{"id":960,"date":"2016-12-19T00:10:31","date_gmt":"2016-12-19T00:10:31","guid":{"rendered":"http:\/\/www.ocean4future.org\/wp\/?p=960"},"modified":"2026-03-23T08:32:39","modified_gmt":"2026-03-23T07:32:39","slug":"alla-scoperta-degli-abissi-con-lnr-1-di-andrea-mucedola-rivista-marittima-1994","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.ocean4future.org\/savetheocean\/archives\/960","title":{"rendered":"Alla scoperta degli abissi con l\u2019NR 1"},"content":{"rendered":"<span class=\"span-reading-time rt-reading-time\" style=\"display: block;\"><span class=\"rt-label rt-prefix\">tempo di lettura: <\/span> <span class=\"rt-time\"> 6<\/span> <span class=\"rt-label rt-postfix\">minuti<\/span><\/span><p><span style=\"color: #ffffff;\">.<\/span><br \/>\n<a class=\"maxbutton-4 maxbutton maxbutton-livello-di-comprensione\" href=\"javascript:void(0);\"><span class='mb-text'>livello elementare<\/span><\/a><br \/>\n<span style=\"color: #ffffff;\">.<\/span><br \/>\n<strong><span style=\"color: #008000;\">ARGOMENTO: OCEANOGRAFIA<\/span><br \/>\n<span style=\"color: #008000;\">PERIODO: XX SECOLO<\/span><\/strong><br \/>\n<strong><span style=\"color: #008000;\">AREA: ESPLORAZIONE ABISSI<\/span><\/strong><span style=\"font-size: 12pt; font-family: georgia, palatino, serif;\"><br \/>\n<\/span>parole chiave: NR 1, sottomarini nucleari<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>\u201c<\/strong><em><span style=\"color: #008000;\"><strong>Una citt\u00e0 distrutta, inabissata, con i suoi templi abbattuti, le sue colonne infrante, si stendeva sotto i miei occhi ed i ruderi rivelavano la massiccia struttura. Un gigantesco acquedotto si scorgeva in lontananza e, pi\u00f9 lontano ancora, i resti di un acropoli e gli avanzi di una banchina, come se un antico porto fosse esistito ai bordi di un mare scomparso. Quella che il Capitano Nemo risuscitava sotto i miei occhi meravigliati era come una sterminata Pompei, sepolta sotto le acque &#8230; &nbsp;Dove eravamo<\/strong>?&#8230;<\/span><\/em><strong>\u201c. &nbsp;<\/strong>Cos\u00ec Jules Verne, nel romanzo \u201cVentimila leghe sotto i mari\u201d (trad. Minozzi 1962 Milano), descriveva la scoperta di Atlantide da parte del Capitano Nemo, a bordo del suo misterioso sottomarino, il Nautilus.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong><span style=\"color: #008000; font-size: 18pt;\">Uno strano Nautilus<\/span><br \/>\n<\/strong>Qualche anno fa una spedizione archeologica americana fu&nbsp;sul punto di intraprendere una delle pi\u00f9 fantastiche avventure sottomarine mai tentate&nbsp;dall&#8217;Uomo.&nbsp;Non la scoperta della mitica Atlantide ma la ricerca sistematica di relitti affondati lungo la congiungente Ostia-Cartagine effettuata da un non meno affascinante e misterioso sottomarino nucleare tascabile chiamato NR 1. Erano gli anni &#8217;90 quando sul The New York Times, fu pubblicata la notizia di una nuova&nbsp;campagna archeologica del <strong><span style=\"color: #008000;\">Dottor Robert Ballard<\/span><\/strong>, un geologo americano reso famoso dalla scoperta del relitto del Titanic e di una delle navi da battaglia tedesche pi\u00f9 celebri della seconda guerra mondiale, la nave da battaglia tedesca Bismarck.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">In seguito il dottor <strong><span style=\"color: #008000;\">Ballard<\/span><\/strong> lasci\u00f2 il <a title=\"whoi\" href=\"http:\/\/www.whoi.edu\/\" target=\"_blank\" rel=\"noopener noreferrer\">Woods Hole Oceanographic Institution <\/a>(WHOI) di Cape Cod per creare un nuovo Istituto denominato \u201c<strong><span style=\"color: #008000;\">Istituto per l\u2019esplorazione<\/span><\/strong>\u201d presso il Mystic Aquarium nel Connecticut e&nbsp;seguire da vicino la preparazione del sottomarino, fino allora usato solo per missioni militari.&nbsp;Il progetto di ricerca era mirato al&nbsp;Mar Mediterraneo dove, dal 1988 al 1989, Ballard aveva gi\u00e0 localizzato i resti di un antico relitto nelle vicinanze della costa tunisina, a circa sessanta miglia a Nord di Tunisi ed a soli venti miglia dal pericoloso Banco Skerki. E&#8217; risaputo che quella zona di mare era gi\u00e0 nell&#8217;antichit\u00e0 un crocevia per le attivit\u00e0 commerciali del Mediterraneo. Un&#8217;area certamente non scevra di pericoli dato che, a causa dei bassi fondali e del cattivo tempo nei periodi invernali e primaverili, numerose navi nei secoli si arenarono sul Banco Skerki disperdendo il loro prezioso carico tra quelle rocce affioranti.