{"id":9202,"date":"2018-06-17T02:00:19","date_gmt":"2018-06-17T00:00:19","guid":{"rendered":"http:\/\/www.ocean4future.org\/savetheocean\/?p=9202"},"modified":"2026-06-03T07:59:44","modified_gmt":"2026-06-03T05:59:44","slug":"breve-storia-dei-mezzi-subacquei-parte-ii","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.ocean4future.org\/savetheocean\/archives\/9202","title":{"rendered":"Breve storia dei mezzi subacquei &#8211; parte II"},"content":{"rendered":"<span class=\"span-reading-time rt-reading-time\" style=\"display: block;\"><span class=\"rt-label rt-prefix\">tempo di lettura: <\/span> <span class=\"rt-time\"> 6<\/span> <span class=\"rt-label rt-postfix\">minuti<\/span><\/span><p><span style=\"color: #ffffff;\">.<\/span><br \/>\n<a class=\"maxbutton-4 maxbutton maxbutton-livello-di-comprensione\" href=\"javascript:void(0);\"><span class='mb-text'>livello elementare<\/span><\/a><br \/>\n<span style=\"color: #ffffff;\">.<\/span><br \/>\n<strong><span style=\"color: #008000;\">ARGOMENTO: STORIA NAVALE<\/span><\/strong><br \/>\n<strong><span style=\"color: #008000;\">PERIODO: XX SECOLO<\/span><\/strong><br \/>\n<strong><span style=\"color: #008000;\">AREA: DIDATTICA<\/span><\/strong><br \/>\nparole chiave: sommergibili, sottomarini<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><a href=\"https:\/\/www.ocean4future.org\/savetheocean\/wp-content\/uploads\/2016\/08\/World-War-1-submarines1.jpg\"><br \/>\n<\/a><strong><span style=\"color: #008000; font-size: 14pt;\"><span style=\"font-size: 18pt;\">Dalla prima guerra mondiale ai giorni nostri<\/span><br \/>\n<\/span><\/strong><span style=\"text-align: justify;\">All&#8217;inizio della I guerra mondiale i sommergibili raggiungevano la velocit\u00e0 massima di 12 nodi ed avevano un&#8217;autonomia da 2000 a 5000 miglia. Per la propulsione usufruivano di una combinazione di motori a combustione interna e motori elettrici. Furono sperimentati come posamine, in ruolo anti nave e, addirittura, in supporto agli idrovolanti.\u00a0<\/span><span style=\"text-align: justify;\">Gli armamenti disponibili erano costituiti da cannoni, siluri e dalle prime mine navali. Nel tempo la loro tattica iniziale, di emergere e cannoneggiare il traffico mercantile, fu sostituita dal lancio di siluri in immersione con tattiche utilizzanti anche pi\u00f9 di un sommergibile. La tattica, in seguito chiamata \u00a0a branco di lupi, \u00a0fu ideata dall&#8217;allora comandante D\u00f6nitz, che divenne in seguito Comandante della Marina da guerra tedesca. D\u00f6nitz comprese che, invece di dislocare alla cieca i pochi battelli nell&#8217;Atlantico, una volta identificato un convoglio nemico per mezzo di un U-Boot o di intercettazioni radio, era pi\u00f9 conveniente inviare una squadra di sommergibili sul bersaglio con lo scopo di affondare il maggior numero di navi possibile, per poi sparire senza lasciare traccia; in sostanza come un branco di lupi che piomba su un gregge di pecore. Dal settembre 1939 al maggio 1945, aerei, navi e sommergibili tedeschi con l&#8217;appoggio, dal giugno del 1940 al settembre 1943, dei sommergibili italiani, cercarono di interrompere i rifornimenti di armamenti e materie prime dei fronti europei. <\/span><span style=\"text-align: justify;\">Sul <strong><span style=\"color: #008000;\">fronte atlantico<\/span><\/strong>, i sommergibili italiani utilizzarono la base francese di Bordeaux, che fu denominata <strong><span style=\"color: #008000;\">BETASOM<\/span><\/strong> come centro operativo e logistico sulla quale s&#8217;imperni\u00f2 tutto lo sforzo bellico. La superiorit\u00e0 dei mezzi tedeschi fu subito evidente. Nonostante ci\u00f2 i Comandanti e gli equipaggi italiani si fecero valere e molti di loro passarono alla storia.