{"id":98918,"date":"2023-11-10T00:02:00","date_gmt":"2023-11-09T23:02:00","guid":{"rendered":"http:\/\/www.ocean4future.org\/savetheocean\/?p=98918"},"modified":"2025-08-28T08:51:55","modified_gmt":"2025-08-28T06:51:55","slug":"eutrofizzazione-e-zone-morte","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.ocean4future.org\/savetheocean\/archives\/98918","title":{"rendered":"Eutrofizzazione e zone morte: l&#8217;importanza di far respirare gli oceani"},"content":{"rendered":"<span class=\"span-reading-time rt-reading-time\" style=\"display: block;\"><span class=\"rt-label rt-prefix\">tempo di lettura: <\/span> <span class=\"rt-time\"> 6<\/span> <span class=\"rt-label rt-postfix\">minuti<\/span><\/span><p><span style=\"color: #ffffff;\">.<\/span><br \/>\n<a class=\"maxbutton-4 maxbutton maxbutton-livello-di-comprensione\" href=\"javascript:void(0);\"><span class='mb-text'>livello elementare<\/span><\/a><br \/>\n<span style=\"color: #ffffff;\">.<\/span><br \/>\n<strong><span style=\"color: #008000;\">ARGOMENTO: ECOLOGIA<\/span><\/strong><br \/>\n<strong><span style=\"color: #008000;\">PERIODO: XXI SECOLO<\/span><\/strong><br \/>\n<strong><span style=\"color: #008000;\">AREA: DIDATTICA<\/span><\/strong><br \/>\n<span style=\"color: #000000;\">parole chiave: eutrofizzazione, zone morte, dead zone<br \/>\n<\/span><\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p align=\"justify\"><span data-offset-key=\"a5f4p-1-0\">Circa<\/span><span data-offset-key=\"a5f4p-2-0\"> la met\u00e0 della produzione di ossigeno sulla Terra proviene dagli oceani, grazie al contributo dal plancton oceanico ovvero da quelle piante, alghe e batteri alla deriva che restituiscono una percentuale di ossigeno maggiore di quella prodotta da tutte le foreste pluviali tropicali sulla terraferma messe insieme. <\/span> In realt\u00e0 il calcolo non \u00e8 cos\u00ec semplice in quanto le quantit\u00e0 di fitoplancton cambiano costantemente; ultimamente, grazie alle immagini satellitari, \u00e8 possibile monitorare la sua fotosintesi e stimare i cambiamenti stagionali in risposta ai cambiamenti nel carico di nutrienti dell\u2019acqua, nella temperatura e in altri fattori. Questi studi hanno dimostrato che la quantit\u00e0 di ossigeno, in luoghi specifici, pu\u00f2 variare notevolmente con l&#8217;ora del giorno e con le maree. Questa grande quantit\u00e0 di ossigeno viene consumata dalla vita marina che, come gli animali e le piante terrestri, usa l&#8217;ossigeno per la respirazione cellulare. Va compreso che questo prezioso elemento per la nostra vita viene consumato anche dalle forme di vita in decomposizione.<\/p>\n<p align=\"justify\">Quando le fioriture algali muoiono, il processo di decomposizione utilizza l\u2019ossigeno pi\u00f9 velocemente di quanto possa essere reintegrato e questo crea aree con concentrazioni di ossigeno estremamente basse ovvero in ipossia, chiamate zone morte, perch\u00e9 i livelli di ossigeno sono troppo bassi per sostenere la maggior parte della vita marina. Per questo motivo, i Centri nazionali oceanografici costieri di tutti i Paesi monitorano queste situazioni per valutare gli effetti sugli ecosistemi oceanici e sull\u2019ambiente umano (in particolare sanitari e economici).<\/p>\n<p><img decoding=\"async\" src=\"https:\/\/www.ocean4future.org\/savetheocean\/wp-content\/uploads\/2019\/12\/eutrofizzazione-su-eunicella-1024x768.jpg\" alt=\"Questa immagine ha l'attributo alt vuoto; il nome del file \u00e8 eutrofizzazione-su-eunicella-1024x768.jpg\" width=\"1024\" height=\"768\" \/><\/p>\n<p align=\"JUSTIFY\"><strong><span style=\"color: #008000;\">eutrofizzazione su Eunicella &#8211; photo credit andrea mucedola<\/span><\/strong><\/p>\n<p align=\"justify\"><span style=\"font-size: 18pt;\"><strong><span style=\"color: #008000;\">Perch\u00e9 si verificano le zone morte?