{"id":9348,"date":"2016-07-23T00:01:42","date_gmt":"2016-07-23T00:01:42","guid":{"rendered":"http:\/\/www.ocean4future.org\/savetheocean\/?p=9348"},"modified":"2026-02-15T19:25:50","modified_gmt":"2026-02-15T18:25:50","slug":"oceanone-primo-robot-archeologo","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.ocean4future.org\/savetheocean\/archives\/9348","title":{"rendered":"OceanOne &#8230; il primo robot archeologo"},"content":{"rendered":"<span class=\"span-reading-time rt-reading-time\" style=\"display: block;\"><span class=\"rt-label rt-prefix\">tempo di lettura: <\/span> <span class=\"rt-time\"> 4<\/span> <span class=\"rt-label rt-postfix\">minuti<\/span><\/span><p>&nbsp;<\/p>\n<a class=\"maxbutton-4 maxbutton maxbutton-livello-di-comprensione\" href=\"javascript:void(0);\"><span class='mb-text'>livello elementare<\/span><\/a>\n<p><span style=\"color: #ffffff;\">.<\/span><br \/>\n<strong><span style=\"color: #008000;\">ARGOMENTO: ARCHEOLOGIA<\/span><\/strong><br \/>\n<strong><span style=\"color: #008000;\">PERIODO: XX-XXI SECOLO<\/span><\/strong><br \/>\n<strong><span style=\"color: #008000;\">AREA: SVILUPPI DELLA SCIENZA<\/span><\/strong><br \/>\nparole chiave: robot<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">In origine, <strong><span style=\"color: #008000;\">OceanOne<\/span><\/strong> non era nato per lavorare come robot archeologico ma idealizzato dagli scienziati del King Abdullah University of Science and Technology (<strong><span style=\"color: #008000;\">KAUST<\/span><\/strong>) dell&#8217;Arabia Saudita come sistema per monitorare le barriere coralline di profondit\u00e0 del Mar Rosso al fine di identificare possibili rimedi al drammatico imbiancamento dei coralli.&nbsp;<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Oggigiorno gli scienziati utilizzano <strong><span style=\"color: #008000;\">ROV (Remote Operated Vehicle)<\/span><\/strong> per esaminare le delicate colonie di corallo ma il loro operato \u00e8 considerato invasivo, sicuramente non il massimo per la loro fragile struttura. Il team del KAUST ha quindi proposto all&#8217;Universit\u00e0 di Stanford di studiare un mezzo alternativo e il passo verso un robot subacqueo \u00e8 stato breve. OceanOne, cosi \u00e8 stato chiamato, \u00e8 pi\u00f9 piccolo di un subacqueo (circa 5 piedi di lunghezza). La sua circuiteria elettronica non \u00e8 stata impermeabilizzata ma i circuiti sono immersi in olio che, a differenza dell&#8217;aria, non si comprime, consentendo cos\u00ec di operare ad una profondit\u00e0 massima di 2000 metri.<\/p>\n<p><img decoding=\"async\" src=\"https:\/\/www.ocean4future.org\/savetheocean\/wp-content\/uploads\/2016\/07\/scubabot_002-1024x683.jpg\" alt=\"Questa immagine ha l'attributo alt vuoto; il nome del file \u00e8 scubabot_002-1024x683.jpg\" width=\"1024\" height=\"683\"><\/p>\n<p align=\"justify\"><strong><span style=\"color: #008000;\">Tra gli esperti internazionali Oussama Khatib della Stanford University ha guidato il design di Ocean One, un robot in grado di esplorare le profondit\u00e0 degli oceani. <a href=\"https:\/\/www.ing.uc.cl\/boletines\/expertos-mundiales-robotica-mostraron-mas-recientes-avances\/\">Expertos mundiales en rob\u00f3tica mostraron sus m\u00e1s recientes avances | Ingenier\u00eda UC<\/a><\/span><\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong><span style=\"color: #008000;\">OceanOne<\/span><\/strong> \u00e8 stato progettato dalla prestigiosa universit\u00e0 statunitense per manovrare con precisione in spazi ristretti utilizzando otto propulsori per mantenersi stabile anche in forti correnti. Ma la sua caratteristica forse pi\u00f9 innovativa \u00e8 la coppia di bracci meccanici intelligenti che rappresentano l&#8217;ultimo progetto della Meka Robotics. I \u201cpolsi\u201d sono dotati di sensori di forza per una valutazione remota degli sforzi e, in futuro, si pensa di coprire ogni dito con dei sensori tattili. Con le braccia, le mani e una testa corredata di sensori, OceanOne si avvicina molto ad un essere umano rendendolo quindi pi\u00f9 adatto di altri ROV ad ispezioni biologiche in ambienti delicati o, come vedremo, per la ricerca di artefatti su siti archeologici subacquei.