\u00a0<\/span>I <strong><span style=\"color: #008000;\">battelli italiani<\/span><\/strong>, a dispetto del celebre inno dei sommergibili, erano tutt&#8217;altro che rapidi ed invisibili; potevano raggiungere la massimo 12 nodi contro i 17 di quelli tedeschi. Inoltre le torrette italiane erano pi\u00f9 grandi e facilmente visibili. Questo fattore divenne critico quando entrarono in servizio i primi radar degli Alleati. Dei trentadue sommergibili operanti in Atlantico, sedici andarono perduti, cinque dei quali senza lasciare alcuna traccia di s\u00e9. In Mediterraneo, mare ristretto e fortemente sorvegliato e, per gran parte delle ostilit\u00e0, scarsamente attraversato da traffico mercantile nemico, molta dell&#8217;attivit\u00e0 fu assorbita da compiti ausiliari con scarsi successi e non certo rispondenti all&#8217;entit\u00e0 delle perdite e agli sforzi compiuti. Il loro uso divenne per\u00f2 particolarmente adatto quando impiegati in supporto ai mezzi insidiosi. In Atlantico, i risultati compensarono largamente i sacrifici delle missioni e, durante 24 mesi, furono affondate 108 navi mercantili, e una piccola unit\u00e0 militare ausiliaria, per complessive 593.864 tonnellate di stazza lorda e danneggiate 4 navi mercantili. Le esperienze tecniche acquisite furono preziose per lo sviluppo dei mezzi del dopoguerra.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Nella seconda guerra mondiale i sommergibili ottennero numerosi successi spingendo d&#8217;altra parte gli avversari ad incrementare la ricerca verso lo sviluppo di sistemi acustici per la loro scoperta con sonar attivi e passivi. Le innovazioni tecniche riguardarono l&#8217;irrobustimento dello scafo, al fine di scendere sotto i cento metri, e lo studio dello snorkel, uno strumento per aspirare, stando in immersione a quota periscopica, l\u2019aria necessaria per far funzionare i motori diesel e permettere cos\u00ec la ricarica delle batterie. L&#8217;invenzione dello <strong><span style=\"color: #008000;\">snorkel<\/span><\/strong> \u00e8 attribuita ad un italiano, <strong><span style=\"color: #008000;\">Pericle Ferretti<\/span><\/strong>, maggiore del Genio Navale, che realizz\u00f2 il primo prototipo.\u00a0I primi ad utilizzarlo furono i tedeschi, nel 1943, sul sommergibile <strong><span style=\"color: #008000;\">U-264<\/span><\/strong>.\u00a0Nel secondo dopoguerra lo sviluppo del mezzo aereo, in ruolo di ricognizione sul mare aperto ed il perfezionamento dei sistemi sonar di ricerca subacquea portarono ad un cambiamento nell&#8217;impiego del sommergibile. Nei sottomarini strategici, che hanno esigenze di operare anche per mesi sott&#8217;acqua, sono oggi installati sistemi di propulsione nucleare che di fatto ne giustificano il nome. Essi non hanno necessit\u00e0 di riemergere e conservano a bordo le provviste necessarie per la missione che pu\u00f2\u00a0durare molti mesi.