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Lo sanno bene i ricercatori che, tra le praterie di Posidonia, non \u00e8 raro trovare ancor oggi antiche anfore ed ancore a riprova della frequentazione secolare di quelle rotte costiere.&nbsp;A seguito del ritrovamento del relitto di quella nave (del IV secolo d.C.) Ballard e l&#8217;archeologa <strong><span style=\"color: #008000;\">Anna McCann<\/span><\/strong> recuperarono numerosi artefatti antichi tra cui anfore, una lampada di terracotta finemente decorata, le ancore in piombo ed una moneta in rame dell\u2019Imperatore<strong><span style=\"color: #008000;\"> Costanzio II<\/span> <\/strong>(un imperatore romano che regn\u00f2 dal 355 al 361 d.C.). Fu proprio quella moneta che aiut\u00f2 la datazione del relitto.&nbsp;Le caratteristiche dei reperti recuperati e del vasellame fecero presupporre la provenienza della nave dai vicini porti africani.<strong><br \/>\n<\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong><span style=\"color: #008000; font-size: 18pt;\">Tesori nascosti<\/span><br \/>\n<\/strong>L\u2019ambizioso sogno di Ballard era&nbsp;di poter ricostruire tali rotte mappando la posizione dei relitti affondati per mezzo di un costosissimo sottomarino&nbsp;sperimentale della marina Statunitense, l&#8217;<strong><span style=\"color: #008000;\">NR 1<\/span><\/strong>. Questo battello subacqueo era entrato in servizio il 27 ottobre 1969, ufficialmente &nbsp;per il recupero di aerei ed unit\u00e0 navali affondate. Il mini sommergibile fu impiegato nel 1986 al recupero dei resti dello sfortunato &nbsp;Shuttle Challenger. Per il suo impiego veniva supportato da una nave appoggio della Marina che aveva il compito di seguirlo durante le operazioni in immersione.<\/p>\n<p><img decoding=\"async\" src=\"https:\/\/www.ocean4future.org\/savetheocean\/wp-content\/uploads\/2023\/05\/the-nuclear-powered-research-submersible-nr-1-moored-in-port-with-hinged-bow-free.jpg\" alt=\"Questa immagine ha l'attributo alt vuoto; il nome del file \u00e8 the-nuclear-powered-research-submersible-nr-1-moored-in-port-with-hinged-bow-free.jpg\" width=\"1024\" height=\"686\"><\/p>\n<p align=\"justify\"><strong><span style=\"color: #008000;\">Nella foto, il sottomarino NR 1 era rientrato in porto a causa delle avverse condizioni meteorologiche &#8211; foto EMC(Ss) Richard E. Durst&nbsp; &#8211; NARA &amp; DVIDS Public domain Archive<\/span><\/strong><a href=\"https:\/\/nara.getarchive.net\/media\/the-nuclear-powered-research-submersible-nr-1-moored-in-port-with-hinged-bow-496bfd\">Public Domain Search (getarchive.net)<\/a><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Il battello subacqueo era dotato di un piccolo reattore nucleare che gli permetteva un\u2019autonomia in immersione limitata solo dalle necessit\u00e0 alimentari degli undici occupanti. Per la discriminazione ottica di oggetti sul fondo era dotato di apparati sonar, di telecamere subacquee supportate da ben ventisette sorgenti luminose e di obl\u00f2 atti alla visione dell\u2019esterno. Inoltre, sembra che fosse dotato di un sistema complesso di propulsione mista, &nbsp;eliche e cingoli, che gli permettevano di muoversi sul fondo come un fuoristrada. Era dotato di un braccio mobile prodiero che poteva effettuare la raccolta di oggetti ed eseguire semplici operazioni manuali.&nbsp;Per le sue caratteristiche operative il sottomarino apparve quindi adatto a ricerche scientifiche ed alla raccolta di manufatti su alti fondali, permettendo flessibilit\u00e0 di impiego in differenti scenari ambientali.<\/p>\n<p><img decoding=\"async\" src=\"https:\/\/www.ocean4future.org\/savetheocean\/wp-content\/uploads\/2023\/05\/NR-1-the-navys-only-deep-nuclear-SUB-NARA-FREE-1024x688.jpg\" alt=\"Questa immagine ha l'attributo alt vuoto; il nome del file \u00e8 NR-1-the-navys-only-deep-nuclear-SUB-NARA-FREE-1024x688.jpg\" width=\"1024\" height=\"688\"><\/p>\n<p align=\"JUSTIFY\"><span style=\"color: #008000;\"><strong>Un membro dell&#8217;equipaggio di NR-1, l&#8217;unica battello di ricerca sottomarina profonda della Marina statunitense, si prepara a ricevere una cima. In cima alla torretta il comandante capitano di corvetta David Olivier foto di<\/strong> <strong>PH1 G. Hurd &#8211; da https:\/\/catalog.archives.gov\/ &#8211; public domain released<\/strong><\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><span style=\"font-size: 18pt;\"><strong><span style=\"color: #008000;\">Quali furono i risultati?