<\/span><\/strong><\/span><br \/>\nL\u2019aumento eccessivo di sostanze nutritive, come fosforo e azoto, provoca la proliferazione delle forme viventi in un processo chiamato eutrofizzazione. A livelli normali, questi nutrienti alimentano la crescita degli organismi acquatici, ma quando questi si sviluppano senza controllo si pu\u00f2 generare un grave danno all\u2019ambiente in quanto le fioriture algali impediscono di fatto alla luce di penetrare la superficie dell\u2019acqua e riducono l\u2019assorbimento dell&#8217;ossigeno da parte degli organismi sottostanti.<\/p>\n<p align=\"justify\">Gli eventi eutrofici sono in genere causati dal rapido aumento delle pratiche agricole intensive, delle attivit\u00e0 industriali e della crescita della popolazione. Questi tre processi antropici mettono in circolo grandi quantit\u00e0 di fertilizzanti entrando nella nostra aria, suolo e acqua. E\u2019 stato calcolato che le attivit\u00e0 umane emettono quasi il doppio di azoto e il triplo di fosforo rispetto alle emissioni naturali.<br \/>\nQueste emissioni sono diversificate: i Paesi pi\u00f9 sviluppati hanno talvolta un uso massiccio di letame animale e fertilizzanti in agricoltura per cui le aree acquatiche in loro prossimit\u00e0 sono maggiormente affette.<\/p>\n<p><img decoding=\"async\" src=\"https:\/\/www.ocean4future.org\/savetheocean\/wp-content\/uploads\/2023\/10\/EUTROFIZZAZIONE-MEDITERRANEO-1012x1024.gif\" alt=\"Questa immagine ha l'attributo alt vuoto; il nome del file \u00e8 EUTROFIZZAZIONE-MEDITERRANEO-1012x1024.gif\" width=\"1012\" height=\"1024\" \/><\/p>\n<p align=\"JUSTIFY\"><strong><span style=\"color: #008000;\">Ricostruzione aree eutrofiche mediterranee tramite HEAT &#8211; Fonte EEA<br \/>\n<a href=\"https:\/\/www.eea.europa.eu\/data-and-maps\/figures\/heat-classifications-of-eutrophication-status-2\">HEAT+ classifications of &#8216;eutrophication status&#8217; in the Cental- and the Eastern Mediterranean Seas \u2014 European Environment Agency (europa.eu)<\/a><\/span><\/strong><\/p>\n<p align=\"justify\">In pratica, il deflusso di queste sostanze dai grandi campi agricoli, entra nei ruscelli e attraverso i fiumi pu\u00f2 raggiungere il mare anche a centinaia di chilometri di distanza. Anche i Paesi in via di sviluppo dell\u2019America Latina, dell\u2019Asia e dell\u2019Africa contribuiscono in quanto le acque reflue, provenienti dalle fognature e dall\u2019industria, non sono trattate. Dalle vie d\u2019acqua ma anche dalle fonti atmosferiche che viene poi ri-depositato sulla terra e sull\u2019acqua attraverso il ciclo dell\u2019acqua con la pioggia e la neve.<\/p>\n<p align=\"justify\">A seguito dell\u2019eutrofizzazione i sistemi costieri sono quindi maggiormente a rischio di sviluppare ipossia, a causa di livelli elevati di nutrienti, fioriture algali dannose e cambiamenti negativi nella comunit\u00e0 bentonica. Le aree problematiche. Le maggiori concentrazioni di aree problematiche si trovano lungo la costa occidentale dell\u2019America centrale e meridionale e lungo le coste della Gran Bretagna e dell\u2019Australia. Ci sono 233 aree di preoccupazione in tutto il mondo.<br \/>\nPoich\u00e9 le alghe dominano l\u2019ecosistema acquatico, le fioriture algali vengono talvolta chiamate impropriamente \u201cmaree rosse\u201d o \u201cmaree marroni\u201d, a seconda del colore dei loro componenti (per lo pi\u00f9 cianobatteri) riuniti in colonie di forme diverse da tondeggianti a filamentose. Nonostante siano chiamati impropriamente alghe blu, sono in realt\u00e0 un phylum di batteri fotosintetici che possiedono pigmenti colorati come la ficocianina, che dona a molti cianobatteri la caratteristica colorazione blu, o la ficoeritrina (ad esempio nei casi della spirulina e della <strong><em><span style=\"color: #008000;\">Oscillatoria rubescens<\/span><\/em><\/strong>) in cui la colorazione \u00e8 rossa da cui maree rosse. Queste fioriture algali possono essere tossiche per l\u2019organismo umano in quanto possono entrare nella catena alimentare; ad esempio i molluschi, come le ostriche ed i mitili, sono animali filtratori che, filtrando l\u2019acqua, assorbono i microbi associati alla fioritura delle alghe. Molti di questi microbi sono tossici per le persone e le persone possono ammalarsi o addirittura morire per avvelenamento da molluschi. Lo stesso vale per le altre forme animali che, morendo, riducono la quantit\u00e0 di cibo per altre forme di vita.