<\/p>\n<figure style=\"width: 537px\" class=\"wp-caption alignleft\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"\" src=\"https:\/\/www.ocean4future.org\/savetheocean\/wp-content\/uploads\/2023\/05\/MARINA-MILITARE-USS-N-NAUTILUS-Nautiluscore.jpg\" alt=\"Questa immagine ha l'attributo alt vuoto; il nome del file \u00e8 MARINA-MILITARE-USS-N-NAUTILUS-Nautiluscore.jpg\" width=\"537\" height=\"418\" \/><figcaption class=\"wp-caption-text\"><strong><span style=\"color: #008000;\">Varo del USS Nautilus (SSN 571) nel Thames, 21 gennaio 1954\u00a0 &#8211; Fonte\u00a0 http:\/\/www.inl.gov\/ &#8211; Autore: U.S. Navy photo\/Released <\/span><a href=\"https:\/\/commons.wikimedia.org\/wiki\/File:Nautiluscore.jpg\">N<\/a><a href=\"https:\/\/commons.wikimedia.org\/wiki\/File:Nautiluscore.jpg\">autiluscore.jpg &#8211; Wikimedia Commons<\/a><\/strong><\/figcaption><\/figure>\n<p style=\"text-align: justify;\">Il\u00a0primo sottomarino dotato di \u00a0propulsione nucleare fu il <strong><span style=\"color: #008000;\">USSN Nautilus<\/span><\/strong> che entr\u00f2 in servizio nella Marina degli Stati Uniti nel 1955. Il battello aveva un dislocamento di circa\u00a0quattromila tonnellate, una velocit\u00e0 di venti nodi in immersione ed un&#8217;autonomia di oltre novantamila miglia nautiche. L&#8217;USSN\u00a0Nautilus\u00a0fu il primo sottomarino a raggiungere il Polo Nord nel 1958.\u00a0Dal Nautilus ai giorni nostri, i sottomarini nucleari lanciamissili balistici hanno raggiunto un livello tecnologico impressionante, forse possiamo considerarli le piattaforme d&#8217;arma pi\u00f9 significative che influenzarono la fine della guerra fredda; questi sottomarini, vere e proprie citt\u00e0 naviganti negli abissi, \u00a0possono superare le ventimila tonnellate ed ospitare equipaggi di oltre 170 persone che permangono all&#8217;interno di questi enormi battelli per lunghi periodi.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><span style=\"font-size: 18pt;\"><strong style=\"text-align: justify;\"><span style=\"color: #008000;\">I mezzi subacquei di soccorso<br \/>\n<\/span><\/strong><\/span>Dall&#8217;ultimo dopoguerra, con l&#8217;aumento significativo del numero dei battelli subacquei in guerra fredda aumentarono purtroppo gli incidenti, dovuti per o pi\u00f9 per cause tecniche.\u00a0 Nacque nelle Marine la consapevolezza di realizzare nuovi mezzi per il\u00a0soccorso dei sottomarini sinistrati. In parallelo alle navi salvataggio, dotate di campane per inviare i palombari sul fondo, furono progettati anche dei mini sommergibili progettati per il salvataggio dei sottomarini\u00a0in distress, i <strong><span style=\"color: #008000;\">DSRV<\/span><\/strong>. Questi mezzi hanno il compito di raggiungere il battello bloccato sul fondo, rifornirlo d&#8217;aria ed effettuare uno shuttle del personale sinistrato verso la nave madre in superficie. <strong><span style=\"color: #008000;\">Un compito altamente specialistico che richiede anche personale palombaro addestrato ad operare a grande profondit\u00e0.\u00a0<\/span><\/strong>La Marina italiana \u00e8 attualmente\u00a0l&#8217;unica Marina a detenere nel Mediterraneo questa capacit\u00e0 operativa con l&#8217;ausilio di <strong><span style=\"color: #008000;\">Nave Anteo<\/span> <\/strong>(nave comando del <strong><span style=\"color: #008000;\">COMGRUPNAVIN<\/span><\/strong>). Il soccorso ai sommergibili sinistrati viene effettuato con una Campana McCann fino a 130 metri, un minisommergibile <strong><span style=\"color: #008000;\">Drass-Galeazzi SRV-300<\/span><\/strong> e con palombari di alto fondale utilizzanti uno scafandro rigido articolato a pressione atmosferica (ADS) che consente di operare fino ai 300 metri per molte ore.