<\/span><br \/>\n<\/strong><\/span>Per quanto \u00e8 noto non eclatanti; Ballard non ottenne i grandi successi che sperava e fu descritto&nbsp;&nbsp;in ambito internazionale pi\u00f9 come un predatore alla tomb raider che scienziato. Oltre agli aspetti legali internazionali, Ballard dovette combattere con molti problemi tecnici all&#8217;epoca non certo risolvibili. Le ottiche erano state sviluppate per lavorare su distanze ravvicinate e non si sposavano con condizioni ambientali difficili e caratterizzate da sedimenti per lo pi\u00f9 fangosi. Nelle profondit\u00e0 del mare, essendo il sedimento superficiale composto principalmente da fanghi da deflusso di origine terrestre, anche il pi\u00f9 piccolo movimento generato dai thruster laterali poteva creare nubi di particolato che impedivano la discriminazione degli oggetti a causa del fenomeno del backscatter (retro-diffusione o radiazione di ritorno). Questo fenomeno fisico \u00e8 dovuto ai raggi luminosi (o meglio i fotoni) che, incontrando il particolato in sospensione, ritornano indietro nella direzione da cui provengono ed impediscono la visuale. Un effetto simile a quello causato dai fari di un auto nella nebbia. Queste limitazioni tecniche sicuramente complicarono il lavoro di Ballard (in particolare nelle sue passeggiate sul fondo). Alla fine, Ballard preso tra due fuochi (legali e tecnici) abbandon\u00f2 il progetto per dedicarsi alla ricerca in altre zone.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><span style=\"color: #ffff00;\"><span style=\"font-size: 18pt;\"><strong><span style=\"color: #008000;\">I successi di Ballard<\/span><\/strong><\/span><br \/>\n<\/span>Ballard, nella sua lunga e controversa carriera di ricercatore\/archeologo ottenne molti risultati, localizzando&nbsp;nel 1985 il relitto&nbsp;del RMS Titanic, della corazzata tedesca&nbsp;<a title=\"bismarck\" href=\"http:\/\/it.wikipedia.org\/wiki\/Bismarck_(nave_da_battaglia)\" target=\"_blank\" rel=\"noopener noreferrer\">Bismarck<\/a> nel 1989, del Lusitania nel 1993 ed il relitto della USS Yorktown nel 1998. Infine, nel 2002, il dottor Ballard, in una spedizione promossa da National Geographic nelle Isole Salomone, individu\u00f2 il luogo di affondamento della famosa motosilurante della Marina americana&nbsp;<strong><span style=\"color: #008000;\">PT 109<\/span><\/strong>&nbsp;che era stata comandata nel 1943 dall&#8217;allora&nbsp;sottotenente di vascello <strong><span style=\"color: #008000;\">John F. Kennedy<\/span><\/strong>. Ma di questi successi parleremo in un altro articolo.<\/p>\n<p><img decoding=\"async\" class=\"wp-image-703\" src=\"https:\/\/www.ocean4future.org\/savetheocean\/wp-content\/uploads\/2015\/03\/img00028.gif\" alt=\"side scan sonar uuv\" width=\"594\" height=\"594\"><\/p>\n<p align=\"justify\"><strong><span style=\"color: #008000;\">Nell&#8217;immagine potete vedere una vecchia tubatura sul fondo del mare, scoperta nel Mar Ligure da un UUV, ad una profondit\u00e0 di circa cento metri&nbsp;<\/span><\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Ci domandiamo che cosa Ballard avrebbe potuto fare se fosse stato all&#8217;epoca in possesso dell&#8217;odierna tecnologia.&nbsp;Oggigiorno la tecnica oceanografica fornisce sistemi sofisticati e decisamente meno costosi del NR 1, gli <strong><span style=\"color: #008000;\">Unmanned Underwater Vehicle (U.U.V.)<\/span><\/strong>. Questi mezzi autonomi hanno capacit\u00e0 di ricerca straordinarie a costi decisamente minori. Essi possono raccogliere, attraverso diverse tipologie di sensori, informazioni del fondo marino che consentono di ottenere riproduzioni tridimensionali del fondo marino.&nbsp;Questi mezzi necessitano di limitata&nbsp;assistenza ed a volte possono essere lanciati in mare da un gommone e recuperati nello stesso modo. Il rapporto costo efficacia \u00e8 tale da farli preferire ad altri sistemi tradizionali in quanto possono fornire informazioni preziose ai ricercatori subacquei riducendo i tempi di intervento.