{"id":96682,"date":"2025-04-30T00:01:00","date_gmt":"2025-04-29T22:01:00","guid":{"rendered":"http:\/\/www.ocean4future.org\/savetheocean\/?p=96682"},"modified":"2026-03-23T17:11:50","modified_gmt":"2026-03-23T16:11:50","slug":"le-ragioni-dellinstabilita-e-la-maritime-security-nel-terzo-millennio-ii-parte","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.ocean4future.org\/savetheocean\/archives\/96682","title":{"rendered":"Le ragioni dell&#8217;instabilit\u00e0 e la maritime security nel terzo millennio &#8211; II parte"},"content":{"rendered":"<span class=\"span-reading-time rt-reading-time\" style=\"display: block;\"><span class=\"rt-label rt-prefix\">tempo di lettura: <\/span> <span class=\"rt-time\"> 8<\/span> <span class=\"rt-label rt-postfix\">minuti<\/span><\/span><p><span style=\"color: #ffffff;\">.<\/span><br \/>\n<a class=\"maxbutton-4 maxbutton maxbutton-livello-di-comprensione\" href=\"javascript:void(0);\"><span class='mb-text'>livello elementare<\/span><\/a><br \/>\n<span style=\"color: #ffffff;\">.<\/span><\/p>\n<p><strong><span style=\"color: #008000;\">ARGOMENTO: GEOPOLITICA<\/span><\/strong><br \/>\n<strong><span style=\"color: #008000;\">PERIODO: XXI SECOLO<\/span><\/strong><br \/>\n<strong><span style=\"color: #008000;\">AREA: SICUREZZA MARITTIMA (MARITIME SECURITY)<\/span><\/strong><br \/>\nparole chiave: Geopolitica, instabilit\u00e0<br \/>\n<span style=\"color: #ffffff;\">.<\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong><span style=\"color: #008000;\"><span style=\"font-size: 18pt;\">Uno scontro inevitabile?<\/span><br \/>\n<\/span><\/strong> Storicamente le civilt\u00e0 socialmente pi\u00f9 forti hanno sempre avuto la meglio su quelle pi\u00f9 deboli per cui solo le civilt\u00e0 solidamente coese sopravvivono. In parole semplici, non sono le armi che consentono la sopravvivenza di lungo termine ma la concretezza dei valori. Questo \u00e8 il punto debole dell&#8217;Occidente che si \u00e8 lasciato trasportare da una mentalit\u00e0 mercantile, perdendo nel tempo la propria identit\u00e0. La dimostrazione \u00e8 l&#8217;acquisizione e accettazione tramite i media di modelli estranei alla nostra civilt\u00e0,&nbsp; a scapito di secoli di storia e cultura. Dovremmo accettare il concetto che i modelli degli uni non devono per forza essere universalmente condivisi ed accettare le altre culture come un arricchimento culturale senza per\u00f2 rinunciare alle radici della nostra civilt\u00e0. La rinuncia della nostra identit\u00e0 millenaria \u00e8 quindi un indebolimento morale e sociale che, in caso di scontro, non potr\u00e0 essere supportato da nessuna tecnologia.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><span style=\"font-size: 18pt;\"><strong><span style=\"color: #008000;\">Rapporto differenze culturali ed instabilit\u00e0 sociale<\/span><\/strong><\/span><br \/>\nLa relazione tra differenze culturali ed instabilit\u00e0 \u00e8 intimamente legata. Gli esseri umani si definiscono animali &#8220;intelligenti&#8221; che hanno sviluppato comportamenti sociali diversi in base alla necessit\u00e0 di mantenere la propria specie. Fondamentalmente noi avremmo bisogno solo di cibo per nutrirci e riprodurci ma, a causa della nostra capacit\u00e0 di elaborare concetti diversi, abbiamo reso la nostra vita decisamente pi\u00f9 gradevole e fantasiosa, sviluppando modelli sociali differenti e societ\u00e0 sempre pi\u00f9 complesse sulla base di relazioni e scambi interpersonali. L&#8217;istinto iniziale di sopravvivenza del gruppo ci ha portato alla competizione da cui la necessit\u00e0 di rapportarci agli altri e, in alcuni casi, di combatterci. Quando l&#8217;intelligenza ha avuto la meglio sull&#8217;istinto di prevaricazione si \u00e8 arrivati a scambi reciprochi di comune interesse, culminati e favoriti dal libero commercio.