{"id":9889,"date":"2018-09-14T02:34:04","date_gmt":"2018-09-14T00:34:04","guid":{"rendered":"http:\/\/www.ocean4future.org\/savetheocean\/?p=9889"},"modified":"2025-11-18T20:53:37","modified_gmt":"2025-11-18T19:53:37","slug":"la-nave-romana-albenga","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.ocean4future.org\/savetheocean\/archives\/9889","title":{"rendered":"La nave romana di Albenga"},"content":{"rendered":"<span class=\"span-reading-time rt-reading-time\" style=\"display: block;\"><span class=\"rt-label rt-prefix\">tempo di lettura: <\/span> <span class=\"rt-time\"> 7<\/span> <span class=\"rt-label rt-postfix\">minuti<\/span><\/span><p><strong><span style=\"color: #ffffff;\">,<\/span><br \/>\n<\/strong><a class=\"maxbutton-4 maxbutton maxbutton-livello-di-comprensione\" href=\"javascript:void(0);\"><span class='mb-text'>livello elementare<\/span><\/a><strong><br \/>\n<span style=\"color: #ffffff;\">.<\/span><br \/>\n<\/strong><\/p>\n<p><strong><span style=\"color: #008000;\">ARGOMENTO: ARCHEOLOGIA DELLE ACQUE<\/span><\/strong><br \/>\n<strong><span style=\"color: #008000;\">PERIODO: I SECOLO a.C.<\/span><\/strong><br \/>\n<strong><span style=\"color: #008000;\">AREA: MAR MEDITERRANEO &#8211; MAR LIGURE<\/span><\/strong><br \/>\nparole chiave: nave di Albenga<br \/>\n<span style=\"color: #ffffff;\">.<\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><span style=\"text-align: justify;\">Spesso i ritrovamenti in mare sono dovuti a casualit\u00e0; quello della nave romana di Albenga fu dovuto alla pesca fortuita di tre anfore da parte di un\u00a0 pescatore della zona, <span style=\"color: #008000;\"><strong>Antonio Bignone<\/strong><\/span> che, pescando a strascico, nel 1925 le recuper\u00f2 per caso nelle sue reti. <\/span>A quell&#8217;epoca era impensabile operare un recupero ad una profondit\u00e0 di circa 40 metri per cui il primo intervento di scavo archeologico sul relitto fu tentato dopo un quarto di secolo, nel secondo dopo guerra. Era il 1950 quando la <strong><span style=\"color: #008000;\">Societ\u00e0 Sorima<\/span><\/strong>\u00a0del commendatore <strong><span style=\"color: #008000;\">Giovanni Quaglia<\/span><\/strong>, reduce dal recupero dell&#8217;oro dell&#8217;Egypt, effettu\u00f2 il primo recupero di anfore (dal 8 al 20 febbraio 1950)\u00a0sotto la guida di <strong><span style=\"color: #008000;\">Nino Lamboglia<\/span><\/strong>, pioniere dell&#8217;archeologia subacquea mediterranea e fondatore del celebre <strong><span style=\"color: #008000;\">Istituto Internazionale di Studi Liguri<\/span><\/strong>.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">I marinai conoscono bene le insidie del mar Ligure che ancor oggi mietono vittime tra i pescatori che incautamente vengono colti nelle improvvise tempeste spinte dai venti freddi di Maestrale. Si trattava di una nave da carico del tipo <strong><span style=\"color: #008000;\">corbita<\/span><\/strong> che, intorno al I secolo a.C., trasportava un carico di anfore vinarie probabilmente dalla regione della Campania verso la Gallia Narbonense. Una tempesta l&#8217;aveva colta durante il suo trasferimento costiero e la nave era affondata con il suo ingente carico. Questo tipo di nave era il pi\u00f9 grande tra le<strong><span style=\"color: #008000;\"> navi onerarie romane<\/span><\/strong> con una lunghezza di oltre 40 metri, una larghezza di dieci metri ed una capacit\u00e0 di carico stimata tra le 11.000 e le 13.000 anfore tipo <strong><span style=\"color: #008000;\">Dressel 1 <\/span><\/strong><span style=\"color: #000000;\">aveva <\/span>una stazza lorda intorno alle 600 tonnellate.