{"id":94600,"date":"2023-06-29T00:01:00","date_gmt":"2023-06-28T22:01:00","guid":{"rendered":"http:\/\/www.ocean4future.org\/savetheocean\/?p=94600"},"modified":"2023-06-29T06:42:35","modified_gmt":"2023-06-29T04:42:35","slug":"a-2","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.ocean4future.org\/savetheocean\/archives\/94600","title":{"rendered":"I progetti Tektite: come vivere e lavorare in isolamento sul fondo del mare"},"content":{"rendered":"<span class=\"span-reading-time rt-reading-time\" style=\"display: block;\"><span class=\"rt-label rt-prefix\">tempo di lettura: <\/span> <span class=\"rt-time\"> 5<\/span> <span class=\"rt-label rt-postfix\">minuti<\/span><\/span><p><span style=\"color: #ffffff;\">.<\/span><\/p>\n<p><strong><a class=\"maxbutton-4 maxbutton maxbutton-livello-di-comprensione\" href=\"javascript:void(0);\"><span class='mb-text'>livello elementare<\/span><\/a><\/strong><\/p>\n<p><span style=\"color: #ffffff;\"><strong>.<\/strong><\/span><\/p>\n<p><strong><span style=\"color: #008000;\">ARGOMENTO: SUBACQUEA<\/span><br \/>\n<span style=\"color: #008000;\">PERIODO: XX SECOLO<\/span><br \/>\n<span style=\"color: #008000;\">AREA: DIDATTICA<\/span><br \/>\n<\/strong>parole chiave: TEKTITE project<\/p>\n<p><strong>&nbsp;<\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Il <strong><span style=\"color: #008000;\">progetto Tektite, o meglio i Tektite projects<\/span><\/strong>, furono sviluppati alla fine degli anni &#8217;60 con l&#8217;idea di costruire un habitat sottomarino in acque relativamente basse (circa 38 piedi\/11 m) vicino alla costa dell&#8217;isola di Saint John nelle Isole Vergini americane per studiare la risposta umana ad una vita isolata e sotto pressione. La scelta del nome del progetto, Tektite, deriv\u00f2 dal nome di piccole particelle che si originano come \u201cpolvere spaziale\u201d e si accumulano sul fondo dell&#8217;oceano.<\/p>\n<p><img decoding=\"async\" src=\"https:\/\/www.ocean4future.org\/savetheocean\/wp-content\/uploads\/2023\/06\/STORIA-DELLA-SUBACQUEA-TEKTITE-II-HFCA_1607_Tektite_II_April_1970_Color_Volume_I_062.jpg_cf2e9211b6f64b3b9a15524a2740f986.jpg\" alt=\"Questa immagine ha l'attributo alt vuoto; il nome del file \u00e8 STORIA-DELLA-SUBACQUEA-TEKTITE-II-HFCA_1607_Tektite_II_April_1970_Color_Volume_I_062.jpg_cf2e9211b6f64b3b9a15524a2740f986.jpg\" width=\"640\" height=\"430\"><\/p>\n<p align=\"justify\"><strong><span style=\"color: #008000;\">la struttura Tektite II<\/span> <span style=\"color: #008000;\">&#8211; Autore Cecil W. Stoughton (1920\u20132008) &#8211; Fonte National Park Service History Collection <\/span><\/strong><a href=\"https:\/\/commons.wikimedia.org\/wiki\/File:HFCA_1607_Tektite_II_April,_1970_(Color)_Volume_I_062.jpg_(cf2e9211b6f64b3b9a15524a2740f986).jpg\">HFCA 1607 Tektite II April, 1970 (Color) Volume I 062.jpg (cf2e9211b6f64b3b9a15524a2740f986).jpg &#8211; Wikimedia Commons<\/a><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">L&#8217;habitat era costituito da due cilindri verticali posti su una base di appoggio e collegati da uno stretto passaggio. In particolare, uno dei cilindri ospitava l&#8217;abitazione degli acquanauti ed il laboratorio mentre l&#8217;altro consentiva l&#8217;accesso all&#8217;oceano esterno attraverso un&#8217;apertura sul fondo. Conteneva anche strutture tecniche e una cupola di osservazione sulla sua sommit\u00e0. Per assicurarne l\u2019alimentazione interna l&#8217;habitat era collegato con linee elettriche e di comunicazione con la vicina riva.