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong><span style=\"color: #008000;\">Non ho intenzione di descrivere processi che tutti voi conoscete molto bene, ma quello che sto sottolineando \u00e8 che ci\u00f2 che avviene ogni giorno non \u00e8 che la logica conseguenza dell&#8217;evoluzione della nostra specie.<\/span><\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Il problema \u00e8 che la speranza di un futuro sempre migliore per tutti si scontra con le diverse realt\u00e0 e necessit\u00e0. Gli esseri umani stanno crescendo in numero e, a causa dell&#8217;allungamento della vita, ci aspettiamo di avere una popolazione composta al 50% da adulti prima del 2050. Un numero numero di persone che richiederanno sempre pi\u00f9 cibo e beni per sopravvivere. Essendo le necessit\u00e0 e i bisogni differenti, nel III millennio <strong><span style=\"color: #008000;\">l<\/span><span style=\"color: #008000;\"><strong>a<\/strong> lotta per le risorse sar\u00e0 sempre pi\u00f9 aspra, mascherata da dissidi sociali o religiosi e si combatter\u00e0 ancora una volta sul mare.<\/span><\/strong><\/p>\n<p><a href=\"https:\/\/www.ocean4future.org\/savetheocean\/wp-content\/uploads\/2017\/04\/Raffigurazione-della-Battaglia-di-Ramses-III-contro-i-Popoli-del-Mare-sulle-pareti-del-tempio-di-Medinet-Habu-1-1030x510.png\"><img decoding=\"async\" class=\"wp-image-12825\" src=\"https:\/\/www.ocean4future.org\/savetheocean\/wp-content\/uploads\/2017\/04\/Raffigurazione-della-Battaglia-di-Ramses-III-contro-i-Popoli-del-Mare-sulle-pareti-del-tempio-di-Medinet-Habu-1-1030x510.png\" alt=\"Raffigurazione-della-Battaglia-di-Ramses-III-contro-i-Popoli-del-Mare-sulle-pareti-del-tempio-di-Medinet-Habu-1-1030x510\" width=\"841\" height=\"416\" srcset=\"https:\/\/www.ocean4future.org\/savetheocean\/wp-content\/uploads\/2017\/04\/Raffigurazione-della-Battaglia-di-Ramses-III-contro-i-Popoli-del-Mare-sulle-pareti-del-tempio-di-Medinet-Habu-1-1030x510.png 1030w, https:\/\/www.ocean4future.org\/savetheocean\/wp-content\/uploads\/2017\/04\/Raffigurazione-della-Battaglia-di-Ramses-III-contro-i-Popoli-del-Mare-sulle-pareti-del-tempio-di-Medinet-Habu-1-1030x510-300x149.png 300w, https:\/\/www.ocean4future.org\/savetheocean\/wp-content\/uploads\/2017\/04\/Raffigurazione-della-Battaglia-di-Ramses-III-contro-i-Popoli-del-Mare-sulle-pareti-del-tempio-di-Medinet-Habu-1-1030x510-1024x507.png 1024w\" sizes=\"(max-width: 841px) 100vw, 841px\" \/><\/a><\/p>\n<p align=\"justify\"><strong><span style=\"color: #008000;\">Raffigurazione della battaglia di Ramses III contro i Popoli del Mare. Gli Egizi riuscirono a sconfiggerli e fermare la loro minaccia nel Delta del Nilo ma numerose citt\u00e0 dell\u2019Anatolia e del Levante vennero distrutte e fu la fine dell\u2019impero Ittita e l\u2019arretramento dell\u2019Egitto dalle coste orientali del Mediterraneo. Questo sconvolgimento nella storia del Mediterraneo segna il passaggio tra l\u2019Et\u00e0 del Bronzo e l\u2019Et\u00e0 del Ferro, l\u2019inizio del nuovo millennio prima di Cristo. In seguito, i pirati greci, fenici ed etruschi divennero i protagonisti pi\u00f9 importanti della storia del Mediterraneo, fino all&#8217;arrivo di Roma &#8211;<br \/>\n<a href=\"https:\/\/commons.wikimedia.org\/wiki\/File:Medinet_Habu_Ramses_III._Tempel_Nordostwand_Abzeichnung_01.jpg\">Medinet Habu Ramses III. Tempel Nordostwand Abzeichnung 01.jpg &#8211; Wikimedia Commons<\/a><\/span><\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><span style=\"font-size: 18pt;\"><strong><span style=\"color: #008000;\">Premesso quanto sopra, riassumiamo i fattori che influenzano la stabilit\u00e0 mondiale<\/span><\/strong>:<\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong><span style=\"color: #008000;\">&#8211; <span style=\"font-size: 14pt;\">Mancanza di un sistema comune di benessere e sanit\u00e0<\/span><br \/>\n<\/span><\/strong>La ricchezza comune \u00e8 un&#8217;utopia a causa del concetto stesso semantico della parola; ci\u00f2 