\u00a0Il relitto giace ad una profondit\u00e0 di circa 40 metri ed i palombari dell&#8217;\u00abArtiglio\u00bb, in poco meno di un mese, effettuarono il recupero di ben 728 anfore e molto vasellame. Sulla nave furono ritrovati anche gli elmi dei soldati imbarcati a protezione del carico in caso di attacco da parte dei pirati. Le anfore in origine contenevano prevalentemente vino ma anche &#8230;. delle nocciole. Interessante fu la scoperta che le anfore erano state impermeabilizzate con uno spesso strato di resina o pece ed erano tappate ermeticamente con sugheri di sette centimetri di diametro infilati nella parte pi\u00f9 stretta del collo e poi sigillati con malta di calce. Le anfore ritrovate erano del tipo\u00a0 &#8220;<strong><span style=\"color: #008000;\">Dressel 1B<\/span><\/strong>&#8220;, dal nome dello studioso tedesco <strong><span style=\"color: #008000;\">Henrich Dressel<\/span><\/strong> che nel 1891 elabor\u00f2 la famosa tavola riassuntiva dei 45 tipi diversi di anfore rinvenute a Roma presso il Castro Pretorio. Molte delle anfore recuperate presentavano danni nella parte superiore, probabilmente causati dalle reti a strascico ma anche dalla famigerata benna dell\u2019Artiglio. Un uso nefasto che fu in seguito sottolineato dallo stesso Lamboglia che and\u00f2 in aperto contrasto con le tecniche di recupero dell&#8217;epoca che utilizzavano principalmente la benna.\u00a0Col senno del poi lo scavo dell&#8217;\u00abArtiglio\u00bb fu considerato un esempio negativo di scavo archeologico. Ci si rese conto che, al di l\u00e0 dei reperti singoli, i relitti assumevano una significativit\u00e0 maggiore quando potevano fornire informazioni non solo sul loro carico ma sui mezzi, strutture e tecnologie presenti a bordo.\u00a0I materiali recuperati furono subito esposti al pubblico in locali messi a disposizione dal Comune di Albenga.\u00a0Tra le lezioni apprese, si incominci\u00f2 a comprendere la tecnica di stivaggio delle anfore a bordo delle onerarie, distinguendo quelle appartenenti al carico da quelli in dotazione per i servizi di\u00a0 bordo.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><span style=\"font-size: 18pt;\"><strong><span style=\"color: #008000;\">I precedenti<\/span><\/strong><\/span><\/p>\n<p><img decoding=\"async\" class=\"wp-image-9901\" src=\"https:\/\/www.ocean4future.org\/savetheocean\/wp-content\/uploads\/2016\/09\/NEMI.jpg\" alt=\"NEMI\" width=\"800\" height=\"437\" srcset=\"https:\/\/www.ocean4future.org\/savetheocean\/wp-content\/uploads\/2016\/09\/NEMI.jpg 304w, https:\/\/www.ocean4future.org\/savetheocean\/wp-content\/uploads\/2016\/09\/NEMI-300x164.jpg 300w\" sizes=\"(max-width: 800px) 100vw, 800px\" \/><\/p>\n<p align=\"justify\"><strong><span style=\"color: #008000;\">una delle navi di Nemi- museo delle navi di Nemi<\/span><\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Precedentemente il Ministro della Pubblica Istruzione e quello della Marina militare avevano progettato lo scavo ed il recupero \u00a0degli scafi del lago di Nemi che erano stati in passato gi\u00e0 devastati. Gli studi furono affidati al tenente colonnello del Genio Navale ingegnere Vittorio Malfatti.<\/p>\n<p><img decoding=\"async\" src=\"https:\/\/www.ocean4future.org\/savetheocean\/wp-content\/uploads\/2023\/05\/20220823_105832-1024x768.jpg\" alt=\"Questa immagine ha l'attributo alt vuoto; il nome del file \u00e8 20220823_105832-1024x768.jpg\" width=\"1024\" height=\"768\" \/><\/p>\n<p align=\"justify\"><strong><span style=\"color: #008000;\">disegno di una delle navi di Caligola &#8211; museo delle navi di Nemi &#8211; photo credit @andrea mucedola<\/span><\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Malfatti, dopo aver eseguito un rilievo generale del lago, concluse che l\u2019unica via attuabile per il recupero degli scafi fosse l\u2019abbassamento del livello delle acque del lago, cos\u00ec da di porre in secco le due imbarcazioni. L\u2019opportunit\u00e0 finalmente si concretizz\u00f2 dopo il discorso effettuato da Mussolini il 9 