<\/p>\n<p align=\"justify\">I danni economici possono essere elevati come nel caso della acquacoltura; nel 1998, un evento di marea rossa distrusse il 90% dell\u2019intero patrimonio ittico di Hong Kong, provocando una perdita economica stimata di 40 milioni di dollari. Per fortuna le fioriture algali di solito muoiono subito dopo la loro comparsa per la mancanza di ossigeno ma lasciano aree putrefatte speso riversati sugli arenili. Gli scienziati hanno identificato 415 zone morte in tutto il mondo ma le aree ipossiche sono aumentate drammaticamente negli ultimi 50 anni, da circa 10 casi documentati nel 1960 ad almeno 169 nel 2007. La maggior parte delle zone morte del mondo si trovano lungo la costa orientale degli Stati Uniti e le coste degli Stati baltici, del mar Nero, del Giappone e della penisola coreana.<\/p>\n<p><img decoding=\"async\" src=\"https:\/\/www.ocean4future.org\/savetheocean\/wp-content\/uploads\/2023\/10\/EUTROFIZZAZIONE-Algae_bloom_in_Reflecting_Pool_Washington_DC._2007_Potomac_River_Chesapeake_Bay_watershed._USEPA_photo_by_Eric_Vance_13765962984.jpg\" alt=\"Questa immagine ha l'attributo alt vuoto; il nome del file \u00e8 EUTROFIZZAZIONE-Algae_bloom_in_Reflecting_Pool_Washington_DC._2007_Potomac_River_Chesapeake_Bay_watershed._USEPA_photo_by_Eric_Vance_13765962984.jpg\" width=\"800\" height=\"531\" \/><\/p>\n<p align=\"JUSTIFY\"><strong><span style=\"color: #008000;\">Fioritura algale a Chesapeake Bay, Washington DC, causata da uno sviluppo eccessivo di\u00a0cianobatteri<br \/>\n<\/span><\/strong><a href=\"https:\/\/commons.wikimedia.org\/wiki\/File:Algae_bloom_in_Reflecting_Pool,_Washington,_DC._2007_Potomac_River,_Chesapeake_Bay_watershed._USEPA_photo_by_Eric_Vance_(13765962984).jpg\">Algae bloom in Reflecting Pool, Washington, DC. 2007 Potomac River, Chesapeake Bay watershed. USEPA photo by Eric Vance (13765962984).jpg &#8211; Wikimedia Commons<\/a><\/p>\n<p align=\"justify\">Il Golfo del Messico ha una zona ipossica stagionale che si forma ogni anno a fine estate. La sua dimensione varia da meno di 5.000 a circa 22.000 chilometri quadrati. La preoccupazione per la sua crescente dimensione ha portato alla formazione della Task Force sui nutrienti dei bacini idrografici del fiume Mississippi e del Golfo del Messico nel 1997. La sua missione \u00e8 ridurre la media consecutiva quinquennale della zona morta del Golfo del Messico a meno di 5.000 chilometri quadrati. Il Mar Baltico ospita sette delle dieci zone marine morte pi\u00f9 grandi del mondo a causa dell\u2019aumento dei fertilizzanti agricoli e delle acque reflue che ha accelerato il processo di eutrofizzazione. Parallelamente la pesca eccessiva del merluzzo ha aggravato il problema in quanto questo pesce mangia una piccola specie ittica simile alle aringhe che mangia lo zooplancton microscopico, che a sua volta mangia le alghe. Meno merluzzo comporta quindi pi\u00f9 alghe e meno ossigeno. Il Mar Baltico \u00e8 diventata la prima \u201cmacroregione\u201d presa di mira dall\u2019Unione Europea per combattere l\u2019inquinamento (il 99% delle aree valutate \u00e8 affetta da eutrofizzazione), le zone morte, la pesca eccessiva e le controversie regionali. L\u2019UE sta coordinando la strategia per il Mar Baltico con otto paesi membri dell\u2019UE che si affacciano sul Mar Baltico: Danimarca, Estonia, Finlandia, Germania, Lettonia, Lituania, Polonia e Svezia.