che \u00e8 un livello di ricchezza per un europeo \u00e8 ben diverso per un americano, figurarsi per un africano o un orientale. La differenza cresce quando le diversit\u00e0 ed i rapporti sociali interni sono pi\u00f9 contrastanti come nelle societ\u00e0 illiberali o castali. Tali divari sono ancora pi\u00f9 evidenti nel campo della sanit\u00e0; i sistemi sanitari sono molto diversi e in certi Paesi (non necessariamente pi\u00f9 poveri) esistono ancora persone che muoiono per una normale influenza. Il costo dei farmaci \u00e8 troppo alto per la maggior parte dei paesi africani ed il livello di mortalit\u00e0 infantile \u00e8 inaccettabile in molte parti del mondo. La pandemia di COVID 19 ha portato alla luce come anche nei Paesi occidentali esistano differenze notevoli sulla gestione della sanit\u00e0, dovute sia a strutture burocratiche inefficienti sia al monopolio di multinazionali. La domanda di Papa Francesco .. perch\u00e9 non io &#8230; \u00e8 bruciante &#8230; la risposta umana dovrebbe essere di cercare la condivisione reciproca ma per molte culture non ha senso.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong><span style=\"color: #008000;\">&#8211; <span style=\"font-size: 14pt;\">Tecnologia e comunicazione<\/span><\/span><\/strong><br \/>\nIl pensiero occidentale vede la tecnologia come panacea futura di tutti i problemi. Sebbene la tecnologia possa essere catalizzante nel campo dell&#8217;istruzione, permettendo una vita migliore, sviluppando la qualit\u00e0 dei servizi e riducendo i costi sociali, essa richiede materiali che sono sempre pi\u00f9 scarsi e crea la necessit\u00e0 di approvvigionarsi in Paesi dove questi sono disponibili. La maggior parte di questi Paesi sono socialmente instabili, dove esistono differenze sociali abissali tra una \u00e9lite che garantisce i rapporti con i Paesi pi\u00f9 evoluti e la maggior parte del cosiddetto terzo mondo. Potremmo forzatamente parlare di una neo colonizzazione bipartisan da parte dei paesi del mondo pi\u00f9 sviluppati ma molti se ne risentirebbero. Di fatto ci\u00f2 avviene, basti pensare alla cinesizzazione dell&#8217;Africa che di fatto sta mutando gli equilibri politici attuali.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">&#8211; <span style=\"font-size: 12pt;\"><strong><span style=\"color: #008000;\">G<\/span><\/strong><\/span><span style=\"font-size: 14pt;\"><strong><span style=\"color: #008000;\">lobalizzazione<\/span><br \/>\n<\/strong><\/span>Nata come un sistema globale di benessere basato sull&#8217;allargamento delle relazioni economiche, di fatto ha mostrato un lato oscuro che ha arricchito pochi e impoverito molti. La globalizzazione ha portato la televisione satellitare in villaggi la cui economia si basava da millenni sull&#8217;agricoltura e la pastorizia ed ha contribuito a creare falsi miti che sono stati rapidamente acquisiti dai giovani tramite i mass media. Questo ha causato dissidi interni tra le generazioni e lo sviluppo di sentimenti ostili verso i Paesi occidentali visti come schiavi del male, corruttori di valori secolari e sfruttatori delle riserve locali, sfociati nel terrorismo o nella pirateria. In estrema sintesi, la globalizzazione non solo ha arricchito le fasce alte del mondo, rendendo le altre sempre pi\u00f9 povere, ma ha contribuito a creare nuove instabilit\u00e0 locali, generando la migrazione di grandi masse di disperati verso lidi ritenuti migliori e seminando radici di odio contro il nostro modo di vivere.