{"id":86460,"date":"2023-04-09T00:01:28","date_gmt":"2023-04-08T22:01:28","guid":{"rendered":"http:\/\/www.ocean4future.org\/savetheocean\/?p=86460"},"modified":"2023-12-27T18:29:54","modified_gmt":"2023-12-27T17:29:54","slug":"86460","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.ocean4future.org\/savetheocean\/archives\/86460","title":{"rendered":"Un viaggio all&#8217;isola di Pasqua con un testimone straordinario, il capitano James Cook"},"content":{"rendered":"<span class=\"span-reading-time rt-reading-time\" style=\"display: block;\"><span class=\"rt-label rt-prefix\">tempo di lettura: <\/span> <span class=\"rt-time\"> 11<\/span> <span class=\"rt-label rt-postfix\">minuti<\/span><\/span><p><span style=\"color: #ffffff;\">.<\/span><\/p>\n<a class=\"maxbutton-4 maxbutton maxbutton-livello-di-comprensione\" href=\"javascript:void(0);\"><span class='mb-text'>livello elementare<\/span><\/a>\n<p><span style=\"color: #ffffff;\">.<\/span><\/p>\n<p><strong><span style=\"color: #008000;\">ARGOMENTO: REPORTAGE<\/span><\/strong><br \/>\n<strong><span style=\"color: #008000;\">PERIODO: XVIII SECOLO<\/span><\/strong><br \/>\n<strong><span style=\"color: #008000;\">AREA: DIDATTICA<\/span><\/strong><br \/>\nparole chiave: Isola di Pasqua, James Cook<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Era il mattino della Pasqua 1722, il 5 aprile, quando l&#8217;esploratore olandese <strong><span style=\"color: #008000;\">Jacob Roggeveen<\/span><\/strong>, navigando nell&#8217;Oceano Pacifico meridionale a circa 2.300 miglia dalla costa occidentale del Cile e 2.500 miglia a est di Tahiti scopr\u00ec quell&#8217;isola sperduta che fu battezzata <strong><span style=\"color: #008000;\">Paaseiland, isola di Pasqua<\/span><\/strong>.<\/p>\n<p><img decoding=\"async\" src=\"https:\/\/www.ocean4future.org\/savetheocean\/wp-content\/uploads\/2023\/05\/Roggeveen_voyage-wikipedia-free.jpg\" alt=\"Questa immagine ha l'attributo alt vuoto; il nome del file \u00e8 Roggeveen_voyage-wikipedia-free.jpg\" width=\"865\" height=\"536\"><\/p>\n<p align=\"justify\"><span style=\"color: #008000;\"><strong>Jacob Roggeveen (1 febbraio 1659 \u2013 31 gennaio 1729) era un esploratore olandese inviato alla ricerca della Terra Australis, che si imbatt\u00e9 nell&#8217;Isola di Pasqua. Jacob Roggeveen nelle sue esplorazioni scopr\u00ec anche Bora Bora (<i>Vava&#8217;u) <\/i>e Maupiti nelle Isole della Societ\u00e0, Samoa &#8211; mappa del suo<\/strong><\/span> <strong><span style=\"color: #008000;\">viaggio &#8211; autore della mappa Carl F. Behrens<\/span><\/strong> <a href=\"https:\/\/commons.wikimedia.org\/wiki\/File:Roggeveen_voyage.jpg\">File:Roggeveen voyage.jpg &#8211; Wikimedia Commons<\/a><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Pochi anni dopo, nel 1769, una spedizione inviata dal vicer\u00e9 spagnolo del Per\u00f9, al comando dell&#8217;esploratore <strong><span style=\"color: #008000;\">Felipe Gonz\u00e1lez de Ahedo<\/span><\/strong>, visit\u00f2 Rapa Nui e trascorse quattro giorni sull\u2019isola incontrando i nativi, da lui stimati in circa 3.000 persone che presentavano caratteri simili ai popoli di quella grande regione che sarebbe stata poi chiamata da Cook Polinesia.