aprile 1927 quando annunci\u00f2 la volont\u00e0 di portare alla luce le due navi. <span style=\"color: #008000;\"><strong>Guido Ucelli<\/strong><\/span>, Consigliere Delegato e Direttore Generale della Societ\u00e0 costruzioni meccaniche Riva di Milano, che produceva pompe e turbine idrauliche, ed altri imprenditori si offrirono gratuitamente al Governo italiano per l\u2019operazione che venne condotta con grande rigore tecnico e scientifico e forn\u00ec informazioni importantissime sulla tecnica navale romana. Il resoconto del recupero, i rilievi, le indagini, le analisi furono poi pubblicati da Ucelli e da altri studiosi nel volume <strong><em><span style=\"color: #008000;\">Le navi di Nemi<\/span><\/em><\/strong>, pubblicato in diverse edizioni dal Poligrafico e Zecca dello Stato (1940). Un bagaglio di esperienze inestimabile che pose le basi per le ricerche successive.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Dopo il recupero delle navi di Nemi, i lavori effettuati sulla nave di Albenga furono il primo vero tentativo di scavo di un relitto antico in mare effettuato in Italia. Nel 1957, con la creazione del <strong><span style=\"color: #008000;\">Centro Sperimentale di Archeologia Sottomarina<\/span><\/strong> di Albenga, ci si rese conto che la campagna di scavo doveva essere condotta attraverso metodi di rilevamento pi\u00f9 accurati che, nel 1958-59, vennero applicati sul relitto di Spargi (arcipelago della Maddalena). Sul relitto venne steso, per la prima volta, un sistema di quadri di rilievo in tubi rigidi formanti una rete di copertura del relitto. Le maglie di cm. 150 x 150 furono fotografate ed il fotomontaggio dell\u2019insieme dei quadri consent\u00ec una visione di insieme mai ottenuta precedentemente. Il successo dell\u2019operazione di scavo sugger\u00ec un metodo pi\u00f9 scientifico per\u00a0 le successive ricerche sull&#8217;oneraria di Albenga.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Nel 1961 i tecnici della Sovrintendenza posero sulla nave di Albenga una rete composta da ben 192 quadrati. I dati raccolti consentirono di comprendere che il carico era disposto su una lunghezza di circa 26 metri su una larghezza di 7,50. Lo scavo successivo, lateralmente sulla parte centrale verso poppa, permise <a href=\"http:\/\/www.archeoliguria.beniculturali.it\/getFile.php?id=50804\">\u201c<strong><span style=\"color: #008000;\">di accertare che vi era stato un rapido insabbiamento del fondale dopo il naufragio e un riempimento di fango, proveniente dal vicino fiume Centa che fino agli inizi del Trecento sboccava di rimpetto al\u00a0 relitto<\/span><\/strong><\/a>\u201d.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Nello scavo, nella zona poppiera, vennero ritrovatati anche frammenti di tegole e di un embrice integro. Ma fu negli scavi successivi, effettuati nel 1970 e 1971, che si ottenne una scoperta straordinaria: gli strati di anfore impilate fa di loro, erano come minimo quattro. Vennero portate alla luce tre ordinate (larghe circa 14 cm. ed alte cm. 12) distanti tra di loro una decina di centimetri, resti del fasciame esterno (spesso 9 cm.) e di quello interno (spesso 5 cm.). Inoltre, fu ritrovata una lamina di piombo di protezione contro le teredini con chiodature in rame che la fissavano al fasciame esterno. L\u2019insieme diede la possibilit\u00e0 di ricostruire la sezione dello scafo. Venne anche trovata ceramica\u00a0 a vernice nera impilata negli spazi vuoti tra le anfore, tra i diversi elementi lignei della nave. Un sistema geniale di mantenere quegli elementi ceramici, tutto sommato fragili, fermi tra le anfore. Tra i quadri 119 e 120 fu scoperto anche l\u2019albero centrale della nave (del diametro di cinquanta centimetri).