{"id":97373,"date":"2023-09-14T00:01:43","date_gmt":"2023-09-13T22:01:43","guid":{"rendered":"http:\/\/www.ocean4future.org\/savetheocean\/?p=97373"},"modified":"2023-09-14T06:30:23","modified_gmt":"2023-09-14T04:30:23","slug":"97373","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.ocean4future.org\/savetheocean\/archives\/97373","title":{"rendered":"Il reimpiego navale di Chiara Rossi"},"content":{"rendered":"<span class=\"span-reading-time rt-reading-time\" style=\"display: block;\"><span class=\"rt-label rt-prefix\">tempo di lettura: <\/span> <span class=\"rt-time\"> 5<\/span> <span class=\"rt-label rt-postfix\">minuti<\/span><\/span><p>&nbsp;<\/p>\n<a class=\"maxbutton-4 maxbutton maxbutton-livello-di-comprensione\" href=\"javascript:void(0);\"><span class='mb-text'>livello elementare<\/span><\/a>\n<p><span style=\"color: #ffffff;\">.<\/span><\/p>\n<p><span style=\"color: #008000;\"><strong>ARGOMENTO: ARCHEOLOGIA<\/strong><\/span><br \/>\n<span style=\"color: #008000;\"><strong>PERIODO: XXI SECOLO<\/strong><\/span><br \/>\n<span style=\"color: #008000;\"><strong>AREA: DIDATTICA<\/strong><\/span><br \/>\nparole chiave: Archeologia, Archeologia Subacquea, strutture navali<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Come detto nel capitolo precedente, un\u2019imbarcazione \u00e8 il prodotto di una convergenza di fattori in risposta ad una necessit\u00e0 primaria legata alla navigazione e al trasporto ma cosa succede nel momento in cui uno di questi fattori viene alterato o la stessa imbarcazione non \u00e8 pi\u00f9 in grado di adempiere alla funzione per cui \u00e8 stata creata?<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Fin dall\u2019antichit\u00e0, e in parte ancora oggi, il destino naturale di uno scafo al termine della sua \u201cvita\u201d \u00e8 l\u2019<strong><span style=\"color: #008000;\">abbandono<\/span><\/strong> o il <strong><span style=\"color: #008000;\">reimpiego<\/span><\/strong>. In questo capitolo si cercher\u00e0 di comprendere in che cosa consisteva l\u2019attivit\u00e0 di riuso: quando, per quale motivo, in che contesto e con quali modalit\u00e0 veniva praticato.<\/p>\n<p><img decoding=\"async\" src=\"https:\/\/www.ocean4future.org\/savetheocean\/wp-content\/uploads\/2023\/08\/Screenshot-2023-08-30-142354.png\" alt=\"Questa immagine ha l'attributo alt vuoto; il nome del file \u00e8 Screenshot-2023-08-30-142354.png\"><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Come manufatto un\u2019imbarcazione \u00e8 il risultato di un ciclo produttivo che, schematizzato da Schiffer (Fig. 1), inizia con l\u2019approvvigionamento delle materie prime necessarie, segue una fase di costruzione, di uso, di un\u2019eventuale manutenzione ed infine, quando viene estromesso dall\u2019attivit\u00e0 di una societ\u00e0 culturale, si trasforma in un rifiuto entrando a far parte del contesto archeologico.&nbsp;Nella realt\u00e0 questo processo non \u00e8 cos\u00ec lineare, ma molto pi\u00f9 complesso, difatti un\u2019imbarcazione o le sue attrezzature per motivi accidentali o deliberati potrebbero essere:<\/p>\n<ul>\n<li><strong><span style=\"color: #008000;\">abbandonate e in un secondo momento essere reimpiegate integralmente o solo in parte;<\/span><\/strong><\/li>\n<li><strong><span style=\"color: #008000;\">smantellate e immagazzinata in modo da essere a disposizione per un futuro;<\/span><\/strong><\/li>\n<li style=\"text-align: justify;\"><strong><span style=\"color: #008000;\">direttamente reimpiegate integralmente o in parte.<\/span><\/strong>Qualunque sia il tipo di reimpiego, che pu\u00f2 avvenire in qualunque momento del ciclo di vita, \u00e8 fondamentale comprendere i fattori ambientali, economici, sociali e culturali che hanno indotto tale attivit\u00e0, attraverso la ricostruzione dei processi formativi del deposito archeologico. Per cui \u00e8 necessario riconoscere gli agenti naturali e culturali che hanno contrassegnato le fasi pre e post deposizionali e saperli interpretare confrontando diverse fonti a disposizione dell\u2019archeologo, da quelle documentarie a quelle scientifiche. Naturalmente lo stato di conservazione del relitto e la documentazione di scavo giocano un ruolo fondamentale. Innanzitutto bisogna distinguere tra relitti abbandonati e naufragati, poich\u00e9 soprattutto in passato, accadeva che si tendesse a studiare i primi alla stregua e con le stesse modalit\u00e0 dei secondi, quando in generale i reciproci processi formativi risultano profondamente differenti<\/li>\n<\/ul>\n<p style=\"text-align: justify;\">Il principio fondamentale su cui si fonda questa distinzione \u00e8 l\u2019intenzionalit\u00e0 del comportamento umano, giacch\u00e9 consideriamo un relitto naufragato come l\u2019esito negativo di evento catastrofico casuale, mentre l\u2019abbandono deriva da un\u2019azione consapevole e deliberata.