<\/p>\n<p><img decoding=\"async\" src=\"https:\/\/www.ocean4future.org\/savetheocean\/wp-content\/uploads\/2023\/04\/Rongo-rongo_script.jpg\" alt=\"Questa immagine ha l'attributo alt vuoto; il nome del file \u00e8 Rongo-rongo_script.jpg\" width=\"597\" height=\"813\"><\/p>\n<p align=\"justify\"><span style=\"color: #008000;\"><strong>tavola in legno con antiche incisioni in rongorongo. La scrittura non \u00e8 stata decifrata completamente e per molti decenni \u00e8 rimasta incompresa. Grazie agli studi condotti dal tedesco Thomas Barthel e alla scoperta di una tavoletta che riportava un calendario lunare (oggi conservata nell&#8217;archivio dei SS Cuori a&nbsp;Grottaferrata (Roma), la cosiddetta tavoletta&nbsp;<em>Mamari<\/em>, \u00e8 stato possibile decifrare parzialmente alcuni simboli. In tutto il mondo esistono 26 tavolette scritte in Rongorongo, delle quali solo una minima parte \u00e8 stata tradotta &#8211; da Bettocchi (2008)&nbsp;<i>Antigua escritura rongorongo de la Isla de Pascua: Los prestigiosos objetos del Museo Nacional de Historia Natural de Santiago de Chile &#8211; immagine adattata alla pagina &#8211; <a href=\"https:\/\/commons.wikimedia.org\/wiki\/File:Rongorongo_Staff_8-11.png\">Rongorongo Staff 8-11.png &#8211; Wikimedia Commons<\/a><\/i><\/strong><\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Naturalmente <strong><span style=\"color: #008000;\">De Ahedo<\/span><\/strong> rivendic\u00f2 l&#8217;isola per la Spagna su un documento su cui gli isolani scrissero qualcosa in <strong><span style=\"color: #008000;\">rongorongo<\/span><\/strong>, l&#8217;ormai indecifrabile scrittura di Rapa Nui.<\/p>\n<p><img decoding=\"async\" src=\"https:\/\/www.ocean4future.org\/savetheocean\/wp-content\/uploads\/2017\/07\/Captainjamescookportrait.jpg\" alt=\"Questa immagine ha l'attributo alt vuoto; il nome del file \u00e8 Captainjamescookportrait.jpg\" width=\"607\" height=\"762\"><\/p>\n<p align=\"justify\"><span style=\"color: #008000;\"><strong>James Cook (Marton, 27 ottobre 1728 \u2013 Kealakekua, 14 febbraio 1779) fu un grande esploratore, navigatore britannico il cui apporto alla cartografia marittima fu fondamentale per le esplorazioni successive.&nbsp; Dopo aver cartografato per primo l&#8217;isola di Terranova, effettu\u00f2 tre viaggi nell&#8217;Oceano Pacifico nel corso dei quali realizz\u00f2 il primo contatto europeo con le coste dell&#8217;Australia e le Hawaii, oltre alla prima circumnavigazione ufficiale della Nuova Zelanda. I suoi diari sono ancora oggi dei preziosi documenti su un mondo ormai perduto &#8230; con lui visitiamo oggi l&#8217;isola di Pasqua. immagine &#8211; ritratto del Captain James Cook, di Sir Nathaniel Dance-Holland, c.\u20091775, National Maritime Museum, Greenwich <a href=\"https:\/\/commons.wikimedia.org\/wiki\/File:Captainjamescookportrait.jpg\">Captainjamescookportrait.jpg &#8211; Wikimedia Commons<\/a><\/strong><\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">L\u2019<strong><span style=\"color: #008000;\">11 marzo 1774<\/span><\/strong>, il <strong><span style=\"color: #008000;\">capitano James Cook<\/span><\/strong> arriv\u00f2 in prossimit\u00e0 dell\u2019isola di Pasqua. Nel suo diario [1] Cook da una colorita descrizione dei primi contatti: \u201c<strong><span style=\"color: #008000;\"><em>Essendoci ancorati troppo vicino al bordo di un argine, una fresca brezza da terra, verso le tre del mattino successivo, ci fece allontanare da esso; \u2026 fu quindi levata l&#8217;ancora e fatta vela per riguadagnare la sponda. Mentre la nave faceva rotta, sono sceso a terra, accompagnato da alcuni gentiluomini, per vedere cosa poteva offrirci l&#8217;isola. Sbarcammo sulla spiaggia sabbiosa, dove erano radunate alcune centinaia di indigeni, e che erano cos\u00ec impazienti di vederci, che molti di loro si avvicinarono a nuoto per incontrare le barche. Nessuno di loro aveva in mano nemmeno un bastone o un&#8217;arma di alcun genere. Dopo aver distribuito tra loro alcuni ninnoli, abbiamo fatto segno di qualcosa da mangiare, sul quale hanno fatto cadere alcune patate, platani e canne da zucchero che abbiamo scambiato con chiodi, specchi e pezzi di stoffa.