<\/p>\n<p><img decoding=\"async\" src=\"https:\/\/www.ocean4future.org\/savetheocean\/wp-content\/uploads\/2023\/06\/STORIA-DELLA-SUBACQUEA-TEKTITE-II-HFCA_1607_Tektite_II_April_1970_Color_Volume_I_498.jpg_46e981d567284221a98fc5a53702b5ef.jpg\" alt=\"Questa immagine ha l'attributo alt vuoto; il nome del file \u00e8 STORIA-DELLA-SUBACQUEA-TEKTITE-II-HFCA_1607_Tektite_II_April_1970_Color_Volume_I_498.jpg_46e981d567284221a98fc5a53702b5ef.jpg\" width=\"640\" height=\"430\"><\/p>\n<p align=\"justify\"><strong><span style=\"color: #008000;\">la struttura Tektite II &#8211; Autore Cecil W. Stoughton (1920\u20132008) &#8211; Fonte National Park Service History Collection<\/span><\/strong> <a href=\"https:\/\/commons.wikimedia.org\/wiki\/File:HFCA_1607_Tektite_II_April,_1970_(Color)_Volume_I_505.jpg_(a13c133e24e54e4983767888cc05d107).jpg\">File:HFCA 1607 Tektite II April, 1970 (Color) Volume I 505.jpg (a13c133e24e54e4983767888cc05d107).jpg &#8211; Wikimedia Commons<\/a><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Gli occupanti di Tektite raggiungevano nel tempo uno stato di &#8220;saturazione&#8221;, operando ad una pressione costante e maggiore di quella esterna. Questo comportava che al termine del periodo, per poter tornare in superficie, avevano bisogno di sottoporsi a una decompressione di circa 20 ore, che comprendeva dei periodi di respirazione di ossigeno puro, prima di poter emergere in sicurezza. La miscela di gas interna era composta dal 90,2% di azoto e dal 9,8% di ossigeno, che simulava un assorbimento di gas inerte equivalente a 48 piedi (15 m) di profondit\u00e0. Questa profondit\u00e0 era stata scelta per consentire l&#8217;esplorazione di una specifica struttura della vicina barriera corallina. Ai subacquei, durante le loro esplorazioni subacquee, era stato permesso di scendere ad un massimo di 60 piedi (18 m) e risalire a 20 piedi (6 m) dalla profondit\u00e0 di saturazione.<\/p>\n<table>\n<tbody>\n<tr>\n<td style=\"text-align: justify;\"><span style=\"font-size: 14pt;\"><strong><span style=\"color: #008000;\">Saturazione<\/span><\/strong><\/span><br \/>\n<span style=\"font-size: 14pt;\"><strong><span style=\"color: #008000;\">La saturazione \u00e8 una tecnica di immersione che coinvolge tutti i subacquei che vivono sotto pressione all&#8217;interno di un habitat iperbarico. L&#8217;assorbimento di gas inerte termina quando la tensione di tale gas all&#8217;interno dei tessuti raggiunge una soglia definita. Il corpo diventa saturo e non \u00e8 pi\u00f9 in grado di&nbsp; accumulare nei propri tessuti nessun gas. Il vantaggio \u00e8 che i subacquei possono operare in profondit\u00e0 indefinitamente senza aumentare le loro esigenze di decompressione. Prima di riemergere dovranno per\u00f2 subire un&#8217;unica, seppur lunga, decompressione. Questo metodo \u00e8 attualmente ampiamente utilizzato dai subacquei commerciali che devono operare in acque profonde. In questo caso, l&#8217;habitat iperbarico non si trova sul fondo dell&#8217;oceano ma sul ponte di una nave. I sommozzatori vengono trasportati avanti e indietro dal loro posto di lavoro sul fondo del mare da una sorta di &#8220;ascensore iperbarico&#8221; chiamato campana subacquea. Questo vaso sigillabile pu\u00f2 essere collegato all&#8217;habitat iperbarico e poi essere calato alla profondit\u00e0 operativa. I subacquei trascorrono pi\u00f9 giorni, spesso settimane, saturi prima di dover emergere al termine della decompressione finale.<\/span><\/strong><\/span><\/td>\n<\/tr>\n<\/tbody>\n<\/table>\n<p style=\"text-align: justify;\">La durata della missione Tektite I fu di circa 60 giorni: durante ogni giorno, i subacquei trascorrevano una discreta quantit\u00e0 di tempo nuotando all&#8217;esterno, eseguendo una serie di compiti scientifici che includevano la raccolta di campioni, riprese e indagini biologiche. Essere saturi permetteva di tornare all&#8217;habitat asciutto, pressurizzato alla stessa profondit\u00e0 equivalente dell&#8217;oceano circostante, senza dover effettuare soste di decompressione. Al primo esperimento, svolto dalla marina statunitense, segu\u00ec un secondo (<strong><span style=\"color: #008000;\">Tektite II<\/span><\/strong>) in cui lo sponsor principale del progetto fu la <strong><span style=\"color: #008000;\">NASA,<\/span><\/strong> interessata a studiare e valutare le reazioni di una squadra di astronauti, nel caso acquanauti, costretti a vivere in uno spazio ristretto e isolato.