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong><span style=\"color: #008000;\">&#8211; <\/span><span style=\"color: #008000;\"><span style=\"font-size: 14pt;\">Risorse naturali<\/span><\/span><\/strong><br \/>\nQuello delle risorse naturali \u00e8 un fattore di instabilit\u00e0 molto sensibile e spesso frainteso. Quando parlo di risorse naturali non mi riferisco solo al petrolio e alle altre risorse chiamate genericamente fossili, che stanno ossessionando in maniera contrastante l&#8217;opinione pubblica per soddisfare da un lato esigenze di base come il riscaldamento, la produzione di materiali plastici ed il trasporto delle merci prime industriali e dall&#8217;altro per la gestione dei rifiuti, l&#8217;inquinamento, l&#8217;apporto ai cambiamenti climatici. Sicuramente bisogna trovare soluzioni alternative, investendo in tecnologie sostenibili, ma bisogna considerare anche la sostenibilit\u00e0 economica di questi cambiamenti. E&#8217; doveroso chiarire il concetto: Paesi che devono sostenere enormi sforzi&nbsp; per la loro innovazione non sono ragionevolmente in grado di attuare azioni di decarbonizzazione estreme e potrebbero vedere queste spinte come forzature inaccettabili, nella migliore delle ipotesi, oppure una sfida alla loro sovranit\u00e0. In realt\u00e0 di materie fossili ce ne sono ancora quantit\u00e0 enormi, ma il rischio maggiore risiede nell&#8217;esaurimento delle riserve acquifere.<\/p>\n<p><a href=\"https:\/\/www.ocean4future.org\/savetheocean\/wp-content\/uploads\/2017\/04\/mappa-mondo-totale-risorse-idriche-rinnovabili-per-paese.jpg\"><img decoding=\"async\" class=\"wp-image-12828\" src=\"https:\/\/www.ocean4future.org\/savetheocean\/wp-content\/uploads\/2017\/04\/mappa-mondo-totale-risorse-idriche-rinnovabili-per-paese.jpg\" alt=\"mappa-mondo-totale-risorse-idriche-rinnovabili-per-paese\" width=\"750\" height=\"435\" srcset=\"https:\/\/www.ocean4future.org\/savetheocean\/wp-content\/uploads\/2017\/04\/mappa-mondo-totale-risorse-idriche-rinnovabili-per-paese.jpg 964w, https:\/\/www.ocean4future.org\/savetheocean\/wp-content\/uploads\/2017\/04\/mappa-mondo-totale-risorse-idriche-rinnovabili-per-paese-300x174.jpg 300w\" sizes=\"(max-width: 750px) 100vw, 750px\" \/><\/a><\/p>\n<p align=\"justify\"><strong><span style=\"color: #008000;\">mappa mondo totale risorse idriche rinnovabili per paese<\/span><\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Riuscite a immaginare un mondo senza acqua? La mancanza di acqua significherebbe nessun cibo, nessuna pulizia, nessuna trasformazione industriale, la fine di tutto. Per assurdo la maggior parte delle condutture idriche europee sono obsolete e stiamo perdendo miliardi di tonnellate di acqua ogni giorno ma, al di l\u00e0, dei buoni propositi, le azioni sono ancora molto limitate. Inoltre, l&#8217;inquinamento antropico sta minando le falde acquifere e la pi\u00f9 grande riserva del pianeta, il mare con veleni e microplastiche.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong><span style=\"color: #008000;\">&#8211; <span style=\"font-size: 14pt;\">Cambiamenti climatici<\/span><\/span><\/strong><br \/>\nIl cambiamento climatico \u00e8 in corso e causa effetti visibili in tutto il pianeta. Nel 2016 la temperatura dell&#8217;acqua del mar Mediterraneo \u00e8 stata superiore di 4 gradi rispetto alla media per cui \u00e8 un dato di fatto che il clima sta cambiando molto velocemente in tutto il pianeta. Quale \u00e8 la causa? La risposta pi\u00f9 facile \u00e8 l&#8217;enorme e crescente rilascio di CO<sub>2<\/sub> in atmosfera post industrializzazione, ma potrebbero esserci altri fattori concomitanti che dobbiamo ancora comprendere pienamente. Ad esempio, dalle analisi dei carotaggi profondi dei ghiacciai si \u00e8 scoperto che l&#8217;aumento delle temperature non \u00e8 sempre stato legato all&#8217;azione antropica ma anche all&#8217;azione del vulcanismo. Certo dall&#8217;era industriale l&#8217;Uomo ha contribuito al suo aumento ma gli scienziati sembrano non dare sufficiente peso al fatto che nelle Ere passate, quando la specie umana non esisteva ancora, avvennero variazioni altrettanto significative, se non maggiori, dei livelli di CO<sub>2<\/sub> in atmosfera e che, in certi casi, portarono ad estinzioni di massa. La ragione risiede nel fatto che le curve termiche sembrano confermare gli aumenti in atmosfera.