&nbsp;<\/em><\/span><\/strong><strong><em><span style=\"color: #008000;\">Ben presto scoprimmo che erano ladri esperti e imbroglioni nei loro scambi, come qualsiasi altra persona che avessimo mai incontrato. Con qualche difficolt\u00e0 riuscimmo a tenere i cappelli in testa; ma difficilmente \u00e8 possibile tenere qualcosa nelle nostre tasche, nemmeno quello che loro stessi ci avevano venduto; poich\u00e9 cercavano ogni occasione per strapparcelo, cos\u00ec che a volte abbiamo comprato la stessa cosa due o tre volte, e dopotutto non l&#8217;abbiamo ottenuta.<\/span><\/em><\/strong><\/p>\n<p><img decoding=\"async\" src=\"https:\/\/www.ocean4future.org\/savetheocean\/wp-content\/uploads\/2023\/05\/Routledge-The_Mystery_of_Easter_Island-1920-wikipedia-free-english-1024x733.png\" alt=\"Questa immagine ha l'attributo alt vuoto; il nome del file \u00e8 Routledge-The_Mystery_of_Easter_Island-1920-wikipedia-free-english-1024x733.png\" width=\"1024\" height=\"733\"><\/p>\n<p align=\"justify\"><strong><span style=\"color: #008000;\">Mappa politica dell&#8217;isola di Pasqua che mostra la distribuzione dei diversi clan sull&#8217;isola &#8211; autore Katherine Routledge (1866\u20131935) &#8211; fonte Katherine Routledge-<\/span><span style=\"color: #008000;\"><a style=\"color: #008000;\" href=\"https:\/\/ia601806.us.archive.org\/6\/items\/mysteryofeaster00rout\/mysteryofeaster00rout.pdf\">The_Mystery_of_Easter_Island-1920-txt.pdf<\/a><br \/>\n<\/span><span style=\"color: #008000;\"><a href=\"https:\/\/commons.wikimedia.org\/wiki\/File:Routledge-The_Mystery_of_Easter_Island-1920_Seite_336_retusche.png?uselang=en-gb\">Routledge-The Mystery of Easter Island-1920 Seite 336 retusche.png &#8211; Wikimedia Commons<\/a><\/span><\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong><em><span style=\"color: #008000;\"><br \/>\nPrima di salpare dall&#8217;Inghilterra, fui informato che una nave spagnola aveva visitato quest&#8217;isola nel 1769. Se ne videro alcuni segni tra la gente che ora ci circondava; un uomo aveva un bel cappello europeo a tesa larga, un altro aveva una giacca greco (un giaccone con cappuccio) e un altro un fazzoletto di seta rossa. Sembrava anche che conoscessero l&#8217;uso di un moschetto e ne avessero molta soggezione; ma questo probabilmente lo avevano appreso da Roggeween, il quale, se dobbiamo credere agli autori di quel viaggio, ha lasciato loro sufficienti testimonianze.<\/span><\/em><\/strong>\u201d \u2026 descrive quindi il paesaggio: \u201c<strong><em><span style=\"color: #008000;\">Vicino al luogo dove atterrammo, erano alcune di quelle statue prima menzionate, che in altro luogo descriver\u00f2. Il paese appariva arido e senza bosco; c&#8217;erano, tuttavia, diverse piantagioni di patate, platani e canne da zucchero; abbiamo anche visto alcuni uccelli e abbiamo trovato un pozzo di acqua salmastra.<\/span><\/em><\/strong>\u201d Il problema della mancanza di sufficiente acqua dolce gi\u00e0 segnalato da Davies, verr\u00e0 sottolineato da Cook che sconsiglier\u00e0 se non per emergenza la sosta all&#8217;isola.&nbsp;<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Nel Capitolo VIII, Cook descrive l\u2019isola, la situazione sociale e gli abitanti con i loro usi e costumi: \u201c<strong><em><span style=\"color: #008000;\">Dar\u00f2 ora qualche ulteriore resoconto di quest&#8217;isola, che \u00e8 senza dubbio la stessa che l&#8217;ammiraglio Roggeveen tocc\u00f2 nell&#8217;aprile 1722; anche se la descrizione che ne danno gli autori di quel viaggio non \u00e8 affatto d&#8217;accordo con essa ora. Potrebbe anche essere lo stesso che fu visto dal Capitano Davis nel 1686; poich\u00e9, visto da est, risponde molto bene alla descrizione di Wafer, come ho gi\u00e0 osservato. Insomma, se questa non \u00e8 la terra, la sua scoperta non pu\u00f2 trovarsi lontano dalla costa dell&#8217;America, poich\u00e9 questa latitudine \u00e8 stata ben esplorata dal meridiano di 80 a 110.