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Tornando ai sottomarini pi\u00f9 moderni, voglio ricordare l\u2019<strong><span style=\"color: #008000;\">USSN North Dakota (SSN 784)<\/span><\/strong>, appartenente alla classe Virginia, oggi il sottomarino d\u2019attacco pi\u00f9 avanzato della Marina militare degli Stati Uniti d\u2019America. La sua entrata in servizio \u00e8 avvenuta nel 2014 inaugurando la terza batch del progetto Virginia, classe che segu\u00ec la classe Los Angeles. Questa nuova versione ha lo scopo di contrastare il crescente numero di sommergibili stranieri a propulsione diesel\/elettrica, estremamente silenziosi, \u00a0che sono prodotti in molti paesi del mondo con compiti di interdizione anche su bassi fondali. Caratteristiche di questo battello sono l&#8217;avanzata tecnologia dei sistemi di bordo, una maggiore velocit\u00e0, resistenza, mobilit\u00e0, nonch\u00e9 una grande capacit\u00e0 di carico. Il <strong><span style=\"color: #008000;\">U.S.S.<\/span> <span style=\"color: #008000;\">North Dakota<\/span><\/strong> \u00e8 l\u2019undicesimo sottomarino della <strong><span style=\"color: #008000;\">classe Virginia<\/span> <\/strong>ad entrare in servizio. Il sottomarino \u00e8 lungo 115 metri ed e&#8217; in grado di raggiungere una profondit\u00e0 di 240 metri (800 feet) \u00a0con una velocit\u00e0 massima in immersione di 25 nodi. Ha un equipaggio di circa 13o tra ufficiali e sottufficiali tutti altamente specializzati. Il suo armamento comprende missili e siluri. Per la sua propulsione utilizza un reattore nucleare S9G progettato per operare per ben 33 anni senza rifornimento. Insomma, un vero kranken del mare.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">In sintesi, oggigiorno i sommergibili sono utilizzati da molte Marine militari con compiti prettamente \u00a0strategici e tattici di interdizione e di sorveglianza delle rotte. Questi compiti, che possono essere inquadrati nella <em><strong><span style=\"color: #008000;\">maritime security<\/span><\/strong>,<\/em> comprendono attivit\u00e0 di sorveglianza e di intercettazione di imbarcazioni che effettuano attivit\u00e0 illecite, come lo sfruttamento della migrazione clandestina o il traffico di droga e di armi.<\/p>\n<p><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"alignleft\" src=\"https:\/\/www.ocean4future.org\/savetheocean\/wp-content\/uploads\/2023\/05\/MARINA-ITALIANA-SMG-sottomarino-pietro-venuti.jpg\" alt=\"Questa immagine ha l'attributo alt vuoto; il nome del file \u00e8 MARINA-ITALIANA-SMG-sottomarino-pietro-venuti.jpg\" width=\"567\" height=\"378\" \/><\/p>\n<p align=\"justify\"><strong><span style=\"color: #008000;\">Il Pietro Venuti \u00e8 l&#8217;ultimo sottomarino consegnato alla Marina Militare e fu varato il 9 ottobre 2014 presso gli Stabilimenti Fincantieri del Muggiano (La Spezia). Si tratta della terza unit\u00e0 della classe U-212 (classe Todaro) dopo i sommergibili Todaro e Scir\u00e8. In particolare, il Pietro Venuti \u00e8 la prima unit\u00e0 della seconda serie, costituita da due unit\u00e0: Pietro Venuti (S 528) e Romeo Romei (S 529). Il Romeo Romei \u00e8 in fase di