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong><span style=\"color: #008000;\">Richards propone tre tipologie d\u2019abbandono:<\/span><\/strong><br \/>\n<strong><span style=\"color: #008000;\">&#8211; l&#8217;abbandono per catastrofe, quando a causa di un imminente disastro l\u2019abbandono della nave pu\u00f2 significare la salvezza dell\u2019equipaggio. In questo caso siamo difronte al relitto per eccellenza, poich\u00e9 non si tiene conto del valore del carico o della nave stessa. Il Mediterraneo \u00e8 costellato di questi relitti;<\/span><\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong><span style=\"color: #008000;\">&#8211; l\u2019abbandono conseguenziale quando si decide di accettare il naufragio col fine di proteggere l\u2019equipaggio e salvare almeno in parte il carico. Verosimilmente possiamo intravedere questa decisione nel racconto del naufragio di San Paolo presso l\u2019isola di Malta;<\/span><\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong><span style=\"color: #008000;\">&#8211;&nbsp; l\u2019abbandono deliberato avviene a seguito di una decisione volontaria, per la quale si persegue un processo di preparazione della nave e si decide il luogo di giacitura e il grado di integrit\u00e0 dello scafo. <\/span><\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">L\u2019attivit\u00e0 di scarto, o per meglio dire d\u2019abbandono, produce tre principali tipologie di ritrovamento: una singola nave isolata, oppure una serie d\u2019imbarcazioni concentrate e in alcuni casi accumulate, ed infine componenti o attrezzature navali disarticolati<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Sempre <strong><span style=\"color: #008000;\">Richards<\/span><\/strong> considera le offerte votive di navi, l\u2019uso di scafi come sepolcri, come barriere difensive, come materiali di costruzioni edilizie alla stregua di abbandoni.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Per quanto sia un discorso molto complesso, personalmente ritengo sia pi\u00f9 corretto parlare di reimpiego, tracciando con questo termine il riutilizzo secondario di un oggetto nel momento in cui viene svuotato della sua funzione primaria. Abbandonare un oggetto, che sia una nave o altro, significa non prospettare alcun ulteriore valore di utilit\u00e0, per questo diventa un rifiuto; reimpiegarlo anche per una funzione o un ruolo che lo porter\u00e0 a essere semplicemente alterato della sua originaria funzione, obliterato se non addirittura distrutto, antropologicamente ha un significato diverso perch\u00e9 si offre di valorizzarlo.&nbsp;In questo senso colgo grande ispirazione dall\u2019episodio di Temistocle narrato da Plutarco di cui parler\u00f2 in seguito.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Come detto in precedenza il processo di reimpiego pu\u00f2 avvenire in momenti strategici della vita di un oggetto e Schiffer ne distingue diverse varianti:<\/p>\n<ul>\n<li style=\"text-align: justify;\">Il <strong><span style=\"color: #008000;\">ciclismo laterale<\/span><\/strong> [che] sussiste quando vi \u00e8 un cambiamento dell\u2019utilizzatore o della propriet\u00e0 di un oggetto senza che vi sia una modificazione nella forma e nell\u2019uso. L\u2019esempio pi\u00f9 comune \u00e8 la circolazione di un oggetto tra diversi gruppi o classi sociale.