<\/span> <\/em><\/strong>\u201c \u2026 \u201c<strong><em><span style=\"color: #008000;\">Nessuna nazione ha bisogno di contendere l&#8217;onore della scoperta di quest&#8217;isola, poich\u00e9 ci possono essere pochi posti che offrono meno comodit\u00e0 per la navigazione di quanto non faccia. Qui non c&#8217;\u00e8 un ancoraggio sicuro, n\u00e9 legna da ardere, n\u00e9 acqua dolce che valga la pena di imbarcare. La natura \u00e8 stata estremamente generosa con i suoi favori in questo luogo. Poich\u00e9 ogni cosa deve essere coltivata a forza di lavoro, non si pu\u00f2 supporre che gli abitanti piantino molto pi\u00f9 di quanto sia sufficiente per se stessi; e poich\u00e9 sono pochi di numero, non possono avere molto da risparmiare per soddisfare i bisogni degli stranieri in visita. I prodotti sono patate dolci, patate dolci, radice di tara o vortice, piantaggine e canne da zucchero, tutto abbastanza buono, specialmente le patate, che sono le migliori del genere che io abbia mai assaggiato. Hanno anche delle zucche, ma cos\u00ec poche che un guscio di noce di cocco era la cosa pi\u00f9 preziosa che potessimo dar loro. Hanno pochi polli addomesticati, come galli e galline, piccoli ma ben gustati. Hanno anche topi, che pare mangino; poich\u00e9 vidi un uomo con alcuni in mano, e sembrava che non volesse separarsene, facendomi capire che erano per cibo. Di uccelli terrestri non ce n&#8217;era quasi nessuno, e di uccelli marini solo pochi \u2026<\/span><\/em><\/strong>\u201d. \u201c<strong><em><span style=\"color: #008000;\">La costa sembrava non abbondare di pesci, almeno non riuscivamo a prenderne nessuno con l&#8217;amo e la lenza, e tra gli indigeni si vedeva ben poco.\u201d<\/span><\/em><\/strong> \u2026<\/p>\n<p align=\"justify\"><strong><span style=\"color: #008000;\">Cook, <\/span><\/strong><span style=\"color: #008000;\"><span style=\"color: #000000;\">nel 1774, la descriveva cos\u00ec:<\/span><\/span><strong><em><span style=\"color: #008000;\">\u201c Questo \u00e8 il prodotto dell&#8217;Isola di Pasqua, o Terra di Davis, che si trova alla latitudine 27\u00b0 5&#8242; 30&#8243; S., alla longitudine 109\u00b0 46&#8242; 20&#8243; O\u201d \u2026 \u201cAl largo dell&#8217;estremit\u00e0 sud, ci sono due isolotti rocciosi, che si trovano vicino alla riva. Le punte nord ed est dell&#8217;isola sorgono direttamente dal mare ad un&#8217;altezza considerevole; tra loro e la S.E. di lato, la costa forma una baia aperta, in cui credo si siano ancorati gli olandesi. Abbiamo ancorato, come \u00e8 gi\u00e0 stato detto, sul lato ovest dell&#8217;isola, tre miglia a nord della punta sud, con la spiaggia sabbiosa che porta S.E-S. Questa \u00e8 una rotta molto buona con venti orientali, ma pericolosa con venti occidentali; come l&#8217;altro sul lato di S.E. deve essere con venti orientali.\u201d&nbsp;<\/span><\/em><\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Curiosamente Cook trova la popolazione in un numero decisamente minore di quello stimato dai suoi predecessori (da 3000 a circa 700 anime): \u201c<strong><em><span style=\"color: #008000;\">Gli abitanti di quest&#8217;isola non sembrano superare le sei o settecento anime, e pi\u00f9 di due terzi di quelli che vedemmo erano maschi. O hanno solo poche femmine tra loro, oppure molte sono state trattenute dal fare la loro comparsa durante il nostro soggiorno, perch\u00e9 sebbene non abbiamo visto nulla che ci induca a credere che gli uomini fossero di indole gelosa, o le donne timorose di apparire in pubblico, qualcosa di questo tipo era probabilmente il caso.