<\/p>\n<p><img decoding=\"async\" src=\"https:\/\/www.ocean4future.org\/savetheocean\/wp-content\/uploads\/2023\/06\/STORIA-DELLA-SUBACQUEA-TEKTITE-II-HFCA_1607_NPS_Employees_Women_483.jpg_1ad559b3b01943828a73b03679cca2b8.jpg\" alt=\"Questa immagine ha l'attributo alt vuoto; il nome del file \u00e8 STORIA-DELLA-SUBACQUEA-TEKTITE-II-HFCA_1607_NPS_Employees_Women_483.jpg_1ad559b3b01943828a73b03679cca2b8.jpg\" width=\"640\" height=\"426\"><\/p>\n<p align=\"justify\"><strong><span style=\"color: #008000;\">la 5 missione del Tektite II, con un team tutto al femminile &#8211; Autore Cecil W. Stoughton (1920\u20132008) &#8211; Fonte National Park Service History Collection<\/span><\/strong><a href=\"https:\/\/commons.wikimedia.org\/wiki\/File:HFCA_1607_NPS_Employees,_Women_483.jpg_(1ad559b3b01943828a73b03679cca2b8).jpg\">File:HFCA 1607 NPS Employees, Women 483.jpg (1ad559b3b01943828a73b03679cca2b8).jpg &#8211; Wikimedia Commons<\/a><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Nel suo ambito furono effettuate dieci missioni di durata compresa tra 10 a 20 giorni. La quinta missione, denominata <strong><span style=\"color: #008000;\">Missione 6-50<\/span><\/strong>, fu eseguita da un equipaggio tutto femminile di scienziati che comprendeva <strong><span style=\"color: #008000;\">Sylvia Earle (leader), Renate Schlentz, Ann Hurley Hartline e Alina Szmant, studentesse laureate presso lo Scripps Institution of Oceanography, e Margaret Ann &#8220;Peggy&#8221; Lucas Bond<\/span><\/strong>, laureata in ingegneria elettrica come tecnico all\u2019interno dell&#8217;habitat. Le missioni Tektite II furono le prime a intraprendere studi ecologici approfonditi partendo da un habitat in saturazione.<\/p>\n<p><img decoding=\"async\" src=\"https:\/\/www.ocean4future.org\/savetheocean\/wp-content\/uploads\/2023\/06\/STORIA-DELLA-SUBACQUEA-TEKTITE-IIHFCA_1607_Tektite_II_April_1970_Color_Volume_I_215.jpg_399b5b01c6414483a4d75cdf825813a1.jpg\" alt=\"Questa immagine ha l'attributo alt vuoto; il nome del file \u00e8 STORIA-DELLA-SUBACQUEA-TEKTITE-IIHFCA_1607_Tektite_II_April_1970_Color_Volume_I_215.jpg_399b5b01c6414483a4d75cdf825813a1.jpg\" width=\"640\" height=\"430\"><\/p>\n<p align=\"justify\"><strong><span style=\"color: #008000;\">ecco il team, la prima a destra \u00e8 Silvia Earle &#8230; &#8211; Autore Cecil W. Stoughton (1920\u20132008) &#8211; Fonte National Park Service History Collection<\/span><\/strong><a href=\"https:\/\/commons.wikimedia.org\/wiki\/File:HFCA_1607_Tektite_II_April,_1970_(Color)_Volume_I_215.jpg_(399b5b01c6414483a4d75cdf825813a1).jpg\">File:HFCA 1607 Tektite II April, 1970 (Color) Volume I 215.jpg (399b5b01c6414483a4d75cdf825813a1).jpg &#8211; Wikimedia Commons<\/a><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Tornando alle problematiche psicologiche, comprendere le reazioni psicologiche di una squadra in isolamento era un passo fondamentale nello sviluppo del programma spaziale della <strong><span style=\"color: #008000;\">NASA<\/span><\/strong> che si prefiggeva come obiettivo finale di portare un Uomo sulla luna. Il solo viaggio di andata e ritorno dalla Terra alla Luna avrebbe infatti richiesto circa sei giorni a cui andava sommato il periodo sulla superficie del nostro satellite. Durante questo periodo l&#8217;equipaggio, composto da tre astronauti, sarebbe stato confinato in uno spazio minimo senza alcuna possibilit\u00e0 di tornare sulla Terra, se non dopo diversi giorni nello spazio.