realizzazione e se ne prevede la consegna ad agosto 2016. Le differenze rispetto alla prima serie riguardano principalmente il sistema di combattimento e di comunicazione. In particolare, i battelli della seconda serie hanno maggiore autonomia, capacit\u00e0 di collegamento satellitare ad alta velocit\u00e0 e saranno dotati di un nuovo albero optronico (periscopio). Inoltre avranno un nuovo sistema d&#8217;arma basato sul siluro Black Shark Advanced della WASS. Un gioiello della tecnologia italiana &#8211; autore foto Marco Pedrone CC INT. <a href=\"https:\/\/commons.wikimedia.org\/wiki\/File:FIL7646.jpg\">FIL7646.jpg &#8211; Wikimedia Commons<\/a><\/span><\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Inoltre, si adattano bene nei scenari moderni di intervento dove vengono utilizzati per scopi di ricognizione e di<em> intelligence<\/em> per la difesa contro minacce asimmetriche. La loro capacit\u00e0 di operare in maniera occulta favorisce il loro impiego e consente un supporto \u00a0operativo importante alle forze di superficie e di polizia nell&#8217;alto mare.<\/p>\n<p><strong><span style=\"color: #008000;\">fine parte II<br \/>\n<\/span><\/strong><br \/>\n<strong><span style=\"color: #008000;\">andrea mucedola<\/span><\/strong><\/p>\n<p><strong><span style=\"color: #008000;\">in anteprima: il sommergibile HMS M2 lancia un idrovolante \u2013 Fonte The Air and Sea Co. The Air and Sea, vol.2, no.6 \u2013 pubblico dominio <a href=\"https:\/\/commons.wikimedia.org\/wiki\/File:British_Submarine_HMS_M2.jpg\">British Submarine HMS M2.jpg &#8211; Wikimedia Commons<\/a><\/span><\/strong><\/p>\n<p>Alcune delle imamgini sono prese dal web, pur rispettando la netiquette, citandone ove possibile gli autori e\/o le fonti. Se qualcuno desiderasse specificarne l&#8217;autore o chiedere di rimuoverle, pu\u00f2 scrivere a infoocean4future@gmail.com e provvederemo immediatamente alla correzione dell&#8217;articolo<br \/>\n<span style=\"color: #ffffff;\">.<\/span><\/p>\n<p><strong><a class=\"maxbutton-3 maxbutton maxbutton-pagina-principale\" target=\"_blank\" title=\"tooltip\" rel=\"nofollow noopener\" href=\"http:\/\/www.ocean4future.org\"><span class='mb-text'>PAGINA PRINCIPALE - HOME PAGE<\/span><\/a><br \/>\n<span style=\"color: #ffffff;\">.<\/span><\/strong><\/p>\n<p><strong><a class=\"maxbutton-13 maxbutton maxbutton-parte-i\" href=\"https:\/\/www.ocean4future.org\/savetheocean\/archives\/09183\"><span class='mb-text'>PARTE I<\/span><\/a> <\/strong><strong><a class=\"maxbutton-14 maxbutton maxbutton-parte-ii\" href=\"https:\/\/www.ocean4future.org\/savetheocean\/archives\/09202\"><span class='mb-text'>PARTE II<\/span><\/a> <a class=\"maxbutton-15 maxbutton maxbutton-parte-iii\" href=\"https:\/\/www.ocean4future.org\/savetheocean\/archives\/45963\"><span class='mb-text'>PARTE III<\/span><\/a> <\/strong><strong><a class=\"maxbutton-16 maxbutton maxbutton-parte-iv\" href=\"https:\/\/www.ocean4future.org\/savetheocean\/archives\/45968\"><span class='mb-text'>PARTE IV<\/span><\/a><\/strong><\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p><span class=\"span-reading-time rt-reading-time\" style=\"display: block;\"><span class=\"rt-label rt-prefix\">tempo di lettura: <\/span> <span class=\"rt-time\"> 6<\/span> <span class=\"rt-label rt-postfix\">minuti<\/span><\/span>. . 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