&nbsp; <\/span><\/em><\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><span style=\"color: #008000;\">&#8220;<\/span><strong><span style=\"color: #008000;\"> Per colore, lineamenti e lingua hanno una tale affinit\u00e0 con le genti delle isole pi\u00f9 occidentali, che nessuno dubiter\u00e0 che abbiano avuto la stessa origine. \u00c8 straordinario che la stessa nazione si sia diffusa su tutte le isole di questo vasto oceano, dalla Nuova Zelanda a quest&#8217;isola, che \u00e8 quasi un quarto della circonferenza del globo.<\/span>\u201d<\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Curiosamente la valutazione di James Cook sul numero degli abitanti \u00e8 in contrasto con quelle precedenti ma anche con quella del navigatore francese, <strong><span style=\"color: #008000;\">Jean-Francois de Galaup<\/span><\/strong>, <strong><span style=\"color: #008000;\">Comte de La Perouse<\/span><\/strong>, che poco dopo, nel 1786, afferm\u00f2 di aver trovato circa 2.000 persone sull&#8217;isola. E&#8217; noto che sull&#8217;isola esistevano due clan che si combatterono aspramente per le poche risorse dell&#8217;isola e compromisero l\u2019ecosistema dell\u2019isola disboscando milioni di palme per farne legna da ardere o liberare spazio per l\u2019agricoltura.&nbsp; Di fatto una terribile catastrofe ambientale provocata proprio dagli abitanti. Un numero che di fatto si ridusse a soli 111 persone nel 1877, sia a causa del prelievo forzoso da parte degli Spagnoli per approvvigionarsi di nuovi schiavi sia per le ricorrenti epidemie di vaiolo.&nbsp;<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Forse l&#8217;intuizione maggiore di Cook fu di aver compreso che gli abitanti di quel vasto oceano erano tutti collegati fra di loro, un immenso territorio che lui chiam\u00f2 Polinesia, in cui quei nativi erano stati capaci di trasferirsi muovendosi tra le isole con cognizioni nautiche a lui sconosciute. Ciononostante molte delle conoscenze reciproche sembravano essersi perse nel tempo \u201c<strong><em><span style=\"color: #008000;\">Molti di loro non hanno ora altra conoscenza l&#8217;uno dell&#8217;altro, se non quella conservata dalla tradizione antiquata; e con il passare del tempo sono diventate, per cos\u00ec dire, nazioni diverse, ognuna delle quali ha adottato qualche usanza o abitudine particolare, ecc. Tuttavia, un attento osservatore vedr\u00e0 presto l&#8217;affinit\u00e0 che hanno l&#8217;una con l&#8217;altra. In generale, la gente di quest&#8217;isola \u00e8 una razza snella. Non ho visto un uomo che misurasse sei piedi; tanto sono lontani dall&#8217;essere giganti, come afferma uno degli autori del viaggio di Roggeveen. Sono vivaci e attivi, hanno buoni lineamenti e volti non sgradevoli; sono amichevoli e ospitali con gli estranei, ma dediti al furto come tutti i loro vicini.<\/span><\/em><\/strong>\u201d<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Anche le loro disponibilit\u00e0 nautiche appaiono a Cook minimali: \u201c<strong><em><span style=\"color: #008000;\">Non si vedevano pi\u00f9 di tre o quattro canoe in tutta l&#8217;isola, e queste molto meschine, e fatte di molti pezzi cuciti insieme con filo sottile. Sono lunghi circa diciotto o venti piedi, testa e stelo scolpiti o leggermente rialzati, sono molto stretti e dotati di stabilizzatori. Non sembrano in grado di trasportare pi\u00f9 di quattro persone e non sono assolutamente adatti a qualsiasi navigazione lontana. Per quanto piccole e meschine fossero queste canoe, era una questione di meraviglia per noi, dove trovassero il legno con cui costruirle; poich\u00e9 in uno di essi c&#8217;era un&#8217;asse lunga sei o otto piedi, larga quattordici pollici a un&#8217;estremit\u00e0 e otto all&#8217;altra; mentre non abbiamo visto un tronco sull&#8217;isola che avrebbe fatto una