<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Dai risultati ottenuti nelle diverse campagne emerse che la nave onoraria aveva dimensioni maggiori di quanto previsto, con una larghezza di circa dieci metri ed una lunghezza di cinquanta metri. Il carico utile poteva essere stato di circa diecimila anfore e il dislocamento 450 tonnellate. Un gigante del mare per l&#8217;epoca. Tra i materiali del carico furono recuperati otto elmi bronzei, forse a disposizione dell\u2019equipaggio in caso di attacco da parte dei tanti pirati che all&#8217;epoca imperversavano in quelle acque.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Curiosi furono anche\u00a0 i ritrovamenti di un corno di piombo, lungo 26 cm, che si suppone fosse stato collocato a prua oppure nella parte superiore della cabina della nave con funzione scaramantica, e di un crogiolo realizzato con un minerale duro e quarzoso che\u00a0 doveva essere utilizzato per fondere il piombo in caso di\u00a0 urgenti saldature e riparazioni a bordo.\u00a0 In sintesi un relitto che forn\u00ec un insieme di informazioni importantissime sulla navigazione romana. Se visiterete Albenga non mancate di visitare il <strong><span style=\"color: #008000;\"><a style=\"color: #008000;\" href=\"http:\/\/www.iisl.it\/musei\/navale\/naval.htm\">Museo Navale di Albenga <\/a><\/span><\/strong>dove potrete vedere molti dei reperti raccolti dal relitto.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><span style=\"font-size: 18pt;\"><strong><span style=\"color: #008000;\">Il sito <\/span><\/strong><\/span><br \/>\nLa nave di Albenga pu\u00f2 essere considerata ancora oggi uno dei pi\u00f9 grandi relitti di navi onerarie romane del Mediterraneo del I secolo a.C. Dal 2014 il sito subacqueo \u00e8 finalmente visitabile ma solo durante aperture straordinarie stabilite dal Ministero dei Beni culturali. E\u2019 obbligatoria la prenotazione. Per maggiori informazioni potete contattare la Guardia Costiera o i diving locali.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Potete contattare anche Corrado Ambrosi\u00a0del\u00a0Centro di Formazione istruttori PADI Marina Diving al telefono +39\/3356611106 oppure inviando una email al <strong><span id=\"cloak17124\"><a href=\"mailto:marinadiving@marinadiving.com\">marinadiving@marinadiving.com<\/a>.\u00a0<\/span><\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong><span id=\"cloak17124\" style=\"color: #008000; font-size: 18pt;\">Attenzione<\/span><\/strong><span id=\"cloak17124\"><br \/>\n<\/span>Le discese e le risalite avvengono <span style=\"color: #008000;\"><strong>rigorosamente<\/strong><\/span> seguendo cime appositamente collocate per i subacquei. I diving locali e autorizzati possono sostare in superficie ed attendere che i subacquei effettuino le loro esplorazioni. Le anfore ricoprono ancora un\u2019area lunga 40 metri e larga 16. Le anfore visibili sono numerosissime, molte ancora intatte e le stesse sono diventate la tana di gronghi e murene.\u00a0Nell&#8217;attesa non ci resta che visitarlo\u00a0virtualmente con questo video di\u00a0<strong><span style=\"color: #008000;\">InfoRmare<\/span><\/strong>, Associazione Sportiva Dilettantistica e di Promozione Sociale per la pratica, la promozione, lo sviluppo e la diffusione dell&#8217;attivit\u00e0 legate all&#8217;ambiente marino &#8230; buona visita.<\/p>\n<p><span style=\"font-size: 12pt;\"><strong><span style=\"color: #008000;\">in anteprima: le anfore del museo navale romano, allestimento che ne mostra la disposizione in una nave da carico dell&#8217;epoca &#8211; photo credit @Giacomo Cellerino<br \/>\n<a href=\"https:\/\/commons.wikimedia.org\/wiki\/File:Anfore_palazzo_Peloso_Cepolla.jpg\">Anfore palazzo Peloso Cepolla.jpg &#8211; Wikimedia Commons<\/a><\/span><\/strong><\/span><\/p>\n<p><strong><span style=\"color: #008000;\"><span style=\"font-size: 18pt;\"><br \/>\nBibliografia<\/span><br \/>\n<\/span><\/strong><span style=\"font-size: 12pt;\">GUIDO UCELLI, <em>Le navi di Nemi.