<\/p>\n<p><img decoding=\"async\" src=\"https:\/\/www.ocean4future.org\/savetheocean\/wp-content\/uploads\/2023\/06\/STORIA-DELLA-SUBACQUEA-TEKTITE-II-HFCA_1607_Tektite_II_April_1970_Color_Volume_I_513.jpg_d0129dbe47504b95b659349b69a29b1a.jpg\" alt=\"Questa immagine ha l'attributo alt vuoto; il nome del file \u00e8 STORIA-DELLA-SUBACQUEA-TEKTITE-II-HFCA_1607_Tektite_II_April_1970_Color_Volume_I_513.jpg_d0129dbe47504b95b659349b69a29b1a.jpg\" width=\"640\" height=\"430\"><\/p>\n<p align=\"justify\"><strong><span style=\"color: #008000;\"> gli alloggi interni &#8211; Autore Cecil W. Stoughton (1920\u20132008) &#8211; Fonte National Park Service History Collection<a href=\"https:\/\/commons.wikimedia.org\/wiki\/File:HFCA_1607_Tektite_II_April,_1970_(Color)_Volume_I_513.jpg_(d0129dbe47504b95b659349b69a29b1a).jpg\">File:HFCA 1607 Tektite II April, 1970 (Color) Volume I 513.jpg (d0129dbe47504b95b659349b69a29b1a).jpg &#8211; Wikimedia Commons<\/a><\/span><\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Una sfida quindi non solo fisiologica ma anche psicologica che comport\u00f2 il monitoraggio di diversi fattori per valutare l&#8217;impatto della saturazione sul benessere dei subacquei.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">La saturazione era una tecnica di immersione relativamente nuova; molte incognite dovevano essere indagate prima di usarlo come procedura standard. Gli acquanauti furono quindi oggetto di un ampio monitoraggio medico, comprese analisi ematologiche e, soprattutto, la valutazione dell&#8217;impatto sulla respirazione dell&#8217;esposizione a lungo termine a un&#8217;atmosfera pi\u00f9 densa. Vivere in ambienti cos\u00ec ravvicinati esponeva gli occupanti al rischio di diffondere un&#8217;infezione; per questo motivo fu monitorata la tipologia e la concentrazione di batteri e virus dei subacquei e confrontata con quella dell&#8217;habitat, del gas respirabile e dell&#8217;ambiente esterno.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">I risultati del programma furono complessivamente molto positivi, senza riscontrare effetti tali da limitare la capacit\u00e0 di lavorare per un tempo prolungato alla profondit\u00e0 prescelta. L&#8217;aumento dello sforzo respiratorio, dovuto all&#8217;atmosfera pi\u00f9 densa, aument\u00f2 la forza dei muscoli respiratori e non furono identificate alterazioni nelle caratteristiche cellulari o chimiche del sangue. Lo studio sulle tabelle di decompressione rivel\u00f2 che, anche considerando tessuti di emivita molto lunghi (480-500 minuti), esse sarebbero potuto essere troppo brevi per tessuti non vascolari come quelli oculari, ipotesi dimostrata da una piccola lesione trovata nel cristallino dell&#8217;occhio di uno dei soggetti. In realt\u00e0, senza effettuare un ulteriore trattamento iperbarico, la lesione scomparve completamente diversi giorni dopo la decompressione.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">In sintesi, le sperimentazioni effettuate dimostrarono la possibilit\u00e0 di vivere e lavorare in isolamento sott&#8217;acqua per lunghi periodi aprendo nuovi orizzonti per la conquista degli oceani ma anche per quella spaziale.<\/p>\n<p><strong><span style=\"color: #008000;\">Giorgio Caramanna<\/span><\/strong><\/p>\n<p><strong>&nbsp;<\/strong><\/p>\n<p><strong>&nbsp;<\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Alcune delle foto presenti in questo blog possono essere state prese dal web, citandone ove possibile gli autori e\/o le fonti. Se qualcuno desiderasse specificarne l\u2019autore o rimuoverle, pu\u00f2 scrivere a infoocean4future@gmail.com e provvederemo immediatamente alla correzione dell\u2019articolo<\/p>\n<p><strong>&nbsp;<\/strong><\/p>\n<p><strong><a class=\"maxbutton-3 maxbutton maxbutton-pagina-principale\" target=\"_blank\" title=\"tooltip\" rel=\"nofollow noopener\" href=\"http:\/\/www.ocean4future.org\"><span class='mb-text'>PAGINA PRINCIPALE<\/span><\/a><\/strong><\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p><span class=\"span-reading-time rt-reading-time\" style=\"display: block;\"><span class=\"rt-label rt-prefix\">tempo di lettura: <\/span> <span class=\"rt-time\"> 5<\/span> <span class=\"rt-label rt-postfix\">minuti<\/span><\/span>. . 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