<\/p>\n<p><a href=\"https:\/\/www.ocean4future.org\/savetheocean\/wp-content\/uploads\/2017\/04\/CO2-livelli-nelle-ere.jpg\"><img decoding=\"async\" class=\"wp-image-12829 size-full\" src=\"https:\/\/www.ocean4future.org\/savetheocean\/wp-content\/uploads\/2017\/04\/CO2-livelli-nelle-ere.jpg\" alt=\"CO2 livelli nelle ere\" width=\"768\" height=\"421\" srcset=\"https:\/\/www.ocean4future.org\/savetheocean\/wp-content\/uploads\/2017\/04\/CO2-livelli-nelle-ere.jpg 768w, https:\/\/www.ocean4future.org\/savetheocean\/wp-content\/uploads\/2017\/04\/CO2-livelli-nelle-ere-300x164.jpg 300w\" sizes=\"(max-width: 768px) 100vw, 768px\" \/><\/a><\/p>\n<p align=\"justify\"><strong><span style=\"color: #008000;\">Grafico della temperatura globale e della concentrazione atmosferica di CO<sub>2<\/sub> negli ultimi 600 milioni di anni. Si noti che sia la temperatura che la concentrazione di CO<sub>2<\/sub> oggi sono pi\u00f9 basse di quanto non siano state per la maggior parte dell&#8217;era della vita moderna sulla Terra dal Cambriano. Si noti inoltre che ci\u00f2 non suggerisce una relazione coerente di causa ed effetto tra i due parametri &#8211; Fonte Nasif Nahle. \u201cCycles of Global Climate Change.\u201d Biology Cabinet Journal Online, July 2009<a style=\"color: #008000;\" href=\"http:\/\/www.biocab.org\/Climate_Geologic_Timescale.html\" rel=\"nofollow\">http:\/\/www.biocab.org\/Climate_Geologic_Timescale.html<\/a>Riferimenti C.R. Scotese, Analysis of the Temperature Oscillations in Geological Eras, 2002; W.F. Ruddiman, Earth\u2019s Climate: Past and Future, New York, NY: W.H. Freeman and Co., 2001; Mark Pagani et al., \u201cMarked Decline in Atmospheric Carbon Dioxide Concentrations during the Paleocene.\u201d Science 309, no. 5734 (2005): 600-603.<\/span><\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Altri fattori, ben noti ma poco considerati, sono legati alla posizione galattica della Terra rispetto al Sole ed alle interazione con gli altri pianeti del nostro sistema solare (in particolare i grandi pianeti gassosi). Premesso questo, la domanda che ci dovremmo porre \u00e8 come affrontare efficacemente i cambiamenti climatici. <strong><span style=\"color: #008000;\">Se poco possiamo fare per mitigare il loro effetto, possiamo per\u00f2 agire sulla salvaguardia dell&#8217;ambiente&nbsp;con un approccio coerente, sostenibile e consapevole.<\/span><\/strong><\/p>\n<p><strong><span style=\"color: #008000;\"><a style=\"color: #008000;\" href=\"https:\/\/www.ocean4future.org\/savetheocean\/wp-content\/uploads\/2017\/02\/p20-trash-a-20141228.jpg\"><img decoding=\"async\" class=\"wp-image-12272 size-full\" src=\"https:\/\/www.ocean4future.org\/savetheocean\/wp-content\/uploads\/2017\/02\/p20-trash-a-20141228.jpg\" alt=\"FILE - This file 2008 photo provided by NOAA Pacific Islands Fisheries Science Center shows debris in Hanauma Bay, Hawaii. A new study estimates nearly 270,000 tons of plastic is floating in the world's oceans. That's enough to fill more than 38,500 garbage trucks if each truck carries 7 tons of plastic. The figure appears in a study published, Wednesday, Dec. 10, 2014, in the scientific journal PLOS ONE. Researchers say the plastic is broken up into more than 5 trillion pieces. (AP Photo\/NOAA Pacific Islands Fisheries Science Center, File)\" width=\"1152\" height=\"864\"><\/a><\/span><\/strong><\/p>\n<p align=\"justify\"><strong><span style=\"color: #008000;\">La foto del NOAA Pacific Islands Fisheries Science Center mostra rifiuti galleggianti nella baia di Hanauma Bay, Hawaii. Si ritiene che circa 270,000 tons di plastiche stanno galleggiando negli &nbsp;oceani del mondo. La foto&nbsp; \u00e8 stata pubblicata il &nbsp;10 12 2014, sulla rivista scientifica PLOS ONE. &nbsp;(AP Photo\/NOAA Pacific Islands Fisheries Science Center)<\/span><\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Tutti