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Secondo la valutazione dell\u2019<strong><span style=\"color: #008000;\">Agenzia Europea dell\u2019ambiente (AEA)<\/span><\/strong>, circa 563.000 km2 (il 23%) di queste aree presentano problemi di eutrofizzazione. Altre aree critiche sono il Mar Nero (53%), l\u2019Atlantico nord-orientale (7%) e alcune zone costiere del Mar Mediterraneo (12%) per lo pi\u00f9 vicino a coste densamente popolate o bacini che sono a valle di attivit\u00e0 agricole come il fiume Po. Le perdite economiche totali annuali derivanti dalla pesca, dal turismo e da altri settori sono state stimate a 500 milioni di dollari (UNDP, 2012).<\/p>\n<p><img decoding=\"async\" src=\"https:\/\/www.ocean4future.org\/savetheocean\/wp-content\/uploads\/2023\/10\/IPOSSIA-UNESCO_global_ocean_deoxygenation_map.png\" alt=\"Questa immagine ha l'attributo alt vuoto; il nome del file \u00e8 IPOSSIA-UNESCO_global_ocean_deoxygenation_map.png\" width=\"937\" height=\"509\" \/><\/p>\n<p align=\"justify\"><strong><span style=\"color: #008000;\">Zone minime di ossigeno (OMZ) (blu) e aree con ipossia costiera (rosso) nell&#8217;oceano mondiale (adattato dopo Isensee et al., 2015; Breitburg et al., 2018; compresi gli effetti dell&#8217;ossigeno da Keeling e Garcia, 2002; Diaz e Rosenberg, 2008; Carstensen et al., 2014). &#8211; Fonte Global Ocean Oxygen Network, Breitburg, D., M. Gregoire, K. Isensee (eds.) 2018. The ocean is losing its breath: Declining oxygen in the world\u2019s ocean and coastal waters. IOC-UNESCO, IOC Technical Series, No. 137 40pp. (IOC\/2018\/TS\/137)<br \/>\n<\/span><\/strong><a href=\"https:\/\/commons.wikimedia.org\/wiki\/File:UNESCO_global_ocean_deoxygenation_map.png\">UNESCO global ocean deoxygenation map.png &#8211; Wikimedia Commons<\/a><\/p>\n<p align=\"justify\">Nell\u2019arco di vent\u2019anni, il <strong><span style=\"color: #008000;\">Global Environment Facility (GEF)<\/span><\/strong>, un organismo internazionale composto da un\u2019assemblea di 185 stati membri, ha investito 97,70 milioni di dollari e sono stati cofinanziati ulteriori 288,76 milioni di dollari in misure di riduzione dell\u2019inquinamento mirate a invertire un\u2019enorme zona morta di 40.000 km2 che si era formata nella piattaforma nordoccidentale del Mar Nero, riducendo le emissioni di azoto e fosforo rispettivamente del 20% e del 50% negli ultimi 15 anni, e raddoppiando il numero di specie bentoniche tra il 1980 e il 2000 (STAP, 2011). Si ritiene che, con un maggior controllo delle immissioni, ci possano essere possibilit\u00e0 di recupero. Attualmente sono 13 i sistemi costieri in fase di miglioramento in tutto il mondo. Come sempre dipende solo da noi \u2026<\/p>\n<p><span style=\"color: #ffffff;\">.<\/span><\/p>\n<p align=\"justify\">in anteprima immagine NASA\u00a0 zone morte golfo del Messico &#8211; public domain <a href=\"https:\/\/commons.wikimedia.org\/wiki\/File:Gulf_dead_zone.jpg\">File:Gulf dead zone.jpg &#8211; Wikimedia Commons<\/a><\/p>\n<p align=\"justify\"><span style=\"color: #ffffff;\">.<\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Alcune delle immagini possono essere state prese dal web, citandone ove possibile gli autori e\/o le fonti. Se qualcuno desiderasse specificarne l\u2019autore o rimuoverle, pu\u00f2 scrivere a infoocean4future@gmail.com e provvederemo immediatamente alla correzione dell\u2019articolo<\/p>\n<p><span style=\"color: #ffffff;\">.<\/span><\/p>\n<p><a class=\"maxbutton-3 maxbutton maxbutton-pagina-principale\" target=\"_blank\" title=\"tooltip\" rel=\"nofollow noopener\" href=\"http:\/\/www.ocean4future.org\"><span class='mb-text'>PAGINA PRINCIPALE - HOME PAGE<\/span><\/a><br \/>\n<span style=\"color: #ffffff;\">.<\/span><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p><span class=\"span-reading-time rt-reading-time\" style=\"display: block;\"><span class=\"rt-label rt-prefix\">tempo di lettura: <\/span> <span class=\"rt-time\"> 6<\/span> <span class=\"rt-label rt-postfix\">minuti<\/span><\/span>. . 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