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong><span style=\"color: #008000; font-size: 18pt;\">Ma che successe al sottomarino NR 1 ?<\/span><br \/>\n<\/strong>L&#8217;NR-1&nbsp;and\u00f2 in disarmo il 21 novembre 2008 nella base di Groton, Connecticut e quindi avviato alla demolizione al cantiere navale di Puget Sound. Nel novembre del 2013 la&nbsp;U.S. Navy annunzi\u00f2 che alcuni pezzi del mini sommergibile sarebbero stati messi in esposizione al&nbsp;<strong><span style=\"color: #008000;\">Submarine Force Library and Museum&nbsp;di Groton<\/span><\/strong>. Un altro capitolo dell&#8217;avventura&nbsp;dell&#8217;Umanit\u00e0 nelle&nbsp;profondit\u00e0&nbsp;dei mari si chiuse ma l&#8217;avventura continua e non ci resta che&nbsp;aspettare cosa ci riservi il futuro.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><span style=\"color: #008000; font-size: 18pt;\"><strong>Fonti<\/strong><\/span><br \/>\nRivista marittima 1994 &#8211; US Naval Archives<br \/>\n<span style=\"color: #ffffff;\">.<\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Alcune delle immagini possono essere state prese dal web, citandone ove possibile gli autori e\/o le fonti. Se qualcuno desiderasse specificarne l\u2019autore e le fonti o rimuoverle, pu\u00f2 scrivere a infoocean4future@gmail.com e provvederemo immediatamente alla correzione dell\u2019articolo<\/p>\n<p><span style=\"color: #ffffff;\">.<\/span><\/p>\n<p><a class=\"maxbutton-3 maxbutton maxbutton-pagina-principale\" target=\"_blank\" title=\"tooltip\" rel=\"nofollow noopener\" href=\"http:\/\/www.ocean4future.org\"><span class='mb-text'>PAGINA PRINCIPALE - HOME PAGE<\/span><\/a><br \/>\n<span style=\"color: #ffffff;\">.<\/span><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p><span class=\"span-reading-time rt-reading-time\" style=\"display: block;\"><span class=\"rt-label rt-prefix\">tempo di lettura: <\/span> <span class=\"rt-time\"> 6<\/span> <span class=\"rt-label rt-postfix\">minuti<\/span><\/span>. . 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Analista di Maritime Security, collabora con numerosi Centri di studi e analisi geopolitici italiani ed internazionali. Ricercatore subacqueo scientifico dal 1993, nel 2019, ha ricevuto il Tridente d'oro dell'Accademia delle Scienze e Tecniche Subacquee per la divulgazione della cultura del mare. 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Fa parte del Comitato scientifico della Fondazione Atlantide e della Scuola internazionale Subacquei scientifici (ISSD - AIOSS).","sameAs":["http:\/\/www.ocean4future.org"],"url":"https:\/\/www.ocean4future.org\/savetheocean\/archives\/author\/andrea-mucedola"}]}},"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/www.ocean4future.org\/savetheocean\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/960","targetHints":{"allow":["GET"]}}],"collection":[{"href":"https:\/\/www.ocean4future.org\/savetheocean\/wp-json\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/www.ocean4future.org\/savetheocean\/wp-json\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.ocean4future.org\/savetheocean\/wp-json\/wp\/v2\/users\/2380"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.ocean4future.org\/savetheocean\/wp-json\/wp\/v2\/comments?post=960"}],"version-history":[{"count":3,"href":"https:\/\/www.ocean4future.org\/savetheocean\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/960\/revisions"}],"predecessor-version":[{"id":126625,"href":"https:\/\/www.ocean4future.org\/savetheocean\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/960\/revisions\/126625"}],"wp:featuredmedia":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.ocean4future.org\/savetheocean\/wp-json\/wp\/v2\/media\/11482"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/www.ocean4future.org\/savetheocean\/wp-json\/wp\/v2\/media?parent=960"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.ocean4future.org\/savetheocean\/wp-json\/wp\/v2\/categories?post=960"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.ocean4future.org\/savetheocean\/wp-json\/wp\/v2\/tags?post=960"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}