questi fattori troveranno un teatro di scontro negli oceani, storicamente vie di sviluppo e diffusione per il benessere del pianeta. Da qui la necessit\u00e0 di preservare il mare per evitare che diventi lui stesso un fattore di instabilit\u00e0, subendo un attacco continuo e avventato da parte dell&#8217;Uomo. Va compreso che se il mare morir\u00e0, soffocato dalle plastiche e dagli effetti degli inquinanti, si trasformer\u00e0 presto in una enorme pozza maleodorante e non assolver\u00e0 pi\u00f9 ad una sua fondamentale funzione, il <strong><span style=\"color: #008000;\">controllo del clima del pianeta<\/span><\/strong>. Se sfruttato eccessivamente, in maniera non sostenibile, le popolazioni costiere non troveranno pi\u00f9 sostentamento, come \u00e8 avvenuto in Somalia generando la recrudescenza della pirateria. Ci\u00f2 comporter\u00e0 enormi migrazioni di massa che nessun muro potr\u00e0 mai fermare e si svilupperanno fenomeni criminali antichi e mai completamente sopiti come la pirateria che mineranno le economie marittime degli Stati. Le nazioni si combatteranno nuovamente per il controllo delle rotte a discapito della libert\u00e0 del mare e sar\u00e0 l&#8217;inizio della fine della nostra specie.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><span style=\"font-size: 14pt;\"><strong><span style=\"color: #008000; font-size: 18pt;\">Che cosa possiamo fare?<\/span><br \/>\n<\/strong><\/span><strong><span style=\"color: #008000;\">Le soluzioni sono molteplici e richiederebbero da parte di tutti una visione globale, ma questo, per ragioni di interessi diversi, non \u00e8 purtroppo possibile da ottenere.<\/span><\/strong> Per salvaguardare la sicurezza marittima sar\u00e0 necessario ridurre le immissioni in mare di inquinanti (dalle plastiche ai prodotti di scarto delle lavorazioni) per evitare fenomeni di alterazione chimico fisica degli oceani, regolare le attivit\u00e0 di pesca combattendo l&#8217;over-fishing e le manifestazioni criminali in mare. Inoltre, dovr\u00e0 essere assicurato il rispetto del diritto internazionale per la sicurezza delle rotte marittime impiegando forze aeronavali credibili e cooperanti fra di loro.<\/p>\n<p><strong><span style=\"color: #008000;\">Andrea Mucedola<br \/>\n<span style=\"color: #ffffff;\">.<\/span><\/span><\/strong><\/p>\n<p><a class=\"maxbutton-3 maxbutton maxbutton-pagina-principale\" target=\"_blank\" title=\"tooltip\" rel=\"nofollow noopener\" href=\"http:\/\/www.ocean4future.org\"><span class='mb-text'>PAGINA PRINCIPALE - HOME PAGE<\/span><\/a><br \/>\n<span style=\"color: #ffffff;\">.<\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Alcune delle immagini possono essere state prese dal web, citandone ove possibile gli autori e\/o le fonti. Se qualcuno desiderasse specificarne l\u2019autore e le fonti o rimuoverle, pu\u00f2 scrivere a infoocean4future@gmail.com e provvederemo immediatamente alla correzione dell\u2019articolo<br \/>\n<span style=\"color: #ffffff;\">.<\/span><\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><a class=\"maxbutton-13 maxbutton maxbutton-parte-i\" target=\"_blank\" title=\" tooltip\" rel=\"nofollow noopener\" href=\"https:\/\/www.ocean4future.org\/savetheocean\/archives\/12485\"><span class='mb-text'>PARTE I<\/span><\/a> <a class=\"maxbutton-14 maxbutton maxbutton-parte-ii\" target=\"_blank\" title=\" tooltip\" rel=\"nofollow noopener\" href=\"https:\/\/www.ocean4future.org\/savetheocean\/archives\/96682\"><span class='mb-text'>PARTE II<\/span><\/a><br \/>\n<span style=\"color: #ffffff;\">. <\/span><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p><span class=\"span-reading-time rt-reading-time\" style=\"display: block;\"><span class=\"rt-label rt-prefix\">tempo di lettura: <\/span> <span class=\"rt-time\"> 8<\/span> <span class=\"rt-label rt-postfix\">minuti<\/span><\/span>. . 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