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p align=\"justify\"><div class=\"lyte-wrapper fourthree\" style=\"width:420px;max-width:100%;margin:5px;\"><div class=\"lyMe\" id=\"WYL_p1HmgP9l4VY\"><div id=\"lyte_p1HmgP9l4VY\" data-src=\"\/\/i.ytimg.com\/vi\/p1HmgP9l4VY\/hqdefault.jpg\" class=\"pL\"><div class=\"tC\"><div class=\"tT\"><\/div><\/div><div class=\"play\"><\/div><div class=\"ctrl\"><div class=\"Lctrl\"><\/div><div class=\"Rctrl\"><\/div><\/div><\/div><noscript><a href=\"https:\/\/youtu.be\/p1HmgP9l4VY\" rel=\"nofollow\"><img decoding=\"async\" src=\"https:\/\/i.ytimg.com\/vi\/p1HmgP9l4VY\/0.jpg\" alt=\"YouTube video thumbnail\" width=\"420\" height=\"295\" \/><br \/>Guarda questo video su YouTube<\/a><\/noscript><\/div><\/div><div class=\"lL\" style=\"max-width:100%;width:420px;margin:5px;\"><\/div><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">La sua capacit\u00e0 di operare con una maggiore delicatezza dei normali manipolatori \u00e8 dovuta ad un sistema di controllo a feedback che permette un&#8217;attenta manipolazione di oggetti fragili. Il mezzo si basa sulla <strong><span style=\"color: #008000;\">telepresenza (controllo attivo a distanza)<\/span><\/strong> che utilizza il feedback tattile dei bracci del robot che consente di prelevare oggetti con una delicatezza mai raggiunta senza schiacciarli ma anche di afferrarli con fermezza.&nbsp;La prima spedizione di OceanOne \u00e8 stata svolta sotto l\u2019egida del dipartimento di ricerche archeologiche subacquee e sottomarine dell\u2019universit\u00e0 di Marsiglia che ha gi\u00e0 individuato altri 300 relitti che potrebbero essere raggiunti dal robot. La missione \u00e8 avvenuta sul relitto della<strong><span style=\"color: #008000;\"> La Lune<\/span><\/strong>, la nave reale di Luigi XIV che affond\u00f2 a 20 miglia al largo della costa meridionale della Francia in circa 100 metri di profondit\u00e0. il relitto fu affondato a 32 km (20 miglia) al largo della citt\u00e0 francese di Tolone, nel novembre 1664, portando con s\u00e9 un migliaio di marinaio. Un centinaio di metri di profondit\u00e0 possono non sembrare molto ma chi pratica la subacquea sa che l\u2019operare a quella quota implica forti &nbsp;limiti di impiego per gli operatori a causa dei notevoli rischi in gioco.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Con la guida del team di esperti archeologi, che avevano precedentemente studiato il sito, il dottor Khatib dell\u2019Universit\u00e0 di Stanford ha guidato il robot sul relitto, individuando fra le varie reliquie un vasetto di medie dimensioni. Khatib, stando seduto comodamente sulla barca appoggio, utilizzando una serie di joystick per controllare l\u2019OceanOne, ha sfruttato la capacit\u00e0 &nbsp;di visione umana, il feedback tattile e il &nbsp;cervello artificiale del robot per manovrare questo \u201c<em>subacqueo virtuale<\/em>\u201d.&nbsp;L\u2019umanoide color arancio e nero&nbsp; ha completato con successo il suo viaggio inaugurale dimostrando come i \u201cpolsi\u201d di OceanOne, dotati di sensori di forza, siano in grado di trasmettere un feedback tattile ai controlli remoti del pilota, consentendo di sentire le caratteristiche &nbsp;dell\u2019oggetto ovvero di valutarne il suo peso. In futuro, i progettisti di Stanford vorrebbero aggiungere sensori tattili alle sue dita per incrementare la capacit\u00e0 discriminatoria verso oggetti di piccole dimensioni. Mentre il robot operava librandosi&nbsp; al di sopra del vasetto, Khatib allung\u00f2 la mano, sentendo come per far magia i &nbsp;contorni ed il peso dell\u2019oggetto. Afferratolo con le mani meccaniche, si spost\u00f2 per depositarlo verso &nbsp;il &nbsp;cestello di recupero. Un successo strabiliante.