<\/em> Roma, 1940 | E.75<\/span><br \/>\n<span style=\"font-size: 12pt;\">CORRADO RICCI, <em>Gloriose imprese archeologiche : il Foro d&#8217;Augusto a Roma, le navi di Nemi, Pompei ed Ercolano.<\/em> &#8211; Bergamo, 1927 | D.1985<\/span><br \/>\n<span style=\"font-size: 12pt;\">GUIDO UCELLI, <em>Il contributo dato dalla impresa di Nemi alla conoscenza della scienza e della tecnica di Roma.<\/em> Milano, 1943 | MISC D.799<\/span><br \/>\n<span style=\"font-size: 12pt;\">GUIDO PO, <em>Il contributo della Marina al ricupero delle navi di Nemi.<\/em> Roma, 1940 | MISC D.795<\/span><br \/>\n<span style=\"font-size: 12pt;\">G.C. SPEZIALE, <em>Delle navi di Nemi e dell&#8217;archeologia navale.<\/em> Roma, 1930 | MISC D.790<\/span><br \/>\n<span style=\"font-size: 12pt;\">NINO LAMBOGLIA, Diario di scavo a bordo dell&#8217;\u00ab Artiglio,,, in Riv. lng. e \/ nt., N.S., A.V., n. 1, 1950, pp. 1-8;<\/span><br \/>\n<span style=\"font-size: 12pt;\">NINO LAMBOGLIA, La Nave Romana di Albenga, in Riv. di St. Lig., A. XVIII, n. 3-4, 1952, pp. 131-213;<\/span><br \/>\n<span style=\"font-size: 12pt;\">NINO LAMBOGLIA, ouilles \u00e0 Albenga, in Bulletin Officiel du Club Alpin-Sous-marin, n. 8, Rapport du Premier Congres Internationale d&#8217;Arch\u00e9ologie Sous-marine, 1956, p. 18 e segg.;<\/span><br \/>\n<span style=\"font-size: 12pt;\">NINO\u00a0 LAMBOGLIA,\u00a0 Scavi\u00a0 sottomarini del 1960 ad Albenga. in Riv. lng. e lnt., A. XV, 1960, n. 1-3, p. 73; NINO LAMBOGLIA, Il rilevamento totale della Nave Romana di Albenga, in Riv. lng. e 1nt., A. XVI, 1961,n. 3-4, pp. 106-108;<\/span><br \/>\n<span style=\"font-size: 12pt;\">NINO LAMBOGLIA, Il rilevamento della Nave Romana di Albenga , in Riv. di St. Lig., XXVII, n. 1-4, 1961, pp. 213-239;<\/span><br \/>\n<span style=\"font-size: 12pt;\">NINO LAMBOGLIA, Il primo saggio di scavo sulla Nave Romana di Albenga , in Riv. Ing. e lnt., N.S., XVII, 1962, pp. 73-75;<\/span><br \/>\n<span style=\"font-size: 12pt;\">NINO LAMOGLIA, Il rilievo totale della Nave Romana di Albenga , in Atti del IIl Congresso Internazionale di Archeologia Sottomarina (Barcellona 1961), Bordighera, 1971, pp. 167-175;<\/span><br \/>\n<span style=\"font-size: 12pt;\">NINO LAMBOGLIA, L&#8217;ottava e la nona campagna di scavi sottomarini (1970-1971) sulla Nave Romana di Albenga , in Riv. lng. e lnt., N.S., A. XXV_I. 1971, n, 1-4, PP\u00b7. 71-7;<\/span><br \/>\n<span style=\"font-size: 12pt;\">FRANCISCA PALLAR\u00c9S, Dalla Nave Romana di Albenga a quelle d1 Porto Venere e Diano, Rivista di attualit\u00e0 economiche e culturali\u00a0 dell&#8217; Istituto\u00a0 Banca rio San Paolo di Torino, A. 5, n. 1<\/span><\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Alcune delle immagini possono essere state prese dal web, citandone ove possibile gli autori e\/o le fonti. Se qualcuno desiderasse specificarne l\u2019autore o rimuoverle, pu\u00f2 scrivere a infoocean4future@gmail.com e provvederemo immediatamente alla correzione dell\u2019articolo<br \/>\n<span style=\"color: #ffffff;\">,<\/span><\/p>\n<p><a class=\"maxbutton-3 maxbutton maxbutton-pagina-principale\" target=\"_blank\" title=\"tooltip\" rel=\"nofollow noopener\" href=\"http:\/\/www.ocean4future.org\"><span class='mb-text'>PAGINA PRINCIPALE<\/span><\/a><strong><br \/>\n<\/strong><\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p><span class=\"span-reading-time rt-reading-time\" style=\"display: block;\"><span class=\"rt-label rt-prefix\">tempo di lettura: <\/span> <span class=\"rt-time\"> 7<\/span> <span class=\"rt-label rt-postfix\">minuti<\/span><\/span>, . ARGOMENTO: ARCHEOLOGIA DELLE ACQUE PERIODO: I SECOLO a.C. AREA: MAR MEDITERRANEO &#8211; MAR LIGURE parole chiave: nave di Albenga . 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