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livello elementare
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ARGOMENTO: GEOPOLITICA
PERIODO: XXI SECOLO
AREA: LIBIA
parole chiave: Haftar, Russia
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La caduta del regime di Bashar al Assad a Damasco provocherà probabilmente mutamenti di proporzioni storiche nel Medio Oriente. Il regime, sostenuto per anni dalla potenza aerea, dai mercenari e dalla propaganda di Mosca, non è riuscito a sopravvivere alla pressione del dissenso interno e della situazione regionale causando non poche ricadute geopolitiche. Per il Cremlino questo crollo di regime ha richiesto un’adattamento alla sua politica nel Mediterraneo, che si aggiunge allo sforzo già in atto teso allo spostamento verso sud (quindi sempre più vicino all’Italia) di uomini e sistemi d’arma necessari per completare il suo piano politico. Di fatto il trasferimento di truppe e di materiale bellico nella Libia orientale evidenzia la nuova situazione strategica, che rinforza il comandante dell’Esercito nazionale libico (LNA) Khalifa Haftar, nella Cirenaica, nella lotta fratricida tra le roventi sabbie libiche. Tutti gli occhi sono puntati su di lui, mentre gli Stati occidentali cercano di dissuaderlo dal consentire la creazione di un nuovo perno navale russo in Mediterraneo che potrebbe sostituire o abbinarsi a quello di Tartus.

Questo nuovo assestamento strategico, scaturito se non favorito dal crollo del regime baathista a Damasco, pone in evidenza la determinazione di Putin in politica estera russa di perseguire i suoi scopi. Non si tratta esclusivamente della sostituzione di uno stato proxy (Siria) con un altro (Libia), bensì di una vera e propria continuità degli obiettivi di Mosca nel Nord Africa. Quando nel 2019 i jet fighter russi decollarono dalla base aerea di Hmeimim facendo rotta verso la Libia per sostenere l’offensiva di Haftar su Tripoli, si trattò di una silenziosa prova generale, parte di un più ampio mutamento strategico. Un’ambizione, quella russa nel Mediterraneo, che non costituisce affatto una novità poiché affonda le sue radici nella storia, al XVIII secolo, quando Mosca costituì la propria flotta navale in quelle acque calde allo scopo di contrastare la presenza dominante ottomana e proiettare il suo potere marittimo oltre il mar Nero. Mentre il ruolo della Russia in Siria potrebbe conoscere una ancora imprevedibile evoluzione, piuttosto che dissolversi, il trasferimento in Libia potrebbe porre fornire nuove “rampe di lancio” per l’Africa, con la Libia che fungerebbe quindi non da terreno dove ripiegare ma parte di una strategia di lungo termine per proiettare la propria presenza nel continente.

