Consegna al Comando in Capo delle Forze Aeronavali della Marina Militare italiana (CINCNAV) di modelli navali di grande interesse storico

Redazione OCEAN4FUTURE

5 Dicembre 2024
tempo di lettura: 5 minuti

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livello elementare
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ARGOMENTO: MARINA MILITARE
PERIODO: XXI SECOLO
AREA: MARINA MILITARE ITALIANA
parole chiave: navi, tecnologia
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Recentemente il Museo Civico Navale di Carmagnola e l’associazione 296 Model di Venaria hanno consegnato un primo insieme di modelli destinati alla sede del Comando in Capo della Squadra Navale (CINCNAV) a Santa Rosa. L’insieme di questi modelli, che verrà completato nei prossimi mesi, rappresenta il lungo cammino che nel dopo guerra la Marina Militare italiana ha intrapreso con non poche difficoltà a causa della carenza dei mezzi disponibili basandosi su il suo patrimonio umano per lo sviluppo di unità navali, ormai per molti anonime o dimenticate, ma con lo spirito indomabile di rinnovarsi e sperimentare nuove soluzioni.

Due gruppi di modelli, con due origini diverse, ma con un solo fine: testimoniare la vicinanza della “gente” alla Marina, anche da parte di coloro che non hanno prestato servizio, come riconoscimento per quanto la Marina operativa fa e rappresenta per la Nazione. Il Museo Civico Navale di Carmagnola ha saputo recuperare e restaurare modelli altamente sofisticati che costituivano il primo tentativo di studiare le nuove navi come sistema, verificando non solo gli scafi, come usualmente si fa alla vasca navale, ma anche le sovrastrutture. Sono stati così recuperati nelle caratteristiche originali, coinvolgendo anche i giovani dell’Associazione Delfini, i modelli delle classi Doria, Bergamini e Alpino, entrate in servizio negli anni ’60, effettivamente utilizzati per esperimenti nella galleria del vento a bassa velocità del Politecnico di Torino 1.

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Questi due “gruppi di lavoro”, con la loro dedizione alla Marina Militare, hanno dimostrato che si può attrarre il pubblico mostrando i valori etici che fanno parte della tradizione della nostra Marina non solo con le parole ma con i fatti. Ricordando le fasi del lungo cammino, mai arrestato, fatto di esperimenti e tentativi che hanno portato all’eccellenza italiana. Questi eterni marinai hanno voluto, con il loro gesto,  dare continuità al loro impegno sottolineando che i ricordi contano e l’esperienza insegna.

A metà degli anni ’60 dello scorso secolo ci fu un momento di ripensamento e la Marina, che aveva forgiato i suoi uomini durante le esperienze di guerra, per evitare che si ripetessero errori, volle sfruttare il suo importante capitale umano ovvero il personale. Era quella che si può ricordare come la “generazione sandwich”, giovani formati nel dopoguerra, comandati da ufficiali che avevano esperienze di una guerra che non ci era stata né congeniale né facile, ed operavano con sottufficiali che l’avevano vissuta ed ancor più sofferta, ingegnandosi per ogni possibile soluzione in mancanza di risorse.

Giovani volonterosi avvicinatisi alla Marina come generazione di ricambio e Comandanti caparbi, capaci di condividere le loro esperienze, decisi a coinvolgere tutti in una nuova missione, quella di una Marina capace di confrontarsi a testa alta nel mondo. Negli anni 60 la Marina Militare italiana, nonostante le dolorose restrizioni per la costruzione di nuovi armamenti si era ingegnata a realizzare nuove navi, prestigiose, importanti per elevarci di rango ma che già apparivano non sufficienti a fronte degli impegni che si prefiguravano all’orizzonte.
La Marina ebbe il coraggio di interrogarsi e di intervenire sulla progettazione nell’ottica di avere le navi che “voleva” e per farlo era necessario capire i difetti delle navi che aveva appena ricevuto ed applicare le nuove conoscenze sulle navi in costruzione. Una Marina che non disponeva ancora di risorse, neppure quelle minime, che era in contrazione (non si parlava ancora di legge navale), era vittima delle lobby di ripartizione delle commesse tra soggetti diversi e distanti, una Marina che riceveva solo navi naviganti mentre voleva navi perfette per l’uso. Voleva delle navi combat ready, al massimo delle tecnologie disponibili e dell’efficienza dello strumento navale. Un esempio di quel periodo è sono i modelli di quelle unità navali su cui molti lettori avranno navigato, che sono stati  recuperati dal Museo Navale di Carmagnola come testimonianza di quel periodo storico per la nostra Marina .