<\/li>\n<li style=\"text-align: justify;\">Il <strong><span style=\"color: #008000;\">reimpiego<\/span><\/strong> vero e proprio [che] comporta la reintroduzione di oggetto nel sistema culturale attraverso un nuovo processo di fabbricazione che pu\u00f2 modificarne forma e funzione. A livello archeologico \u00e8 esemplificabile dal reimpiego del capo di banda di una nave come elemento strutturale avente la stessa funzione su di un\u2019altra nave ma le cui dimensioni impongono alterazioni sul pezzo, oppure nell\u2019affondamento o conversione delle navi per ruoli di supporto secondari, come fondazioni di strutture o come barriere difensive. In campo archeologico il fenomeno del reimpiego \u00e8 stato ampiamente studiato soprattutto per casi monumentali e architettonici, poich\u00e9 dal periodo tardoantico era pratica comune riutilizzare elementi architettonici e decorativi antichi in edifici pi\u00f9 recenti per motivazioni funzionali, economiche, simboliche o ideologiche.<img decoding=\"async\" class=\"\" src=\"https:\/\/www.ocean4future.org\/savetheocean\/wp-content\/uploads\/2016\/12\/nave-romana.jpg\" alt=\"Questa immagine ha l'attributo alt vuoto; il nome del file \u00e8 nave-romana.jpg\" width=\"603\" height=\"276\">In diversi contesti archeologici si \u00e8 riscontrato che un riuso di materiali differenti \u00e8 spesso determinato dalla risposta pratica ad un\u2019urgenza improvvisa, a convenienze economiche, ma in alcuni contesti pu\u00f2 assumere un significato ideologico, perch\u00e9 testimonianza di un passato da ricordare o celebrare, come avviene in ambito architettonico. Generalmente il reimpiego ligneo s\u2019interpreta come reazione ad una carenza della risorsa, ma le motivazioni per ogni caso possono essere pi\u00f9 complesse, soprattutto in contesti a carattere rituale<\/li>\n<\/ul>\n<p style=\"text-align: justify;\">Dalla lettura delle fonti, documentarie e archeologiche emerge un fine prettamente economico del reimpiego navale, come possiamo costatare anche per altre classi di materiali come la ceramica. La rifunzionalizzazione di materiale fittile come laterizi, tegole, mattoni, anfore e vasellame era diffusissimo in epoca antica, di cui abbiamo numerose testimonianze per il periodo romano. Potevano essere reimpiegati come materiale da costruzione di seconda mano o venire completamente defunzionalizzati ed essere destinati a usi funerari, edilizi, decorativi.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong><span style=\"color: #008000;\">Non bisogna pensare che il riuso sia una pratica occasionale, ma doveva essere economicamente organizzata.<\/span><\/strong> Il legno \u00e8 un materiale soggetto a un degrado obbligato, soprattutto se utilizzato in ambiente umido, e per questo necessitava manutenzione.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Da un punto di vista puramente economico, quando il costo di manutenzione di una nave superava i benefici d\u2019uso era destino fosse abbandonata o reimpiegata come fonte d\u2019approvvigionamento, per questo esistevano magazzini di stoccaggio di attrezzature e componenti strutturali navali. Dalla consultazione delle fonti documentarie, iconografiche e archeologiche sono state individuate diverse tipologie di reimpiego navale comprese in un quadro cronologico molto ampio; \u00e8 ipotizzabile esistessero altre forme di riuso, in parte individuate dalla lettura delle fonti di cui per\u00f2 non sono si conserva traccia fisica, mentre altre sono note per epoche posteriori.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>da <a href=\"https:\/\/www.academia.edu\/30229016\/Il_reimpiego_navale_nellantichit%C3%A0?email_work_card=title\">Il reimpiego navale nell&#8217;antichit\u00e0 | Chiara Rossi &#8211; Academia.edu<\/a><\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Alcune delle foto presenti in questo blog possono essere state prese dal web, citandone ove possibile gli autori e\/o le fonti. Se qualcuno desiderasse specificarne l\u2019autore o rimuoverle, pu\u00f2 scrivere a infoocean4future@gmail.com e provvederemo immediatamente alla correzione dell\u2019articolo<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<a class=\"maxbutton-3 maxbutton maxbutton-pagina-principale\" target=\"_blank\" title=\"tooltip\" rel=\"nofollow noopener\" href=\"http:\/\/www.ocean4future.org\"><span class='mb-text'>PAGINA PRINCIPALE - HOME PAGE<\/span><\/a>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p><span class=\"span-reading-time rt-reading-time\" style=\"display: block;\"><span class=\"rt-label rt-prefix\">tempo di lettura: <\/span> <span class=\"rt-time\"> 5<\/span> <span class=\"rt-label rt-postfix\">minuti<\/span><\/span>&nbsp; . 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