tavola grande la met\u00e0 di questa, n\u00e9, in verit\u00e0, c&#8217;era un altro pezzo nell&#8217;intera canoa grande la met\u00e0. Ci sono due modi in cui \u00e8 possibile che abbiano ottenuto questo grande bosco; potrebbe essere stato lasciato qui dagli Spagnoli, o potrebbe essere stato spinto sulla costa dell&#8217;isola da qualche terra lontana. \u00c8 anche possibile che ci sia del terreno nelle vicinanze, da cui potrebbero averlo preso. Noi, tuttavia, non ne abbiamo visto alcun segno, n\u00e9 abbiamo potuto ottenere la minima informazione su questa testa dagli indigeni, sebbene abbiamo provato ogni metodo che potevamo pensare per ottenerla. Siamo stati quasi altrettanto sfortunati nelle nostre ricerche sul nome proprio o nativo dell&#8217;isola; poich\u00e9, confrontando le note, ho scoperto che avevamo tre nomi diversi per esso, vale a dire: Tamareki, Whyhu e Teapy&#8221;<\/span><\/em><\/strong> &#8230; stranamente non riporta il termine Rapa Nui.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Cook cerca di comprendere anche la loro religione e il significato delle misteriose statue:&nbsp; \u201c<strong><em><span style=\"color: #008000;\">\u2026 Le statue gigantesche, \u2026 non sono, a mio avviso, considerate idoli dagli abitanti attuali, qualunque cosa potessero essere ai tempi degli olandesi; almeno non ho visto nulla che potesse indurmi a pensarlo. Al contrario, suppongo piuttosto che siano luoghi di sepoltura per certe trib\u00f9 o famiglie. Io, cos\u00ec come alcuni altri, ho visto uno scheletro umano sdraiato su una delle piattaforme, appena ricoperto di pietre. Alcune di queste piattaforme in muratura sono lunghe trenta o quaranta piedi, larghe dodici o sedici e alte da tre a dodici; che durano in qualche misura dipende dalla natura del terreno; poich\u00e9 sono generalmente sull&#8217;orlo della riva di fronte al mare, in modo che questa faccia possa essere alta dieci o dodici piedi o pi\u00f9, e l&#8217;altra non possa essere superiore a tre o quattro. Sono costruite, o meglio rivestite, con pietre squadrate, di grandissima pezzatura; e la lavorazione non \u00e8 inferiore al miglior pezzo di muratura semplice che abbiamo in Inghilterra. Non usano alcun tipo di cemento, tuttavia le giunture sono estremamente vicine e le pietre sono incastrate e incastrate l&#8217;una nell&#8217;altra, in modo molto ingegnoso. Le pareti laterali non sono perpendicolari, ma inclinate un p\u00f2 verso l&#8217;interno \u2026<\/span><\/em><\/strong>\u201d \u2026 \u201c<strong><em><span style=\"color: #008000;\"> \u2026 Le statue (Moai), o almeno molte di esse, vengono erette su \u2026 piattaforme, che fungono da fondamenta. Sono, per quanto possiamo giudicare, circa la met\u00e0 della lunghezza, terminando in una specie di ceppo in basso, su cui poggiano. La lavorazione \u00e8 scortese, ma non male; n\u00e9 i lineamenti del viso sono mal formati, il naso e il mento in particolare; ma le orecchie sono lunghe oltre misura; e, per quanto riguarda i corpi, non c&#8217;\u00e8 quasi nulla che assomigli a una figura umana in essi.<\/span><\/em><\/strong>\u201d \u2026<\/p>\n<p><img decoding=\"async\" src=\"https:\/\/www.ocean4future.org\/savetheocean\/wp-content\/uploads\/2023\/05\/Easter_Island-MOAI-wikipedia.jpg\" alt=\"Questa immagine ha l'attributo alt vuoto; il nome del file \u00e8 Easter_Island-MOAI-wikipedia.jpg\"><\/p>\n<p align=\"justify\"><span style=\"color: #008000;\"><strong>i misteriosi Moai &#8211; autore <a class=\"external text\" href=\"https:\/\/www.flickr.com\/people\/37804160@N00\" rel=\"nofollow\">Mike W.