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong><em><span style=\"color: #008000;\">Colleghiamo l&#8217;umano al robot in modo molto intuitivo e significativo<\/span><\/em><\/strong>\u201d \u2026 in pratica viene riunito sinergicamente l\u2019essere umano in grado di fornire l&#8217;intuizione, esperienza alle capacit\u00e0 cognitive e di manovra del &nbsp;nuovo robot.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong><span style=\"color: #008000;\">OceanOne<\/span><\/strong> \u00e8 ancora un prototipo, e il dottor Voolstra del KAUST ha spiegato che &#8220;<strong><em><span style=\"color: #008000;\">i nostri piani sono di condurre una serie di esperimenti che mettano in risalto, in particolare, la destrezza bimanuale e la sensibilit\u00e0 del robot, e &nbsp;la sua capacit\u00e0 di condurre una ricerca<\/span><\/em><\/strong>&#8220;. Voolstra spera quindi di usarlo per studiare le barriere coralline mesofotiche, che vivono ad una quota troppo profonda per gli esseri umani. Si tratterebbe di studiare &nbsp;queste barriere coralline che non sono &nbsp;affette dal fenomeno di sbiancamento che ha assunto proporzioni record anche sulla Grande barriera australiana. Secondo un rapporto dell&#8217;<strong><span style=\"color: #008000;\">Organizzazione delle Nazioni Unite<\/span><\/strong>,&nbsp; diffuso nel corso dell&#8217;Assemblea per l&#8217;Ambiente tenutasi a Nairobi, Kenya, sembrerebbe che parti dell&#8217;ecosistema corallino possano sopravvivere nei sistemi &#8220;mesofotici&#8221; che si trovano a profondit\u00e0 maggiori rispetto alle tradizionali barriere ovvero tra i 40 e i 150 metri al di sotto della superficie marina. Lo studio dell&#8217;Universit\u00e0 di Sydney ha coinvolto anche altri enti di ricerca ed esamina il ruolo che questi ecosistemi potrebbero avere ai fini della conservazione delle barriere coralline pi\u00f9 superficiali, fornendo una sorta di &#8216;rifugio&#8217; per le specie minacciate e una possibile fonte di &#8216;ripopolamento&#8217; per i coralli in declino. I risultati finora disponibili indicano che alcuni sistemi &#8220;<em>mesofotici<\/em>&#8221; sono meno vulnerabili al riscaldamento degli oceani, mente altri sono esposti tanto quanto le barriere coralline meno profonde. Uno spiraglio di speranza c&#8217;\u00e8 ed \u00e8 per questo che le Nazioni Unite incoraggiano ad approfondire le ricerche in questa direzione per preservare le barriere dai rischi legati ai cambiamenti climatici. Il&nbsp; programma \u00e8 di effettuare <em>in situ <\/em>degli&nbsp;studi fisiologici sulle barriere coralline in profondit\u00e0 come la misurazione fluorimetrica di diverse specie di coralli profondi e sul loro adattamento a condizioni di scarsa illuminazione adattamento.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong><span style=\"color: #008000;\">OceanOne e i suoi \u201cfratelli\u201d potrebbero darci un aiuto sostanziale. Come sempre \u2026 il futuro \u00e8 dietro l\u2019angolo che \u2026 abbiamo gi\u00e0 girato.<\/span><\/strong><\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><strong><a class=\"maxbutton-3 maxbutton maxbutton-pagina-principale\" target=\"_blank\" title=\"tooltip\" rel=\"nofollow noopener\" href=\"http:\/\/www.ocean4future.org\"><span class='mb-text'>PAGINA PRINCIPALE - HOME PAGE<\/span><\/a><br \/>\n<span style=\"color: #ffffff;\">.<\/span><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p><span class=\"span-reading-time rt-reading-time\" style=\"display: block;\"><span class=\"rt-label rt-prefix\">tempo di lettura: <\/span> <span class=\"rt-time\"> 4<\/span> <span class=\"rt-label rt-postfix\">minuti<\/span><\/span>&nbsp; . 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