’economia mondiale.
L’Europa è, invece, sostanzialmente assente da questa corsa all’autonomia spaziale, mentre si accontenta di dare supporto gli altri. Abbiamo detto che il dito del mondo punta verso la Luna ma l’UE, con rare eccezioni, guarda con straordinaria attenzione … il dito. Troppo intenta a fare le regole, infatti, non dimostra sufficiente ambizione e fantasia per proporsi come leader. Una mancanza di immaginazione e di ambizione che le impedisce di figurare tra i titoli di testa di questo appassionante film, che stuzzica delicatissimi tasti dalle importanti ricadute geopolitiche, strategiche, economiche, tecnologiche e antropologiche. Un’Europa incapace di affrontare seriamente ed efficacemente le sue principali diatribe interne e di rimuovere gli ostacoli che impediscono una coerente crescita delle aziende tecnologiche europee.
Conclusioni
Stiamo vivendo una seconda era spaziale, dopo la prima che è stata il programma “Apollo”, sempre con la Luna come protagonista. L’obiettivo oggi non è più “solo” la passeggiata lunare, a scopo scientifico, ma la permanenza prolungata sul nostro satellite e lo sfruttamento delle sue risorse, mentre si guarda con molta insistenza in direzione di Marte. Il sogno di lasciare la Terra e di visitare altri mondi, infatti, è antico quasi quanto l’umanità. Negli ultimi anni la tecnologia sembra abbia trovato alcune risposte che domani potrebbero rendere reale questo sogno atavico. Lo stesso Stephen Hawking era convinto che la nostra specie dovesse diventare multi-planetaria, abbandonando la Terra e stabilendo colonie permanenti nello spazio o su altri corpi celesti, non solo per l’estrazione di risorse o per fini militari, ma anche al fine di assicurare la sua stessa sopravvivenza a lungo termine. Tuttavia, la presenza di imprese private in questo delicato settore strategico fa sorgere inquietanti dubbi e perplessità. Gli Stati, finora unici interpreti di questo film, stanno pensando a cercare gli strumenti per controllare l’operato di imprese che, già oggi, dispongono di capacità spaziali paritetiche (o superiori) a quelle delle principali potenze del mondo? Saranno capaci di mantenere un equilibrio di forza con tali imprese, sia sul piano tecnologico che geopolitico? E qui si inserisce una nuova delicata domanda: la Luna diventerà un laboratorio di cooperazione internazionale o il teatro dell’ennesima frammentazione geopolitica? Iniziative come gli accordi “Artemide” tendono a creare un quadro normativo condiviso per lo sfruttamento delle risorse lunari, ma restano tuttavia accordi limitati a un gruppo, per quanto grande, di paesi. La sfida sarà, quindi, riuscire a contemperare in un ambito multilaterale le complesse necessità dei diversi attori, al fine di evitare una situazione di anarchia. La scelta è tra il multilateralismo, che consentirebbe di mitigare la competizione e di accentuare la cooperazione, creando le basi per una pacifica esplorazione interplanetaria, o l’individualismo, che potrebbe far diventare la Luna il grande campo di battaglia di un nuovo ordine spaziale frammentato. Un allunaggio della Cina prima del ritorno degli USA segnerebbe una epocale vittoria d’immagine per quel paese, e avrebbe un notevole impatto negativo sugli elettori statunitensi, che l’Amministrazione Trump non potrebbe ignorare. Per gli altri attori internazionali, pensare che l’attuale competizione spaziale possa essere derubricata a semplice scontro dottrinale non sarebbe altro che un grossolano errore strategico. La politica europea e di alcuni suoi membri dovrebbe, quindi, prendere esempio da coloro che hanno ancora voglia di sognare e di guardare lontano, affinché anche il Vecchio Continente possa essere in grado di realizzare il passaggio da mera fantascienza a un qualcosa che potrebbe concretizzarsi prima di quanto possiamo immaginare.
Renato Scarfi
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In anteprima il lander della Blue Origin “Blue Moon Mk1” che effettuerà il trasporto di carichi sfruttando il lanciatore New Glenn, per consegnare fino a tre tonnellate in qualsiasi punto della superficie lunare.
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