<\/a> Vancouver, Canada<br \/>\n<a href=\"https:\/\/commons.wikimedia.org\/wiki\/File:Easter_Island_(16491363758).jpg?uselang=en-gb\">File:Easter Island (16491363758).jpg &#8211; Wikimedia Commons<\/a><br \/>\n<\/strong><\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><span style=\"font-size: 18pt;\"><strong><span style=\"color: #008000;\">Il simbolo di Rapa Nui<\/span><\/strong><\/span><br \/>\nSicuramente nell\u2019immaginario collettivo, i Moai, queste enormi statue realizzate in pietra vulcanica, rappresentano il simbolo dell\u2019isola sperduta ai confini del mondo. Sembrerebbe che ne esistano ancora circa 1.000 completi che raggiungono oltre 4 metri di altezza (fino a 10) per dieci tonnellate di peso, che furono scavati nella cava di <strong><span style=\"color: #008000;\">Rano Raraku<\/span> <\/strong>sulla costa meridionale dell&#8217;isola. Il pi\u00f9 grande Moai scoperto, chiamato &#8220;<strong><span style=\"color: #008000;\">El Gigant<\/span><\/strong>e&#8221; \u00e8 alto 69 piedi e si pensa che pesi circa 200 tonnellate ma non fu mai trasportato e giace ancora nella cava.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">La maggior parte delle statue sono con le spalle al mare e sono poste su piattaforme di pietra chiamate <strong><span style=\"color: #008000;\">Ahu<\/span><\/strong>, che possono raccogliere fino a 15 statue. Alcuni Moai sono adornati con pietre rosse cilindriche chiamate pukao che rappresenterebbe un\u2018acconciatura di capelli. Si ritiene che queste statue furono erette centinaia di anni prima che <strong><span style=\"color: #008000;\">Jacob Roggeveen<\/span><\/strong> arrivasse sull&#8217;isola quella domenica di Pasqua del 1722. Secondo molti ricercatori, i polinesiani scoprirono l&#8217;isola intorno al 1000 d.C. e vi si installarono, dando poi inizio alla costruzione di quelle statue intorno al 1300 (fino all&#8217;inizio del 1600) credendo che avrebbero conservato gli spiriti dei loro capi, che consideravano discendenti degli dei. Questa usanza sembra avere delle relazioni con monoliti simili ritrovati in altri luoghi della Polinesia che farebbero presupporre delle credenze comuni.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Non \u00e8 che uno dei misteri legato a quella terra lontana. Il ritrovamento di iscrizioni antiche ha fatto ipotizzare a <strong><span style=\"color: #008000;\">Robert M. Schoch<\/span><\/strong>, uno dei pi\u00f9 noti scrittori &#8220;pseudoscientifici&#8221; americani, che alcune tavolette ritrovate possano risalire ad oltre 10.000 anni fa, significando che potesse essere quindi abitata prima dell&#8217;ultima glaciazione.&nbsp;<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Termina qui, questo viaggio ai confini del mondo accompagnati dal capitano Cook. Lasciamo questo luogo magico chiamato oggi dagli indigeni locali Rapa Nui, considerato il \u201c<strong><em><span style=\"color: #008000;\">Te Pito The Henua<\/span><\/em><\/strong>\u201d ovvero l\u2019ombelico del mondo, la terra lontana da tutto e quindi al centro del loro universo. Un concetto che per noi continentali si \u00e8 perso ma che trova ancora un significato nelle nostre radici che ci legano agli antenati e sono la forza per le generazioni future.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong><span style=\"color: #008000;\">Buona Pasqua e che sia un giorno ancora una volta di rinascita per un mondo migliore.<\/span><\/strong><\/p>\n<p><strong><span style=\"color: #008000;\">Andrea Mucedola<\/span><\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">in anteprima: danzatrice nei costumi tradizionali dell&#8217;Isola di Pasqua&nbsp; &nbsp;&#8211; autrice Debbie Stain &#8211; Fonte International Banquet 06&#8242; <a href=\"https:\/\/commons.wikimedia.org\/wiki\/File:Easter_island_costume.jpg\">File:Easter island costume.jpg &#8211; Wikimedia Commons<\/a><\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><span style=\"color: #008000; font-size: 18pt;\"><strong>Riferimenti<br \/>\n<span style=\"font-size: 12pt;\">Douglas, Peter.