Erano appena entrati in servizio il Doria e Bergamini, e bisognava evitare che i problemi che si percepivano si ripetessero sulle nuove costruzioni, in quel momento la classe Alpino ed il Veneto. La Marina non aveva ancora le proprie strutture scientifiche ed i modelli recuperati e restaurati da Carmagnola sono la dimostrazione di una collaborazione voluta dalla Marina (e non imposta dall’esterno) con il Politecnico di Torino che era l’unico dotato di una galleria idonea, sino ad allora usata solo dall’industria automobilistica per lo studio delle carrozzerie.

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Lo spirito dell’epoca era di abbandonare la politica di navi progettate da altri ma di creare un flotta adeguata alle esigenze che apparivano all’orizzonte. I risultati furono positivi ed evidenti e oggi, con il recupero di questi preziosi modelli e la consegna a CINCNAV, ha voluto sottolinearne l’importanza, non solo modelli ma simbolo del cambiamento che ha portato alla marina attuale. Non a caso la loro consegna nel “posto giusto” dove si gestisce l’operatività della Flotta. Modelli che vanno ancora oltre, volendo essere un ricordo delle ore di miglia trascorse in mare, quando da delle lamiere si formò un’anima che identifica ancora oggi chi ha servito a bordo. D’altronde ognuno di loro lasciò su quelle navi una parte di loro stessi, portando con sé un ricordo, una foto, un crest, un frammento al momento della sua demolizione o un modello in scala.

La cerimonia di consegna ha visto la partecipazione dei rappresentanti delle entità che stanno contribuendo all’iniziativa, in particolare il dott. Massimo Alfano per il Museo di Carmagnola e il dott. Gennaro Ciotola per l’Associazione Venaria 269, accompagnati dal dott. Gian Carlo Poddighe che, di concerto con il capitano di vascello Ugo Causo, capo Reparto Gestione Finanziaria di CINCNAV, è stato il fautore del programma. Tra gli ospiti anche alcuni degli Ufficiali che vissero e si prodigarono in quelle fasi e su quelle navi, e membri di associazioni legate alla Marina, dall’Amm. Angelo Castiglione per l’ANMI, e significativamente il Capo Ufficio Storico della Marina Militare, contrammiraglio Gianluca De Meis.

Il Comandante in Capo della Squadra Navale, Ammiraglio di Squadra Aurelio De Carolis, nello spendere parole d’elogio per il minuzioso lavoro di riproduzione dei modelli, in una scala che ha permesso di evidenziare l’evoluzione oltre che la crescita dimensionale dei mezzi, ha sottolineato con orgoglio come la consegna delle opere contribuisca fortemente a dare un senso storico ed identitario a un luogo come il Comando in Capo caratterizzato da modernità, tecnologia ed efficienza.

Note
1. la Marina militare italiana non disponeva allora di una propria struttura successivamente realizzata da MARIPERMAN, la Commissione Permanente per gli Esperimenti del Materiale da guerra istituita alla Spezia il 28 gennaio 1880 allo scopo di disporre in forma esclusiva una sede dove poter sperimentare e collaudare equipaggiamenti e materiali navali, comprese i sistemi d’arma più sofisticati

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