Interessanti similarità
I parallelismi tra Assad e Haftar vanno oltre la loro comune dipendenza dal patrocinio russo per la loro sopravvivenza; entrambe figure autoritarie si sono dimostrate disposte a barattare la loro sovranità per sopravvivere anche a costo di notevoli perdite umane. Se l’autocrate siriano, per mantenere il potere, aveva offerto ai russi un punto d’appoggio da usare contro il fianco orientale della NATO, oltreché un teatro conflittuale dove testare le capacità militari di Mosca, Haftar potrebbe offrire oggi un’opportunità simile, un nuovo campo per Mosca di sconvolgere gli interessi occidentali sfruttando la frammentazione politica libica per estendere ulteriormente la sua influenza in Nord Africa. L’esperienza attuale sembra dimostrarci che sia Assad che Haftar incarnino i rischi della politica e strategia estera di Mosca; di fatto a Damasco le forze di Assad si sono sgretolate quando il sostegno di Mosca incominciò a vacillare ed Haftar potrebbe in futuro subire il medesimo destino.
Stiamo pagando l’errore politico occidentale di non essere intervenuti insieme e con decisione nel corso della guerra civile dopo la deposizione del colonnello Mu’ammar Gheddafi, al fine di aiutare il popolo libico nel suo cammino democratico. Un errore che fu forse affetto dal “disimpegno” statunitense (preannunciato alla fine del secolo scorso all’ultimo Summit NATO) ma certamente dalle politiche non unitarie poste in essere dagli Stati europei, impegnati a salvaguardare autonomamente i propri interessi nazionali (la Francia in primis), che consentirono a Vladimir Putin ed alla Turchia di Erdoğan (Stato membro della NATO) di affermare il proprio predominio sulla tormentata terra di Libia.
Con il suo intervento militare la NATO portò alla caduta di Gheddafi ma, immediatamente dopo, quando le armi tacquero, la diplomazia fallì enormemente portandoci al caos attuale. In questi ultimi tempi Washington e l’Occidente stanno tentando di recuperare terreno, evitando di far cadere Haftar inesorabilmente nelle braccia di Mosca, ma probabilmente si tratta di una iniziativa assunta troppo tardi. Oltre ad un’incomprensione delle dinamiche in atto c’è un’indecisione capacitiva da parte dei principali governi occidentali di sostituire ciò che Mosca fornisce oggi ad Haftar. Mi riferisco a sostegni militari, logistici (gli indispensabili ponti aerei) e finanziari. D’altra parte, Haftar non è libero di cambiare alleanze a piacimento, né di allontanarsi dai russi ai quali è saldamente legato a causa della sua dipendenza complessiva, sostenuto dai mercenari dell’ex Gruppo Wagner che agiscono quali principali attori in aiuto del potere del generale/feldmaresciallo di Bengasi.
L’asimmetria nella relazione russa-haftariana è marcata; Haftar si definisce «salvatore della Libia» ma per Mosca è solo uno strumento per coronare proprie e più ampie ambizioni. Durante l’assalto a Tripoli del 2019, perpetuato allora con il via libera di Washington, i contractor della Wagner costrinsero i loro avversari a ritirate caotiche e umilianti ma la priorità dei mercenari russi non era la vittoria di Haftar ma la sicurezza delle risorse strategiche per Mosca. Consolidando la propria presenza nelle basi chiave della Libia, il Cremlino di fatto aumentò il grado di dipendenza di Haftar, consolidando la propria posizione sul lungo termine. A corto di soldi e privo di slancio, allo scopo di mantenere il suo effimero potere, Haftar si vide costretto a richiedere aiuto alla Wagner e Mosca, a quel punto, fornì velivoli da combattimento MiG, di stanza nella base aerea di Jufra, e stanziò truppe nella base di Ghardabiyah che costituirono la salvezza dell’Esercito nazionale libico di Haftar. La situazione venutasi a creare sul campo pose Haftar nelle condizioni di ristrutturare le sue milizie, sopprimendo il dissenso interno e rafforzando le proprie fila, ma rese evidente la sua fragilità e dipendenza da Mosca. Una situazione che rispecchia la governance dinastica degli Assad in Siria. Sebbene con l’appoggio di Mosca Haftar potrebbe in futuro centralizzare l’autorità all’interno del suo clan, d’altro lato saranno intaccati i fragili equilibri tra coalizioni tribali e milizie sui quali al momento si basa il suo governo. Inoltre, sebbene l’accesso alle notevoli entrate derivanti dalla commercializzazione degli idrocarburi abbia finora assicurato la lealtà dei sostenitori interni, la dipendenza da alleati esterni ingombranti come la Russia e la Turchia renderà Haftar ancora più vulnerabile, proprio come è accaduto ad Assad negli ultimi anni del suo regime. Al riguardo va rilevato che la dipendenza dalla Russia è cresciuta ulteriormente nel biennio 2023-2024, quando la famiglia Haftar favorì le elusioni delle sanzioni occidentali imposte alla Russia riesportando i suoi prodotti petroliferi raffinati, falsamente etichettati come libici. Ma questi parallelismi possono estendersi anche all’ex dittatore libico Gheddafi, il cui isolamento ed errori avevano portato a defezioni di massa nel momento in cui il regime fu messo in discussione. Un importante precedente per la Libia che Haftar dovrebbe considerare.

Haftar con i mercenari del gruppo russo Wagner – Fonte: Libia Al-Ahrar
Qual è l’effettivo potere di Haftar?
Forse l’Occidente sopravvaluta il regime di Haftar in quanto anche gli Emirati Arabi Uniti e l’Egitto, politicamente suoi alleati, sebbene lo sostengano, potrebbero fare un passo indietro quando non sarà più utile ai loro interessi. Tutte dinamiche già viste che ricordano la fine del potere degli Assad in Siria. Di fatto, se l’Occidente volesse contrastare efficacemente la penetrazione di Mosca nel nord Africa, dovrebbe concentrarsi in maniera unitaria sulla risoluzione dei problemi della Libia, partendo dalla spaccatura nelle due aree rispettivamente controllate da Bengasi e dal governo di Tripoli. Le alleanze di Mosca con Governi di carta, come quelli di Assad e di Haftar, sono certamente funzionali ai suoi interessi ma fragili. Possono dare grandi guadagni iniziali ma anche aprire baratri senza possibilità di soluzione. L’Occidente deve quindi imparare non solo ad agire con decisione ma anche a conferire priorità all’unitarietà rispetto all’opportunismo del singolo stato.
Giuseppe Morabito
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