&nbsp;<a class=\"external text\" href=\"http:\/\/www.newnetherlandinstitute.org\/files\/7613\/5757\/5064\/THE_SOUTH_SEA_VOYAGE_OF_JACOB_ROGGEVEEN_1721-1723.pdf\" rel=\"nofollow\">&#8220;The South Sea Voyage of Jacob Reggeveen, 1721\u20131723&#8221;<\/a>&nbsp;<span class=\"cs1-format\">(PDF)<\/span>. New Netherland Institute<\/span><span class=\"reference-accessdate\"><span style=\"font-size: 12pt;\">. Retrieved&nbsp;<span class=\"nowrap\">2 November<\/span> 2016;<\/span><br \/>\n<\/span><\/strong><\/span><br \/>\n<a href=\"https:\/\/www.easterisland.travel\/easter-island-facts-and-info\/history\/ship-logs-and-journals\/james-cook-1774\/\">https:\/\/www.easterisland.travel\/easter-island-facts-and-info\/history\/ship-logs-and-journals\/james-cook-1774\/<\/a> estratto dal libro<em>&nbsp;<strong><span style=\"color: #008000;\">A Voyage Towards the South Pole and Round the World<\/span><\/strong>, Volume 1 from the year 1777<\/em> di James Cook;<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong><span style=\"color: #008000;\">James Cook<\/span><\/strong>,&nbsp;<strong><span style=\"color: #008000;\"><i>Giornali di Bordo<\/i><\/span><\/strong>, Milano, TEA, 2007;<\/p>\n<p><strong><span style=\"color: #008000;\">Thor Heyerdahl&nbsp;e Edwin N. Ferdon<\/span><\/strong>, eds,&nbsp;<i>Archaeology of Easter Island: Reports of the Norwegian Archaeological Expedition to Easter Island and East Polynesia<\/i>, Vol.1: 45-67 (Albuquerque 1961);<\/p>\n<p><strong><span style=\"color: #008000;\">Paul G. Bahn<\/span><\/strong>, &#8220;A Brief History of Rapanui Archaeology up to 1956&#8221;,&nbsp;<i>Easter Island Studies<\/i>&nbsp;pp. 73-78;<\/p>\n<p><strong><span style=\"color: #008000;\">Herbert von Saher<\/span><\/strong>, &#8220;Roggeveen and Bouman: An Inventory on all the Narratives&#8221;,&nbsp;<i>Rapa Nui Journal<\/i> 7(4): 77-82 (1993);<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><a href=\"https:\/\/www.nationalgeographic.it\/viaggi\/2019\/11\/i-misteri-dellisola-di-pasqua\">I misteri dell\u2019Isola di Pasqua | National Geographic<\/a><\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><span style=\"color: #ffffff;\">.<\/span><\/p>\n<p><a class=\"maxbutton-27 maxbutton maxbutton-un-regalo-per-te\" href=\"https:\/\/www.primevideo.com\/offers\/ref=atv_nb_lcl_it_IT?tag=amazon0e150-21 Italia\"><span class='mb-text'>Una sorpresa per te su Amazon Music unlimited<\/span><\/a>&nbsp;&nbsp; <a class=\"maxbutton-28 maxbutton maxbutton-amazon-prime\" title=\"Scopri i vantaggi di Amazon Prime\" href=\"javascript:void(0);\"><span class='mb-text'>Scopri i vantaggi di Amazon Prime<\/span><\/a><\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Alcune delle foto presenti in questo blog possono essere state prese dal web, citandone ove possibile gli autori e\/o le fonti. Se qualcuno desiderasse specificarne l\u2019autore o rimuoverle, pu\u00f2 scrivere a infoocean4future@gmail.com e provvederemo immediatamente alla correzione dell\u2019articolo<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<a class=\"maxbutton-3 maxbutton maxbutton-pagina-principale\" target=\"_blank\" title=\"tooltip\" rel=\"nofollow noopener\" href=\"http:\/\/www.ocean4future.org\"><span class='mb-text'>PAGINA PRINCIPALE<\/span><\/a>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p><span class=\"span-reading-time rt-reading-time\" style=\"display: block;\"><span class=\"rt-label rt-prefix\">tempo di lettura: <\/span> <span class=\"rt-time\"> 11<\/span> <span class=\"rt-label rt-postfix\">minuti<\/span><\/span>. . 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